giovedì 30 ottobre 2014

SONO LE 23?

Ma voi al mattino come uscite da casa? Io inabile. Una lotta col sonno, una lotta con i figli, una lotta con i capelli, una lotta con la faccia che sorge già lottata. -Non voglio andare a scuola- la scuola fa schifo-i professori sono una tortura,- sono le tre affermazioni senza le quali il sole non se la sentirebbe di sorgere. Scavallate quelle, intimato a tutti di darsi una lavata per non puzzare come vassalli di batteri, sommariamente vestiti, le uniche certezze sono pantaloni e felpa il resto è in divenire: si esce. E uno dice, esci e sali in macchina, no,ci vuole il rito propiziatorio intorno alla Macchina come gli indiani, ma senza kostoweh.- Sali tu, no io, qui non ci voglio stare.. ecc; il tutto si risolve con un: mammaaaaaa lui mi da fastidio. Questa A tenuta come fossero dei vocal di prim'ordine, mi fa effetto gong sul cervello. - Mamma vogliamo la pizza per merenda- avete il panino- eh ma dai sempre il panino. Vai a comperare la pizza, e che trovi? Chiuso per turno. Sei già alla terza mandata di parolacce. Finalmente Vai a scuola: il parcheggio una lotta, è tardi, corri, il piu piccolo ha le gambe corte; il grande invece, che le avrebbe idonee, le usa di traverso per guadagnare aria; arrivi alla porta di "lasciate ogni speranza o voi che entrate" e trovi la bidella che inizia le sue filippiche sull'orario:incenerita. Seconda campanella. A spinta, ma tutti dentro. Sono le 23? No? Lo speravo.

mercoledì 29 ottobre 2014

SQUALLIDO

Fra i miei autori preferiti c'è sicuramente Andrea De Carlo. In uno dei suoi passaggi più azzeccati dice: "Se le donne sapessero con chi escono davvero a cena, con chi si infilano a letto, con chi fanno colazione la mattina. Chi è davvero l'abomimevole fissato con cui convivono, il maniaco delle proprie cose, il bambino cresciuto sempre in cerca di nuovi giocattoli, il guardone masturbatore, che si consuma gli occhi in siti pornografici, il russatore abbuffone svaccato e incurante in cui si è trasformato nel giro di qualche mese o anno, l'uomo che le aveva assediate con sorrisi e frasi fatte e gesti stereotipati e pura insistenza martellante, fino a convincerle di essere il migliore che potessero mai incontrare." Se avete più di 40 anni sapete che è tutto vero. Mi accusano di averla sempre su con gli uomini, allora ogni tanto sto zitta. Ma questa De Carlo me l'ha servita come un dritto che non si può sbagliare, è game. Ci diventano, niente da fare. Provano a partire vincenti, ma poi, la loro natura triviale, prende la piega del letto e si sbragano. Avallo ogni virgola. Incuranti, si profondono in canti che diventano suoni, echi ritardati. E tu, che ti sei fondata su quelle insistenze assedianti, ti trovi assediata dai suoi difetti. I messaggi del primo periodo, sono il dubbio delle carte dei baci Perugina copiati. Il dopo sono amnesie irreversibili, con tanto di abiura del primo periodo. Maniaci, vero. Dominati dai loro giochini costosi, le loro fissazioni, le loro macchine, le loro tavolette, i loro sci, la loro carriera,non si tocca niente, vanno in fissa con gli oggetti, con gli status,o con le donne che si spogliano on Line. Sembrano nevrotici. Svaccati, ecco il termine giusto che raccoglie l'atteggiamento della maggioranza degli uomini, senza mantenere il fascino che dura giusto il tempo di una scoraggia. Eccoli qua, fra rumori che escono dalla bocca e dall'ano, o ubriachi di alcool o ubriachi di sé stessi. E una dovrebbe anche continuare ad esserne affascinata. Che coraggio, che missione impossibile. Abominevole dice De Carlo, squallido aggiungo io.

