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La cialtroneria

venerdì 14 dicembre 2012

DIVENTATE DONNE

L’altra notte tornando a casa da Roma dopo l’evento che mi aveva vista coinvolta, è capitato nella poltrona di fianco a me, un ragazzo, un trentenne. Uno di quelli che pensavo non esistessero più neanche, concreto, simpatico quanto basta, e senza troppi grilli per la testa, sempre quanto basta. Durante il viaggio abbiamo fatto una bella chiacchierata, e mi sono accorta che quello che mi diceva era proprio vero. Mi ha detto che con le donne al momento ha rinunciato, ovviamente io che non mi so fare i fatti miei manco a morire, gli ho chiesto come mai. Mi ha fatto la descrizione delle donne giovani della nostra società, la quale mi è apparsa a dir poco inquietante. In modo ironico ma assolutamente veritiero, mi ha spiegato la scala delle priorità delle ragazze: in primis farsi i ricami sulle unghie, in secundis i capelli … e ultimo ma non meno importante, anzi il compimento delle opere di ristrutturazione, l’aperitivo con le amiche. Per fortuna ero seduta altrimenti sarei stramazzata per terra. Mi ha fatto una bella domanda: perché le donne non crescono?
Io sostengo le donne da sempre, e lo sapete, spesso accuso gli uomini di non crescere, ma a ben sentire opinioni e modi, il serio dubbio che anche le donne latitano a maturità mi viene davvero … Il ritardo negli studi, il non sposarsi, entrare nel mondo del lavoro tardi, credo siano motivazioni abbastanza concrete sul perché le ragazze non riescono a trovare una stabilità vera abbastanza immediata. PREMESSA: ne conosco moltissime che non sono così e sono davvero delle donne fantastiche, ma probabilmente il mio  compagno di viaggio ha fatto una istantanea molto veritiera di un tipo di donne che sicuramente popolano un certo ambiente e che non riescono a mettere in pari l’età oggettiva con quella di una presunta prosecuzione adolescenziale. Ma quando diventa donna una femmina? Con la prima mestruazione? No, ovvio. A diciotto anni? Ma no quella è la post-adolescenza. Allora? Una donna diventa donna, quando impara a comportarsi di conseguenza e sa assumersi delle responsabilità da donna. Amare (nel senso vero, non avere uno stallone da cui farsi portare nei locali per intenderci)un uomo è una responsabilità, avere un lavoro è una responsabilità, occuparsi del proprio spazio è una responsabilità, avere dei figli … bè questo è l’apice della responsabilità.. Cose semplici ma che davvero ti fanno crescere. Un diuturno interesse verso se stesse, indicano un’adolescente fuori età, l’impegno e la maturità  impostano una vera donna. Perché i ragazzi si innamorano delle donne grandi, perchè in loro vedono  già fatto il percorso che vorrebbero risultante anche su donne adeguate alla loro età, ma questo non è fisiologicamente possibile, bisogna dare tempo alla crescita, ma c’è comunque da intraprenderla la strada per la crescita. Se a trent’anni la tua vita è come quando ne avevi venti allora ha ragione il mio amico di viaggio: le unghie, l’aperitivo la parrucchiera e l’outfit per il sabato sera pensato tre giorni prima; pur essendo una donna, davanti ad una così scapperei con le gambe in spalla.  L’attenzione al fisico per essere una donna attraente deve fare da contorno ad un modo di essere, il modo di essere non può farsi trainare da piccoli dettagli. Insomma donne ci deve essere la sostanza, altrimenti poi non si può dire agli uomini che non siamo superficiali, e gli immaturi sono loro; così diventa una battaglia dura. È un discorso lungo e complesso e che ci vede sempre in fazioni contrapposte, ma a volte l’obiettività non può mancare nella valutazioni di atteggiamenti latenti. Su ragazze se proprio dobbiamo ricamare qualcosa, meglio fare una tenda, anzichè unghie improbabili che rendono anche ridicole ad una certa età… almeno la tenda ha un ruolo funzionale!!! Diventate DONNE!!!!






