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La cialtroneria

lunedì 19 gennaio 2015

SILENZIO

C'è chi parla sconsideratamente come con colpi di spada- dice il saggio, io aggiungo, che c'è chi non si premura di accendere neanche la testa quando parla. La gente respira altrimenti stramazza, e in mezzo ai respiri, ci lancia delle parole, invettive: non ponderate, non pensate, non provate, non veritiere, non accurate, non opportune, non convenevoli. Fiato alle trombe. Sanno tutto, tutti. Cosa Sanno? NIENTE. La gente non sa niente, e si permette di tracciare il tuo profilo lungo decenni: fatto di incontri, di amori, di amici, di esperienze, di culture, di insuccessi, di malattie, di difficolta economiche, di viaggi, di libri letti, di dipinti, di musica, di fatti lunghi appunto una vita, inimitabili e non paragonabili. - Lo so io come sei fatto- Ci sono giorni in cui direi una fila di parolacce imbarazzanti a tutti coloro che si permettono tanto. Iniziando da -tu non sai un c.... e la tua lingua è buona solo all'ofidismo, cioè ad iniettar veleni.- Non sappiamo,non intuiamo,la porta massima o minima che possa essere dietro ad ognuno, non è una colpa è un limite. Fate un conto, quante persone vi conoscono Davvero? Di quanti potete essere certi, che possano descrivervi come realmente Siete? Uno? Due? Tre sono già troppi. So di non sapere. E siccome lo so,sto zitto, e aspetto che il tempo mi insegni, se sarò capace di coglierne i segni, altrimenti che si continui in silenzio. Meno danni, meno inganni, meno stronzate. Prima pensa, e se pensi vedrai che starai in silenzio.

lunedì 12 gennaio 2015

PRETESTO

Io non sono Charlie, perché mi hanno imposto altro nome. Io come tutti. In questi giorni si e' deciso di cambiare nome. Un pretesto per indossare abiti nuovi. Lo disse lo stesso direttore di Charlie: i mussulmani cercano un pretesto. Anche noi. Siamo tutti a caccia di un pretesto per far saltare la miccia. Non siamo ne solidali, ne buoni, siamo a caccia di appigli per dire che non ci sopportiamo. Io non le tollero più le farse. La gara a chi è meglio: nessuno. Non ci sto. Stimo la coerenza. Se scegli di vivere entro una filosofia, lo fai come modo, non come occasione. Il pretesto è un alibi che legalizza il pensiero, quello che non si può dire, perché non è corretto, non è civile, e diventiamo peggiori degli stessi fautori del male. Allora Combattere per la propria libertà, senza cercare pretesti, Farlo perché è giusto, Viverlo perché lo si crede, senza prevaricare; questo significa dare valore al proprio nome. Metterci la faccia, non mostrarsi di tre quarti. Non pretesti, non espedienti per uscirne puliti, ma concetti: assimilati,elaborati e trasformati in modo di vivere. Gandhi, che stimo davvero, predicava a ragione, di Essere il Cambiamento che Volevi vedere. Se facciamo finta di sopportarci, potremmo tutti imporci un nuovo nome, che sarà l'ennesimo PRETESTO, per litigare, per uccidere. La verità:bisogna dirsi la verità e lavorare su di essa, arrivare ad un compromesso leale, che non nasconda il trabocchetto, altrimenti è tutto finto. Tutto vano. Tutti nomi prestati.

giovedì 8 gennaio 2015

NUOVE MODELLE

Celine ha come protagonista della sua campagna pubblicitaria una ottantenne. Mi piace. Tutto ciò che rompe gli schemi costanti, noiosi, mi attrae;la modella non modella, mi suscita una reazione. Me la ricordo. Quindi, funziona. Ma lasciando stare i sistemi matematici di marketing, penso davvero ci sia un cambiamento vero nei canoni di stile e bellezza. Il Pirelli posato da una curvy, le Adv affidate a donne mature, il canone si sposta su bellezze eterogenee, dove ognuna racconta una diversa essenza di femminilità, ma sempre intrigante. Non ho nulla contro le baby modelle, se non il fatto che non mi suscitano nessuna interesse. Troppo acerbe, senza una definizione di personalità, e di conseguenza di femminilità. Le nuove possibilità, e le diverse forme messe sotto ai riflettori, impongono un nuovo modo di guardare alle donne, un nuovo modo di considerare bello un mood. Sarà ancora un processo lungo,ma è stato iniziato; è un po come quando i pittori sono passati dal ritrarre regine, alle serve: avevano una diversa allure, erano più intriganti.Lo stesso si voglia per le donne del nuovo millennio, ognuna, a prescindere dall'età, ha una femminilità da raccontare, da mostrare, che nulla toglie a quella di giovani donne le quali mostrano il lato migliore del favore dell'età, ma non possono garantirne per il futuro. Ogni fase del tempo ha un fascino, e finalmente qualcuno ha iniziato a farne modo o "modella" di vita. A mostrarlo.