lunedì 27 ottobre 2014

CAST AWAY

Ci sono andata; ieri ho visto il film su Leopardi. Sapete che vi Dico? Per tutelare un genio è meglio non andarne a cercare tante. Sono uscita dalla sala cinematografica spossata. Ho fatto una fatica pazzesca. Mi sono sentita tutti i dolori e le miserie della sua malattia. Fra il genio della mente, e la meschinità del corpo non c'è convergenza, siccome le due non si possono incontrare, perché di natura troppo diversa, e sorti disparate, io preferisco tenere l'infinito nella mente non riducendolo alle sue incontinenze. Spesso, il corpo e la voce , non sono all'altezza del pensiero, specialmente se geniale. La natura non ha un vaso adorno tanto quanto il contenuto, quindi se il corpo svilisce l'anima, meglio non conoscerne le vergogne, e mantenere il distillato di tanta profonda conoscenza e saggezza, come fossero di natura extracorporea. Mi piace pensare all'opera di Leopardi, come dettata da un oracolo incosustanziale. Una sorta di anemofilia letteraria, impollinazione ventosa di poesia, che corre per la terra senza la limitazione di un corpo finito, chiuso a se stesso, dilaniato da una sorte avversa. Egli stesso non volle mai far considerare la sua opera quale prodotto della sua malattia, ma della sua mente. Non si sbagliava quando diceva che una massa di incapaci, non poteva generare una società di adatti. Qualcuno si sente di dargli Torto? Il punto è che non siamo onesti tanto quanto lui, e così ci inganniamo dentro a corpi sani, con pensieri gobbi, difettosi, ciechi, e il naufragar dolce di questo mare, mutera' in Cast Awey.

domenica 26 ottobre 2014

BUONA DOMENICA

Domenica lenta. Orario che cambia. Stagione che muta. Luce diversa che filtra senza invasioni. Ciondolare, bighellonare fra le stanze, leggere, ascoltare musica, passare per qualche film di primo mattino. Parlare poco, lasciare che la mente faccia i suoi voli, e i conseguenti atterraggi, planare. Tutto ha un senso nella lentezza della domenica. È la reminiscenza dei desideri incompiuti dei giorni caotici. Siamo al servizio di doveri mal interpretati e selvaggiamente disposti. Una desinenza sbagliata demandata al verbo del saper vivere. Fra tutto quello che si deve fare, e ciò che si vorrebbe, ci può essere la mediazione del compromesso assistito. La ragione che assiste le inclinazioni. Una giusta via di mezzo fra, l'inevitabile e l'accoglibile. Non mi piacciono le imposizioni. Non sopporto le privazioni. Chi sponsorizza la vita come uno stoico sacrificio, mi mette tristezza. Il piacere del profumo di una domenica ben vissuta non ha nulla di rigido, è un piacevole che scivola su quel che voglio, basta, nulla più. Pensieri disciolti in essenze che hanno una sola nota di testa: la libertà di ottimi pensieri. Buona domenica

venerdì 24 ottobre 2014

LA TERRA DEI CECI

Oggi vado col vento. Tempestosa. Raffiche mi muovono i neuroni facendomi fare strani contatti, o forse terribili cortocircuiti. Quando hai tre figli alla scuola dell'obbligo, non puoi non essere un genitore incazzato. Ci sono giorni in cui fai finta di niente, altri invece, in cui il niente diventa tutto, e si leva la tramontana. Distratti. Non comprensivi, a volte prevenuti. Ecco la definizione di alcuni insegnanti. Faccio una premessa, ci insegnanti eccellenti, il problema è che quelli eccellenti sono troppo pochi rispetto al mare magnum. Mio figlio mi ha detto: -Mamma io non sono stupido, il problema è che la scuola è noiosa. E lo è sempre. - Sapete cosa penso? Che ha ragione. La scuola, o questo modello di scuola, è primitivo, primordiale, anacronistico, non stimolante, rema al contrario rispetto all'ordine di marcia della società. I professori non hanno dialettica, mancano di trasversalità,di flessibilità, non sono accattivanti, non sono curiosi, lavorano le lezioni come su di un nastro rotante. Rigidi. Stanziali. Legnosi.Affidiamo menti vergini, materiale di prima mano con cui fare faville, a gente disinteressata. Se voi chiedeste al professore di vostro figlio di dirvi una dote per ciascun componente della sua classe, lui non ve la saprebbe dire. Non conoscono l'individuo. Parlano solo di classe, perdendo di vista il singolo.Sanno solo dire che sono caotici. Non SANNO essere INTETESSANTI. Ha ragione mio figlio, la noia genera insoddisfazionele, la quale sfocia in comportamenti insubordinati. Di chi è la colpa, dei ragazzi? No di adulti stanchi, di adulti che non traggono più la stessa curiosità originaria dal piacere di sapere. Così la scuola invece di essere un giardino di incanti, grazie alla presenza della parte più preziosa della società, cioè i bambini ed i ragazzi, diventa la terra dei ceci. Avvizziti e pure un po indigesti. E pretendiamo che i figli ci vadano contenti. Tutto da risolvere. Prima che altre generazioni di ragazzini, siano paralizzati dalla scuola dei paleolitici.