A DOMANI!

martedì 11 dicembre 2012

GENEROSITA'

Oggi una mia cara amica a conclusione della sua mail mi ha scritto: “se devo augurarti una cosa è quella di riuscire a fare l’inno alla generosità.” La generosità, virtù quasi estinta, la definizione è “larghezza nel dare”, il dare non implica solo oggetti o cose materiali, tutt’altro, la generosità si manifesta soprattutto sul piano morale, un altruistico interessamento verso chiunque. Diversa dalla carità che ha come oggetto qualcuno che ha bisogno, la generosità ha come fine quello di dare, e darsi, anche a chi apparentemente non ha bisogno, il dare ascolto, attenzione, interesse, trascende dai bisogni fisici di indigenza. La generosità è in realtà un profondo interesse per gli altri, era una caratteristica nobile, quella che interpretava le buone maniere da cui non ci si sarebbe dovuti sottrarre. La pietà e la generosità, pur avendo scopi simili, alleviare il prossimo, hanno sfumature diverse. Il dare senza aspettarsi nulla in cambio, è comunque alla base dello spirito sia della generosità che della carità … questo è il punto però, tutti barattano, io dò una cosa a te, e tu ne devi dare una a me. E no, non è questa la generosità. Io ti dò perché lo voglio fare, perché ti stimo, perché ti voglio bene, perché sento di volere così, e non voglio nulla come contropartita. L’amicizia, l’amore, la solidarietà si dovrebbero fondare sul DISINTERESSE.
Sì, domani, direbbe mio figlio.
La tendenza imperante non è neanche quella al baratto, ma la pretesa, che è anche peggio, tutti pretendono, amore, attenzione, senza dare nulla. Il problema di dare, come detto prima la generosità non aspetta nulla in cambio, non sarebbe neanche quello in sé, ma il punto della questione è la pretesa, l’arroganza, che ne consegue. Il mondo è arrogante, va a prendersi quello che vuole non chiedendo permesso e non chiedendo mai scusa. E questo non va bene. No, neanche un po’. La gente arraffa, prevarica, sgomita, chiede con sdegno, quello di cui tutti abbiamo per natura bisogno, ma il cui raggiungimento è fatto di piccole conquiste. Ad un arrogante chi vorrebbe dare? Ad un arrogate si tende a togliere.
La generosità viene spontanea con la gentilezza, e giriamo intorno sempre agli stesi perni, non se ne viene fuori, un animo gentile è anche generoso, caritatevole, comprensivo; uno colato nel cemento armato invece non viene toccato da niente e nessuno, esattamente come prendere a testate un muro portante, ti sbrachi il cervello e quello sta lì senza aver capito nulla.. la natura dei sentimenti va con la natura del carattere, più è raffinata e più è preziosa.. l’augurio ulteriore che vi posso fare dunque,  per questo anno che si presenta, è che possiate trovare tante anime di buona qualità..e fare  il nostro inno alla generosità disinteressata.
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A DOMANI

lunedì 10 dicembre 2012

INNAMORATEVI!

“Le cose parlate fra noi due durante e dopo l'afasia, le cose dette e non dette fra te e la persona che sono, fra me e la persona che sei, saranno poche o tante, mi domando, per viaggiare al tuo seguito, per cambiare o rincorrere con te aereo, nave, fuso orario, età?"
Bella vero? Citazione di Raboni. Voi non ci crederete, ma l’avrò letta almeno dieci volte. Direte, cose ci trovi di tanto affascinante? Tutto. Gli amori nascono così, da cose dette e non dette, fra due individui che casualmente si trovano, si parlano, si tacciono, e in questo dire, non dire nasce la curiosità, la voglia di scoprire chi è l’altro, una voglia che ti porta a cercare, inseguire, capire chi è questo individuo che la vita ti ha messo davanti. Cosa spinge qualcuno a voler cambiare vita, o fare scelte diverse per chiunque? Perché una ragazza rinuncia ad una Erasmus per amore? Perché un ragazzo rinuncia ad una borsa di studio per una studentessa? Perché una donna mette in discussione la sua vita per quello che sembra un perfetto estraneo? Perché un uomo che ha famiglia è disposto a mandare tutto in aria? Tutti matti? Sicuro, il problema è che l’amore fa diventare matti. Come dice Raboni, se qualcuno ti muove dentro quella scintilla che raramente si accende in modo serio, vero, vibrante (non parlo delle scappatelle per essere chiari) allora sei disposto a fare qualunque cosa per l’altro. La follia è amica dell’amore, i matti sono tutti innamorati, sconnessi, bislacchi, ma con la lucina negli occhi. Avete vicino qualcuno innamorato? La luce negli occhi, e quando quella si accende non ci sono occhiali da sole capaci di contenere quel guizzo irrefrenabile che ti fa rincorrere qualcuno fino in capo al mondo. “Lo scambio fra la persona che sono io e te, e la persona che sei tu e me”, pensateci bene al portento di mettere a confronto in modo così totalizzante due esseri sconosciuti, affidarsi ad un estraneo è da matti, è pacifico, ma l’amore inizia così, fra due perfetti estranei che si trovano, si riconoscono e si parlano, con la bocca, con il cuore, con gli occhi, cosa si dicono? Nulla di diverso forse da quello che si dicono due persone qualsiasi, ma è come se le dicono, cosa  provano mentre si ascoltano ciò che fa la differenza …  il problema spesso sorge quando poi ci si conosce troppo sino a diventare prevedibili..ma questo è un altro discorso … che non voglio affrontare, oggi vi auguro solo di innamorarvi follemente, di chi vi è già vicino, o di chi magari incontrerete … è un attimo augurio per il 2013 no?!!!
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A DOMANI

