martedì 31 marzo 2015
RESILIENZA
La resilienza è la capacità di far fronte in maniera positiva agli eventi traumatici, riorganizzare positivamente la propria vita dinanzi alle difficoltà. È la capacità di ricostruirsi restando sensibili alle opportunità positive che la vita offre, senza perdere la propria umanità.Persone resilienti sono coloro che, immerse in circostanze avverse, riescono nonostante tutto e talvolta contro ogni previsione, a fronteggiare efficacemente le contrarietà, a dare nuovo slancio alla propria esistenza e perfino raggiungere mete importanti. In realtà la resilienza è il segreto per sopravvivere a questo nuovo millennio. La capacità di reagire, nonostante tutto sembri contro; la necessità di mantenersi lucidi per avere il piano di ripristino. La resilienza è la risorsa degli ottimisti, di quelli che ..ce la possiamo fare. La resilienza non è illusione, è fibra emotiva, forza psicologica di ribaltare una situazione, senza utopie, ma con la sana, e realistica convinzione che, da uno si può ricominciare. Illusione è pensare illimitato, al contrario un prudente e calcolato slancio, verso un risultato alla portata, significa sapere quanto si vale, e dove si è disposti ad arrivare sacrificandosi. Il segreto è l'attitudine mentale. Vedere opportunità, dove gli altri vedono catastrofi. Riorganizzare la propria vita, senza piangersi addosso. Essere forti, ma rimanere umani. Rimanere sensibili alle sfumature dei sentimenti, e alla possibilità dell'immaginazione.Insomma vola basso, ma vola!
Buona giornata a tutti..
venerdì 27 marzo 2015
APOCALISSE
Stamane mio figlio ha detto che, se fosse uscito indenne dalla lezione apocalittica di storia, tutto poi sarebbe stato in discesa. Lui l'apocalisse la imputa ai romani. Ognuno interpreta scenari catastrofici a modo suo, le scale "Mercalli" delle catastrofi personali, vengono stilate in modo arbitrario. E dire che apocalisse significa rivelazione. La fine del mondo vira dalla lezione di storia, allo smalto scheggiato per qualcuno, per altri da una delusione d'amore, alle elezioni politiche, o una partita di calcio persa, e la borsa che crolla. Rivelazioni banali che diventano catastrofi. La verità, è che siamo talmente insensibili agli stimoli reali, da rispondere poi solo a quelli finti. La realtà e la fantasia sorvolano gli stessi cieli, tanto da mistificare le coordinate di volo, simulando e producendo schianti pazzeschi. Le nevrosi diventano apocalittiche, e le bizzarrie ab libitum ragioni di fatto che coinvolgono innocenti. La famosa realtà aumentata, suggestiona sino a diventare edace con la realtà oggettiva. Consumati dalla vita virtuale, perdiamo le distanze con l'acqua che bolle, o il semaforo rosso. Ci si innamora di immagini, dimenticando di amare chi respira affianco a noi: questa è davvero l'apocalisse. La sovversione di ogni ragion pura, l'incapacità di trovare una mediazione tra sensibilità e intelletto, e tra intuizione e concetto. La mancanza di equilibrio fra il bisogno di astrazione, e la necessità di realismo, rapporti distorti col vero. Rivelazioni.
lunedì 23 marzo 2015
IL FU..
Ho passato la domenica leggendo. Mio figlio di fianco, a leggere il suo libro, autonomamente scelto per scuola. Ora i professori fanno scegliere il testo, ed ognuno può spaziare verso i propri interessi; Natan ovviamente ha scelto una roba sanguinosa. La mia professoressa, alla sua età, ci fece leggere: Il Fu Maria Pascal, Pirandello. Lettura notevolmente diversa, e scelta assolutamente non autonoma.
Libro assegnato, ora libro scelto. Meglio prima, o ora? Certo, è bella la libertà di poter scegliere ciò che si vuol leggere, soprattutto perché leggere è faticoso, se nella fatica guerreggi anche con l'autore, tutto diventa un bagno di sudore, sino alla fine dell'ultima a pagina, ammesso di arrivarci. C'è un però, se la mia professoressa non ci avesse arbitrariamente assegnato quel libro, forse non avrei mai letto quel capolavoro di Pirandello.
