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La cialtroneria

giovedì 11 settembre 2014

PENSIERO

Accade che una goccia di sperma vada a fecondare l'ovulo. Non uno qualsiasi dei migliaia possibili, ma quello, e accade che in un preciso istante, distante dalla dimensione di coscienza, tempo, e spazio, un piccolo grumo di sangue diventi morula. Un coagulo. Da lì inizia la vita. Nel segreto, nel buio, in un luogo inaccessibile, ognuno inizia a combattere la sua battaglia per costruirsi. Nei primi istanti è un lavoro febbrile di duplicazioni, di scambi, di direzioni da prendere, specializzazioni da soddisfare. Ogni cellula si deve ingegnare a diventare occhio, orecchio, rene, stomaco.La partenza è un nucleo esclusivo, che esclude confusioni e sgarbi. Un'ora, un giorno, una settimana, un mese, e l'abbozzo prende forma, non vita, quella c'è dal primo istante, perché un grembo l' ha donata, ma la bozza della specializzazione che ognuno diventerà. Tutto deciso da quella oscura sapienza primordiale. Il profilo è stato deciso nel segreto, il carattere al buio. Un palmo, un dito, un altro, senza saltare passaggi. Nuotando, navigando, in un liquido vitale, nutriti da un cordone, che in molti casi ancora esiste, la vita fa capire come rispetta norme e regole. È così che inizia per tutti, sembra una storia normale, ma non lo è. È una morula che diventa uomo, un coagulo che diventera individuo, iniziato come tutti, diventato come solo ognuno sa. Il miracolo della vita. È una bella storia, che inizia bene, perché è sotto la tutela di madre natura. È il dopo che che va a rotoli, e finisce la bella storia. Quando si abbandona la tutela di madre natura, e si opta per la gerarchia degli idioti con il libero arbitrio. Da bella storia passa a storiaccia.

mercoledì 10 settembre 2014

BELLA STORIA

Venti di guerra. Notizia di epidemie. Sentori destabilizzanti. Ma perché non la togliamo l'ora di storia a scuola, se non serve a nessuno? A cosa serve la storia? Ad evitare errori già fatti. Siamo incorreggibili. Stupidi, e recidivi. Prima c'era l'araldo, adesso Twitter, ai fatti cinguettano tutti gli stessi fastidiosi, e disarmanti messaggi. Sono scene ricalcate con la stessa carta copiativa, vecchia di secoli, stessi segni, identici, anche se a furia di usar la stessa, è scolorita, è diventata bianca; disegni sulle righe vecchie. Ma non cambia mai? No, ciclo e riciclo, di una storia idiota, dove gli unici comparenti sono: i soldi, il potere, la terra. Punto. Ecco riassunti millenni di storia sprecata. Il potere in mano a degli stupidi, e gli interessi che muovono le decisioni serie. Basta non c'è altro da dire. Le date, i luoghi, le spiegazioni non servono, tutto si riduce ad una frase minima: siamo primitivi. Un passo avanti e dieci indietro, con l'aggravante della maggiore conoscenza, e maggiore tecnologia. Fattori diversi per sortire lo stesso disastroso risultato. Un giro di peste, un anno di guerra, ed ecco come si torna ad essere simili alle bestie che litigano per la carcassa di un animale morto. Sono disgustata, delusa e anche avvilita. Non ci sono persone serie, solo tante iene opportuniste. Nessuna stima. Nessun riconoscimento. Aveva ragione Leopardi:-il presente ha la sua vera forma nella concezione e umana; è la sola immagine del vero; e tutto il vero è brutto.- Attenzione:non è meschina la realtà del cosmo, è la forma che prende con l 'intervento dell'uomo che annichilisce.Bel lavoro.BELLA STORIA.