sabato 8 dicembre 2012

IL PACCO CHE SCOTTA

Sono 12 anni che mi faccio la stessa domanda, e nessuno che mi abbia dato una risposta vera: allora una che divorzia, mi dite cosa cavolo ci deve fare di un album di nozze dopo? … Il mio va pellegrinando da anni fra casa di mamma, casa delle amiche, casa di nonna … ma ancora non trova riposo. Non se ne esce da sta storia. A casa non te lo puoi tenere, e che sei matta, litighi con tutti e ti rovini la bile ogni volta che individui anche la zona di collocazione. Allora inizi a portarlo in giro, per farlo custodire da qualcun altro, amiche, parenti, vicini e lontani … ma dopo un po’, siccome un album è ingombrante e bello grosso, anche loro timidamente ti dicono se puoi trovargli un altro posto, cioè se ne vogliono sbarazzare perché pensano che porta anche sfiga..è pur sempre un album di un matrimonio fallito … il colmo è quando l’amica affidataria, la tua più cara e quella che non te lo fa pesare, nel frattempo ha divorziato, e il problema sorge a lei … dove mettere il suo, immagina tenere il tuo … Rilevi di nuovo il pacco che scotta e cerchi di pensare a dove imboscarlo di nuovo. Ogni volta che ti passa per le mani, non provi neanche a metterci dentro il naso, che sei matta, pensi che tuo marito ancora ti gridi in faccia: PERCHE’ MI HAI LASCIATO!!?? Onde evitare strane voci, tipo oltretomba, lo tieni sotto chiave dentro quella sorta di ventiquattrore che t’è costata un sangue, pensando al prossimo nascondiglio. Allora, una dice ma buttalo via. E buttare via una roba così grossa non è mica facile, e poi dove si butta? Nella carta? E no la copertina è pelle. Nel differenziato? Il sacchetto è così leggero che appena ce lo appoggi dentro si spacca e ti cade anche sui piedi e ti fa pure imprecare. Nel blu non ci va, lì solo il riciclabile e tu ti sei già riciclata un'altra vita, il tuo album di matrimonio davvero ci stona. No, no, non si può. Allora lo porti alla discarica? Non te lo prendono, lì vogliono solo gli elettrodomestici rotti o i materassi sfondati, altro buco nell’acqua. Ho un’idea fissa, istituire il banco degli album di matrimonio. Una sorta di biblioteca dove puoi lasciare in custodia il volume da far consultare a tutti colore che hanno intenzione di sposarsi … AMMONIMENTO! Della serie erano così, adesso non si rivolgono neanche la parola … quindi pensaci bene … dite che non funziona? No? No vero, ognuno deve sbagliare per conto proprio, e sbattere bene, bene il muso come quel povero diavolo di Willy il Coyote… pressati sotto il nostro album di matrimonio, lo faranno apposta così pesante, ad indicare la mole di impegno che ti prendi con  un legame che spesso non si riesce a portare. Sapete che faccio? Chiamo DHL  e lo spedisco al mio ex marito..e che ci pensi lui per i prossimi 12 anni a sapere dove metterlo. Un po’ ciascuno no?
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venerdì 7 dicembre 2012

VERDE SPERANZA!