Letto a quell'età, è stato un libro rivelazione, il dualismo, le maschere, i temi cari a Pirandello. Certo la lanterninosofia, il principio secondo cui l'umano ha la sfortuna di avere piena coscienza di sè e della propria vita, e di conseguenza ha l'obbligo di subordinare la realtà esterna oggettiva, al suo sentimento interiore del vivere,ecco, di sicuro la complessità di questo precetto mi sarà sfuggita nella sua interezza, ma nella mente di una dodicenne quel libro mi aveva già detto tutto senza linguaggi filosofeggianti, quelli che ho imparato a fare dopo, senza la certezza che fossero migliori.
Oggi si legge poco. Sembrerebbe impossibile, abbiamo tutti in mano uno Smart Phone, e di solito se non ci parli, ci leggi. Dunque non è giusto dire che non si legge, ma è la qualità di ciò che si legge ad essere scadente. Siamo bombardati da messaggi scritti, slogan, incisi, tutte frasi short, che si piantano nella testa e segnano generazioni. Ciò che manca è l'avvio più deciso verso un tipo di lettura più nutriente. Si dice basta che leggano, sarà, ma è come dire,basta che mangi, poi se campi di patatine poco importa. Se l'alimentazione deve essere equilibrata, fatta di tanti nutrienti, ed a volte certi cibi vanno forzati, forse la stessa cosa vale per la lettura. E' vero basta che leggano, ma se quello che leggono è sempre da idioti possono leggere tutta la vita e comunque avremo una generazione di idioti, che mangiano patatine, e parlano per slogan.
Ci vuole sì, l'autonomia di scelta, ma secondo me, ci vuole anche una canalizzazione non invadente verso un cibo più consistente, strutturante, poco spazzatura.
Ma i tempi cambiano... si mangino patatine, e Pirandello non lo vuole più nessuno.
Il fu....
martedì 17 marzo 2015
AMMUTINATI
Ammutinamento. Io dico nella mia lingua bellissima, quello che accade a Dolce & Gabbana. Qualche mese fa ho visto bacheche piene di: io sono Charlie. Si doveva difendere la libertà di pensiero, adesso chi dice la sua diventa fascista. Ammutinato. Sono d'accordo con Dolce e Gabbana, la famiglia è tradizionale. Tutto il resto è un altro prodotto, che apparentemente sembra uguale, ma non lo è, non lo è nell'essenza, che poi qualcuno lo scelga, nulla da replicare. Ognuno conduce la propria vita come vuole, ma nessuno può pretendere che le sue scelte siano universali. E no. Tutto non si può, quello, quell'altro e quell'altro ancora, no, o una cosa o l'altra. Vuoi i Figli? Un modo solo c'è per farli, tutti gli altri che vorrai usare per approvvigionartene non sono modi naturali, e siccome la famiglia è il prodotto naturale di legami semplici, tutto il resto è: sintetico, un bleff, che nasce da legami complicati e che ha bisogno di terzi per generarsi. Difendiamo posizioni che non andrebbero discusse, perché sono scelte e libertà di espressione. Io credo nella famiglia tradizionale, tu No? Bene, perché io devo essere giudicata, e tu No? Perché io mi devo difendere, e tu invece hai corsie privilegiate di libertà. Allora non siamo tutti Charlie, allora le vignette bisogna farle del tema giusto, perché se vai fuori tema ti ammutinano. La libertà dunque è una lobby, non è espressione; ti devi attenere alla parte, altrimenti ti spengono l'occhio di bue, e ti spengono. Io la mia vignetta la disegno come voglio, nel rispetto di tutti, ma oonesta. Io li voglio difendere i miei tre figli, come gli altri fanno con i loro.senza Ammutinamenti
mercoledì 4 marzo 2015
W LA MAMMA
Milano passo e chiudo.
Finita la giostra, sono a casa, con i miei figli. W la mamma recitano Dolce & Gabbana.