lunedì 8 settembre 2014

SE PENSI

-Se si ha carattere, si ha anche una propria tipica esperienza interiore che ritorna sempre.-Ho letto questa citazione stamane. Avere carattere. Che significa? Bella domanda è? Possiamo aprire un dibattito fino alla fine dei nostri giorni. Per qualcuno avere carattere equivale ad essere prepotente, o più soft, farsi valere. Per qualche altro è essere diverso in modi, maniere, e atteggiamenti sessuali. Per altri è diventare ricco, o vestire in modo eccentrico. Io non credo sia nulla di tutto questo. C'è da dire che il carattere, o inclinazione naturale, crea una variante importante sull'esito della persona che sarai, ma non è tutto. Il carattere si forma. Alla fine è il prodotto della natura e del lavoro fatto. Una sorta di logaritmo. Credo che una persona di vero carattere, innanzi tutto sia una persona equilibrata in ogni sua parte. Una che sa distribuire i pesi fra le cose che deve fare, e la persona che vuole, e deve essere. A chiacchiere siamo tutti giocolieri circensi premiati, ai fatti dovendo fare un'evoluzione con due clavette, di sicuro una ci sbattera' sulla fronte. Millantiamo doti di cui ignoriamo persino i precetti. Il carattere forte sa dire sì e no, sa fare un passo avanti e uno indietro, sa dire scusa e sa dire ti stai sbagliando, sa essere presente e invisibile, sa parlare e sa stare zitto, sa ascoltare e sa fare finta di non sentire, sa osservare e sa anche non vedere. Sa fare tutto ed il suo contrario. La forza è nella capacità di decidere quale atteggiamento sia il migliore nelle varie situazioni. Quindi non agire senza pensare. Quando pensi, la tua esperienza interiore riaffiora, e fa valutazioni in base a lezioni apprese, esperienze vissute, e conoscenze assunte. Insomma, se pensi, il tuo IO, guidato obtorto collo dalla coscienza e del buon senso, sarà in grado di tirare fuori il carattere idoneo ad affrontare una data situazione. Ma il condizionale, "se pensi", la dice lunga su tanto, anzi su tutto.

venerdì 5 settembre 2014

GUARDA SU

-Vi manca solo il necessario:un gran lembo di cielo come qui. Cercate di conservare sempre un brandello di cielo nella vostra vita.- Ieri sera c'era una luna meravigliosa, il lembo di cielo che potevo osservare dal mio salone, dava il meglio di sé. Per poter guardare il lembo di cielo che ognuno si sceglie, o che la zona geografica di nascita regala, è necessaria una sola cosa: piegare la testa verso l'alto. Chi ha la testa rivolta verso l'alto? I bambini. Solo i bambini guardano il cielo; sinonimo che per avere la voglia di guardare su, devi avere l'anima leggera, una grande curiosità, ed essere ottimista. Ecco spiegato perché noi adulti abbiamo sempre il collo piegato, come se su di esso ci fosse appoggiato il giogo dei buoi. Le incombenze della vita, i problemi, lo stress, le ansie, ci fanno diventare bestie da soma, aggiogate casualmente con una bestia simile a noi, che ha le stesse fatiche da portare. Avete mai visto un bue guardare il cielo!? Anche se lo facesse non potrebbe formularci un pensiero, non potrebbe spaziare con nessuna idea di infinito, o di spirituale. Basterebbe il midollo e un cervello semplice, per soddisfare le necessità prettamente fisiologiche, si da il caso però, che essendo forniti di una mente che può contemplare l'infinito, sarebbe davvero da buoi non usarla. E dire poi, che il cielo si mostra diverso ad ogni latitudine e longitudine; a dimostrazione che davvero ognuno può scegliere il suo lembo, e conservarlo per la vita. Guarda su.