Alla domanda: qual’ è il tuo colore preferito? La mia risposta è sempre la stessa: il verde. Adoro il verde brillante, quello rischiarato dal sole quando le foglie riflettono le loro cromie abbaglianti. Il verde in cromoterapia è il colore fondamentale della natura, è il colore dell’armonia, simboleggia la speranza, l’equilibrio, la pace e il rinnovamento. È un coloro neutro, rilassante, favorisce la riflessione, la calma, la concentrazione. Stamane leggendo il giornale ho letto un articolo, il colore dell’anno 2013 è il verde smeraldo, Pantone 17-5641. È proprio il caso di dirlo, verde speranza, viste le difficoltà a cui sembriamo accingerci anche questo anno. Probabilmente anche il mondo del fashion system ha bisogno di positività e di rinnovamento. Tutti abbiamo bisogno di toglierci questo alone di vecchio e questa coperta polverosa che ci sta opprimendo. Rinnovamento, deve essere la parola imperante per il nuovo anno. Nuovi obiettivi, nuovi spunti, nuovi stimoli, e nuove prospettive. È l’unica speranza che abbiamo per tirarci fuori da questo marasma che sembra opprimerci tutti. Positività realistica, concentrazione vera, per capire la strategia, studiare un piano personale, vincente … verde speranza!!! O meglio verde smeraldo!!







A DOMANI!

giovedì 6 dicembre 2012

PENSIERO

È freddo, negli Appennini si vede la neve specchiare, in contrapposizione al mare che rivendica un blu maestoso, il cielo non sa a chi  dar ragione, tutti rivendicano la loro bellezza. Anche le mie querce, fiere della loro maestà Dodonea soffiano i loro oracoli. La natura è quanto di meglio possa ispirare chiunque. Oggi mentre tornavo, e tagliavo la collina nel punto più alto, mi sono detta che con tanta bellezza prepotente, si può insinuare in chiunque il desiderio di onnipotenza, la natura fiera e maestosa a volte ti fa dire: sono vivo, sono forte, ce la posso fare. La bellezza del mondo o ti annichilisce, o ti da una forza unica, a saper ben vedere, a saper ascoltare il sibilo della terra, non si può passare indifferenti, incuranti, indolenti. È potenza, è maestosità è la vita vera.
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A DOMANI!

mercoledì 5 dicembre 2012

UMANAMENTE

Ieri mi è stato fatto notare che ho usato la parola UMANAMENTE, come parola nuova. Non credo di non averla mia usata, magari qualcuna se n’é accorta ieri. Che sia o meno, stamane da questo umanamente ricomincio. Umana natura, umanamente, ciò che corrisponde all’uomo, alla sua coscienza, alla sua emotività, alla sua anima, questo è ciò che si considera umano, quello che differenzia dallo stato delle bestie, degli alberi, che pur essendo esseri viventi non hanno coscienza, consapevolezza, volontà sciente. Umanamente sbagliamo, umanamente amiamo, umanamente viviamo, scegliamo strade che non sempre sono quelle giuste, umanamente facciamo tentativi. Hume nel suo trattato sull’Umana Natura isola tre aspetti fondamentali: l’intelletto, le passioni e la morale. Ecco cosa è l’umano, il vertice di queste componenti caratteristiche patrimonio del primate eretto. Quando ci si comporta in maniera disumana? Quando una delle tre caratteristiche fra intelletto, passione, e morale, viene a mancare. Tutti ci crediamo umani compassionevoli, buoni, comprensivi, intelligenti, moralisti, per poi scivolare su delle bucce di banana banali ma capitali. L’umana natura si fa i trabocchetti da sola, la morale non va mai d’accordo con la passione, o l’intelletto non va in accordo con la passione, è spesso la passione che sbilancia e pone in difetto rispetto all’umano. Le passioni giocano un ruolo fondamentale, perché spesso ci si appassiona a ciò che non è morale, e che va contro l’intelletto. Un disastro emotivo che compromette l’umana natura, il tentativo quotidiano spesso fugato di comportarsi umanamente.