Qualcuno sembra essersi accorto, che la specie umana continua a perpetrarsi grazie al fatto che ci sono donne che fanno figli. Quando dico di avere tre figli, mi guardano come fossi ammorbata da uno strano virus, che mi renderà sfasciata nel giro di mezza conversazione. Una mamma non è cool, una mamma non è easy, una mamma non è giusta? Ma chi lo dice? Io ho conquistato la mia femminilità grazie alle mie gravidanze. Ho messo di fianco il mio egotismo grazie ai figli. Sono cresciuta grazie ai figli. Penso, e conto prima di parlare, grazie ai figli. Sono diventata adulta, perché sono diventata responsabile di tre anime. E questo non è abbastanza? Scusate ma il mondo non lo posso salvare al momento, non mi è di strada. Il termine matrice viene da "utero", la matrice è un elemento che riproduce, le madri riproducono un modello di donna, una matrice diversa ma non meno interessante. Si è passati dal culto della donna che allatta il proprio figlio come simbolo di prosperità, di femminilità, di vita, alla pubblicità di crocchette per cani, come fossero il seno materno. I cani nei ristoranti si, i bambini no perché fanno rumore.Ma che segatura si stagna nella testa di alcuni? Memento: ricordati da dove sei venuto, da Una Madre, da una donna, che è donna vera, piena, completa, in virtù del suo essere madre.
W LA MAMMA
mercoledì 25 febbraio 2015
FATECE LAVORA'
Inizia la Fashion Week di casa nostra. Tutti a Milano a fotografare, postare, ammirare o criticare le collezioni. Si da corso a quello che i non addetti ai lavori definiscono Carnevale della moda, e noi, da addetti ai lavori, sappiamo essere la prova del nove. Se non vivi la moda e ci osservi in questi giorni, sembriamo davvero un branco di invasati, ma tutto dipende dalla prospettiva, perché quando il lunedì mattino senti uomini accapigliarsi per errori arbitrali, o vedi una città sfasciata da ultras, capisci che il fashion system è davvero molto più innocuo. Quello che gli altri definiscono superfluo, è ciò che riempirà gli armadi dei loro figli, e per quel superfluo i genitori faranno gli straordinari, pur di accontentare i loro pupilli. Questo show di cartapesta, ha all'attivo decine di migliaia di addetti ai lavori, che vivono di stracci, e di piani di marketing per venderli al meglio. Quindi, se nella forma sembriamo una massa di svaniti, ai fatti la moda muove il mondo. In un sistema come il nostro, di apparenze, contenuti liquidi, veloci, criticare la moda è come ostinarsi a dire di non avere lo smatphone, ed usarlo di nascosto. È così, la realtà è questa, inutile fare i radical chic e prendere le distanze dal cappotto over size che vedi in passerella e che poi comprerai da Zara. Allora mettiamoci il cuore in pace, la moda è un indotto che porta soldi a casa di molti senza spacciare sostanze stupefacenti, e finisce nei guardaroba di tutti.
FATECE lavora'!
lunedì 16 febbraio 2015
SCORRIMENTO LENTO
Mi sono accorta che è da molto che non scrivo.
Il lavoro mi mangia la testa, mi assorbe le sinapsi, e mi fa mancare di guizzi. Questo è il motivo per cui tutti ci appiattiamo, non abbiamo tempo di pensare. Siamo convinti di avere un sacco di pensieri per la testa, ed è anche vero, ma quei pensieri non sono pensieri verticali, sono pensieri di scarto, quelli che il PC ha bisogno di eliminare per non intasarsi. Sono i pensieri di servizio di cui facciamo ben poco. Sono li, ad allarmarci continuamente che dobbiamo correre di più di quanto non abbiamo fatto oggi. Risultato? Stanchezza, frustrazione, malumore, nevrosi. Una rudimentale simulazione del pensiero è quello che tentiamo ogni giorno. Il pensiero vero è quello che ti apre la porta verso un fare egemone,veicolato verso una direzione, una guida, un mondo interiore fatto di piani, spazi, cavità importanti. La realtà è un'altra cosa, ogni giorno usciamo tutti con i nostri tablet, PC, smatphone che sembrano l' egida, lo scudo di Giove, con i quali affrontiamo battaglie,scontri e affronti con una foga ed energia da Dei, Per poi renderci conto, quando ci si scarica la batteria, che siamo neanche semi dei, ma primati appiedati, e senza scudo, indifesi, vulnerabili, ridotti a non ricordarci più neanche un numero di telefono in caso di necessità. Tutti pensieri a scorrimento veloce, proprio come le videate dei nostri tablet, immagini fugaci di cui non fissiamo nessun dettaglio, nessun ricordo. Voglio lo scorrimento lento. Devono essere, e per pensare ci vuole tempo.
