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La cialtroneria

venerdì 14 giugno 2013

BRAD.........PITT.......

Oggi folgorata da Brad ho comperato Vanity… è una roba grossa st’omo, e la natura è ingiusta per principio! Ma che si da tutto a uno e solo per una? E a noi povere donne comuni che ci deve toccare? No! Lo voglio anche io Brad! Bello e mi pare riduttivo, bravo, talentuoso, impegnato socialmente, innamorato della moglie. Lo hanno eletto uomo ideale. Mi associo, per una volta voglio seguire la massa e omologarmi al pensiero comune che come lui non c’è nessuno. Vostro marito è bello? Biondo? Un fisico mostruoso? Attenzioni infinite? E rinuncia a guardare le altre perché pensa solo a voi? (Brad ha deciso di non fare più scene di sesso per rispetto di Angelina). Non ce l’avete lo so… e non sentiatevi sole. Io vi capisco.


A LUNEDI'!

giovedì 13 giugno 2013

DIGNITA'

Vivere con dignità, morire con dignità. Aspirazione di tutti.
Cos’è la dignità? È il rispetto che l’uomo, conscio del proprio valore sul piano morale, deve sentire nei confronti di se stesso e tradurre in comportamento e contegno adeguati. Sulla carta tutto chiaro. La definizione da adito a delle domande essenziali. Chi è davvero conscio del proprio valore? Chi realmente rispettando la propria natura riesce a comportarsi conseguentemente? Quale contegno è decoroso alla propria dignità? La risposta a queste domande rende palese il perché spesso non si riesce a mantenere la dignità che la vita chiede. Non ci sappiamo comportare come conoscendo il nostro valore, ci svendiamo, e svendiamo azioni nobili con azioni frugali, poco pensate e spesso volgari. Il decoro e la presentabilità a volte non arrivano neanche alla decenza, la sufficienza strappata alla dignità. Il contegno che coinvolge un forte autocontrollo non è una pratica usata, si dice che bisogna far fluire le proprie emozioni anche quando sono sconvenienti ed indecenti, dando vita a modi animaleschi. Questo non rientra nell’idea di dignità. È la fibra morale che manca, i proponimenti ad essere migliori, e non dar corso solo agli istinti anche i più bassi, non sono neanche momentanei. Quando si fanno questi discorsi si è tacciati di mentalità ristretta. Si vuole mettere nella stessa bottiglia due liquidi diversi con la pretesa che ognuno mantenga inalterato il proprio sapore. Impossibile, perché un sapore sia integro non deve essere mescolato, e questo non è moralismo è fisica. Le miscele casuali nella maggioranza dei casi danno vita a sapori peggiori quasi imbevibili. Così sono coloro che pretendono di vivere con dignità perseguendola sulla base della viltà, meschinità, vigliaccheria. Vi sembra possibile? Quanti cocktail venuti male…

Vivere con dignità, morire con dignità. Aspirazione di tutti.
Cos’è la dignità? È il rispetto che l’uomo, conscio del proprio valore sul piano morale, deve sentire nei confronti di se stesso e tradurre in comportamento e contegno adeguati. Sulla carta tutto chiaro. La definizione da adito a delle domande essenziali. Chi è davvero conscio del proprio valore? Chi realmente rispettando la propria natura riesce a comportarsi conseguentemente? Quale contegno è decoroso alla propria dignità? La risposta a queste domande rende palese il perché spesso non si riesce a mantenere la dignità che la vita chiede. Non ci sappiamo comportare come conoscendo il nostro valore, ci svendiamo, e svendiamo azioni nobili con azioni frugali, poco pensate e spesso volgari. Il decoro e la presentabilità a volte non arrivano neanche alla decenza, la sufficienza strappata alla dignità. Il contegno che coinvolge un forte autocontrollo non è una pratica usata, si dice che bisogna far fluire le proprie emozioni anche quando sono sconvenienti ed indecenti, dando vita a modi animaleschi. Questo non rientra nell’idea di dignità. È la fibra morale che manca, i proponimenti ad essere migliori, e non dar corso solo agli istinti anche i più bassi, non sono neanche momentanei. Quando si fanno questi discorsi si è tacciati di mentalità ristretta. Si vuole mettere nella stessa bottiglia due liquidi diversi con la pretesa che ognuno mantenga inalterato il proprio sapore. Impossibile, perché un sapore sia integro non deve essere mescolato, e questo non è moralismo è fisica. Le miscele casuali nella maggioranza dei casi danno vita a sapori peggiori quasi imbevibili. Così sono coloro che pretendono di vivere con dignità perseguendola sulla base della viltà, meschinità, vigliaccheria. Vi sembra possibile? Quanti cocktail venuti male…
 




A DOMANI!

mercoledì 12 giugno 2013

LENTAMENTE MUORE

Lentamente muore
chi diventa schiavo dell'abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco
e i puntini sulle "i"
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore
davanti all'errore e ai sentimenti.

Lentamente muore
chi non capovolge il tavolo,
chi è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l'incertezza per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita, di fuggire ai consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in se stesso.

Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio,
chi non si lascia aiutare
chi passa i giorni a lamentarsi
della propria sfortuna o della pioggia incessante.

Lentamente muore
chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.

Soltanto l'ardente pazienza
porterà al raggiungimento
di una splendida felicità.
Lentamente muore
chi diventa schiavo dell'abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco
e i puntini sulle "i"
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore
davanti all'errore e ai sentimenti.

Lentamente muore
chi non capovolge il tavolo,
chi è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l'incertezza per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita, di fuggire ai consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in se stesso.

Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio,
chi non si lascia aiutare
chi passa i giorni a lamentarsi
della propria sfortuna o della pioggia incessante.

Lentamente muore
chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.

Soltanto l'ardente pazienza
porterà al raggiungimento
di una splendida felicità.
MARTHA MEDEIROS

