giovedì 27 novembre 2014

SARCOFAGO

Leggo il dizionario. Lo sanno tutti ormai. Ognuno ha le sue di stranezze, No? Leggo il dizionario perché voglio sapere quello che dico, e voglio che quello che dico sia esatto. Il linguaggio è l'unico campo in cui sono pignola. Per il resto non me ne frega niente, della serie fate quello che vi pare, basta che non facciate rumore. Sarcofago: pietra che divora le carni. Interessante, non è la deposizione di un corpo, piuttosto il termine ha un significato attivo, cioè la pietra che mangia la carne. Ovviamente un corpo morto fa il suo decorso ovunque, ma l'idea del sarcofago, mi ha fatto pensare a delle menti che volontariamente si ripongo in contenitori chiusi, stagni, adatti a farsi mangiare idee e sentimenti. Ognuno ha il suo di sarcofago. Per alcuni è l'ambiente, per altri un pregiudizio, lo status sociale, un vizio, o qualsiasi altra cosa vi venga in mente, che sia in grado di riporre ed inibire con perizia un cervello attivo, funzionante, in uno passivo, e privo di idee; o come per il sarcofago, capace di farselo mangiare. Il surmenage di stimoli, di lavoro, di convenzioni, ob torto collo diventa il sarcofago dove seppellire vive le proprie facoltà intellettive, nei miei incubi peggiori c'è la tatofobia, la paura di essere sepolta viva, vedo cervelli sepolti e i legittimi proprietari tranquilli, senza farsi prendere dal panico. Probabilmente non sanno il significato di sarcofago e tatofobia, altrimenti non si farebbero mangiare il cervello vermi sociali, diffusi, comunissimi, ma comunque letali.

martedì 25 novembre 2014

PENSIERO SNELLO

Mi sono alzata alle 4.30. Caffè silenzioso, doccia, e via in stazione. Treno direzione Milano. Silenzio, torpore. Libro da leggere, agenda per appunti, pensieri sparsi, buona musica nelle orecchie, quella colta per essere chiari, non alternativa, colta, la musica del sapere. Debussy e Mozart. Un avvicendarsi di parole ben disposte, e note saggiamente allineate su un rigo, che ai più sembrerebbe un una scrittura Braile. A volte il giorno inizia così, senza banalità, ma con un carattere già deciso, corposo, che non dà spazio a pensieri pigri, o indolenti. Quando la mente viaggia in linea retta, senza pensieri circolari, concentrici, o avvitati, da corso ad un moto a luogo sensato e pertinente. Quando invece la stessa, per natura voluttuosa , inizia a percorre le sue stesse caverne, e traversie ribattute da sempre, ecco che il pensiero diventa cupo; fa il giro tondo attorno al mondo, (ma solo al proprio), fino a cadere tutti giù per terra. Girare su stessi fa perdere l'equilibrio, come girare ossessivamente attorno ai propri pensieri concentrici, fa germinare mancanza di equilibrio e stabilità. La fisica vale sempre, le scorie tossiche di pensieri latenti, se rimesse costantemente in circolo, attivano una sorta di viadotto autodistruttivo. Pensieri in linea retta, che facciano defluire scorie e residui inutili ed inquinanti. Via auguro una buona giornata..ecco Mozart e Le Nozze di Figaro, esaltante, come un pensiero snello, veloce, vincente. A domani.

