lunedì 18 agosto 2014

MATTI CELATI

Altro caso di cronaca nera. Un padre che uccide sua figlia. Siamo arrivati a fine corsa. Il limite che non si sarebbe dovuto superare, a causa di una sorta di onda d'urto, si è oltrepassato. Matti con licenza. Ecco cosa siamo. Non tutti, direte. Certo, ma l'aria che permea il sistema, è viziata da una mancanza di ideologia formale, o informale una qualsiasi struttura che funga da deterrente morale. No, non abbiamo più freni, nessun illecito, tutto lecito in nome dello stress. Cos'è lo stress? Il deficit del sistema nervoso che non arriva alle aspettative. Uno si crea delle attese, che poi il sistema frustra, il mancato ottenimento genera insoddisfazione, mancanza di stima, questo sentimento di inadeguatezza, viene riversato su chi suo malgrado fa saltare l'ultima catena mancante dell'autocontrollo, di solito innocenti, il cui unico dolo è quello di fare la richiesta sbagliata nel momento sbagliato. Buhhmmm. Nessuna giustificazione, certo, ma se questi fatti iniziano a diventare quotidiani, il problema da porsi è come coadiuvare, o cicatrizzare, un tessuto tanto estesamente devastato. Siamo malati o capricciosi? Il male come squilibrio chimico, o bizza adolescenziale? Se sei matto curati, se sei adolescente cresci. Non ci sono tante strade, solo la necessità di chiudere questo cerchio di sangue a cui ci stiamo abituando, e se l'abitudine genera indifferenza, davvero significa che abbiamo fatto tutti il salto, indistintamente. Generazione di frustrati, di matti celati.

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