mercoledì 22 ottobre 2014

CON UN FIORE ALL'OCCHIELLO

Ci sono giorni in cui mi sento appena sospesa da terra. Non per aria, ma neanche schiacciata, così, appena un po più su; come se fra i piedi e il suolo, si insinuasse un intercapedine di atmosfera vuota, che mi fa appena veleggiare. Sono sensazioni che mi durano molto poco purtroppo, perché si sa, la quotidianità non lascia grande scampo, la forza di attrazione che la contingenza esercita sulla materia umana, è quasi corrosiva, coatta. Però, quella elevazione che si riesce a rubare in pochi istanti di lucida visione, diventa la trasfigurazione di un rigoglioso giardino mentale, arredato e corredato di semenze, che attecchiscono in animi floridi: sono le visioni ottimistiche, e i concetti astratti. Proust, il mio primo ed immenso amore, dice che l'abitudine è fra le piante umane, quella che ha meno bisogno di un suolo nutritivo per vivere, e la prima a spuntare sulla roccia apparentemente più desolata. Sembrerebbe la prima forma di vita comparsa sulla terra, elementare, ma tenace. È dunque essenziale, vista la natura continua e regolare, della ripetizione alienante degli stessi atti, fino quasi all' assuefazione, creare una sorta di pneuma a salvagente, capace di evitare la desolazione del terreno brullo dell'abitudine. La semenza del "solito", dovrebbe essere innestata con un po di insolito, così da creare , in un ambiente contiguo, un fiore non elementare, non primitivo: un fiore esotico. Viaggiare un po più su, solcare il solito con un fiore all'occhiello.

martedì 21 ottobre 2014

CIAO OSCAR

Morto De La Renta. Il Valentino d'America se ne va, con lui una grande eredità di stile e gusto, lasciata a donne di ogni età. Non voglio parlare di lui, ma dello stile. Lo stile si compone di due parti: lo stilista che genera i capi, e la donna che li sa interpretare. A volte la parte zoppa è la seconda. lo stile rivela una personalità. Iris la grande disse: -quando non ti vesti come chiunque altro, non devi pensare come fanno tutti gli altri. Precetto stanziale, non omologarsi per non pensare come una qualsiasi, difficile nei tempi dei grandi magazzini. Oscar era grande amico di Anna (Piaggi), altra stratosferica icona di stile, la quale era assolutamente convinta che vivendo di visioni, l'immaginazione avrebbe dovuto porci costantemente dentro ad una polaroid, la quale sottoposta ad attenta osservazione avrebbe sortito canoni diversi di valutazione. Le donne che hanno stile e personalità, spesso, sembrano personificare il concetto di intelligenza che crea la bellezza. Non ho mai visto una donna brillante essere brutta, non nei tratti, ma nell'allure. L'eleganza, che non suscita soggezione, è la vera eleganza, diversa dall'ostentare, sia il buono, che il cattivo gusto: è un modo di essere. A me danno dell'eccentrica, una definizione che davvero non capisco. Che significa? Io non mi vesto per categorie, mi vesti per ispirazione, per ritmi miei. Sono eccentrici? No, sono personali. Lo stile è inimitabile. E la moda un gioco di intelligenza. Ciao Oscar ci mancherai.