giovedì 4 settembre 2014

TORNO DA MIO MARITO

Proserpina, o Persefone che dir si voglia, secondo me è già tornata da Plutone perché ha litigato con la madre. Altra spiegazione non me la do per questo freddo. Secondo la storia Persefone era figlia di Cerere, dea della fertilità e delle messi, e di Giove, sempre in mezzo allo scompiglio lui. Un giorno Plutone dio dell'Ade, se ne innamora e la rapisce portandola negli inferi, non il posto più soleggiato del mondo, una spera che se un uomo ti rapisce, ti porti ai Caraibi non all'inferno. Comunque, come in tutte le sagre greche, la madre si incazza e sciopera, niente messi, mi avete preso la figlia, morite tutti di fame. Giove interviene, era come Napolitano, aveva sempre qualcuno da mettere d'accordo, va da Ade e gli dice: oh qui la faccenda è seria, dobbiamo fare qualcosa sennò quella non mi fa fare più sesso (questa è la mia versione e, ma sono sicura che è quella giusta, perché un uomo interviene solo se privato del suo unico privilegio). Allora Plutone per spirito di cameratismo gli dice- va bene il sabato e la domenica te la mando (primavera-estate), e durante la settimana sta con me-, da qui è nato l'affidamento congiunto, la prima a sperimentarlo è stata Proserpina ma non lo sapeva. Così fanno. Questa poveretta fa su e giù, fra il sole di agosto e il buio di novembre con le valige a tema. Quest'anno, allora, credo che Cerere sia invecchiata e diventata anche un po rincoglionita, per cui lei ha deciso bene di tornarsene dal marito, con Cerbero che gli farà tre teste di saluti. Un mese di caldo e tanti saluti, torno da mio marito.

mercoledì 3 settembre 2014

SPENTO

Che anime inquiete. Come avrebbe detto mia nonna in lingua originale: ye manca 'a terra sott'i piedi. Siamo tutti senza lo scarico a terra, già, ci manca proprio il contatto con il suolo, così che la carica elettrica possa essere assorbita dal terreno, e noi liberati da una tensione non normale. Siamo invece tutti dei grandi dinamo, trasudanti corrente da rilasciare addosso a chiunque faccia azionare la nostra cinesi. Subito si salta per un non nulla, ci si infiamma o incendia per una parola, figurarsi un gesto. Tutti sul piede di guerra, pronti ad una giustizia da elettroschok dissennato; quando si dice quello sta fulminato. Questo stato di perenne carica, genera dentro una tensione costante, per cui diventa difficile trovare una quiete. Notate mai che le persone non sanno rilassarsi? Spendono cifre folli per le vacanze, senza capire che non sono servite loro a nulla. Tu li guardi, e noti che, pur dicendo che sono in relax, non cambiano né sguardo, né respiro; la gestualità e la postura sono le stesse, la pelle grigia e lo sguardo allampanato. La dinamo è troppo carico per cambiare stato, e per neutralizzarlo del tutto, come minimo, non deve essere rialimentato. Bisogna staccarsi dalle perenni fonti di elettricità, perché come tutti gli elettrodomestici, alla fine la resistenza salta, e basta uno sbalzo di corrente per portarci verso l'auto neutralizzazione. Noi siamo fatti per caricare e rilasciare, alternanza continua fra dare e avere. Off-on. Spento.