lunedì 2 febbraio 2015
GIUDICATO
Ognuno ci impiega giusto una vita a cercare il proprio equilibrio, e per tutta la vita troverà qualcuno che proverà a turbarlo o giudicarlo. Così è, non c'è scampo. Tu cerchi di aggiustarti, e un altro cerca di ostacolarti, o fa l'eco delle tue difformità rispetto ad un canone che non è mai il tuo, ma quello proposto dalla mente del tuo osservatore opinabile. È evidente che non troveremo mai accordi o consensi, cerchiamo bilanciamenti personali, che nulla hanno a che spartire con la vita degli altri, il punto è che questi altri, pubblico impreparato e fazioso, come missionari, monitorano le tue evoluzioni quale materia di vaglio e valuazione.
Chi io? Io Non giudico. Ci fosse stato, in 42 anni di respiri, chi mi abbia detto con onestà: io giudico come tutti, perché purtroppo è più facile giudicare per sminuire, che analizzarsi per crescere. No, tutti galleggianti dal suolo corrotto della sentenza, apparentemente, ma tutti pronti a mettere il piede a terra appena la discrepanza fra la valutazione e le aspettative differiscono. Contraddizioni multiple di discorsi che si vanno unitamente contrastando. Impossibile? No, no, reale; anzi, sarebbe surreale, ma praticabile e praticato dell'umanità che fa della contraddizione, la materia della sua stessa natura.
Così nella battaglia già abbastanza estenuante che ognuno fa per trovarsi un modo, un fare, un essere, ti ritrovi: GIUDICATO.
lunedì 19 gennaio 2015
SILENZIO
C'è chi parla sconsideratamente come con colpi di spada- dice il saggio, io aggiungo, che c'è chi non si premura di accendere neanche la testa quando parla. La gente respira altrimenti stramazza, e in mezzo ai respiri, ci lancia delle parole, invettive: non ponderate, non pensate, non provate, non veritiere, non accurate, non opportune, non convenevoli. Fiato alle trombe. Sanno tutto, tutti. Cosa Sanno? NIENTE. La gente non sa niente, e si permette di tracciare il tuo profilo lungo decenni: fatto di incontri, di amori, di amici, di esperienze, di culture, di insuccessi, di malattie, di difficolta economiche, di viaggi, di libri letti, di dipinti, di musica, di fatti lunghi appunto una vita, inimitabili e non paragonabili. - Lo so io come sei fatto- Ci sono giorni in cui direi una fila di parolacce imbarazzanti a tutti coloro che si permettono tanto. Iniziando da -tu non sai un c.... e la tua lingua è buona solo all'ofidismo, cioè ad iniettar veleni.- Non sappiamo,non intuiamo,la porta massima o minima che possa essere dietro ad ognuno, non è una colpa è un limite. Fate un conto, quante persone vi conoscono Davvero? Di quanti potete essere certi, che possano descrivervi come realmente Siete? Uno? Due? Tre sono già troppi. So di non sapere. E siccome lo so,sto zitto, e aspetto che il tempo mi insegni, se sarò capace di coglierne i segni, altrimenti che si continui in silenzio. Meno danni, meno inganni, meno stronzate. Prima pensa, e se pensi vedrai che starai in silenzio.
lunedì 12 gennaio 2015
PRETESTO
Io non sono Charlie, perché mi hanno imposto altro nome. Io come tutti. In questi giorni si e' deciso di cambiare nome. Un pretesto per indossare abiti nuovi. Lo disse lo stesso direttore di Charlie: i mussulmani cercano un pretesto. Anche noi. Siamo tutti a caccia di un pretesto per far saltare la miccia. Non siamo ne solidali, ne buoni, siamo a caccia di appigli per dire che non ci sopportiamo. Io non le tollero più le farse. La gara a chi è meglio: nessuno. Non ci sto. Stimo la coerenza. Se scegli di vivere entro una filosofia, lo fai come modo, non come occasione. Il pretesto è un alibi che legalizza il pensiero, quello che non si può dire, perché non è corretto, non è civile, e diventiamo peggiori degli stessi fautori del male. Allora Combattere per la propria libertà, senza cercare pretesti, Farlo perché è giusto, Viverlo perché lo si crede, senza prevaricare; questo significa dare valore al proprio nome. Metterci la faccia, non mostrarsi di tre quarti. Non pretesti, non espedienti per uscirne puliti, ma concetti: assimilati,elaborati e trasformati in modo di vivere. Gandhi, che stimo davvero, predicava a ragione, di Essere il Cambiamento che Volevi vedere. Se facciamo finta di sopportarci, potremmo tutti imporci un nuovo nome, che sarà l'ennesimo PRETESTO, per litigare, per uccidere. La verità:bisogna dirsi la verità e lavorare su di essa, arrivare ad un compromesso leale, che non nasconda il trabocchetto, altrimenti è tutto finto. Tutto vano. Tutti nomi prestati.