domenica 19 ottobre 2014

SPESSORE TRIDIMENSIONALE

Pensare è l'attività innata della mente. Tutti pensano; sul come, e a cosa, questo è un discettare di cui oggi non mi avvalgo. Il mio accento è solo posto sul tipo di pensiero che tutti generiamo. Ci sono pensieri sviluppati in piano, che non hanno tridimensionalità. Il pensiero piano è di solito legato alla quotidianità, alle cose semplici che non hanno bisogno di una visione globale: è il pensiero dell'azione, del lavoro. Poi c'è il pensiero profondo,o tridimensionale, è un pensiero per certi versi onirico, che collega concetti, non azioni, stratificazioni di idiomi personali che edificano un modo di pensare e generano un modo di essere: l'anima individuale. Il pensiero verticale dunque, è il pensiero di costruzione, al contrario di quello piano che è di servizio. Per pensare in verticale, serve terreno da scavare; significa affondare il cervello su visioni, letture, culture, che permettano alla mente di usare informazioni oneste, per creare un pensiero altrettanto integro. La resistenza al pensiero verticale, può indicare solo: il non voler essere onesti, o la testa vuota. Mancanza di maturità, o di interesse per il mondo. Il pensiero piano è facile, funzionale, poco pericoloso. Assomiglia alla pittura primitiva, priva di prospettiva, piatta. La vera rivoluzione però, è stata la profondità, nell'arte, come nell'anima, sortisce lo stesso effetto, compiuto, sorprendente, non piatto, non banale, non superficiale. È spessore tridimensionale.

mercoledì 15 ottobre 2014

TUTTO NUOVO TUTTO VECCHIO

Alluvione. Inquinamento. Pestilenze. Ma sotto che campana c'è da mettersi per pararsi? Le zone franche non ci sono, ovunque qualcosa ci raggiunge,distrugge la precaria stabilità. Tutto in affanno. Tutto in salita. Non c'è ombra, riparo, tregua. Ecco, una tregua, ci serve un attimo di respiro. Ma che disordine universale? Dante ci avrebbe messo nei transgenici, quelli che riescono a mutare natura innestandosi con la plastica, o altro materiale pericoloso alla nostra biosfera, ma comunque di facile reperimento: siamo figli della rivoluzione industriale. I danni che stiamo provocando ci fagociteranno. Dobbiamo essere realisti, o illusi? Ad essere illusi, ci speri che tutto si può cambiare; ma ad essere realisti, capisci che non ce la faremo. La virtù del paradiso non arriverà mai a competere col potere della modernità, il nuovo infermo. Se Dante vedeva il fuoco, io vedo pile di materiali di cui non ci potremo disfare, e che saranno i nostri nuovi gironi. Il piano delle scorie nucleari, il piano delle pile esauste, il piano delle buste di plastica. La Cosmari è il nuovo Caronte. Senza parlare degli Untori di nuova generazione che, non hanno il becco ma mascherine tecnologiche, ma ai fatti fanno la stessa cosa: accertano decessi. Non saremo mica all'alba di un nuovo rinascimento,con un dazio altissimo da pagare? Gli appestati, i fondamentalisti che sembrano tutti Savonarola, Jack Sparrow che solca, non mari di acqua ma di scorie che diventano i nuovi tesori. Tutto nuovo e tutto vecchio. La storia si ripete, non c'è I-pad che tenga. Ci regalassero almeno un nuovo Leonardo.