lunedì 10 giugno 2013

PENSO......E DICO

Buon giorno!!
Oggi parto da una dichiarazione di Shakespeare: “Non sai che sono donna? Quando penso devo parlare.” Che parlasse con me non ci voglio credere, ma certo che una dichiarazione tanto vera capita raramente di ascoltarla. Perché le donne hanno bisogno di pensare a voce alta? Perché i loro pensieri hanno l’istinto naturale di condividerli. La donna naturalmente è predisposta verso rapporti interpersonali molto più di un uomo. La capacità di linguaggio e di comunicazione sono un bisogno, non tanto una buona capacità. Questo spiega perché le donne hanno molte amiche e gli uomini invece nella maggioranza dei casi sono circondati da conoscenti.  La necessità di condividere le idee saldano i rapporti. Se analizzate un gruppo di vere amiche affiatate, difficilmente noterete che quelle donne non si conoscono bene, anzi si conoscono alla perfezione perché avranno parlato così tante volte dei loro pensieri che difficilmente qualche cosa sarà sfuggito alle loro conversazioni. Gli uomini quando, pensano lo fanno in silenzio e il loro pensieri rimangono imprigionati talmente bene nella loro mente che hai l’impressione  siano senza materia grigia; ovviamente c’è qualcuno che davvero non pensa, e anche quello è istintivo, naturale, ad ognuno il suo. Il vero problema fra questi due modi di fare tanto distanti, è quando un uomo e una donna devono relazionarsi fra di loro. Un incubo. Davvero, con modalità tanto diverse cercare una via di mezzo è difficile, perché noi sappiamo pensare solo a voce a alta e loro solo in silenzio. Il risultato è che noi risultiamo pesanti e loro inconsistenti. Oggi la soluzione non ce l’ho, so solo che questo fare tanto diverso  ci mette in grande difficoltà, tanto che quando noi abbiamo un problema corriamo sempre e solo dalla nostra grande amica, e quando lo hanno loro se lo tengono dentro, quindi in soldoni la nostra amica ci conoscerà sempre di più, e lui rimarrà un mistero di Indiana Jones… a non aver conosciuto Shakespeare …  
Buon giorno!!
Oggi parto da una dichiarazione di Shakespeare: “Non sai che sono donna? Quando penso devo parlare.” Che parlasse con me non ci voglio credere, ma certo che una dichiarazione tanto vera capita raramente di ascoltarla. Perché le donne hanno bisogno di pensare a voce alta? Perché i loro pensieri hanno l’istinto naturale di condividerli. La donna naturalmente è predisposta verso rapporti interpersonali molto più di un uomo. La capacità di linguaggio e di comunicazione sono un bisogno, non tanto una buona capacità. Questo spiega perché le donne hanno molte amiche e gli uomini invece nella maggioranza dei casi sono circondati da conoscenti.  La necessità di condividere le idee saldano i rapporti. Se analizzate un gruppo di vere amiche affiatate, difficilmente noterete che quelle donne non si conoscono bene, anzi si conoscono alla perfezione perché avranno parlato così tante volte dei loro pensieri che difficilmente qualche cosa sarà sfuggito alle loro conversazioni. Gli uomini quando, pensano lo fanno in silenzio e il loro pensieri rimangono imprigionati talmente bene nella loro mente che hai l’impressione  siano senza materia grigia; ovviamente c’è qualcuno che davvero non pensa, e anche quello è istintivo, naturale, ad ognuno il suo. Il vero problema fra questi due modi di fare tanto distanti, è quando un uomo e una donna devono relazionarsi fra di loro. Un incubo. Davvero, con modalità tanto diverse cercare una via di mezzo è difficile, perché noi sappiamo pensare solo a voce a alta e loro solo in silenzio. Il risultato è che noi risultiamo pesanti e loro inconsistenti. Oggi la soluzione non ce l’ho, so solo che questo fare tanto diverso  ci mette in grande difficoltà, tanto che quando noi abbiamo un problema corriamo sempre e solo dalla nostra grande amica, e quando lo hanno loro se lo tengono dentro, quindi in soldoni la nostra amica ci conoscerà sempre di più, e lui rimarrà un mistero di Indiana Jones… a non aver conosciuto Shakespeare …  



A DOMANI!

ECCOMI!

Buon giorno a tutti e ben ritrovati.
Sono stata redarguita piacevolmente sul perché non scrivo più regolarmente. Non ho scritto il blog perché sto lavorando a due nuovi lavori, e credevo di non avere energie sufficienti per portare avanti tante righe di parole e di idee ogni giorno. Mi sbagliavo. Scrivere ogni giorno è terapeutico. Se scrivo quotidianamente, ogni giorno qualcosa di mezzo o parzialmente buono viene fuori. Se non scrivo non viene fuori nulla, i pensieri mi fluttuano nella mente senza fissa dimora. I pensieri devono albergare in una stanza ben precisa affinché siano utili, altrimenti sono solo inutili divagazioni. Non pensiate che in questo periodo di silenzio non abbia fatto nulla… assolutamente. Ho studiato e letto come una pazza, preso appunti, cercato fonti, e fatto considerazioni..tante..troppe. Ho scritto la traccia per il mio secondo libro e messo giù le idee per il  terzo. Ho conosciuto gente interessante e scoperto cose che mi hanno affascinato. Io vivo di innamoramenti, mi appassiono ad argomenti, temi, questioni e arti. Sono una che deve mettere il naso ovunque perché tutto mi interessa. A volte mi chiedo cosa faccio nella vita, e la risposta più immediata che mi viene da darmi è: PENSO.
Dal pensiero nasce di nuovo l’esigenza di condividere con voi mie care lettrici poche righe giornaliere che ci permetteranno di non perderci di vista..mentre continuo a far venire alla luce un altro figlio di carta.
A domani!   
Buon giorno a tutti e ben ritrovati.
Sono stata redarguita piacevolmente sul perché non scrivo più regolarmente. Non ho scritto il blog perché sto lavorando a due nuovi lavori, e credevo di non avere energie sufficienti per portare avanti tante righe di parole e di idee ogni giorno. Mi sbagliavo. Scrivere ogni giorno è terapeutico. Se scrivo quotidianamente, ogni giorno qualcosa di mezzo o parzialmente buono viene fuori. Se non scrivo non viene fuori nulla, i pensieri mi fluttuano nella mente senza fissa dimora. I pensieri devono albergare in una stanza ben precisa affinché siano utili, altrimenti sono solo inutili divagazioni. Non pensiate che in questo periodo di silenzio non abbia fatto nulla… assolutamente. Ho studiato e letto come una pazza, preso appunti, cercato fonti, e fatto considerazioni..tante..troppe. Ho scritto la traccia per il mio secondo libro e messo giù le idee per il  terzo. Ho conosciuto gente interessante e scoperto cose che mi hanno affascinato. Io vivo di innamoramenti, mi appassiono ad argomenti, temi, questioni e arti. Sono una che deve mettere il naso ovunque perché tutto mi interessa. A volte mi chiedo cosa faccio nella vita, e la risposta più immediata che mi viene da darmi è: PENSO.
Dal pensiero nasce di nuovo l’esigenza di condividere con voi mie care lettrici poche righe giornaliere che ci permetteranno di non perderci di vista..mentre continuo a far venire alla luce un altro figlio di carta.
   


A domani!!!

giovedì 28 marzo 2013

SORPRESA!