giovedì 8 gennaio 2015
NUOVE MODELLE
Celine ha come protagonista della sua campagna pubblicitaria una ottantenne. Mi piace. Tutto ciò che rompe gli schemi costanti, noiosi, mi attrae;la modella non modella, mi suscita una reazione. Me la ricordo. Quindi, funziona. Ma lasciando stare i sistemi matematici di marketing, penso davvero ci sia un cambiamento vero nei canoni di stile e bellezza. Il Pirelli posato da una curvy, le Adv affidate a donne mature, il canone si sposta su bellezze eterogenee, dove ognuna racconta una diversa essenza di femminilità, ma sempre intrigante. Non ho nulla contro le baby modelle, se non il fatto che non mi suscitano nessuna interesse. Troppo acerbe, senza una definizione di personalità, e di conseguenza di femminilità. Le nuove possibilità, e le diverse forme messe sotto ai riflettori, impongono un nuovo modo di guardare alle donne, un nuovo modo di considerare bello un mood. Sarà ancora un processo lungo,ma è stato iniziato; è un po come quando i pittori sono passati dal ritrarre regine, alle serve: avevano una diversa allure, erano più intriganti.Lo stesso si voglia per le donne del nuovo millennio, ognuna, a prescindere dall'età, ha una femminilità da raccontare, da mostrare, che nulla toglie a quella di giovani donne le quali mostrano il lato migliore del favore dell'età, ma non possono garantirne per il futuro. Ogni fase del tempo ha un fascino, e finalmente qualcuno ha iniziato a farne modo o "modella" di vita. A mostrarlo.
lunedì 5 gennaio 2015
OGGI
Ho preso il caffè, ho scorso le notizie, Pino Daniele è morto. Mi è subito venuta in mente la scena, dove è con Troisi, mentre canta "Tu dimmi quando, quando.." de "Pensavo fosse amore, invece era un calesse", ad un certo punto il testo dice: -non guardarmi adesso, sono stanco, perché penso al futuro..-e continua - siamo angeli che cercano un sorriso.."
Non lo so come mi è arrivata, però questa idea del pensiero del futuro che stanca, che sfigura il viso, mi ha tanto impressionato perché è proprio vero. Le elucubrazioni del domani provano la fatica di oggi. Una fatica estenuante, quasi insostenibile. La mente è capace di una combustione talmente elevata da lasciare senza risorse, tanto da cambiare una fisionomia. Cerchiamo tutti un sorriso, quello che regala il profilo migliore, che illumina lo sguardo e rasserena la fronte. La realtà vista con realismo, che non trascende nella razionalità nichilista. Questo è cercare un sorriso, non aggrottare la fronte per un futuro intelligibile, e non rammaricarsi del presente che regala ancora un respiro. L'inanita' del pensiero costante di domani,il pensiero edace, divorante, ci fa diventare brutti oggi, ci fa perdere completamente l'aurea attraente di un sorriso che conquista. Tu Dimmi quando? Mi viene di dire: ora. Senza perdere tempo, il sorriso di ora, le parole di ora, il futuro di ora. Senza farsi vincere dalla paura del domani. I latini dicevano: vae victus, cioè guai ai vinti. Guai ai cattivi pensieri, cercando sempre un sorriso..Oggi
mercoledì 31 dicembre 2014
AUGURI
Freddo bestiale. Una dormita colossale. Vado piano. La testa non macina ne idee, ne informazioni. Leviamo in alto i calici, e si brindi al nuovo anno.- Ah io sono astemia-, anche questa la passo. Allora, almeno, lasciamoci con la speranza che, domani non cambiera' nulla, ma fra 365 giorni, un passo avanti lo possiamo aver fatto, oltre che verso la vecchiaia, anche verso una meta, un risultato. Un passo verso una convinzione più solida, o verso la soluzione ad un problema. Un passo verso qualcuno di importante, o verso una causa valente. Un passo verso i propri figli per capirli e sostenerli. Un passo verso un'etica più forte. Un passo verso la maturità che insegna. Un passo verso chi credevamo non valesse. Un passo verso il mondo creativo. Un passo verso un libro. Un passo verso la filosofia volta a selezionare virtù. Un passo verso un lavoro gratificante. Un passo verso una più forte autostima. Un passo verso il dimenticare un torto. Un passo verso l'equilibrio. Un passo verso il coraggio. Un passo verso la fiducia negli altri. Un passo verso la ragionevolezza universale. Un passo verso la tolleranza che è diversa dal subire. Un passo verso la risolutezza. Un passo verso l'armonia interiore. Un passo verso le proprie soluzioni. Un passo verso l'amore.