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A DOMANI!

martedì 4 dicembre 2012

PENSIERO

Ci sono giorni che si vivono a scivolo per inerzia. Ce ne sono altri che sono combattuti, altri soffocati, alcuni sono contrari alla logica, altri assecondano desideri altrui, alcuni non hanno senso di essere affrontati, altri rimangono sul mucchio senza capirne lo scopo, alcuni leggeri, altri pesanti, altri maestosi, alcuni meschini. Qualche altro ce lo ricordiamo per una foto, il resto è contorno sbiadito, poi c’è quello che ti rimane dentro per un brutto guaio, o quello che ti ricorda un anniversario che sei costretta a ricordare nonostante tutto.
Il problema non è del giorno, ma nostro, che non sempre ci sentiamo adeguate all’oggi. Già, non siamo sempre pronte, reattive, decise, convinte, fornite di idee chiare, per far in modo che ogni giorno  sia suo, speciale, o da ricordare. È nella natura delle cose, è umano, forse non saremmo capaci neanche di vivere con tanta foga, o con tante emozioni insieme. Fra up e down si alternano sole e luna, e la ricerca della nostra redenzione all’oggi adeguato … è il problema di tutti … quello di vivere umanamente.
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A DOMANI

lunedì 3 dicembre 2012

LA SARTORIA

Buon giorno!!!!!!
Come state??? Come avete trascorso il vostro week end?? Io sono stata a Milano al Fashion Camp, location piacevole, compagnia fantastica, artisti davvero bravi. Tamara Nocco, la padrona di casa, è una donna che sprigiona un’energia contagiosa, se sei vicino a lei tutti i mali del mondo sembrano improvvisamente fugati. Tamara ha messo insieme dei giovani talenti davvero interessanti, di quelli che ancora hanno qualcosa da dire uscendo fuori dal coro.
Serena, “sarenapolettogHella”, una giovanissima neo-mamma con la passione per la sartoria. Tagli puliti, rigorosi ma semplici, tessuti veri, di quelli che non si trovano più perché di alto pregio, ricercati, quelli della vera tradizione sartoriale,  pochi pezzi ma davvero ben pensati e ben strutturati, Sara usa pochi materiali ma ben combinati, le linee seguono il corpo così da farlo parlare, e il risultato è un  neo bon ton di tutto rispetto. www.serenapolettoghella.it
Poi c’era Hilda, Hilda ha un sorriso che ti scioglie, di origini albanesi ha studiato alla Saint Martin, la sua concezione di moda è quella di miscelare la sua tradizione albanese, i suoi ricami, le sue stampe, con concetti e tagli moderni, contaminati, ma attenti, usando tecniche moderne per riproporre una trasversalità che riconduce fra vecchio e nuovo, verso un modo di concepire la moda rinnovato. Quando la collezione viene spiegata da Hilda, illustrata nelle varie fasi di lavorazione, tutto ha un perché … www.hildamaha.com
Poi una vera artigiana del fatto a mano, come nelle migliori tradizioni di bottega, “L’abito che Vorrei” è realizzato da una donna fiorentina DOC meravigliosa d’altri tempi, che si ripropone in modo discreto, ma con un mood spiccatissimo, alternativo ed estremamente ricercato, tessuti, lavorazioni dettagli, un vero incanto. Costruzioni tecniche pensate, provate, tessuti inusuali, rifiniture precise, come tradizione vuole, quella della vera bottega. Una camiciola bianca mi ha rapito, la vera grazia, la vera raffinatezza del buon gusto. www.labitochevorrei.it
Bellissimi incontri, bellissime donne, una conclusione univoca: il mondo della moda va verso il su misura, il fatto a mano, il pensato per te, e fatto per te, il pregio del tessuto, il vantaggio del taglio personale, il gusto di costruirsi il proprio abito, unico, e solo, basta uniformarci alle divise delle catene distributive, ogni tanto un fatto a mano e pensato alla donna che sei è la vera filosofia del futuro … una bella esperienza, grazie alle mie compagne di viaggio, ed a tutte le ragazze che ho conosciuto, tutte piene di brio, di idee, di voglia di fare bene convolgenti, stimolanti, argute. Brave!
Senza parlare della mia super amica Patty artista poliedrica e di gusto eccelso … ma di lei vi parlerò in seguito..
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