lunedì 13 ottobre 2014

IO IMPROVVISO

Zaini, merende, controllo quaderni, figli a scuola. Pomeriggio di ripresa, di compiti, tutti a correre intorno al tavolo neanche fosse Gerico da far crollare. Poi le attività, la cena, e il giro ricomincia. Ci sono giorni in cui, quando visualizzo la quotidianità ferrea, obbligata, mi viene una irrefrenabile voglia di fuga. Che segno è? Ciò che davvero mi rincuora è che qualsiasi donna in età consapevole, che più o meno faccia la stessa cosa che faccio io, la pensa come me. C'è un peso nella routine che a giorni diventa alienante. Tutti i giorni le stesse azioni, le stesse facce, gli stessi suoni, le stesse cose. E siamo così appiattiti da questo ritornello martellante, da non distinguere più la musica dal rumore. Un esercito di genitori porta a scuola i propri figli con lo stesso sguardo che vedo da anni, con le stesse movenze, con le stesse camicie. Tutto uguale. Vai a lavorare, e tutto si ripropone fedele come la polaroid scattata il giorno prima. Tutto UGUALE. Interventi identici, commenti da didascalia, osservazioni che sono sempre le stesse. Questa non è routine questa è la morte. Sapete da quanto qualcuno non mi sorprende? Non ne ho idea. Per sorprendere, basta fare una buona osservazione pensata, o una citazione davvero interessante. Basta usare la testa. Per attirare l'attenzione bisogna essere interessanti. Esprimersi in modi diversi, sia con il linguaggio verbale che corporale, impegnarsi a fare Sì,le stesse cose da cui non ti puoi sottrarre, ma in modo personale. La fantasia; non abbiamo fantasia in parole ed azioni. Imparato un copione non ci si sposta più. Apposto, o tutta la vita la figura della comparsa, o quella del portiere, o quella del ragionier Fantozzi. Niente si può cambiare? Nessuna nuova acquisizione che non sia solo demenziale? Perché quando la gente impara qualcosa di nuovo è quasi sempre una cosa idiota. No, copione invariato, regista imbranato, attori senza improvvisazione. Io improvviso sennò muoio.

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