lunedì 17 novembre 2014

CAVIALE

'Era caviale offerto a gente rozza' dice Amleto. Qualcuno più famoso ancora disse che non si danno perle ai porci. Stessa sostanza, a volte la preziosità di un gesto, di una riflessione, di un un modo di fare, se fatto alle persone sbagliate, diventa caviale non apprezzato, e perle andate a male. Parto sempre dalla convinzione che tutti siano importanti, preziosi; il livello di maturità emotivo di ognuno, però, non viaggia sempre di pari passo con la misura cui possiamo essere arrivati noi. A volte mi trovo in situazioni, o conversazioni, per le quali mi sento completamente estranea, lontana in termini di affinità ed intesa. Le vite diverse, e le diverse esperienze, riempiono il nostro spazio emotivo di materiale eterogeneo, circa la qualità dello spazio riempito, è l'arcano di tutto il discorso. C'è chi si riempie di aria, chi di oggetti, chi di hobby, chi di lavoro, chi di soldi, accumulatori seriali di qualcosa che debba colmare il vuoto che ci portiamo dentro. Siamo alla nascita tutti sacchi grandi, vuoti, da riempire; la natura è così democratica da farci scegliere ad ognuno da quale dispensa servirci. Le opzioni sono infinite,ma le scelte verso cui siamo diretti le medesime, le più facili, le meno avventurose. Da questa poca propensione alla sperimentazione,nasce l'incapacità di apprezzare il caviale o le perle. La misurata propensione a riempirci di materiali preziosi, inibisce la capacità di discernere il prezioso, dallo scarto. Così ci si ritrova a giudicare con poca bontà un comportamento virtuoso, o ad interpretare male un discorso troppo raffinato nel contenuto, la gente a volte manca completamente degli strumenti per arrivare a comprendere motivi e parole, e non capendo disprezzano, ciò che invece è un tesoro. È la cosiddetta ignoranza. La mancanza di conoscenza, senza la quale non si sanno relegare cose e persone, genera figli Zoppi, ciechi, e sordi, Che non apprezzano il caviale e non sanno indossare le perle.

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