Oggi vacanza. Ai fatti non cambia nulla a parte che non devo mettermi la mia copertina per portare i figli a scuola … sveglia alle 7… cartoni a manetta e litigio libero. Sciala mamma!
Però stamattina mi è venuta una riflessione,le mie peggiori del mattino alle 7, pensavo che è da tanto che nessuno riesce a sorprendermi, nessuno mi sorprende tranne un uomo, un fenomeno, mio figlio che ha iniziato a farlo alle 7 in punto. Mio figlio è l’unico uomo che riesce a lasciarmi a bocca aperta, sempre, sia per ciò che dice, sia per ciò che fa, mio figlio è imprevedibile, stamane l’ho guardato mentre me ne faceva una delle sue pensando che è l’unico vero uomo che io conosca, ed ha solo 9 anni.
È l’uomo ideale. Folle quanto basta, dolce quanto basta, intelligente quanto basta, e soprattutto imprevedibile. Io adoro gli uomini che mi sorprendo e soprattutto mi anticipano. Quelli che ti sanno non solo leggere nella testa, ma sono capaci di arrivare primi su un pensiero che stai germinando: fantastici. Niente, mi sono rassegnata, con me non ce la fa nessuno, io mi trovo sempre nella posizione (figlio a parte) di dover stimolare un pensiero, figurarsi trovare chi me lo anticipa. Ma perché pochi uomini hanno questa capacità? Io credo che ci siano due ragioni fondamentali: la prima è collegata al carattere dell’individuo, c’è qualcuno che non è abbastanza curioso, o non ha un pensiero talmente veloce da riuscire a pensare per lui in corrispondenza a te. Un secondo fattore non meno importante però, è l’interesse per l’altra, credo che se un uomo è davvero interessato un po’ ci si impegna a capire la donna che ha davanti, se invece è uno di passaggio o tu sei la liana di turno, prende quello che di più facile hai da offrire e tanti saluti; quella è davvero la cosa meno sorprendente che si possa immaginare: prevedibile e pure triste.
Capisco che sto facendo una lirica all’utopia, della serie rassegnati è così e non rompere, è lo so, ma quello che penso lo devo dire, o no? Una con pensiero veloce come il mio, ha bisogno di continuo nutrimento, e per me lo scambio mentale con chiunque deve avvenire come quando la maestra ti interroga sulle tabelline, al tre la risposta non vale più, troppo tardi, sono già passata ad altro , o meglio tu non mi sei stato abbastanza dietro e ciao, adesso mi interessa un’altra cosa ancora, non sei stato capace di cogliere l’attimo, che per me corrisponde all’oblio. 
Sorprendersi è bellissimo, ti fa tornare bambina e incantata, e che qualcuno sia capace di anticipare i tuoi pensieri ti fa sentire compresa fino nelle intenzioni. Niente su tutta la linea ragazze, le sorprese te le fanno al rovescio facendoti incazzare e facendoti diventare disincantata, e per quanto riguarda la lettura del pensiero … non riescono a leggere i loro di pensieri, che sono anche un sacco semplici, figurarsi spingersi oltre.. ho capito mi dovrò godere mio figlio finché qualcuna non lo scoprirà e rimarrà … sorpresa …



lunedì 4 marzo 2013

CIAO!

Eccomi! È da un po’ che non ci si sente vero? Ma vi ho pensato sapete! Io sono sempre quella che crede che se hai qualcosa di interessante da dire dilla, altrimenti taci. Ecco diciamo che in questi giorni non ho brillato … e quindi ho taciuto i miei pensieri funesti. Perché quando non parlo non è che io non pensi…ANZI..è che è meglio che mi tengo quello che il mio cervello bacato feconda..
Comunque oggi parliamo di moda … e vai..dopo un mese di passerelle, tutte guardate e riguardate al microscopio, volete che non dica nulla? Non sia mai!!! Io è da un po’ che vado farneticando da sola che la moda prima o poi si sarebbe ridimensionata e così è stato. C’è dentro di noi un retaggio primordiale o meglio quasi istintivo a volerci sentire donne, e quando ciò che indossi non ti fa sentire donna, ti senti a disagio. Faccio una distinzione. Ci sono donne a cui della moda non interessa un fico secco, e qualunque calzone indossino per loro va bene, ma le donne attente all’apparato moda, ecco per loro la questione è diversa, un pantalone non è un pantalone che si imbraca..o una gonna non è una zip da allacciare, come un abito non è un sacco da infilare. Ma per carità!  In ogni capo c’è una storia, un modo, e un personaggio. Inutile voler fare le futuriste alternative, non ci siamo, le donne vogliono sentirsi femmine. Ma vi siete mai chieste come mai ci sono stilisti che non vengono scalzati da nulla e da nessuno? Non parlo solo di potere economico e lobby, ma di contemplazione. Non vengono scalzati perché interpretano ed impersonano la donna che tutte vorrebbero essere. Non ci sono demagogie e supposizioni astrofisiche da fare. Quando ti specchi vuoi che l’abito che hai scelto parli di te, del tuo mondo, della tua testa e anche del tuo gusto. Basta, questo è. La sperimentazione che tanto piace alle giornaliste, piace come officina di Fidia, ma l’armadio dei desideri non è quello degli esperimenti, ma dei tagli, dei tessuti, della pelle, delle borse e degli accessori. Intendo sempre parlando di donne interessate alla moda. Perché il tubino di Dolce & Gabbana funziona sempre? Perché è un simbolo di femminilità! Perché la giacca in tweed di Chanel è un must? Perché con quella puoi sentirti una Regina! Perché un cappotto di Celinè è una garanzia? Perché sai che quando ti specchi non smetteresti più di guardarti. Ci sono capi che corrispondono perfettamente alle aspettative … e quei capi non sono mai sperimentali, ma sono “normali” delle normalissime cose belle! Perché se una collezione è bella, è bella, il termine basta a se stesso. È bella. Perché? Perché sì, e basta, come rispondono i bambini che la sanno lunga a risposte vere e candide. Allora se mi chiedete cosa mi sia piaciuto non vi posso non parlare dei magnifici cappotto di Prada, come non posso non parlare delle nuove forme di Marni, e delle commistioni di n.21, i dettagli sensazionali di Fendi. Come non posso omettere la collezione pensata di Alexander Wang per Balenciaga che riparte dal taglio sbieco per ricreare  il nuovo; e come non menzionare Dries Van Noten pieno di Tutto, o il capolavoro la Celinè di questa stagione, un portento di donna, e il Valli più raffinato che abbia mai visto; ed ultimo ma non ultimo, geniale, meraviglioso, femminile, desiderio di tutte pensanti: Lanvin… un sogno per tutta la sfilata. W la moda!
La moda con i suoi corsi e ricorsi alla femminilità, al portabile, al gusto, di vestirsi per scoprirsi, e per sorprendersi … e gli esperimenti li possiamo anche guardare, ammirare ma passo … in quanto ad indossarli… ditemi la vostra raccontatemi!!!







ciao!

