venerdì 29 agosto 2014

BOCCA CHIUSA

Il silenzio è l'araldo più perfetto della gioia: sarei ben poco felice se fossi capace di dire quanto.- Tutti parlano, tutti devono produrre un qualsiasi rumore, un chiacchiericcio di fonfo, che sia suono, pur di non sa stare in silenzio. Il silenzio spesso mette a disagio; lo fa, esattamente come dice Shakespeare, quando non hai nessuna gioia da gustare per te, e dentro di te. Il disagio di un sentimento, o l'imbarazzo di non avere nessun argomento da affrontare, fanno diventare tutti logorroici. Camuffano argomenti, per non dare spazio ad istanti intimi dei quali ci si può vergognare, o semplicemente pentire di averli fatti intuire a chiunque. Così è questo, lo stordimento del rumore, è ottundimento della gioia intima, non manifestata perché le parole non la circoscrivono e definiscono. I temi sono semplici, o si trovano motivi di gioia intimi da gustare, o si è talmente superficiali da non riconoscerli e incapaci di fare silenzio di conseguenza. Disse il saggio: c'è un tempo per parlare, e uno per stare zitti- mi sfugge quale sia quello di stare zitti, visto che tutti parlano e pure a vanvera. Il silenzio di una mente che pensa e produce concetti, o il silenzio di un cuore che sente e produce emozioni, non dovrebbero poter avere le parole, perché se sai dire quanto, è già troppo poco, è già terreno, basso, poco astratto e con poca forza di astrazione. L'araldo della gioia è la bocca chiusa, il vassallo della frustrazione è il rumore. Oggi voglio fare come i pesci, sentire tutto, ma tenere la bocca chiusa.

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