lunedì 5 gennaio 2015

OGGI

Ho preso il caffè, ho scorso le notizie, Pino Daniele è morto. Mi è subito venuta in mente la scena, dove è con Troisi, mentre canta "Tu dimmi quando, quando.." de "Pensavo fosse amore, invece era un calesse", ad un certo punto il testo dice: -non guardarmi adesso, sono stanco, perché penso al futuro..-e continua - siamo angeli che cercano un sorriso.." Non lo so come mi è arrivata, però questa idea del pensiero del futuro che stanca, che sfigura il viso, mi ha tanto impressionato perché è proprio vero. Le elucubrazioni del domani provano la fatica di oggi. Una fatica estenuante, quasi insostenibile. La mente è capace di una combustione talmente elevata da lasciare senza risorse, tanto da cambiare una fisionomia. Cerchiamo tutti un sorriso, quello che regala il profilo migliore, che illumina lo sguardo e rasserena la fronte. La realtà vista con realismo, che non trascende nella razionalità nichilista. Questo è cercare un sorriso, non aggrottare la fronte per un futuro intelligibile, e non rammaricarsi del presente che regala ancora un respiro. L'inanita' del pensiero costante di domani,il pensiero edace, divorante, ci fa diventare brutti oggi, ci fa perdere completamente l'aurea attraente di un sorriso che conquista. Tu Dimmi quando? Mi viene di dire: ora. Senza perdere tempo, il sorriso di ora, le parole di ora, il futuro di ora. Senza farsi vincere dalla paura del domani. I latini dicevano: vae victus, cioè guai ai vinti. Guai ai cattivi pensieri, cercando sempre un sorriso..Oggi

mercoledì 31 dicembre 2014

AUGURI

Freddo bestiale. Una dormita colossale. Vado piano. La testa non macina ne idee, ne informazioni. Leviamo in alto i calici, e si brindi al nuovo anno.- Ah io sono astemia-, anche questa la passo. Allora, almeno, lasciamoci con la speranza che, domani non cambiera' nulla, ma fra 365 giorni, un passo avanti lo possiamo aver fatto, oltre che verso la vecchiaia, anche verso una meta, un risultato. Un passo verso una convinzione più solida, o verso la soluzione ad un problema. Un passo verso qualcuno di importante, o verso una causa valente. Un passo verso i propri figli per capirli e sostenerli. Un passo verso un'etica più forte. Un passo verso la maturità che insegna. Un passo verso chi credevamo non valesse. Un passo verso il mondo creativo. Un passo verso un libro. Un passo verso la filosofia volta a selezionare virtù. Un passo verso un lavoro gratificante. Un passo verso una più forte autostima. Un passo verso il dimenticare un torto. Un passo verso l'equilibrio. Un passo verso il coraggio. Un passo verso la fiducia negli altri. Un passo verso la ragionevolezza universale. Un passo verso la tolleranza che è diversa dal subire. Un passo verso la risolutezza. Un passo verso l'armonia interiore. Un passo verso le proprie soluzioni. Un passo verso l'amore. Insomma vi auguro che questo anno 2015, almeno vi faccia fare un passo, Uno qualsiasi, ma vi auguro di non rimanere IMMOBILI. UN PASSO. Auguri

lunedì 29 dicembre 2014

TENTO COL PROSSIMO

Sta per finire questo anno stremante. Vedo sui social bacheche di ringraziamento. Ma Beati voi. Io spero di sbrigarmi a chiuderlo velocemente, e anelare a qualcosa di appena più accettabile per il prossimo. Una fatica immane dentro e fuori. Il sistema che non aiuta in niente. La società radiata dal giudizio. Singoli in preda a vere follie patologiche. Le personalità che non si aquietano. Gli anni che volano, e la sensazione di fretta a realizzare quello che ancora non hai visto risolto. I problemi contingenti, e quelli pregnanti dell'anima. Le necessità effettive, e l'impossibilità di farvi fronte. Le aspettative minime negate. La salute che a volte va per i conti suoi, e li davvero alzi le mani. Un sistema di opposizione permanente guida le vite di tutti, con movimenti contrari, e risultati frustranti. La pubblicità del marketing degli illuminati che ti dice: ce la puoi fare-e invece non ce la fai, perché è solo uno slogan, non è la vita vera, quella non si sottomette alla volontà del mulino, ma fronteggia difficoltà di frontiera. Forse ce la farai- ma non garantiamo- sarebbe il giusto spot. Forse qualcosa lo porti a casa, ma con grande difficoltà, e sicuramente quello che lasci, è più importante di quello che guadagni. Il risultato è un deficit di energie e soddisfazioni. "Grazie per questo anno", certo l'ho raccontata, sul come avrei da obiettare, ma siccome le recriminazioni postume non risolvono, meglio tenersele, e sperare di raccontarla anche il prossimo. Grazie x questo anno..ma tento col prossimo

