venerdì 6 giugno 2014

Mamma

Sono una madre, come la stragrande maggioranza delle donne. Niente di strano. O tanto di eccezionale, dipende da dove si giudica, Einstein diceva che ci sono due modi di vedere le cose,uno come se nulla fosse un miracolo, e l'altro come se tutto lo fosse. Allora diciamo che oggi mi sento portata verso la seconda opzione. Educare e crescere figli, in ogni caso è un miracolo, e diventi un buon genitore solo quando ti accorgi del portento, o del potere che hai di formare un individuo. Io sono diventata mamma con il terzo figlio. I primi non li ho abbandonati, tranquilli, ma il primo è arrivato nel caos del lavoro, il secondo lo stesso, tanto lavoro super lavoro, ore fuori casa per i figli, per dar loro tutto quello di cui avevano bisogno. Di cosa hanno bisogno i figli? Di semplicità. L'ho capito col terzo figlio, (quanso non ho potuto piu lavorare),come modo di vita: i figli hanno bisogno solo di tempo, presenza, ascolto. Basta. Tutte cose che puoi dar loro se sei dentro da casa. Non ascoltiamo, perché abbiamo fretta. Facciamo finta di sentire, senza cogliere il tono di voce, l'incertezza con cui una cosa è detta, lo sguardo reticente, o la voglia di parlare a vanvera per il semplice piacere di sentire la voce. Loro vanno piano. Per loro la crescita e' un viaggio, non lo sbrigarsi ad arrivare. Te lo fanno capire che hanno bisogno di lentezza, ma noi li a vessarli con orari impegni, uscite entrate. Ho capito l'importanza di questo quando con Lapo, mi sono fermata, li ho osservati bene, e capito che per loro fino a prima ero una su una giostra che appariva al giro successivo. Quando mi sono fermata sono diventata un totem. La musica si è fermata abbiamo ascoltato il silenzio e ci siamo capiti.

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