martedì 14 ottobre 2014

MODA FUNZIONALE

Normal is special. Così sembra recitare la moda di questo autunno inverno. Eserciti di modelle in un immenso supermercato targato Chanel, stivali da pioggia da Miu Miu, la borsetta del latte di Coco. Eliminati chilometri di tacchi, la nuova moda viaggia sulle sneakers, colorate, blasonate, abbinate a gonne baloon e abiti trapezio. Così la moda sdogana un nuovo codice: il comfort chic. Oggetti banali diventano accessori, una sorta di studiato disordine è il nuovo mood sociale. Confondersi, essere come tanti, senza dover ricorrere a super tagli, o super tessuti da dress code. Tutto si semplifica, si identifica in un nuova normalità, che si tiene però, ben lontano dalla sciatteria. Il gioco della moda usa oggetti reali per trasporli in contesti iconografici. Questa la nuova sfida: disperdersi nella folla con un mood apparentemente casuale, in bilico fra il vintage e la novità. Un ibrido di concetti banali ma quotidiani riscoperti e rivalutati, ad uso e consumo dei neo-fashionisti. Insomma un modo nuovo di consumare, giocando a chi si mimetizza meglio fra la folla, ma con stile. Moda funzionale.

lunedì 13 ottobre 2014

IO IMPROVVISO

Zaini, merende, controllo quaderni, figli a scuola. Pomeriggio di ripresa, di compiti, tutti a correre intorno al tavolo neanche fosse Gerico da far crollare. Poi le attività, la cena, e il giro ricomincia. Ci sono giorni in cui, quando visualizzo la quotidianità ferrea, obbligata, mi viene una irrefrenabile voglia di fuga. Che segno è? Ciò che davvero mi rincuora è che qualsiasi donna in età consapevole, che più o meno faccia la stessa cosa che faccio io, la pensa come me. C'è un peso nella routine che a giorni diventa alienante. Tutti i giorni le stesse azioni, le stesse facce, gli stessi suoni, le stesse cose. E siamo così appiattiti da questo ritornello martellante, da non distinguere più la musica dal rumore. Un esercito di genitori porta a scuola i propri figli con lo stesso sguardo che vedo da anni, con le stesse movenze, con le stesse camicie. Tutto uguale. Vai a lavorare, e tutto si ripropone fedele come la polaroid scattata il giorno prima. Tutto UGUALE. Interventi identici, commenti da didascalia, osservazioni che sono sempre le stesse. Questa non è routine questa è la morte. Sapete da quanto qualcuno non mi sorprende? Non ne ho idea. Per sorprendere, basta fare una buona osservazione pensata, o una citazione davvero interessante. Basta usare la testa. Per attirare l'attenzione bisogna essere interessanti. Esprimersi in modi diversi, sia con il linguaggio verbale che corporale, impegnarsi a fare Sì,le stesse cose da cui non ti puoi sottrarre, ma in modo personale. La fantasia; non abbiamo fantasia in parole ed azioni. Imparato un copione non ci si sposta più. Apposto, o tutta la vita la figura della comparsa, o quella del portiere, o quella del ragionier Fantozzi. Niente si può cambiare? Nessuna nuova acquisizione che non sia solo demenziale? Perché quando la gente impara qualcosa di nuovo è quasi sempre una cosa idiota. No, copione invariato, regista imbranato, attori senza improvvisazione. Io improvviso sennò muoio.

mercoledì 8 ottobre 2014

PENSO TANTO E DICO POCO

Dove sono i tuoi pensieri? Dentro o fuori da te? Sono fuori quando esprimono opinioni, sensazioni, dichiarazioni, spiegazioni. Sono dentro quando tutto rimane inespresso, tutto chiuso all'interno della scatola biologica che li genera. Nella maggioranza dei casi, è meglio farli rimanere lì, serrati e segreti, perché quando un pensiero è detto, ha la responsabilità del dopo, e tutto quello che viene a seguire è l'impegno della dichiarazione, della promessa, della responsabilità presa, o dell'opinione espressa che provocherà una reazione, o un'amara delusione. A peggiorare la situazione c'è la possibilità di esprimerlo con parole sbagliate, e nonostante tutte le errate corrige che non serviranno a Niente, perché per quello che ha ascoltato, la prima versione era quella giusta, avrai il boomerang in faccia. Insomma, a volte la buona musica che abbiamo dentro, è meglio tenerla per sé, perché i tasti che bisogna premere per farla uscire, possono essere troppo complessi sia per chi li deve usare, che per colui che deve prestarsi a farsi suonare. Ogni cosa è lecita, ma non ogni cosa è vantaggiosa- dice il saggio, a significare che Sì, sì può dire tutto, ma non sempre il dire ne fa trarre il vantaggio sperato. A volte un pensiero fatto e morto nelle camere della mente, evita un lungo corteo di dolorose spiegazioni, o fraintendimenti vani. Ovviamente non sto alimentando l'idea del: muto e vivrai meglio; ma sicuramente un pensa e sopravvivrai alla grande è una buona bandiera. PENSO TANTO E DICO POCO. Ce la posso fare.

