venerdì 29 novembre 2013

IN SCENA

Siamo un popolo di commedianti non c’è verso, fare la parte ci piace. O la tragedia, o la satira, o quello che volete, comunque siamo attori nati. Facciamo la commedia anche sulle cose serie, che dovrebbero essere trattate con estrema serietà e rispetto. Anche sul, non si scherza,lì ci troviamo il copione da inscenare. Sapete però qual è il brutto dei commedianti? È che non sono presi sul serio, e questo è il nostro male, non ci prendiamo sul serio, e non ci prendono sul serio, così facciamo universalmente la figura dei coglioni.

giovedì 28 novembre 2013

OBLIO

C’è un tempo che non ha tempo, non ha cognizione e contenimento, non ha coscienza né conoscenza, si estende in latitudine e longitudine, ignorante e incurante, non ha bisogno di sapere perché, è padrone, signore e despota. Regna sovrano senza conoscere i sui sudditi, eppure li visita tutti, si fa beffe di mode e modi, rimuove sentimenti e virtù note. Alberga, soggiorna, svanisce, in un insieme di chiaro e oscuro. Sfugge la sua veste e sfugge il suo tratto, non da avvisi ne concessioni, non porta parole e tanto meno doni. È un passaggio senza tempo, senza ricordo, senza memoria. È l’oblio.

mercoledì 27 novembre 2013

LA VERITA'

Dico sempre ciò che penso … e questo rende frequenti i malintesi. Sembrerebbe assurdo ma è proprio così. La gente si vuole sentir dire delle belle, e sane bugie per intrattenere rapporti, finti ma costanti. Se ti affacci a dire una cosa vera, o sarà capita male, e molto spesso tacciata come una bugia, oppure quello che hai davanti si offenderà. Nessuno più sa gestire la verità, nessuna maturità affettiva, tutti troppo elementari nella struttura emotiva, permalosi rispetto a mancanze che colgono tutti. Sentire la verità qual’ è offende, come ai bambini piccoli quando dici loro, che sono ancora troppo piccoli per arrivare ad aprire un’anta, o qualche altra cosa che è posta in alto. Però se è vero che i bambini hanno la speranza di crescere, gli adulti che speranze hanno? La gente vuole essere portata per i fondelli, perché non vuole crescere, non si vuole misurare con un deficit che potrebbe essere superato, solo dopo aver avuto la sincerità di ammetterlo, ogni ammissione è un passo da gigante verso la maturità. Dici una cosa vera, per il bene, e quello capisce che lo dici per invidia, gelosia o altro, le bugie si dicono con questo fine, ma la verità, chi ha il coraggio di dirla, la dice per farti un favore. E su, arriviamoci all’antina.

martedì 26 novembre 2013

LETTO - PENSATO

Ognuno di noi passa la vita ricercandone il segreto. Ebbene il segreto della vita è l’arte. Wilde. Ecco, semplice come fare due più due. Il segreto della vita riposa nell’arte, ed è vero. È vero. È vero. Quella sensibilità che ti fa esprimere con un mezzo che sia musica, dipinto, scultura, parola, è ciò che da senso alla vita, cura l‘anima. La sensatezza è il criterio, il discernimento, il giudizio, connesso alla realtà, e ai sentimenti, con cui si attribuisce una ragione, un motivo, una logica. Solo l’arte appaga, riempie, giustifica e comunica. L’arte e la natura il resto come dice un mio amico è spazzatura.

lunedì 25 novembre 2013

DICONO

-Devo andare ad un funerale. -A sì? E chi è morto? -Ma niente un anziano, aveva 89 anni. -Ah bè allora era la sua ora. -Si funerale alle tre, ma io devo andare dal medico. -Che hai fatto? -Ho una specie di eritema che mi assilla. -Speriamo non sia nulla. -Basta non sia un cancro, ce l’hanno tutti. -Ma va scema. -Rapinata la banca sotto casa mia. -Non si vive più -Si troppi stranieri che non hanno di che mangiare. -Perché noi ne abbiamo? -No, ma non sappiamo fare le rapine. -Hai sentito chi si è separato? -Si, ma aveva l’amante? -E certo, tutti ce l’hanno. -A sì? Ma io no, non ancora almeno. -E i figli? -Ma un po’ qua e un po’ là. -Il grande si fa le canne a scuola. -Davvero? -Sì, ci sono giorni in cui me la farei anche io una bella canna. -No, meglio sballarsi di alcool, più economico, sai la crisi. -Già la crisi, tutti in crisi, tutto in crisi. -Vado al funerale, sennò faccio tardi. -Ma è morto, aspetta. -Sì ma il medico no, quello è vivo e sempre pieno. -Ciao -Ciao