martedì 2 settembre 2014

GELOSIA

Un fuoco sottile affiora rapido alla pelle E ho buio negli occhi e il rombo Del sangue alle orecchie. - Questo è un verso della Ode alla Gelosia di Saffo. In tutta la poesia è chiaro lo struggimento, o meglio il dolore fisico, che Saffo sente nei confronti della sua amante. Adesso però siamo tutti moderni, e anche leggermente asettici, visto che non è più il sangue che ci pulsa nelle vene ma la rete wi-fi, la gelosia è un sentimento non political correct. E no, tutti democratici, se il tuo lui o la tua lei si innamora di un altra, tu devi essere superiore, e riabilitarti nel giro di una notte. Nessuno spazio ai sentimenti, e tanto meno al dolore, non è sentimento da vincenti. Con le dovute cautele che servono per trattare questo argomento (dei matti che le segano a pezzi, ne parlerò un'altra volta, ma forse non ne avrò neanche la voglia), io non sono d'accordo, non sopporto la gente ossessionata dalla gelosia chiaro, è una loro insicurezza fobica, come per un altro lo può essere il naso aquilino. Ma quello che dico ora è diverso, l'amore che non è di una notte, ma lo deputi alla vita, se minacciato, non può non darti il fuoco sottile che affiora alla pelle, o non può non farti sentire il rombo alle orecchie. Io non ci credo a quelli che sbandierano la completa estraneità a queste sensazioni, non hanno mai tenuto davvero a qualcuno, o sono dei grandi superficiali. Io sono convinta, con i dovuti modi, che la natura ci faccia reagire a tutti, in un primo istante, nello stesso modo, poi certo, sono le peculiarità del carattere di ognuno, che danno l'abilità di gestire certe situazioni. Il dolore di cui parla Saffo è intimo, è la torsione del cuore rispetto ad un pericolo, e questo a mio avviso, se vuoi bene, non te lo toglie nessuno, e lo trovo così sublimante e alto, da non volerne discutere. Da qui, a fare Otello poi, c'è un mondo, il confine netto, fra il mondo dei sani e quello dei matti, che a volte si mischia, si sbaglia, e si spariglia. Ma questo è un altro tema, è volgare, e stamane non mi interessa.

lunedì 1 settembre 2014

UN PAIO DI OCCHIALI

Primo settembre, girata la pagina del calendario, girato capitolo col tempo, tutto nuovo. Ci si appresta al post vacanza con la testa piena di progetti, di cose da fare, buoni propositi da mettere in pratica, promesse fatte a se stessi da mantenere. Anche questo è un modo per stimolare la propria quotidianità, cercare di trovare un modo nuovo per affrontare lo stesso lavoro, o la stessa vita. Basta davvero poco a volte, semplicemente cambiare una sola abitudine, o aggiungerne un'altra; è come inforcare un nuovo paio di occhiali dalla forma diversa e con lenti diverse, il mondo è lo stesso, ma il filtro con cui lo guardi no, ve lo dice una che ha una collezione di occhiali, e tutti i giorni ne mette uno diverso. La mia è una vera fissazione, non quella di cambiare il modello, quanto di usare lenti diverse per vedere le stesse scene. Sono dei palliativi, certo, che pretendete dalla realtà, che sia piegata secondo la nostra forma? Questo non accadrà mai, perché la vita va come deve andare, ma giocare con le prospettive, come quando da piccola dal letto mi guardavo intorno e facevo forme con le mani per mettere a fuoco un solo obiettivo, o facevo tagli con la coperta per dare forme nuove agli stessi oggetti, è utile. Non deve cambiare la realtà ma l'approccio. Sbagliamo guardando tutto piatto, senza guizzi, senza colori, senza immaginare nuove forme, o senza decostruzioni. E il guizzo deve venire dalla testa dall'immaginazione, dalla voglia di guardare le stesse cose con più curiosità, con più interesse, queste premesse fanno cambiare lo stato d'animo. Bleffare con scienza, per portarsi avanti, fossero solo un paio di occhiali.

sabato 30 agosto 2014

MASCHI ADULTI

Diventi un vero uomo quando riesci a conquistare l'amore di una donna, a ottenere il suo rispetto, e riesci a far in modo che si fidi di te-. A conclusione diciamo che di veri uomini non esistono, finito articolo. Falcidiante? Forse. Un uomo qualsiasi riesce a conquistare una donna, per il semplice fatto che le donne non aspettano altro che essere conquistate; le difficoltà sorgono tutte dopo, quando si attivano all'appello rispetto e fiducia, due spettri per gli uomini, come lo erano per Amleto lo spettro di suo padre che compariva a sorpresa, e lo gettava nello sgomento. Non ce la possono fare. Ottenere il rispetto e la fiducia da una donna (vera) è un lavoro lungo, intrecciato su parole che seguono fatti coerenti e cronologici senza esitazioni. Non ce la fanno a rimanere concentrati, si distraggono con una folata di profumo, o un olezzo di donna qualsiasi, tanto da perdere il nord della donna che hanno conquistato. Non sono capaci di ottenere il meglio, figurarsi di dare. Sono superficiali, a caccia di prede per il semplice sport di procacciare, non per necessità di cibare la loro emotività arida. Non riescono ad arrivare in profondità, il rispetto nasce da una stima conseguente alla conoscenza approfondita, la fiducia dalla saldezza di un rapporto a cui non si dà la possibilità di scalfitura. Troppo impegno, troppi verbi attivi, e troppa voglia di caccia fresca. Nascono maschi e diventano a stento maschi adulti, di uomini pochissimi, un peccato.

