giovedì 25 settembre 2014

TIMORE

Timore. Oggi mi insegue questo termine. Il timore è generato da uno stato d'animo che riflette paura, o ansia, per qualcuno o qualcosa cui ci si vorrebbe sottrarre. Le notizie di cronaca ci fanno diventare timorosi, incerti, inquieti. Abbiamo paura dei nostri simili, delle ripercussioni che un coglione come noi potrebbe riportare alla nostra vita. Ma si può avere il timore dei propri simili? La paura spazia in ogni emisfero, è una insicurezza non curata, cronicizzata allo strato più spesso. Quando diamo troppa importanza a chi ci è davanti, quando crediamo sia lui il vincente, ecco che l'ansia prende il sopravvento, e diventiamo schiavi dei Voleri di un idiota. Il rispetto a tutti, il timore a nessuno. Mi rifiuto di temere uno che è tenuto in vita dai miei stessi parametri. Ho sempre ferma, vivida, l'immagine del paziente nel letto d'ospedale, in degenza post operatoria; chiunque esso sia, qualsiasi sia la sua gerarchia e scala sociale, sapete cosa gli chiede il medico al capezzale, quale segno di ripresa? Se ha pisciato e se ha scoreggiato. Siamo una pisciata che non manda in blocco i reni, e una scoreggia che non manda in tilt l'intestino. E che si deve temere piscio e puzza? Io mi dovrei terrorizzare davanti a uno, o una, che se non fa una goccia d'acqua, e se non fiata dall'orifizio posteriore schiatta? Come me d'altra parte. Tutti con le stesse modalità, tutti negli stessi intestini, precari e contingenti. Paura di cosa dunque? Di te? No non posso avere paura di te, perché vali quanto me, ti rispetto in quanto essere, ma non mi chiedere mai di più con atteggiamenti e richieste, perché sei una pisciata e una scoreggia.

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