Insomma vi auguro che questo anno 2015, almeno vi faccia fare un passo, Uno qualsiasi, ma vi auguro di non rimanere IMMOBILI. UN PASSO.
Auguri
lunedì 29 dicembre 2014
TENTO COL PROSSIMO
Sta per finire questo anno stremante. Vedo sui social bacheche di ringraziamento. Ma Beati voi. Io spero di sbrigarmi a chiuderlo velocemente, e anelare a qualcosa di appena più accettabile per il prossimo. Una fatica immane dentro e fuori. Il sistema che non aiuta in niente. La società radiata dal giudizio. Singoli in preda a vere follie patologiche. Le personalità che non si aquietano. Gli anni che volano, e la sensazione di fretta a realizzare quello che ancora non hai visto risolto. I problemi contingenti, e quelli pregnanti dell'anima. Le necessità effettive, e l'impossibilità di farvi fronte. Le aspettative minime negate. La salute che a volte va per i conti suoi, e li davvero alzi le mani. Un sistema di opposizione permanente guida le vite di tutti, con movimenti contrari, e risultati frustranti. La pubblicità del marketing degli illuminati che ti dice: ce la puoi fare-e invece non ce la fai, perché è solo uno slogan, non è la vita vera, quella non si sottomette alla volontà del mulino, ma fronteggia difficoltà di frontiera. Forse ce la farai- ma non garantiamo- sarebbe il giusto spot. Forse qualcosa lo porti a casa, ma con grande difficoltà, e sicuramente quello che lasci, è più importante di quello che guadagni. Il risultato è un deficit di energie e soddisfazioni. "Grazie per questo anno", certo l'ho raccontata, sul come avrei da obiettare, ma siccome le recriminazioni postume non risolvono, meglio tenersele, e sperare di raccontarla anche il prossimo.
Grazie x questo anno..ma tento col prossimo
giovedì 25 dicembre 2014
SCELGO
Quando ero giovane, molto giovane, cioè un secolo fa, avevo un'amica adulta la quale mi diceva sempre che, alla sua età, non aveva più voglia di fare e frequentare gente o cose che non voleva. Ora, da adulta, mi faccio questo proponimento anche io. Da adesso eviterò di fare quello che non sopporto, ed eviterò le persone che non alimentano. Scegliere. Ecco cosa voglio fare. Scegliere quello che fa per me, ed evitare tutto il resto. Perché questo meccanismo di scelte di qualità si attiva solo da adulti? Forse perché con l'immaturita' si è in balia di tutto e tutti. La voglia di affermazione in qualsiasi ambiente ed ambito, neutralizza la capacità di analisi e critica rispetto a modi e fare, di conseguenza si avvicina tutto come possibile ambito in cui avere successo. Poi per fortuna cresci, e capisci che essere il leader dei cretini è imbarazzante, ed ascoltare conversazioni che non sono sulle tue corde noioso. Capisci che non sono tutti splendidi, anzi, vanno a LED, e ti chiedi perché tu debba guardare le loro luci intermittenti,quando la tua luce naturale funziona benissimo. Capisci anche che tutto non fa per tutti, e qualcuno proprio non ce la fa. Allora io mi dico: scelgo a rischio di passare antipatica, scelgo chi e cosa. Scelgo di non perdere tempo ed energie con quello che non fa per me. Scelgo di stabilire la mia qualità, che può essere arbitraria per qualcuno, ma adeguata per me. Scelgo di comunicare con chi capisce, e non prevarica. Sono adulta posso scegliere.