venerdì 22 novembre 2013

BAMBINI

Oggi scrive mio figlio. Tema: Descrivi te stesso. “Penso che sia educato, carino divertente, ma volte diciamo che mi surriscaldo. In certi momenti esagero e in altri sto molto calmo. Mi piace il mio corpo e come sono fatto. A volte però penso di essere zero, perché non so fare altro che dare fastidio, ma altre volte sono un mito. Mi capita di fare il bullo perché sono stanco di prendere le botte e le vorrei dare io, ma poi capisco che è sbagliato. Spesso mi pongo la domanda: perché lo sto facendo? E a volte rispondo anche: Perché ho preso un dito e porto via tutta la mano. Ma la domanda è: è giusto ciò che faccio?” A questo ha aggiunto: “mamma devo andare negli angoli più remoti della mia coscienza a cercarmi”. Allora se mio figlio a nove anni, sa già farsi un’analisi così introspettiva, gli adulti che cavolo fanno? Perché nessuno si va a scandagliare le pieghe della coscienza per vedere quante ulcere ha??? Tutto da imparare dai bambini però e non il contrario.

giovedì 21 novembre 2013

TIC-TAC

Qualcuno nasce polemico. Qualche altro provocatore. Qualcuno ottuso, qualche altro scaltro. Poi c’è quello che crede di essere sempre il fenomeno, ancora ci sono gli scollegati, quelli lenti, quelli che non ascoltano, quelli che aprono la bocca e innescano le trombe chi c’è, c’è. Un sacco di tipi,un sacco di modi, questa è la puzza di cristianità, diceva un mio amico. La varietà. Ieri sera ho visto un sacco di cristiani insieme, tutti con le suddette credenziali. Non è che sia venuto fuori uno spettacolo di quelli da applausi … però i cristiani sono fatti così, è la specie variegata. Da grandi menti, a mentine nel giro di un passa voce, così da mi illumino di immenso, passano a: mi infilo nel tubetto delle mentine insieme a tutti gli altri Tic-Tac. Che tristezza.

mercoledì 20 novembre 2013

PI

Avete letto “Vita di Pi”? Ci sono giorni in cui mi sento Pi. Sulla zattera, con gli squali che mi girano attorno, e anche la tigre da tenere a bada. Siamo tutti naufraghi, alle prese con una quotidianità che mette alla prova di continuo, sia per le situazioni che crea, sia per gli attori che propone. Dobbiamo far fronte ad emergenze, necessità, problemi di salute, individui loschi o nella maggioranza dei casi opportunisti, ed arrampicatori sociali. Oltre tutto Pi, doveva pensare solo alla sua di sopravvivenza, noi anche a quella della nostra prole, un’incombenza sull’altra, a complicare una già precaria stabilità, perché il mare ha i suoi demoni forti: il vento, la pioggia, il sole a picco, le tenebre. Adattarsi agli eventi, ed evitare gli squali: è l’unico modo per sopravvivere … E riuscire a raccontarla.

lunedì 18 novembre 2013

TRAFFICO

C’ho un po’ di traffico nell’anima, dice Liga. Anche io sostengo un bel traffico dentro. A volte vorrei avere tanti sensi unici dove convogliare emozioni e sensazione, invece mi trovo piena di doppi sensi congestionati, collassati, che si sovrappongono, e creano ingorghi, con tanto di clacson spiegati per chi debba passare prima. È così, quando i sentimenti, le emozioni, gli ideali, e i pensieri forti si accavallano uno sull’altro, generano conflitti all’interno di percorsi già esistenti, ma che in alcuni frangenti non sono più attendibili. A volte le strade mentali che abbiamo percorso da tutta una vita, diventano inadatte all’uso, scomode, sconnesse, vecchie, usurate. C’è un’evoluzione e crescita di pensieri. Da qui il bisogno di creare e generare nuovi percorsi, i quali però danno vita a traffico pesante, perché sono convogliati in reticolati stradali non ancora collaudati, non sperimentati e da mettere a punto. Un traffico da gestire, ma comunque fondamentale per trovare nuovi sistemi, nuovi stimoli, nuove strade e nuovi orizzonti. Il traffico dell’evoluzione dell’io.

