domenica 2 novembre 2014

FALCIATORI

Sto rileggendo con grande calma la Karenina. Sono alla descrizione del rito di falciare l'erba. La falce. Questa scena mi ha fatto tornare in mente la mia infanzia, quando mio nonno, con una falce rossa, tagliava l'erba medica. Il movimento dolce e regolare di questo esercizio, sembra metterti in pace col mondo. Le braccia quasi non si muovono, il lavoro lo fa la torsione del torace. Cadenzato, preciso, regolare:zaan, zaan, zann. Stancante. Quella fatica la puoi capire solo, se almeno una volta, hai preso in mano una falce ed hai provato. Forse la maggioranza non sa neanche come è fatta una falce: impugnatura, curvatura della lama, altezza. Oggetto suppellettile. Il lavoro fisico non esiste più, c'è solo un frustrante lavoro meccanico. La vera stanchezza che mette fame, che scarica l'adrenalina, che massacra le mani, che fa sudare, non lo fa più nessuno, e questo è il male peggiore del nostro secolo. Non ci si stanca piu, il lavoro del corpo ha lasciato il posto alla noia, e la noia genera insoddisfazione, frustrazione, nevrosi, uomini matti, uomini che sfogano sulle donne, o sui bambini i loro eccessi di testosterone. Mio nonno dopo aver lavorato nei campi era azzerato, non aveva le forze di pensare alle idiozie: era stanco. A quanti metterei una falce in mano, non come punizione, ma come scuola di vita. Che ne sa qualcuno del vero lavoro, se non ha mai avuto da scontrarsi con il "padrone" più esigente: madre natura? Tolstoj è un genio nel descrivere la fatica istruttiva che la terra impartisce. È correzione, lezione, saggezza. Prevenzione di azioni mal sane. E di questi tempi... avremmo bisogno di tanti falciatori.

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