venerdì 19 dicembre 2014
AVVISO
Tutti buoni, tutti onesti, tutti bravi, tutti virtuosi. Il mondo va a rotoli ma i suoi componenti sono tutti bravi. Qualche cosa non torna. Avete mai sentito una persona definirsi non propriamente etica? Mai! Tutti sensibili, altruisti, capaci, onesti, morigeratamente integri. Leggo come un tormentone da spot pubblicitario gente che si autoproclama sensibile; la persona davvero sensibile non si sognerebbe MAI di autodefinirsi tale. Ma sapete cosa significa Davvero essere sensibili? No qui bisogna rimettere in asso le parole perché si sono davvero ingarbugliate irrimediabilmente. La sensibilità è la capacità innata di vedere oltre le cose, di interiorizzare talmente bene i concetti, da farne modo di vita, è la sensazione di malessere davanti ad un sopruso, lo schieramento netto e il non concorrere ad illeciti. Io tutta sta gente sensibile non la vedo, e no, mi dispiace per voi,ma vedo un branco di bischeri pronti a fregarsi a vicenda vestiti da chierichetti. La sensibilità è altro, ma che andiamo millantando. Sensibile è quello che per rimanere integro, cioè intero, non cede parti di sé al compromesso ideologo, va controcorrente perché non vuole violare la sua coscienza educata. Se fossimo una umanità di sensibili questo sarebbe il risultato? Ma andiamo. Accolliamoci le nostre belle responsabilità senza portare per il culo nessuno. La prossima volta che qualcuno mi dice di essere una persona sensibile, e lo vedo in situazioni che nulla toccano la sfera di sensibilita lo prendo a parole, visto che io non sono sensibile. È un avviso!
martedì 16 dicembre 2014
LIBERTA'
Una donna libera è il contrario di una donna leggera.-Simone de Beauvoir
Due concetti complessi in una frase di pochi lemmi. La libertà e la leggerezza. La donna libera di cui parla Simone, è fraintesa spesso con la donna leggera nei costumi e nei modi. Nessuna delle due accezioni è giusta. La donna libera non è quella libera di uscire entrare, fare sesso o fare serate a suo piacimento fine a se stessa, ma lo è nella mente, dai pregiudizi, dai retaggi, dei sottoboschi radicati, dalle tradizioni autoreferenziali seguendo un suo pensiero filosofico emotivo reale, non volto a fare solo ciò che vuole come autocombustione dei suoi vizi. Libera di scegliere, e la scelta attiva non è mai leggera, porta con sé un fardello di responsabilità, di fare consapevole, senza il quale la libertà sarebbe solo scelleratezza. Ecco allora che la responsabilità di scegliere, e la leggerezza di essere senza pensieri, sono concetti che non possono seguire lo stesso corso. La leggerezza serve si, a vivere il mondo con una sorta di pneuma che non schiacci a terra, ma riservando a questa distanza di sicurezza la garanzia di integrità morale entro la sfera di libertà personale di ognuno. La gestione della libertà impegna una vita, e nella ricerca del perfetto equilibrio di consumo responsabile, la mancanza di pensiero strutturato non è ponderato. Libera di fare con maestria. Capace di pensare con cognizione. Lontana da falsi inni alla liberta'.Simone mi piaci, chissà se ti abbiamo capita abbastanza?
venerdì 5 dicembre 2014
INSIEME
Il logaritmo è il numero a cui deve essere elevata la base, per arrivare ad un dato esponente; dal numero naturale, si arriva, grazie al logaritmo, al numero potenziato. (Reminiscenze scolastiche adeguate). Le persone, a volte, quando si incontrano, possono diventare un logaritmo necessario per arrivare al numero incognito dato dall'equazione. Ciò che da soli, come numeri naturali, non potremmo fare, lo si può concorrere grazie al logaritmo che qualcun' altro ci pone ad esponente: sottotitolo di stimolo, aiuto, supporto, amore; l'accezione è varia, il risultato maggiorato. Siamo tutti dei logaritmi inconsapevoli. A ben vedere, se circondati dalle persone giuste, si può capire che alcuni risultati li si è ottenuti grazie ad esponenti che ci hanno potenziato. Nessuno di noi può fare alcunché da solo...siamo tanti logaritmi, con coefficienti funzionali, e non solo.