lunedì 24 novembre 2014

DIVAGANDO

Settimana intensa. Tanti incontri, tanta gente, tanti modi di fare e pensare. Alcuni simili, altri opposti, alcuni ammirevoli, altri da evitare. Gente a confronto. Il confronto si fonda sul principio di comparazione, rispetto ad un modello, o ad una unità di misura per lo più arbitraria. L'università di modi, e fare, non può essere ponderata; ogni zona geografica, ed ogni persona ha un tribunale e una giurisdizione nella testa. Dunque sulla base di cosa, giudichiamo coloro che possiamo incontrare ogni giorno? Il giudizio nasce dalla propria esperienza: riduttivo se l'età e le esperienza sono poche, articolato e più strutturato,se l'età e l'esperienza sono maggiori. Spesso ci sono sfumature, e modi, che non possiamo capire a cagione della nostra limitata vita. La cultura e la geografia, incidono assai a capire quale emisfero mentale sia abitato. Ma a volte gli individui, pur parlando la stessa lingua, e pur vivendo nella stessa latitudine, non si comprendono comunque. E' la dimostrazione che siamo poco tolleranti, o poco propensi ad accettare una diversità di modi e di pensieri. Il nostro tribunale mentale, ha già sancito un editto universale che debba andar bene a tutti. Nella legalità presunta della nostra costituzione, comdanniamo o assolviamo persone loro malgrado. Nessuno che dica: scelgo di non giudicare. Non riusciamo a lasciare una data circostanza, o persona, senza la circonferenza netta della sentenza. Nel perimetro del caso si genera giudizio. Quello che non lascia scampo e non tiene conto delle attenuanti. Un tribunale arbitrario, che poco compara e molto condanna. Forse una ripassata al libro del buon senso non sarebbe male. Buona settimana.

lunedì 17 novembre 2014

CAVIALE

'Era caviale offerto a gente rozza' dice Amleto. Qualcuno più famoso ancora disse che non si danno perle ai porci. Stessa sostanza, a volte la preziosità di un gesto, di una riflessione, di un un modo di fare, se fatto alle persone sbagliate, diventa caviale non apprezzato, e perle andate a male. Parto sempre dalla convinzione che tutti siano importanti, preziosi; il livello di maturità emotivo di ognuno, però, non viaggia sempre di pari passo con la misura cui possiamo essere arrivati noi. A volte mi trovo in situazioni, o conversazioni, per le quali mi sento completamente estranea, lontana in termini di affinità ed intesa. Le vite diverse, e le diverse esperienze, riempiono il nostro spazio emotivo di materiale eterogeneo, circa la qualità dello spazio riempito, è l'arcano di tutto il discorso. C'è chi si riempie di aria, chi di oggetti, chi di hobby, chi di lavoro, chi di soldi, accumulatori seriali di qualcosa che debba colmare il vuoto che ci portiamo dentro. Siamo alla nascita tutti sacchi grandi, vuoti, da riempire; la natura è così democratica da farci scegliere ad ognuno da quale dispensa servirci. Le opzioni sono infinite,ma le scelte verso cui siamo diretti le medesime, le più facili, le meno avventurose. Da questa poca propensione alla sperimentazione,nasce l'incapacità di apprezzare il caviale o le perle. La misurata propensione a riempirci di materiali preziosi, inibisce la capacità di discernere il prezioso, dallo scarto. Così ci si ritrova a giudicare con poca bontà un comportamento virtuoso, o ad interpretare male un discorso troppo raffinato nel contenuto, la gente a volte manca completamente degli strumenti per arrivare a comprendere motivi e parole, e non capendo disprezzano, ciò che invece è un tesoro. È la cosiddetta ignoranza. La mancanza di conoscenza, senza la quale non si sanno relegare cose e persone, genera figli Zoppi, ciechi, e sordi, Che non apprezzano il caviale e non sanno indossare le perle.

lunedì 10 novembre 2014

ORDINE E DISORDINE

Il bene è uno stato ordinato dell'anima. Chi non riesce a voler bene ha l'anima in disordine. Ho questa idea fissa. Che significa voler bene? Interpretazioni multiple di un concetto universale travisato, vessato, distorto, sottovalutato, e spesso mal interpretato. "L'ho fatto per il tuo bene." Un disastro. Avere chiaro il concetto di bene, dovrebbe servire ad evitare ferite cocenti a terzi. Conoscete uno, che non sia stato ferito, più e più volte!???? Il bene è soggettivo, ed anche molto capzioso. Ognuno lo assegna in circostanza e virtù, della propria esperienza e bontà di cuore, la qual maestria può essere discutibile. Tutti si definiscono buoni, può essere? La bontà è una qualità autoproclamata e autoassegnata urbi et orbi, pur essendone totalmente sprovvisti: figlia di Napoleone . È liturgica, un pubblico atto cerimoniale, che promuove l'individuo fra la casta delle brave persone. Fra la parata del disordine, e la realtà dell'anima in ordine però, c'è un sistema solare: uno fatto di equilibri biologici, morali, sentimentali, e l'altro di plastici balocchi finti, che non interagiscono fra di loro, se non sollecitati da una mano. Il vero bene attiva sistemi, è una cartina tornasole che si chiama altruismo, e quella non sbaglia, non bleffa, non patteggia. Il giocare al bene invece, è giocare da soli, in un ambiente costruito in disordine, dove nessuno chiede niente, perché è un gioco individuale che si chiama: egoismo. È la differenza fra ordine e disordine.