sabato 16 novembre 2013

PALLONCINI

Una categoria di gente non sopporto, quelli che ti guardano dall’alto della loro ignoranza, pensando di sapere. Tutto sbagliato, la gente che sa, è quella che scava, quindi sta per terra, anzi, a volte sotto-terra; se scavi scendi, ti cali nei meandri della mente, della conoscenza, sicuramente non vai su come un pallone gonfiato, perché il sapere ti carica di pesi, di responsabilità, di realismo. Quelli invece, che ti guardano dall’alto, sono ignoranti e senza pensieri, come palloncini gonfi di elio, che vagano senza meta da una parte all’altra, asseconda di dove il vento spinge. La leggerezza a cui si deve aspirare, è la leggerezza non dell’idiota, ma di colui che appurata e usata la sua conoscenza, ne diventa depositario per sè, e da corso alla coscienza, riuscendo a volare verso un pensiero ancora più alto, di cui egli stesso è fautore, e non grazie all’elio che lo alza. Non si deve offendere l’intelligenza di nessuno, spesso però quelli che pensano di stare lassù grazie al gas, e non grazie alla loro mente, non sanno discernere il vero intelletto, visto che non hanno scavato la terra per trovarlo, e lo deridono, diventano beffardi verso individui il cui pensiero è raffinato, sublime. Fu detto: “non dare perle ai porci” il punto è che a volte i porci pensano di averne un cofanetto pieno … ma farlocco, chi glielo spiega?

venerdì 15 novembre 2013

VERGOGNA

Da sempre vivo a Potenza Picena. Sono madre di tre figli, a cui sto instillando l’amore per il sapere, il pensiero libero, aperto, pensiero di uomo universale come filosofia di vita. In questo momento temporale però, credo che il mio insegnamento sia in assoluta controtendenza con la realtà del paese in cui vivono. La scuola che frequenta il mio primogenito, ha gravi deficit strutturali accertati, la situazione grave, è già stata portata all’attenzione di chi ha il potere e gli strumenti per fare, e risolvere il problema. Ho sempre odiato la demagogia, mi sono sempre tenuta fuori da schieramenti politici, io credo fermamente nell’essere, non nelle fazioni, eppure mio malgrado, mi trovo costretta a convenire con luoghi comuni, che mutano i Responsabili in degli Irresponsabili. A questo devo aggiungere l’insensibilità di alcuni genitori, che oltre a non far valere il diritto all’istruzione sicura dei propri figli, fanno ostruzionismo a chi invece si prende il carico di lottare per una cosa giusta, e che è a beneficio della comunità tutta. Il senso civico, il senso di responsabilità, la maturità, che i docenti chiedono ai genitori di insegnare ai figli, manca alla base della struttura sociale che ha l’obbligo di farla Essere realtà sociale e comune. I capo saldi della civiltà che dovrebbero essere pilastri, si sono ridotti a poco più di maglie consunte, sgualcite, piene di buchi con cui ormai non si potrebbe più praticare neanche una pesca da dilettanti. Circoli autoreferenziali si alimentano di un lassismo vergognoso, a discapito di un’istituzione principe della nostra società evoluta. Come possiamo insegnare ai nostri figli il senso di responsabilità, verso i loro compagni e il rispetto verso l’autorità, se chi la esercita è esso stesso un cattivo esempio? Come instillare la fiducia e la stima verso chi non pensa al bene comune? Verso chi non ci mette la faccia, nella difesa di un diritto? Un gioco superato e poco virtuoso, di passa la palla, fino a far fare la figura degli idioti a chi invece la causa la sostiene, la vive, la sente. Pavidi. Non convinti, che quando una cosa è giusta, “Va Fatta”. Il mio grande rammarico, è la constatazione, che genitori da cui ci si aspetta l’appoggio, perché si combatte tutti per la stessa causa, la salvaguardia dei nostri figli,del futuro di questa società zoppa, taccino altri genitori accusandoli di essere invasati, o frustrati. Gravissimo. Ecco nel nostro Bel Paese del “lascia fa’”, come vanno a finire le cose, se qualcuno si prende la briga di dire, ti fanno passare da matto. E allora va bene che ogni tanto accada qualcosa di grave, affinché ci si possa poi solo lamentare a posteriori con i “lascia fa’”. Lasciamo il carro senza guida, e schiantiamoci dove ci porterà la sorte, visto che meglio sembriamo non saper fare. Io chiedo a Tutti, Genitori e Autorità competenti, di guardarsi allo specchio prima di chiedere rispetto ai ragazzi, perché spesso siamo noi i primi a non rispettarli. E questo in una società civile è scandaloso.

mercoledì 13 novembre 2013

DICE OSCAR..

