martedì 22 luglio 2014

ROMA

Sono stata a Roma. Una città che può confrontarsi solo con se stessa, fregandosene di tutto. Roma si comporta come figlia di gente ricca da generazioni, che tratta la sua ricchezza come un dato di fatto, senza ostentare, come invece fanno i nuovi ricchi, o come li definirebbe Proust dei parvenu. Ecco Roma non è parvenu, è della miglior famiglia e non se ne cura più. Tutto superfluo per lei. Placida, ti dice:non devo dimostrarti nulla, basta che mi guardi e capisci. E i romani la trattano con la stessa indolenza Buona, di una bella donna il cui fascino non va esibito, solo contemplato, se ne hai voglia. Se la giri con un romano rischi che nel bel mezzo di una conversazione qualsiasi ti dica-guarda se giri la testa vedi San Pietro, senza enfasi, ma non perché non la ami, ma perché è tutto talmente normale, in un contesto straordinario, per cui o sei sempre sorpreso, o alla fine ti rassegni a cotanta ricchezza. Ecco come siamo noi italiani, abituati allo straordinario, da non sorprendercene più. Siamo ricchi per elezione. Non ricchi rifatti. Ricchi di famiglia, Tanto da poterci permettere di dire: -ci vediamo a piazza di Spagna e si fa un giro... Tutto ordinario, nel contesto straordinario. Ma annamosene...

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