domenica 10 febbraio 2013

L'AMORE? UNA SPIRA

Gira e rigira, un argomento accomuna l’umanità: l’amore. Non c’è verso, quando si parla d’amore ognuno dice la sua, perché quella dell’amore è stata l’esperienza di tutti. Da ogni parte del mondo tu viva, una cosa di sicuro ti lega a quello che è dall’altro capo cioè questo sentimento, che nonostante milioni di pagine ad esso dedicate, rimane un misterioso incanto.
L’amore è un mistero; perché si ama, perché si ama proprio quell’uomo o quella donna, perché dura, perché non dura, sono tutte le domande che passano nella mente di ogni individuo, che almeno nella sua vita abbia avuto all’attivo una relazione. Ovviamente quanto più la tua vita sentimentale è stata complessa e tanto più hai da dire, mi pare ovvio, qui stendo un velo di oblio per me, perché altrimenti scriverei una nuova “Treccani”. Comunque una cosa è sicura, ognuno ha un modo di amare, e cerca un preciso modo per essere amato; ad ognuno il suo, ma credo che pur nella diversità dei modi, ci sia una sorta di eterogenia di sentimento. Vogliamo uno scambio forte e paritario, in questo scambio ognuno cerca la maniera più congeniale a sé, per esempio c’è chi vuole amare in assoluta libertà, c’è chi vuole amare con contegno, chi con passione; c’è l’amore cerebrale, quello passionale, quello tranquillo, quello convulso. Se vi dicessi cosa penso io, ve lo direi in base al mio modo di essere, io sono impegnativa, e per estensione impegno chi mi è vicino, sono una la cui attenzione va sempre mantenuta alta, e sempre, diversamente chiunque correrebbe il rischio di non essere riconosciuto, perché presa dai miei ragionamenti ed interessi, che mi assorbono di più di un amore non pregnante: come diceva il mio ex marito: “con te non je se fa! Fai pija un colpo!” (tradotto: sei impossibile)
Se dovessi farmi un paragone me ne viene in mente sempre uno e sempre lo stesso: per quanto mi riguarda chi mi ama, deve avere la stessa capacità che hanno i serpenti, astuti, di avvolgerti nelle loro spire, senza farti soffocare, (questa è intelligenza), e senza bloccarti la capacità di agire indipendentemente, un uomo deve essere bravo ad avvolgerti, perché se non lo fa noi non ci sentiamo amate e non dite che non è così perché lo so che è quello che pensate; in questa presa dolce  ogni tanto è bravo a stringere piano e fa sentire che c’è, e ti ha avvolto, ecco questo è il mio rapporto ideale. Sono stata chiara? Non un amore succube, ma un amore avvolgente. Diverso, molto diverso.
Come ti avvolge un uomo? Con il suo modo di fare, di essere, di amare, di corteggiare, con la sua personalità che piano, piano, piano ti cinge fino a vincerti. Questo è l’unico modo di tenermi buona, perché con la mia mente interessata a tutto (tutto badate non tutti)ed il mio carattere indomito, se non sento questo tipo di presa reggo sei mesi … no, non ci arrivo a sei mesi, scappo prima. Comunque questo discorso solo per far capire, che ognuno si tara l’amore in base al carattere, un carattere debole non può essere soffocato, un carattere forte ha bisogno del morso, un carattere introverso non può volere l’aggressività … ecc.. però..c’è un però, e ne sono convinta, e cioè che tutti vogliamo sentirci addosso le spire dell’altro, perché se non le senti, iniziano ad insinuarsi i dubbi e ti portano ad allontanarti, a dirti che l’amore è una mezza roba che non sa di niente. I primi giorni ti fa tremare le gambe, ma poi ci vuole altro, ci vuole la spira. Abbiamo bisogno di ricevere ciò che cerchiamo, altrimenti si va a trovare da un'altra parte, non si rinuncia alla voglia di stare bene. È un po’ come quando faccio una domanda, la continuo a fare fintantoché non trovo chi mi da una risposta, figurarsi se mi arrendo: magari muoio in piedi. Ecco a cercare l’amore non ci si arrende.
Non c’è niente da fare, ne sono convinta, e nessuno me la toglierà dalla testa questa convinzione che ci vuole persuasi da qualcuno che esercita su di noi un forte ascendente, altrimenti sarebbe come un CHIUNQUE. E che volete essere chiunque per chi vi è vicino? Meglio soli! Ma che siete matte, sto con Proust tutta la vita, almeno quando non lo voglio più sentire chiudo il libro e sta zitto!
Raccontatemi di voi..qual’è il vostro modo???
GALLERY



CIAO!

martedì 5 febbraio 2013

PASSIONE

Buon giorno!!!
Scusate l’assenza, ho avuto problemi di collegamento … non di testa, lì sono sempre piuttosto scollegata, ma problemi di connessione ad Internet … ora forse funziono … non io ovviamente … ma la rete. Le mie connessioni mentali fanno statuto a modo loro. O  funzionano troppo o per niente. Ho sempre un problema di equilibrio fra il troppo ed il poco. Passo dall’indifferenza alla passione, dall’interesse all’apatia, dal bianco al nero, dal tutto al niente, da nord a sud, da lunghissimo a cortissimo, da caldo … a caldo perché il freddo lo odio e basta. Comunque non riesco a darmi mezze misure, non riesco  a ponderare quelle vie di mezzo che ti permetterebbero di vivere così bene e tranquilla da non farti rogare con te stessa tutto il giorno. Ecco io la via di mezzo non ce l’ho, o tutto o niente. Se una cosa la devo avere parzialmente o marginalmente non mi interessa devo vivere di passioni, oppure passo. Non riesco ad avere il distacco necessario per osservare una cosa senza coinvolgermi. Vivo di passioni, quante ne ho? Tante, e sentendomi parlare di ciò che amo capireste che quando una cosa mi prende, mi possiede, e mi investe, divento quello che mi interessa forse anche un po’ somaticamente. Sì somatizzo i miei interessi. Non c’è bisogno che vi dica quindi che dall’entusiasmo passo velocemente alle aspettative che nutro verso me stessa sempre altissime; non mi concedo mai nulla, non mi do mai nessun abbuono, mi specchio e mi rimprovero per tutto quello che non sono riuscita a fare o per quello che secondo me ho fatto male. Campo male. Ammazza quanto. Ma chi mi cambia? Niente e nessuno, è così. Amo di pancia, Proust, Beethoven, Flaubert, Mozart, i miei figli, Canova, Monet, queste cose sono come il sangue che mi scorre dentro.. mi accelerano il battito o me lo calmano, comunque mi provocano una reazione, non le posso controllare, vanno violente verso una soddisfazione morbosa. Voi non sapete che fatica, questo mio modo di essere, mi esaurisce le energie, perché davvero sento lo sforzo fisico, lo sforzo di convivere con una testa bulimica che brucia e arde di passioni. Mi dicono: sei una persona terribilmente interessante. Sì? Ma che fatica! Che sforzo, che impegno, che sforzo non trovare un attimo di calma verso me stessa. Poi però mi dico che se così non fosse non sarei più io, non mi riconoscerei più specchiandomi. Penserei ad uno scambio di persona, allora? Andiamo bene ognuno con la nostra natura che è l’unica con cui potremmo convivere e l’unica che ci identifica pienamente.
Ad ognuno il suo.
Dice Flaubert: La follia è il dubbio della ragione, e forse la ragione stessa lo prova. Siamo tutti un po’ folli…il punto è avere l’intelligenza di riconoscerlo! Ciao a tutti!

lunedì 28 gennaio 2013

LITIGHIAMO!