“Le cose vere della vita, non si studiano, non si imparano, ma si incontrano” dice Oscar Wilde. È così, non si studia come si può far crescere un’amicizia, e neanche come ci si innamora, o come si diventa genitori. Uno incontra quello che diventerà l’amico, quello che diventerà l’amore, e ti trovi in braccio quelli che saranno i tuoi figli. Se è una questione di incontri, questi non si possono evitare, non puoi svoltare un attimo prima perché non lo sai. Non si può evitare di essere amici di qualcuno, se la vita ti ha chiamato vicino a lui, o non si può decidere di non essere genitore, e reclamare un figlio diverso. Non si può neanche evitare un amore se è quello vero, puoi provare a dire: Ma io ne volevo un altro. Se quello hai incontrato, quello ti serviva. Le cose vere, non si imparano e studiano. Non se ha il bisogno di studiarci o di conoscerle, le riconosce a priori, sono innate, istintive, la verità è palese, non va spiegata o svelata, te la trovi in mano e basta. Poi che la nostra mente si voglia ingannare, per evitare un percorso più complesso, questo è un altro discorso. Ma la verità è semplice. È chiara. Forse le condizioni sono complesse, il contesto confuso, ma questo nulla ha a che vedere con l’essenza di ciò che è naturalmente vero, ed a cui per nostro capriccio o ostinazione sottoponiamo un artifizio. Il non vero ha vita corta, subito prende la piega del: non ne vale la pena. Si autodistrugge nel giro di pochissimo. Ma se vale, dunque se è vero, magari con volte, volute, giravolte, il modo l’esistenza te lo trova per farti ricondurre al vero della vita. È solo una questione di pazienza. Di far maturare situazioni, caratteri, aspettative, aspirazioni. Se ti nutri di frottole le devi alimentare di continuo, se ti attieni alla verità essa si mantiene da sola, è autotrofa, si crea la linfa necessaria per rimanere in piedi, e senza nascondersi dietro a scuse. Allora forse nella vita più spesso il binomio giusto è che per vivere le cose vere che si incontrano, ci vuole il coraggio di accoglierle. A domani!

martedì 12 novembre 2013

E' COSI'...NON PENSANO

“A un certo punto per voi donne il silenzio diventa troppo lungo (circa trenta secondi) e allora guardate lui, lo studiate proprio, e poi sparate la vostra domanda più assassina: A cosa stai pensando? E siete pronte a qualsiasi risposta tranne all’unica sincera, e cioè che lui non sta pensando a niente. Questo per voi non è fisicamente possibile. Voi infatti pensate sempre, il vostro cervello è in costante movimento. Come gli squali che non possono fermarsi mai o muoiono affogati, così la vostra testa non stacca nemmeno per un secondo, e pur di lavorare rimugina su brandelli di avvenimenti e sfumature di frasi. Ecco perché quando vedete quell’espressione assorta sulla faccia del maschio, tendete ad attribuirgli la stessa attività della vostra officina mentale. Ma dovete sapere che, se la vostra mente è come uno squalo che non può star fermo, quella dell’uomo è come una cozza che vive aggrappata su uno scoglio. Quell’espressione un po’ distante indica in realtà solo una digestione lenta o un colpo di sonno… se accetterete questo fatto sarete salve. … quelli misteriosi enigmatici e intriganti in realtà hanno solo nella testa il motivetto in testa di Meu Amigo Charlie Brown.. … questo pezzo non porta la mia firma, ma quella di Fabio Genovesi, che vorrei baciare e abbracciate. Non potete immaginare quanto abbia goduto scorrendo queste righe scritte da un uomo onesto e colto. La domanda esistenziale che mi insegue da 41 anni, e della cui ipotesi ero certa ma non provata scientificamente, ha preso consistenza: A cosa pensano gli uomini? A Niente! Discorso chiuso, archiviato. Niente! C’è il nulla in quella caverna nera, altro che pensieri profondi, pozzi artesiani e pure vuoti. Cozze … bellissimo, cozze attaccate allo scoglio, e se non avete il coltellino non riuscite neanche a tirarli via tanto sono ben ancorati al loro scoglio quei molluschi. Quindi amiche mie, non vi preoccupate, non è niente, non parla perché non pensa. Amen! E così sia! Risolto. A domani.

