mercoledì 6 agosto 2014

PASSATA O A PEZZI?

Il vissuto fa fare delle inevitabili conclusioni. Le conclusioni puntualmente le riponiamo nei cassetti, con tanto di etichette. L'etichetta segna, ricordi, errori, sbagli, emozioni, ogni cosa al suo posto, pretendiamo di svincolare il ricordo dal contesto, come se ogni sensazione, ogni emozione, non nascondesse già per sua natura una gioia e un dolore. Non si possono etichettare sensazioni in modo esatto, perché tutto va gestito nel suo insieme, non come evento e fatto singolo; diverse letture, e diverse interpretazioni ; non è un vizio di forma, semplicemente una valutazione ad ampio raggio, che tiene in considerazione le motivazioni, le colpe, e le attenuanti. Osservata da questa luce, non esistono etichettate e cassetti, ma solo una enorme pentola (la vita), in cui si mischia brutto e buono. Spesso, una cosa brutta, è nata da una delle migliori intenzioni che potessimo avere. Come di contro, le cose belle possono scaturire da una situazione giudicata con indifferenza. Allora? Dove mettere cosa? Il bello nel bello, e il brutto nel brutto? Se sono figli della stessa madre? La gente che non valuta la realtà col buono e cattivo, tenderà sempre a distorcerla, esaltando solo il sollazzo e il comodo. A onor del vero, il peggio infligge la lezione migliore, incassettandolo si rischia di perdere la visione del brutto che ci salvato. Io direi di lasciare le etichette ai pelati, Passata? O a pezzi?

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