È lunedì!
Quanto avete litigato fra sabato e domenica con vostro marito, fidanzato, compagno o chiunque abbiate vicino?
È risaputo che il fine settimana non è il momento del: “come siamo felici”, purtroppo no, è il momento del: “ci dobbiamo spiegare”. Oh, c’è sempre da spiegare qualcosa a qualcuno.
E vai che da spiegazione in spiegazione, da discussione in discussione alla fine è matematico che si litiga; inizi il sabato con tutti i buoni propositi, arrivi alla domenica sera e dici speriamo che arrivi presto lunedì, AMEN.
Il “non tempo” della settimana fa rimandare e procrastinare spiegazioni o delucidazioni che nel momento in cui dovrebbero essere risolte vengono posticipate per mancanza di tempo, ma che riprese successivamente assumono proporzioni enormi rispetto al fatto in sé. Una cosa da nulla, diventa un fatto di stato, un’osservazione fatta senza malizia un millantare, un gesto compiuto senza secondi fini ricoperto di dolo.
Siamo permalosi, e pure nervosi. Di conseguenza manchiamo di lucidità per prendere le cose per come sono realmente. LITIGHIAMO, CAGNARA!
A volte mentre discuti ti verrebbe da chiedere: ma che film hai visto? Litigando si mette in piedi una realtà alterata rispetto alle colpe dell’altro, dalle quali prima uno cerca di difendersi, e poi successivamente cerca di capire se quelle accuse che gli sono state imputate le abbia davvero, ma mentre si fa tutto questo percorso ostile, ed anche piuttosto irritante il sabato e la domenica passano guardandosi in cagnesco. Benedetto lunedì.
Tu hai detto, tu hai fatto, tu hai pensato. Niente in certi momenti qualsiasi cosa tu faccia: E’ SBAGLIATA. Allora ti dici fra te, sai che faccio? Sto ferma non mi muovo, mi mimetizzo sperando che passi … la speranza è l’ultima a morire.. se ce la fai speri tanto. Macchè, la mimetizzazione dura poco perché se quello che hai vicino ha deciso che vuole litigare tanto ti trova. Finita la speranza. E perché si litiga? Perché non ti sei fatta trovare, tanto per iniziare, ovvio! E poi per una serie di altre cose che ad una attenta analisi sono delle sciocchezze ma ai conti sono ciò che rovinano il tuo week end.
Potete respirare è lunedì!



domenica 27 gennaio 2013

L'AMANTE? CE L'HO ANCHE IO!

Per essere cool devi essere di moda, e siccome in questo periodo va di moda avere almeno un amante, oggi faccio outing, e dichiaro anche io di avere un amante segreto.
L’amante è segreto direte voi, altrimenti si chiamerebbe marito vero? Giusto, no oggi non parliamo di mariti per carità. Dov’ero? Ah il mio amante. Sì allora vi presento il mio amante che non porta camicie a scacchi, non parla in termini volgari, non ha un aspetto da macho, non porta tatuaggi, non beve, non fuma, ed è affatto da asma da fieno da sempre: signore, care le mie amiche, vi presento il mio amore eterno: Marcel Proust. Ecco adesso lo sapete, e siete autorizzate a dirlo a chiunque. Io amo Proust in modo viscerale, mi muove davvero qualcosa nell’anima.
È morto? Chi Marcel? Lui è più vivo di tanti vivi, ve lo garantisco. –“La ragione per cui un’opera di genio difficilmente è ammirata subito è che chi l’ha scritta è un uomo straordinario, che pochi gli assomigliano”-
Proust mi incanta, mi schianta, mi racconta, mi disquisisce, mi ammalia, mi tiene avvolta nelle sue spire, mi fa pensare per giorni. -”La sua amante gli aveva aperto l’anima all’invisibile, aveva reso seria la sua vita e delicato il suo cuore”.
Si dice che quando un uomo riesce a tenerti ferma la testa tu sarai sua tutta la vita, pensate che potere ha Marcel su di me, mi impegna la materia grigia, c’è qualcuno che lo sa fare. –“Quando la realtà si ripiega e aderisce a quel che abbiamo a lungo sognato.”
Io che lo leggo tutti i giorni, e annoto tutto quello che dice, e mi soffermo a capire cosa volesse intendere in quel preciso istante, ecco quando faccio tutto questo, ho davvero la sensazione di averlo davanti.-“ Solo le persone incapaci di scomporre nella loro percezione quel che a prima vista sembra invisibile credono che la condizione faccia corpo con la persona”.
Si dice che la lettura sia l’unico modo per poter stare in compagnia dei grandi della storia. Vero, io sto con Proust, e lo amo.
-”Il pensiero non può nemmeno ricostruire l’antico stato per  confrontarlo con quello nuovo, perché non ha più campo libero: la conoscenza che abbiamo fatto, il ricordo dei primi minuti isperati, le parole che abbiamo udite, sono lì a ostruire l’ingresso della nostra coscienza, e dominano le vie della nostra memoria ben più che quelle della nostra immaginazione, retroagiscono sul nostro passato, che non siamo ormai padroni di vedere senza tener conto di loro, assai più della forma, rimasta libera, del nostro avvenire.”
Ecco, dopo che leggi Proust le sue parole dominano davvero le vie della memoria. La sua dialettica, la sua sterminata cultura, le sue visioni, il suo modo di descrivere i sentimenti, ti lasciano estasiata. –“Siamo tutti costretti per rendere sopportare la realtà, a coltivare qualche piccola pazzia.”
Amo un genio, c’è qualcosa di male? Credo abbia detto tutto quello che qualcuno non riuscirebbe a dire in tre vite.
Concludo così:
-“Quando un animo è portato al sogno, non bisogna tenervelo lontano, razionarglielo..se un po’ di sogno è pericoloso, quel che ce ne guarisce non è sognare di meno, ma di più, fare tutto il sogno. È importante conoscere interamente i propri sogni per non soffrirne più.”
Che uomo il mio amante… ineguagliabile.. senza tempo..
ciao!!!