venerdì 29 agosto 2014

BOCCA CHIUSA

Il silenzio è l'araldo più perfetto della gioia: sarei ben poco felice se fossi capace di dire quanto.- Tutti parlano, tutti devono produrre un qualsiasi rumore, un chiacchiericcio di fonfo, che sia suono, pur di non sa stare in silenzio. Il silenzio spesso mette a disagio; lo fa, esattamente come dice Shakespeare, quando non hai nessuna gioia da gustare per te, e dentro di te. Il disagio di un sentimento, o l'imbarazzo di non avere nessun argomento da affrontare, fanno diventare tutti logorroici. Camuffano argomenti, per non dare spazio ad istanti intimi dei quali ci si può vergognare, o semplicemente pentire di averli fatti intuire a chiunque. Così è questo, lo stordimento del rumore, è ottundimento della gioia intima, non manifestata perché le parole non la circoscrivono e definiscono. I temi sono semplici, o si trovano motivi di gioia intimi da gustare, o si è talmente superficiali da non riconoscerli e incapaci di fare silenzio di conseguenza. Disse il saggio: c'è un tempo per parlare, e uno per stare zitti- mi sfugge quale sia quello di stare zitti, visto che tutti parlano e pure a vanvera. Il silenzio di una mente che pensa e produce concetti, o il silenzio di un cuore che sente e produce emozioni, non dovrebbero poter avere le parole, perché se sai dire quanto, è già troppo poco, è già terreno, basso, poco astratto e con poca forza di astrazione. L'araldo della gioia è la bocca chiusa, il vassallo della frustrazione è il rumore. Oggi voglio fare come i pesci, sentire tutto, ma tenere la bocca chiusa.

mercoledì 27 agosto 2014

LENTI

Vi è mai capitato, che qualcuno vi guardi dal bordo del bicchiere? Sorseggia, e mentre è assorto ad assaporare la sua bevanda, soppesa voi, pensando all'indice di gradimento che gli instillate. . Atteggiamenti comuni, e comunque meschini. Il fare non esplicito, obliquo, usato per sentenziare, e giudicare sfacciatamente, senza avere l'accortezza di non mettere in difficoltà gli altri, è un linguaggio verbale in corso d'uso. Soppesare qualcuno sulla base di nulla, agenti lievitanti contaminanti, fermenti di pareri alterati. Usano quale unità di misura, la leggerezza del bicchiere per valutare l'inconsistenza presunta dell'anima. Così si valutano le persone,da sopra al bordo del bicchiere. Da un'altezza che diventa bassezza. Etichettati con ingredienti sbagliati. Da questi parametri, del tutto fasulli, si valutano persone e situazioni, dal lievito di un giudizio contaminato da ignoranza, e mala informazione. La pretesa di sapere, di poter vagliare qualcuno da una posizione di preminenza è il modo dei saputi, dei portieri di San Pietro, poi se portieri con chiavi o con passe-par tout è un'altra cosa. Tutti credo di avere le chiavi giuste, di conoscenza, di giudizio, di comportamento, tutti da sopra al bordo del bicchiere, dimenticando che, se guardi attraverso il bicchiere, spesso la realtà è distorta, alterata, viziata, anche un po' da orbi, visti i fondi di lenti di cui qualcuno ha bisogno per leggere la realtà. Quando il contenitore è più piccolo del contenuto..