lunedì 11 novembre 2013

UN LIBRO

Lunedì. Penso. Scrivo. Una pila di libri alla mia destra, una pila di libri alla mia sinistra, come sempre. Un libro di mio figlio Lapo sopra a tutto, un libro di quelli cartonati con cinque pagine e solo figure, elementare, visivo. Vicino Proust, 2500 pagine scritte in caratteri piccoli e dai contenuti complessi. Mi è venuto in mente che la gente è così, come questi due libri, uguali nel genere, ma abissali nel contenuto. Libro uno, e libro l’altro, hanno in comune solo la definizione grammaticale, basta. Qualcuno è davvero come un libro cartonato, lo sfogli, trovi un po’ di figure, e dopo due pagine è finito, allora ricominci da capo, nel dubbio ti sia sfuggito qualcosa, niente, non c’è nulla da scoprire sono semplici, elementari, disarmanti, ti chiedi ma tutto qui? Può essere? E sì, senza sorprese, senza lati oscuri, senza ponderazioni, perché l’imponderabile non è ponderato, neanche intuito. Poi ci sono altri individui (pochi), che invece sono davvero come il libro di Proust, 2500 pagine scritte, piene di contenuti per cui non ti basta una vita per conoscerli, e per capirne la natura profonda. Sfogli e leggi, e vai avanti, e prendi appunti, e si creano apparenti contrasti e incoerenze, che servono solo a farti arrivare al passo successivo di una personalità più complessa, non elementare. Interessanti, ricchissimi, pieni di sfaccettature. Ho conosciuto libri elementari, e libri complessi, io adoro quelli complessi, ma non giudico gli elementari, sono più semplici, comprensibili, ma sono affascinata dai contrasti, dall’apparente incoerenza, che vuole tempo per comprendere una visione più alta dell’esistenza, perché non è sempre tutto elementare. Fine del pensiero del lunedì, e oggi (inizio settimana)spero di parlare con una persona che valga 2500 pagine. A domani.

venerdì 8 novembre 2013

PENSO....E DICO

Ci sono istanti nell’esistenza, in cui perdiamo il contatto con la realtà oggettiva, quella reale dell’essere, quella che quadra con il senso della vita. Qual è il senso della vita? Ogni esistenza è vissuta con un fine diverso, c’è chi la vota ad una causa, chi ad un vizio, chi ad una persona, chi ad un dio, ognuno si orienta e dedica verso qualcosa o qualcuno. È soddisfacente? Per alcuni sì, per altri no. Qualcuno non riesce davvero a trovare il bandolo della matassa, e cerca un intreccio ancora peggiore fino a confondersi completamente e perdersi. Perdersi. Non trovare l’orientamento, la strada del ritorno, il nostos. Per perdersi bisogna partire da un luogo conosciuto, ed avventurarsi verso una meta sconosciuta, ignota, senza punti di riferimento, carte geografiche o simili. Perché sfidare la sorte, perché lasciarsi trasportare dall’oblio? Che bisogno ha qualcuno di ripudiare il posto che il mondo ha assegnato loro compresi gli affetti? Quale peso non riescono a sostenere? Ci può essere sollievo nell’inesistenza? Evidentemente qualcuno conduce l’esistenza con somma gravità, tanto da essere disposto a rinunciare all’aria pur di disfarsi del carico.

giovedì 7 novembre 2013

IL COLERA

Ho ripreso in mano di nuovo il libro di Marquez “L’amore ai tempi del colera”. Un capolavoro lento, inesorabile, scritto da una penna precisa, meticolosa. Florentino e Fermina, 53 anni, 7 mesi, 11 giorni notti comprese, tanto è durata l’attesa di Florentino, con fede incrollabile e paziente, deviante, verso la sua Fermina, la più bella ragazza della Colombia. La storia di un desiderio che non si sopisce mai, anzi si rafforza nel corso di 53 anni, 7 mesi, e 11 giorni, notti comprese Marquez dice: “Nel corso degli anni entrambi arrivarono, seguendo vie diverse, alla conclusione saggia che, non era possibile vivere altrimenti, ne amarsi altrimenti: nulla a questo mondo era più difficile dell’amore.” Niente è davvero più complicato dei rapporti d’affetto, che siano non solo quelli fra uomo e donna, ma anche fra amici veri, figli, o genitori. L’amore è il rischio dei rischi. Lo è perché lascia scoperta la parte più vulnerabile dell’essere: l’anima. Quella che non si può difendere. E se l’anima viene ferita, non ci sono bende da applicarci in nessun modo per lenire l’ulcera. La dinamica dell’amore è dare corso all’io, essere capaci, come dice Marquez, di avere conversazioni senza inciampi. L’inciampo, causa il malinteso, ed il malinteso la ferita, la ferita l’irrigidimento, il dolore agli arti, e il male inconsulto allo stomaco, il vomito, la diarrea, come conviene il grande poeta: “I sintomi dell’amore sono gli stessi del colera”. Brutto male. Ma peggio non averlo.