mercoledì 5 novembre 2014

DELFINI AVVIZZITI

Suscettivita': capacità di ricevere influenze esterne. Attitudine di un corpo a magnetizzarsi, espressa dal rapporto fra l' intensità di magnetizzazione,e quella del campo magnetico che la produce.- Sembra difficile ma non lo è. Quanto più un campo magnetico è forte, tanto più influenza il corpo che gli sta vicino. Assorbiamo forze nonostante tutto. Al principio di Suscettivita', si compara gran parte della vita di tutti. Elenco? La cattiva informazione, il piu grande campo magnetico, che genera ignoranti. Modelli insani, che generano eserciti di ragazzi insicuri, o meglio, sicuri di essere prepotenti. Coppie con un campo magnetico talmente negativo, da neutralizzare completamente l'altro, sino a far perdere l' autonomia e l'autostima. Calamitati verso modelli distorti. Potere della pubblicità. Dire che non pensiamo con la nostra testa è banale, ormai non sappiamo più neanche quale dovrebbe essere l' altro modo di pensare. Tutto è fatto, è scritto, "ad usum delfhini", cioè spurgato, adattato, privato di contenuti, adeguato a questi bambini grandi,ai quali non si può dire tutto, altrimenti se ne potrebbero contrariare. Poverini, tutti Delfini, tutti figli del Re Sole,viziati, capricciosi. Assuefatti dalle forze magnetiche di plagio, diciamo tutti di si, tutti a leggere, e ad adottare comportamenti semplificati per non contrariarci. Un argomento alla volta, e magari il meno importante.Trattati da stupidi senza accorgersene. Suscettivita, che diventa suscettibilità, ci si offende con un nulla, ci si risente di tutto. Alterati nell'umore dall'incapacita' di fare gli adulti. Delfini avvizziti.

domenica 2 novembre 2014

FALCIATORI

Sto rileggendo con grande calma la Karenina. Sono alla descrizione del rito di falciare l'erba. La falce. Questa scena mi ha fatto tornare in mente la mia infanzia, quando mio nonno, con una falce rossa, tagliava l'erba medica. Il movimento dolce e regolare di questo esercizio, sembra metterti in pace col mondo. Le braccia quasi non si muovono, il lavoro lo fa la torsione del torace. Cadenzato, preciso, regolare:zaan, zaan, zann. Stancante. Quella fatica la puoi capire solo, se almeno una volta, hai preso in mano una falce ed hai provato. Forse la maggioranza non sa neanche come è fatta una falce: impugnatura, curvatura della lama, altezza. Oggetto suppellettile. Il lavoro fisico non esiste più, c'è solo un frustrante lavoro meccanico. La vera stanchezza che mette fame, che scarica l'adrenalina, che massacra le mani, che fa sudare, non lo fa più nessuno, e questo è il male peggiore del nostro secolo. Non ci si stanca piu, il lavoro del corpo ha lasciato il posto alla noia, e la noia genera insoddisfazione, frustrazione, nevrosi, uomini matti, uomini che sfogano sulle donne, o sui bambini i loro eccessi di testosterone. Mio nonno dopo aver lavorato nei campi era azzerato, non aveva le forze di pensare alle idiozie: era stanco. A quanti metterei una falce in mano, non come punizione, ma come scuola di vita. Che ne sa qualcuno del vero lavoro, se non ha mai avuto da scontrarsi con il "padrone" più esigente: madre natura? Tolstoj è un genio nel descrivere la fatica istruttiva che la terra impartisce. È correzione, lezione, saggezza. Prevenzione di azioni mal sane. E di questi tempi... avremmo bisogno di tanti falciatori.