Quell'esponente/espediente della matematica che serve a velocizzare un'operazione, o a renderla più snella, è la funzione di tanti di noi, che hanno bisogno di essere potenziati, incentivati, nelle loro doti ed abilità per arrivare all'ottimo, al risultato sperato, risultato esatto, non da solisti, ma da logaritmi umani. Nulla di male. Insieme equipotente. Insieme per essere più potenti.
giovedì 27 novembre 2014
SARCOFAGO
Leggo il dizionario. Lo sanno tutti ormai. Ognuno ha le sue di stranezze, No? Leggo il dizionario perché voglio sapere quello che dico, e voglio che quello che dico sia esatto. Il linguaggio è l'unico campo in cui sono pignola. Per il resto non me ne frega niente, della serie fate quello che vi pare, basta che non facciate rumore. Sarcofago: pietra che divora le carni. Interessante, non è la deposizione di un corpo, piuttosto il termine ha un significato attivo, cioè la pietra che mangia la carne. Ovviamente un corpo morto fa il suo decorso ovunque, ma l'idea del sarcofago, mi ha fatto pensare a delle menti che volontariamente si ripongo in contenitori chiusi, stagni, adatti a farsi mangiare idee e sentimenti. Ognuno ha il suo di sarcofago. Per alcuni è l'ambiente, per altri un pregiudizio, lo status sociale, un vizio, o qualsiasi altra cosa vi venga in mente, che sia in grado di riporre ed inibire con perizia un cervello attivo, funzionante, in uno passivo, e privo di idee; o come per il sarcofago, capace di farselo mangiare. Il surmenage di stimoli, di lavoro, di convenzioni, ob torto collo diventa il sarcofago dove seppellire vive le proprie facoltà intellettive, nei miei incubi peggiori c'è la tatofobia, la paura di essere sepolta viva, vedo cervelli sepolti e i legittimi proprietari tranquilli, senza farsi prendere dal panico. Probabilmente non sanno il significato di sarcofago e tatofobia, altrimenti non si farebbero mangiare il cervello vermi sociali, diffusi, comunissimi, ma comunque letali.
martedì 25 novembre 2014
PENSIERO SNELLO
Mi sono alzata alle 4.30. Caffè silenzioso, doccia, e via in stazione. Treno direzione Milano. Silenzio, torpore. Libro da leggere, agenda per appunti, pensieri sparsi, buona musica nelle orecchie, quella colta per essere chiari, non alternativa, colta, la musica del sapere. Debussy e Mozart. Un avvicendarsi di parole ben disposte, e note saggiamente allineate su un rigo, che ai più sembrerebbe un una scrittura Braile. A volte il giorno inizia così, senza banalità, ma con un carattere già deciso, corposo, che non dà spazio a pensieri pigri, o indolenti. Quando la mente viaggia in linea retta, senza pensieri circolari, concentrici, o avvitati, da corso ad un moto a luogo sensato e pertinente. Quando invece la stessa, per natura voluttuosa , inizia a percorre le sue stesse caverne, e traversie ribattute da sempre, ecco che il pensiero diventa cupo; fa il giro tondo attorno al mondo, (ma solo al proprio), fino a cadere tutti giù per terra. Girare su stessi fa perdere l'equilibrio, come girare ossessivamente attorno ai propri pensieri concentrici, fa germinare mancanza di equilibrio e stabilità. La fisica vale sempre, le scorie tossiche di pensieri latenti, se rimesse costantemente in circolo, attivano una sorta di viadotto autodistruttivo. Pensieri in linea retta, che facciano defluire scorie e residui inutili ed inquinanti. Via auguro una buona giornata..ecco Mozart e Le Nozze di Figaro, esaltante, come un pensiero snello, veloce, vincente. A domani.










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