martedì 7 ottobre 2014

UN'OCA

Quando incontro le figlie di Elena sono pronta alla guerra verbale. Se c'è una zoccola dell'antichità, quella non può che essere Elena. -Sono bella e la porto solo io, e siccome la porto solo, la uso per fare fuochi e fiamme- tie', voglio dire, per mangiare ognuno sfrutta i propri mezzi. Questa stronza di genere gallinaceo, prima molla marito e figli, senza mandare un messaggio, una mail, niente, sale sulla nave con Schettino e tanti saluti; poi quando vede che ha fatto davvero incazzare tutto l'Egeo, che fa? La mignotta: invece del palo della luce però, lei usa il cavallo...Aiuta Ulisse a far fuori il popolo del suo amante: ..perché l'amore ..secondo me Erik Fromm quando ha scritto "Sull'Amore" pensava a lei.. Non paga di tutto il casino che è stata capace di innescare, che parole usa davanti al marito Menelao, che la vuole fare fuori? Si spogliaaaaa! Per fortuna non aveva l' I-phone, altrimenti era un selfie sicuro con un milione di like. Eccolo l'inizio del mondo!!!! La donna che per arrivare ai suoi fini si spoglia. Ma di che parliamo amiche? L'ispiratrice della femminilità del mondo, è alimentato dal mito di una Troia, e fate tutti i giochi di parole del caso, perché andranno bene. E gli uomini, questi grandi coglioni? Ci credono! Si, mi pare giusto che i ragazzi studino a scuola, i precetti di come fanno ad andare d'accordo mamma e papà, mamma si spoglia, e a papà gli passa. Ma io, quell'uovo da cui è nata, glielo metterei a cappello, può essere intelligente una che è nata da un uovo di oca? Stupida come un'oca, o Troia come Elena. Ragazze le dovute distanze, e con le figlie di Elena usate le parole, perché loro si sanno solo spogliare, e davanti a voi non lo dovrebbero fare..forse..speriamo, da un'ora ci si può aspettare di tutto.

lunedì 6 ottobre 2014

SOPRAVVISSUTI

Sopravvivere: continuare a vivere dopo la morte di altre persone; scampare a disgrazie e sciagure. Quella della sopravvivenza è la condizione umana. Ci sopravviviamo sopra, io a te, tu a me, e la lotta continua. I barconi, le malattie, la crisi, gli incidenti: si sopravvive. Vivere sopra, letteralmente. Detto così, da davvero l'idea dell'individuo rimasto in piedi, dopo una sciagura. Il superstite. Ma non vi sentite superstiti anche voi? Uno che è rimasto in piedi, avendo perso: chi una persona cara, chi un lavoro, chi la dignità, chi la famiglia. Tutti a modo nostro sopravviviamo al modo che gira troppo veloce e fa vittime. Ogni giorno combattiamo per rimane in piedi, per rimane sopra al suolo. Non è un discorso edificante lo so, ma se dalla sopravvivenza vogliamo passare al vivere, qualcosa nel modo in cui tutto si accanisce sulla vita deve cambiare, dovremmo ricominciare ab ovo, cioè dall'origine, dall'inizio, da quando la piega ha iniziato a prendere un vizio di forma: prima della guerra di Troia. La società ha negli intestini una forma di ostinata rabbia, verso qualcuno o qualcosa di non ben identificato, per cui tutti diventano passibili di colpa. Che abbiamo fatto di male? Siamo sopravvissuti? Ad oggi si, ma non sarà per sempre, è la regola della vita, dunque su chi accanirsi se tutti abbiamo le stesse possibilità? Perché trattarsi come bastardi senza diritti? Come non essendo più figli dell'umanità? Ma che problema abbiamo? Siamo tutti sopravvissuti.

