mercoledì 1 ottobre 2014

OVVIA

Crescita ferma. Questa frase minima, è diventata lo slogan italiano. Un popolo di nani. Abbiamo perso il gene della crescita. Acqua morta, ecco cosa è diventato il nostro paese. Il bel paese spettrale. Il ricordo è illusorio, la realtà avvilente, il futuro criptico. In questo momento, non ci salvano neanche le qualità prestate dalla nostra cultura millenaria, di presunta brillantezza italica. Diamo corso ad equivoci imbarazzanti, anche se ormai, del nostro popolo, nessuno pensa più niente in realtà: lasciamo tutti senza parole. I tentati slanci diventano patetici, imbarazzanti, se guardati a distanza, da oltralpe. Viviamo un'anatema culturale, se potessero, i nostri celebri avi, ci scomunicherebbero dall'essere italiani. Immaginate che faccia farebbero Dante e Da Vinci? Voi italiani? Ma siete tutti bischeri, ecco che siete! Nani, non si cresce. Abbiamo fatto suffumigi di anestetici, non sentiamo più, non ci accorgiamo più, in trance. Siamo qui, passa oggi che venga domani, e che Dio ce la mandi buona. Forse troppo abituati a recitare rosari senza pensieri, ora la litania è cambiata; una lamentazione biblica di sventura, un muro del pianto all'italiana, e apparentemente senza la reale voglia di prendere le distanze, o allontanarsi dal muro della vergogma. Incapaci? Forse, ma è certo che almeno, potremmo smetterla di imparare canti di sventura a memoria. Il vero lutto è silenzioso. Una slogan diverso, di vittoria, non sempre da ultimi della classe, da bischeri. OVVIA!

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