mercoledì 6 novembre 2013

PENSIERO BISLACCO

Quando qualcosa ci fa stare male, o ci preoccupa, o ci logora, il corpo per sua difesa sviluppa delle tossine, che l'organismo deve trovare il modo di metabolizzare. L’organismo si deve bonificare, come l'anima ha bisogno di bonificarsi. Il problema di questo processo è la comprensione del come fare. Come si bonifica un'anima? Non come si bonifica un cuore. Come si bonifica una mente? Non come si bonifica un sentimento. E un sentimento come si bonifica? Non come si tratterebbe la messa in sicurezza di un'area scoperta. Modalità e procedimenti diversi. Ogni situazione ha la sua autocura, che però non garantisce la purificazione o la vera guarigione. Dipende da quanto profondamente è arrivato il male. O da quanto incisiva è la cura. RISCHIO. Sono avvolta in mezzo a questo concetto. Bislacco ma mi andava di dirlo così … a caso

martedì 5 novembre 2013

PROVOCAZIONI

Ieri ho rimproverato mio figlio, perché non fa che provocare i suoi fratelli, i quali ovviamente da bambini, rispondo male alle provocazioni. Le colgono tutte e fanno guerre perenni. Poi però, pensandoci bene, siccome la genetica non è acqua e lui ha raccolto in dote un atteggiamento tipicamente mio, mi sono specchiata dentro tanta somiglianza. Io sono una provocatrice nata, innesco conversazioni e situazioni volte sempre a vedere ed osservare la reazione dell’altro. Un giorno un mio caro amico mi ha detto: Non mettermi sempre alla prova. Aveva ragione, sono sempre li a tastare il polso, a monitorare un cambio un modo. Ma sapete io sono molto curiosa, e una dichiarazione fatta, o una domanda posta, provocano sempre una reazione, a volte prevista a volte assolutamente imprevista: comunque generano un moto di risoluzione o rivoluzione, e questo mi affascina in modo unico. Il movente innesca fini multipli, i quali necessariamente porteranno l’interlocutore a scoprirsi, o coprirsi ancora di più rispetto alla questione. È pacifico comunque che per far arrivare l’individuo ad una reazione bisogna provocare, o porre l’argomento. Ci sono persone intime, le quali non sanno reciprocamente cosa pensa l’altro rispetto a problematiche, opinioni, divagazioni, o anche perversioni. Come fai a dire di conoscerlo, se non chiedi, se non lo spingi vicino al gradino e osservi se è pronto a buttarsi o a fare un passo indietro? Se non testi la fibra, come fai a sapere la natura? E la natura rivela l’essere, con chi hai a che fare … quindi? Qual è il modo? C’è? Cosa ne pensate?