sabato 26 gennaio 2013

VOGLIO LA VALIGIA DEI RICAMBI

Voglio la valigia dei ricambi. Sì, voglio essere come Mr. Potato di Toy Story, la patata che si porta dietro il suo set di attrezzi e può cambiarsi il naso, le orecchie, la bocca, e tutta una serie di accessori funzionali alla faccia di cui ha bisogno.
Stamane mi sono alzata con UN occhio gonfio, uno solo è, non tutti e due, almeno potevano bilanciare. Uno solo che mi crea una risacca sotto al bulbo oculare, di cui non so spiegarmi la provenienza, ed il cui gonfiore mi fa anche ombra. Sono andata a specchiarmi, cosa che non faccio mai di primo mattino per evitarmi patemi, e non potevo spiegarmi questo aspetto da donna di mezza età con tanto di viso anche diseguale; il fatto che sei già una donna matura lo “quasi” accetti, ma che la tua faccia decida di mostrarne due al contempo non ti cala proprio: una parte  sembrava la mia (più o meno), ma l’altra era di una perfetta sconosciuta. Sono andata a cercare fra le mie 100 creme se ce ne fosse stata una che magari mi avesse potuto aiutare, ma niente, nessuna crema dei miracoli, ci vuole solo la cassetta degli attrezzi di Mr. Poteto. Ad una certa età, hai davvero solo bisogno di ricambi, cioè non basta il palliativo, no, no, ci vuole proprio il pezzo nuovo, per esempio a me stamane mi servono due occhi nuovi e soprattutto UGUALI! Cavolo, che trauma l’età che avanza, a venti anni non ci pensi che un giorno ti alzerai stentando di riconoscerti, no ma scherziamo, a venti vai come un treno per fortuna, è quando arrivi al doppio degli anni che iniziano gli sgambetti, ogni tanto una caduta e una bella ammaccatura. Che soddisfazioni! E la cosa peggiore è quando tuo figlio ti dice: “Mamma ma che hai stamane, hai una faccia strana!. Bene non mi riconosce neanche lui … vado a cercare la valigia dei ricambi… provo da Brico..che dite ci sarà?

mercoledì 23 gennaio 2013

QUANDO E' TROPPO E' TROPPO

Io ci provo ogni giorno a parlare di attualità, non pensiate che prima di scrivere non mi informi sui temi del giorno, il punto però, è che quando mi metto a scrivere pensando ad un tema corrente mi passa la vena ispirativa.
Prendete le notizie di oggi:
è nato il figlio di Shakira e Piquè, si chiama Milan, passo sul commentare il nome, perché quella del nome è una scelta troppo personale, ma la sovraesposizione dell’evento sta facendo davvero schifo, l’ecografia sui canali dei social network, come stanno facendo Belen ed il suo compagno. Feti on line, esseri senza ancora viso, identità, già spiaccicati ovunque come fossero una mozzarella da vendere. Io capisco che la società stia cambiando e che tutto si stia  rivoluzionando; ma entro certe sfere ed ambiti, non staremo facendo un po’ troppo? Non c’è una riservatezza da tutelare? Jodie Foster ha fatto coming out circa la sua sessualità: sono lesbica. Va bene, allora? Io sono eterosessuale! Frega niente a nessuno? Perché delle notizie private devono essere sbandierate in prima pagina, pensando che cambino la vita di chi le legge? Sono diventata mamma! Complimenti, io lo sono diventata tre volte, l’unico modo di ripopolare il mondo è che frequentemente qualcuno diventi madre. Palese.
Corona scappa e chiamalo scemo, Sarkozy vuole andare in Gran Bretagna per non pagare le tasse, esempio di integrità, da presidente a latitante dello stesso paese, Cosentino millanta : non vedo non sento non parlo.
Intanto Justin Bieber supera Lady Gaga su twitter.. ecco almeno questa notte dormirete più serene.
Domani ci aspetta la prima cacca di Milan, mi raccomando.. tutte attente … è attualità!  

martedì 22 gennaio 2013

MARTEDI'

MARTEDI’. Giorno di Marte. In effetti il martedì è una mezza guerra. Dopo il lunedì da cui ti riprendi a stento, il martedì è il giorno in cui devi scendere in campo ed affrontare la tua battaglia per poter portare a casa la settimana. Che periodo difficile. Non esiste persona con cui mi confronti che non parli delle difficoltà, della pesantezza, della preoccupazione reale, non del futuro, ma di domani, che si potrebbe considerare presente. Una enorme incognita. Un enorme punto di domanda e una guerra giornaliera. Ma oggi è martedì, è il giorno della battaglia.

lunedì 21 gennaio 2013

AL CUOR NON SI COMANDA

“Tutti dicono che il cervello sia l'organo più complesso del corpo umano, da medico potrei anche acconsentire. Ma come donna vi assicuro che non vi è niente di più complesso del cuore. Ancora oggi non si conoscono i suoi meccanismi».
Lo ha detto Rita Levi Montalcini. Una dichiarazione bellissima ancor più, in virtù del fatto, che a farla è una scienziata e dice, a ragione cose, che noi da profani magari  intuiamo soltanto.  Come funziona il cuore? Certo se la mettiamo sul termine: è la pompa che fa circolare il sangue e fa in modo che ogni vaso abbia il proprio nutrimento ed ossigeno non fa una piega. Ma il cuore è molto di più.  Chi può spiegare come influisce il cuore su ogni scelta che facciamo? Quando si dice è una questione di cuore cosa vogliamo dire? È stato provato ormai scientificamente, che il contesto sociale in cui si vive, il modo in cui ci si relaziona, i rapporti insoddisfacenti, possono essere cause reali per una sofferenza di cuore. E quando queste condizioni si verificano, sfociano davvero in patologia, non sono fantasie. Essere esposti a continui stress, o avere preoccupazioni assillanti, non solo è un male per il nostro sistema nervoso, ma anche a quello cardio-vascolare. Insomma anche il cuore soffre, e non solo per cause dovute ad affaticamento fisico, il cuore si ammala anche a causa di una vita insoddisfacente, di preoccupazioni, di situazioni dolorose. La connessione che si attiva fra le emozioni, il sistema nervoso ed il cuore non è chiara, ma ne è certo l’effetto. Si può intuire che essendo l’organismo un sistema olistico, non può essere considerato a comparti. Dire mi fa male il cuore, o dire ho una pena sul cuore non è un’espressione così impropria, come quando qualcuno muore di crepacuore. Mi ricordo di aver letto, di una donna che non ha retto alla morte del marito, è morta di dolore, il suo cuore non ha resistito. Dunque? Ha ragione la Montalcini, il cuore fa  statuto speciale a modo suo. Nel cuore c’è davvero una sede appartata di sentimenti che non si possono comandare, e non si possono dominare. Quando si dice che il cuore va da solo è verissimo, come è altrettanto vero quando si dice al cuor non si comanda.  Saranno anche modi di dire…ma quanto sono veri. D’altro canto siamo sicuri di voler sapere proprio tutto? Non è bello rimanere con questo alone di mistero circa il cuore che influisce sul nostro essere, senza sapere di preciso perché? Ha un grande fascino questa cosa. Lo stesso fascino dell’amore, un mistero che non può essere svelato perché perderebbe della sua essenziale magia … il mistero del cuore.

