mercoledì 18 giugno 2014

Generare

"Tutto al mondo finisce in nulla, e chi si tormenta per le ricchezze o per gli onori, o per qualunque altro scopo, non è che un pazzo se lo fa per causa d'altri e senza sua passione e necessità. " Shakespeare è un sociologo. Se vivesse ora lavorerebbe da Google, o da Apple, ma da idealista, dopo una settimana rassegnerebbe le dimissioni. Un grande osservatore, capace di prevedere le mosse dell'umanità sulla base delle inclinazioni dei tempi. Contrariamente al suo pensiero, si agisce spesso per causa d'altri, e non per propria passione o necessità. Ostentare e non sentire appassionatamente non nutre, non soddisfa. Le opere, le arti, i lavori, devono essere sentiti come una necessità intima, come non potendone fare a meno, perché l'impellenza dell'anima genera la motivazione. Quelli che rincorrono il successo e finalizzano idee e prodotti sulla speranza del successo della fama fine a se stessa, sono coloro che secondo Shakespeare non si rendono conto che tutto finisce in nulla. L'unico pensiero che può essere relegato al perdurare è la passione, la passione che si impiega e si sente , nel fare, nel pensare, nel generare, supera tempo e spazio, diventa motore, non premio. I bambini agiscono per ottenere il premio, poi dal premio passano alla gratificazione, il viatico che serve agli immaturi a mediare, il premio è la lezione pratica, ma la disciplina del sentire con passione non ha il sollazzo del premio, nasce dal cosmo interiore atempore della passione. Generare, non mostrare. Due modi, due mondi. Gallery

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