giovedì 2 ottobre 2014

CONVERSAZIONE OTTIMIZZATA

Non sono una sempre con la valigia in mano, ma neanche una che non si muove mai da casa. Nell'oscillazione fra il mio andare e tornare a periodi alternati, una cosa sempre mi salta all'occhio, la nostra completa, assoluta mancanza di educazione. Una persona si siede al fianco del tuo sedile e non sa dire: Buon giorno. La fila che non rispetta la fila. Gente che non si lava, subissando la tua giornata di cattivi ricordi olfattivi. Gente che ti guarda con aria di sfida, come avesse riconosciuto in te il nemico ricercato di una vita. Tutti che parlano forte al telefono, o talmente presi dallo stesso da venirti addosso. Non più uno che abbia un pezzo di carta fra le mani, era moderna, ovvio. Che si possa leggere da un tablet è meraviglioso, ma che si scenda dal letto con la precisa intenzione di essere dei gran cafoni con chiunque, beh è proprio un altro genere. La comunicazione visiva e corporale è del tutto sprovvista di nuovi codici di comportamento. Stiamo attraversando quel momento in cui varata la legge non se ne capisce l 'applicazione, e si fanno un mare di errori. Varata la legge della tecnologia non capiamo i nuovi codici comportamentali, e siccome si da il caso, che quando siamo senza punti di riferimento, diamo il peggio di noi, tutto si spiega. Modi rozzi, non corredati da ammortizzatori di residue maniere convenevoli, e neanche convenzionali. Le nuove convenzioni non sono convenzionali, sono modi androidi di rapportarsi. Sono il nuovo lasciapassare alla maleducazione. La semplificazione delle comunicazioni, ha dichiarato ammutinato il buon senso delle relazioni. Arriverà un giorno in cui saremo completamente afoni, disimparati alla favella. La lingua la impareremo da internet, e solo scritta non più parlata. Parlare nella nuova convenzione è volgare, e la qualità di una buona conversazione primitiva. Solo un click è ok. Conversazione ottimizzata.

mercoledì 1 ottobre 2014

OVVIA

Crescita ferma. Questa frase minima, è diventata lo slogan italiano. Un popolo di nani. Abbiamo perso il gene della crescita. Acqua morta, ecco cosa è diventato il nostro paese. Il bel paese spettrale. Il ricordo è illusorio, la realtà avvilente, il futuro criptico. In questo momento, non ci salvano neanche le qualità prestate dalla nostra cultura millenaria, di presunta brillantezza italica. Diamo corso ad equivoci imbarazzanti, anche se ormai, del nostro popolo, nessuno pensa più niente in realtà: lasciamo tutti senza parole. I tentati slanci diventano patetici, imbarazzanti, se guardati a distanza, da oltralpe. Viviamo un'anatema culturale, se potessero, i nostri celebri avi, ci scomunicherebbero dall'essere italiani. Immaginate che faccia farebbero Dante e Da Vinci? Voi italiani? Ma siete tutti bischeri, ecco che siete! Nani, non si cresce. Abbiamo fatto suffumigi di anestetici, non sentiamo più, non ci accorgiamo più, in trance. Siamo qui, passa oggi che venga domani, e che Dio ce la mandi buona. Forse troppo abituati a recitare rosari senza pensieri, ora la litania è cambiata; una lamentazione biblica di sventura, un muro del pianto all'italiana, e apparentemente senza la reale voglia di prendere le distanze, o allontanarsi dal muro della vergogma. Incapaci? Forse, ma è certo che almeno, potremmo smetterla di imparare canti di sventura a memoria. Il vero lutto è silenzioso. Una slogan diverso, di vittoria, non sempre da ultimi della classe, da bischeri. OVVIA!