sabato 19 gennaio 2013

LE DOGLIE AGLI UOMINI

Oggi ho letto una di quelle notizie che mi sono piaciute da matti, due presentatori olandesi si sono sottoposti ad una prova “estrema”, con degli elettrodi posizionati all’addome, hanno simulato i dolori delle doglie. Il programma televisivo è considerato un programma che propone prove estreme. Estreme? Certo per un uomo le doglie sono estreme, tant’è vero che uno dei due si è fatto staccare tutto prima dello scadere delle due ore, esattamente come farebbero un buon 80% dei maschi, l’altro è stato “uomo” ed ha resistito. E noi che siamo donne? Siamo da prove estreme! Già perché quando sei lì, non puoi dire scusate staccatemi gli elettrodi che non ce la faccio, no, il parto è una questione TUA, nessuno lo può fare per te, e nessuno può fermare un processo che deve solo compiersi, con un dolore immenso. Sapete benissimo che quando ti dici: “muoio”,è quello il momento in cui nasce, non sei morta ma ci sei andata vicino. Non voglio essere cinica e fare battutine, per carità, lontano da me … ma ogni uomo intelligente capirà. Per gli uomini la soglia del dolore è molto bassa, la natura non viene loro incontro perché realmente non ne hanno bisogno. Sono le donne quelle che hanno il reale bisogno di saper SOPPORTARE. Già fisiologicamente dobbiamo saper sopportare, e come spieghi ad un uomo quanto dolore per mettere al mondo un figlio. Gli elettrodi sarebbero una bella soluzione, due ore e vediamo cosa accade, a dire il vero le mie doglie non sono durate 2 ore sapete, no io sono proprio una di quelle sfigate che dopo 12 ore di dolori da volersi buttare dalla finestra aveva un utero aperto di soli 3 cm nonostante tutte le manovre della mia dottoressa per indurlo a fare il suo dovere. Doglie e taglio cesareo, tiè. Per il secondo è andata ancora peggio… non sto a sottolineare che siamo vivi per caso entrambi, o vivi perché io ho una sopportazione al dolore davvero molto alta..mi sono consolata col terzo. Però questo fatto oggi mi ha fatto davvero pensar molto, le prove fisiche a cui a volte gli uomini si sottopongono, non sono davvero nulla, alla somma prova cui una donna si deve prestare per poter avere la ricompensa: un bambino.
Poi ti dicono che sei protettiva, e come potrebbe essere diversamente quando pensi al dolore cui hai fatto fronte per metterlo al mondo; e la cosa buffa è che poi quel dolore svanisce non ci pensi più e l’amore che provi è oltre ogni umana comprensione.
Ma certo che questi maschi un esamino di coscienza se lo potrebbero fare, prima di aprire la bocca e sparare fiato a caso, perché quando hai le doglie impari che la respirazione è fondamentale, e il fiato ti serve, e lo devi buttare fuori solo in certi momenti: lezione di SOPPORTAZIONE!!!

mercoledì 16 gennaio 2013

PER FORTUNA NON SIAMO IN 3

Oggi è il compleanno di Kate Moss.
E voi direte, chi se ne frega. Lo so che la vostra vita va avanti benissimo senza pensare al suo fantasmagorico compleanno, quello che mi ha lasciato sorpresa è che oggi compie 39 anni. Wow ho letto più volte per assicurarmi che non mi fossi sbagliata con 29, no, confermo ne sono 39. Poi ho pensato che quando lei faceva la pubblicità di Ck One anche io ero una ragazzina, quindi ragazzina lei ragazzina io, grande io grande lei; almeno su questo c’è la parità di diritto. Ma che geni avrà certa gente per rimanere sempre così in forma? Io stamattina mi sento come lo scarafaggio di Kafaka, ed ho anche dormito questa notte, non ho mai fumato in vita mia, figurarsi provare altri tipi di stupefacenti, sono vegetariana da sempre e bevo solo acqua. Sbaglio qualcosa, e si non c’è storia, sbaglio da qualche parte, la mia vita salutare deve diventare esagerata, per ottenere risultati migliori rispetto a quelli che ha ottenuto lei. Dicono avesse la cellulite, macchè non è vero neanche quello, è in splendida forma e basta. È una questione di geni, a qualcuno fa miracoli a qualche altra un sacco di danni. Però la natura un po’ più pari ci avrebbe potuto fare è. Guardi Gisele e ti chiedi  se la madre non l’abbia concepita con un dio greco, guardi la Bellucci e ti dici che fortuna essere donna, a patto di essere come lei altrimenti è un confronto che non vuoi neanche approssimarti a reggere. Poi leggi da qualche parte, una delle solite bufale dove dicono che Kim Kardashian rappresenta la fisionomia della femmina perfetta. A si? Ma se ha un di dietro grosso come una pista di Boeing 747! Poi per fortuna e dicono per mia grande fortuna l’altra sera ho visto Sconsi, Anna Maria Barbera, evviva per fortuna che lei esiste e che ci fa rilassare, per fortuna che esiste anche Luciana Littizzetto, che ci fa ridere e pensare. Insomma per fortuna che di donne non ne sono 3 in tutte altrimenti, mi sarei rimessa sotto le coperte e che se ne riparli domani se scarafaggio devo essere!

martedì 15 gennaio 2013

MEDAGLIA-MEDAGLIA-MEDAGLIA

Sapete chi è la mia icona? Muttley. Ve lo ricordate? Il cane di Dick Dastardly, de Le Corse Pazze. Fantastico il suo ghigno che al richiamo di Dick: “Muttley fa qualcosa!!!”, interviene e poi chiede la mitica : MEDAGLIA-MEDAGLIA-MEDAGLIA!!!
Ecco anche io a giorni sono quella che chiede la MEDAGLIA, ma nonostante l’impegno sono esattamente come Muttley, la MEDAGLIA, non arriva MAI!!!
Ma che palle! Apri paracaduti continui e ti trovi sempre un Dick fra i piedi. A che serve la medaglia? A gratificarti ovvio. È vero che non si fa nulla perché ti aspetti il ritorno, ma non è neanche giusto intervenire, agire, operare con tutte le tue forze continuamente, senza avere mai un mezzo riconoscimento.
Niente la MEDAGLIA non arriva! E siamo tutti come Muttley che biascicano uno straccio di rivalsa, solo per rimanere delusi. Cavolo ma la vita non può mica essere solo una rincorsa. Ci sono momenti in cui arrivi con i giusti tempi e i giusti accordi, eppure hai vicino sempre qualcuno che si chiama Dick che ti fa passare da deficiente. “Accidenti doppio e triplo accidenti”.
Oggi voglio la MEDAGLIA!