domenica 3 novembre 2013

OFELIA

Buon giorno!!! Come state? Avete passato un buon ponte lungo? Io non ho quasi messo il naso fuori da casa. Ho letto come una furiosa. Leggo, leggo, leggo … Quando leggi pensi. E quando pensi trai conclusioni. Su cosa? Su tutto. La lettura va per collegamenti, una parola te ne fa venire in mante altre dieci, e da quelle dieci nasce un pensiero, un’applicazione, un modo. Le mie letture di sempre, tolti i libri che leggo nuovi, o a rotazione per essere aggiornata, sono: Proust e Shakespeare. Ormai siamo amici intimi, li conosco meglio di tanta gente che supponevo di conoscere e dalle quali invece ho preso cantonate grazie alle quali ancora rimbombo dentro.. sapete come le campane enormi, che ad ogni colpo vibrano per tutta la loro superficie, fino a diffondere lontanissimo il loro suono? Ecco una cosa del genere. Comunque nel leggere, ieri Learte dice ad Ofelia: “Quanto ad Amleto e allo scherzo del suo pegno d’amore, ricordati ch’esso è solo il capriccio di una moda galante, una violetta troppo precoce per durare, dolce ma effimera, profumo e distrazione di un minuto, ma niente di più.” Ci è mancato a tutte un fratello come Learte: Amen. Che poi Ofelia, da donna canonica, non gli ha dato retta è un altro conto. Praticamente Learte le ha detto: Amleto è matto e stagli lontano perché quello ti rovina. E c’aveva ragione! Ancora a distanza di secoli siamo tutte fesse come Ofelia! Gli uomini sono Tutti Matti ma noi ci crediamo, e si, crediamo che la violetta non sia prematura e durerà, e che quelle promesse non siano una moda del momento, o il capriccio di un uomo “matto”, ma promesse di uomo (abbiamo dimenticato che gli uomini sono tutti marinai dentro). Learte lo chiama scherzo del suo pegno d’amore. Quando è stata l’ultima volte che un uomo vi ha teso il suo scherzetto? Altro che dolcetto scherzetto. scherzetti che ti mandano al manicomio se non sei pronta con un bel paracadute a non sfracellarti al suolo. Profumo e distrazione d’un minuto è per gli uomini l’amore, e se tu, Ofelia, ci credi invece, che Il è vero amore, farai la finaccia paventata da Learte, che la esorta: Temilo Ofelia. Niente, credi che tuo fratello si sbagli, e che il matto, sia matto d’amore, quando invece è matto vero. È matto e passerai attraverso la sua follia: uno perché vede gli spettri, un altro perché vede donne e corre dietro a tutte, un altro perché non vede l’importanza di un impegno e parla a vanvera, e qualche altro perché è davvero a livello uno, e da lì non si muoverà neanche con un lift. Adottate Learte e fatevi dire: Temilo … e dategli retta per favore, è fratello vero, l’unico uomo di cui fidarsi!

sabato 2 novembre 2013

ECCOMI!!!!

Eccomi!!! Sono tornata dopo un lungo silenzio! Non crediate che non abbia fatto nulla è, anzi, tanto, troppo come sempre. Ogni tanto se togliessi il piede dall’acceleratore non sarebbe male, invece mai. Sempre a tutto. Vado fino al fondo di me stessa, e poi rimango esausta , senza riserve. Visto quanto disperdo rimango svuotata sia parlando di energie che di esperienze e sentimenti. Fino laggiù. È indole, non si può fare nulla, devo sentire tutto addosso, sulla pelle, altrimenti significa che non vale, non conta. Non faccio mai nulla con distacco, sono intrisa di quello che mi interessa. Se scrivo ci metto l’anima, se mi occupo di moda ci metto tutta la passione, se mi occupo di sociale mi incazzo, se amo di dilanio. Insomma non riesco a farmi scivolare nulla addosso. La tuta ignifuga, a me la natura non l’ha fornita, allora ogni tanto mi incendio, e devo correre ai ripari con un sacco di estintori. Scotta. Ustioni a gogo.. Poi però, guardandomi intorno, vedo quelli che non mettono mai ne la faccia, ne il cuore da nessuna parte, hanno sempre la stessa espressione. Oh mai una ruga o un capello bianco in più. Tutto è rapportato ad una sorta di conteggio matematico dove porre un segno fra più e meno. Nella vita ci vuole metodo, quello che io non ho acquisito. Devo andare a ripetizione da qualche cinico o passista, della serie: ma come fai??? Sapete cosa dice Flaubert? Quando urla, come la voce, il cuore diventa rauco. Io sono sempre rauca, ho il cuore che urla perennemente, che sente tanto, e che lo deve manifestare con forza, con determinazione. Sentire è vivere, è rendersi parte attiva della propria esistenza, percepirsi come dentro se stessi con l’esistenza appagliata ai sentimenti e agli interessi. A volte qualcuno sembra avere la mimica dissociata, ride con gli occhi tristi, o è serio con gli occhi che brillano. Ma come si fa? Ho delle rughe furiose frutto del mio pensare e del mio urlare, la mia mimica è raccordata allo stato, sempre troppo. Avrei bisogno di litri di botx ma poi? Sarei io? No, mi tengo le rughe e la raucedine ma voglio sentire tutto, coscientemente, ed interamente …. A lunedì!