lunedì 14 gennaio 2013

TO KALON

Dice Voltaire:
“Chiedete ad un rospo cos’è la bellezza, il grande bello, il to kalòn. Vi risponderà che corrisponde alla sua femmina. Chiedete ad un negro della Guinea; il bello per lui è una pelle scura, oleosa, occhi infossati e una naso schiacciato. Consultate i filosofi, vi risponderanno con discorsi contorti; essi hanno bisogno di qualcosa di conforme all’archetipo del bello in sé, al to kalòn.”
Prosegue: “Un giorno assistevo ad una tragedia, seduto accanto ad un filosofo:”Quanto è bella” diceva, “Che cosa ci trova di bello?” chiesi “Il fatto”disse”che l’autore abbia raggiunto il suo scopo”. Il giorno seguente, prese una medicina che lo fece stare bene. “Ha raggiunto il suo scopo” dissi ”ecco una bella medicina”.
Comprese che non si può affermare che una medicina è bella e che per attribuire a una cosa il nome di bellezza è necessario che essa provochi in voi  AMMIRAZIONE E PIACERE.  Convenne che la tragedia gli aveva ispirato questi due sentimenti e che là stava il to kalòn, il bello.”
Oggi volevo parlare del concetto di bello, visto che vengo da una settimana di studi sul tema, ma questa dichiarazione di Voltaire, è esaustiva a raccogliere le mie conclusione riguardo a questo tema. Il bello deve suscitare ammirazione e piacere.
Per i greci to kalòn era tutto ciò che comprendeva quello che è gradito all’occhio, all’orecchio, le qualità del carattere e della mente umana. Perciò il to Kalòn greco, non si limitava ad identificare qualcosa di aspetto “piacevole”, ma era la filosofia del bello che coinvolgeva tutti i sensi. Questo sottolinea come siamo distanti oggi dalla vera filosofia del bello, che si limita ad un giudizio apparente rispetto ad un’osservazione superficiale di facciata e che di solito manca di confronti.
Il bello secondo i greci era un modo di essere, di fare, di vivere che suscita ammirazione e piacere.
Allora cosa è bello nella società del bello?
Seguendo i precetti filosofici ellenistici, non è bello niente, perché poche cose rispondono agli impulsi o aspettative del to kalòn, per assurdo noi reputiamo bella anche una medicina, esattamente come l’interlocutore di Voltaire. Siamo superficiali. Nei giudizi non capiamo a volte il concetto che comporta un dato argomento prima di avventurarci in una sentenza.
La bellezza vera è imprescindibile dall’arte e dalla virtù, quindi il concetto scava un solco più profondo oltre la crosta della facciata, dell’apparenza.
La sublimazione della virtù era definita “kalokagathìa” cioè il bello e il buono nella stessa essenza.
Concetti sempre più lontani dalla nostra società fast food… diventano definizioni quasi incomprensibili, talmente intrinseci con filosofie e concetti diversi da quelli cui siamo abituati oggi.
Ora prima di dire che una cosa è bella ci metto un po’, ma non perché non mi fido del mio istinto, quanto perché cerco di capire il livello di bellezza che voglio attribuire a qualcosa, o qualcuno rispetto al vero significato di bello.
Concetto complesso lo so ma ci ritorneremo, perché interessante, e di grande attualità …
Intanto buon lunedì..

sabato 12 gennaio 2013

DEFECARE, EIACULARE, MANGIARE. PRIMA CONIUGAZIONE

Stamane ho iniziato la giornata nel modo più divertente, portato a scuola mio figlio, sono andata dalle mie amiche parrucchiere ventennali,  a lavarmi i capelli come ogni settimana, credo sia intuibile che la mia chioma non riesco a domarla da sola, il merito è delle mie amiche sorelle Jenny e Janet. Divagazione a parte, che volevo dirvi? Ho perso il filo, no ecco ci sono. Come in ogni parrucchieria che si rispetti c’è il tema del giorno, se poi le parrucchiere sono amiche tue, tutto assume un’aria di scanzonato unico. Alle 8 di mattina oggi si parlava di sesso. Tiè … insieme al caffè, al posto dello zucchero.  Perché si parlava di sesso? Non me lo ricordo. Se conosceste le mie amiche, capireste che non è facile capire come si arriva a parlare di cosa. Comunque dopo le solite battutacce, che di prima mattina sono una martellata sulla testa, la mia amica ha sentenziato: “gli uomini non fanno differenza sul “con chi andare”, basta che “vanno”, e fanno.”
Hops. Oh no! Mica mi direte che è così davvero? No! Uomini vi prego ditemi che non siete così, perché altrimenti ho scommesso di diventare lesbica. E non sono così intenzionata.
Allora riprendiamo per ordine. È vero che gli uomini vanno con chiunque perché devono soddisfare un bisogno? O è vero che ci sono uomini che si fanno guidare dal sentimento? Ditemi di sì, perché se così non fosse, significa che ai loro occhi siamo una sorta di catena di montaggio e sotto a chi tocca. Ora c’è anche da dire, e questo non lo dice mai nessuno, che pure le donne di questa filosofia ne hanno fatto “professione” e quindi siamo pari, ci sarà una quantità limitata di donne che “smarcano” e una quantità forse pari di uomini che cercano lo smarco. Ma tutto il resto, quello che  noi definiamo “normale”, scusate ma non mi viene un termine appropriato e so che la normalità è un concetto che sfugge a qualunque definizione,  come vive il sesso. Vai, prendi e dimentica? Mi inquieta. Siamo tutte sostituibili, basta soddisfare l’esigenza allora. Boh, io sono arcaica, ed ho un livello di comprensione impossibile da colmare, c’è un binomio che a mio avviso non si dovrebbe mai dissociare. Amore fisico e amore emotivo devono unirsi e sovrapporsi di pari passo, perché altrimenti chiunque può prendere il tuo posto, no? Cioè se chi ti ama non sente il trasporto del sentimento, e se tu non sei la sola a sollecitare quelle emozioni uniche, è certo che sei un corpo con cui espletare un bisogno. Wow, mi sa di defecare, eiaculare, mangiare, tutto uguale no, un verbo come un altro alla prima coniugazione: ARE. Bella roba, siamo messi davvero bene, se l’uomo che hai vicino potrebbe sostituirti con chiunque, tanto vale che stiamo ognuno con chiunque, evitando stirature di panni, lavaggio di pavimenti, e cucinamenti vari no? Ma l’amore vero, quello bello, non vuole conoscenza? Intimità? Complicità?  Se cambi partner continuamente, quando arrivi a capire davvero cosa significa amare qualcuno in modo esclusivo? Ma amici uomini davvero siete così? No, non me lo dite perché non voglio crederci, non voglio credere che vi fate guidare dall’istinto basso cintola, e nessuna fa la differenza nella vostra vita. Tutta Meat a caso? Sa di macelleria ve lo dico, io poi che sono vegetariana..tutto un programma. Vi prego ditemi che non è così … ho fatto una scommessa!!! Conto sulla vostra riscossa!