giovedì 25 dicembre 2014

SCELGO

Quando ero giovane, molto giovane, cioè un secolo fa, avevo un'amica adulta la quale mi diceva sempre che, alla sua età, non aveva più voglia di fare e frequentare gente o cose che non voleva. Ora, da adulta, mi faccio questo proponimento anche io. Da adesso eviterò di fare quello che non sopporto, ed eviterò le persone che non alimentano. Scegliere. Ecco cosa voglio fare. Scegliere quello che fa per me, ed evitare tutto il resto. Perché questo meccanismo di scelte di qualità si attiva solo da adulti? Forse perché con l'immaturita' si è in balia di tutto e tutti. La voglia di affermazione in qualsiasi ambiente ed ambito, neutralizza la capacità di analisi e critica rispetto a modi e fare, di conseguenza si avvicina tutto come possibile ambito in cui avere successo. Poi per fortuna cresci, e capisci che essere il leader dei cretini è imbarazzante, ed ascoltare conversazioni che non sono sulle tue corde noioso. Capisci che non sono tutti splendidi, anzi, vanno a LED, e ti chiedi perché tu debba guardare le loro luci intermittenti,quando la tua luce naturale funziona benissimo. Capisci anche che tutto non fa per tutti, e qualcuno proprio non ce la fa. Allora io mi dico: scelgo a rischio di passare antipatica, scelgo chi e cosa. Scelgo di non perdere tempo ed energie con quello che non fa per me. Scelgo di stabilire la mia qualità, che può essere arbitraria per qualcuno, ma adeguata per me. Scelgo di comunicare con chi capisce, e non prevarica. Sono adulta posso scegliere.

venerdì 19 dicembre 2014

AVVISO

Tutti buoni, tutti onesti, tutti bravi, tutti virtuosi. Il mondo va a rotoli ma i suoi componenti sono tutti bravi. Qualche cosa non torna. Avete mai sentito una persona definirsi non propriamente etica? Mai! Tutti sensibili, altruisti, capaci, onesti, morigeratamente integri. Leggo come un tormentone da spot pubblicitario gente che si autoproclama sensibile; la persona davvero sensibile non si sognerebbe MAI di autodefinirsi tale. Ma sapete cosa significa Davvero essere sensibili? No qui bisogna rimettere in asso le parole perché si sono davvero ingarbugliate irrimediabilmente. La sensibilità è la capacità innata di vedere oltre le cose, di interiorizzare talmente bene i concetti, da farne modo di vita, è la sensazione di malessere davanti ad un sopruso, lo schieramento netto e il non concorrere ad illeciti. Io tutta sta gente sensibile non la vedo, e no, mi dispiace per voi,ma vedo un branco di bischeri pronti a fregarsi a vicenda vestiti da chierichetti. La sensibilità è altro, ma che andiamo millantando. Sensibile è quello che per rimanere integro, cioè intero, non cede parti di sé al compromesso ideologo, va controcorrente perché non vuole violare la sua coscienza educata. Se fossimo una umanità di sensibili questo sarebbe il risultato? Ma andiamo. Accolliamoci le nostre belle responsabilità senza portare per il culo nessuno. La prossima volta che qualcuno mi dice di essere una persona sensibile, e lo vedo in situazioni che nulla toccano la sfera di sensibilita lo prendo a parole, visto che io non sono sensibile. È un avviso!

martedì 16 dicembre 2014

LIBERTA'

Una donna libera è il contrario di una donna leggera.-Simone de Beauvoir Due concetti complessi in una frase di pochi lemmi. La libertà e la leggerezza. La donna libera di cui parla Simone, è fraintesa spesso con la donna leggera nei costumi e nei modi. Nessuna delle due accezioni è giusta. La donna libera non è quella libera di uscire entrare, fare sesso o fare serate a suo piacimento fine a se stessa, ma lo è nella mente, dai pregiudizi, dai retaggi, dei sottoboschi radicati, dalle tradizioni autoreferenziali seguendo un suo pensiero filosofico emotivo reale, non volto a fare solo ciò che vuole come autocombustione dei suoi vizi. Libera di scegliere, e la scelta attiva non è mai leggera, porta con sé un fardello di responsabilità, di fare consapevole, senza il quale la libertà sarebbe solo scelleratezza. Ecco allora che la responsabilità di scegliere, e la leggerezza di essere senza pensieri, sono concetti che non possono seguire lo stesso corso. La leggerezza serve si, a vivere il mondo con una sorta di pneuma che non schiacci a terra, ma riservando a questa distanza di sicurezza la garanzia di integrità morale entro la sfera di libertà personale di ognuno. La gestione della libertà impegna una vita, e nella ricerca del perfetto equilibrio di consumo responsabile, la mancanza di pensiero strutturato non è ponderato. Libera di fare con maestria. Capace di pensare con cognizione. Lontana da falsi inni alla liberta'.Simone mi piaci, chissà se ti abbiamo capita abbastanza?

venerdì 5 dicembre 2014

INSIEME

Il logaritmo è il numero a cui deve essere elevata la base, per arrivare ad un dato esponente; dal numero naturale, si arriva, grazie al logaritmo, al numero potenziato. (Reminiscenze scolastiche adeguate). Le persone, a volte, quando si incontrano, possono diventare un logaritmo necessario per arrivare al numero incognito dato dall'equazione. Ciò che da soli, come numeri naturali, non potremmo fare, lo si può concorrere grazie al logaritmo che qualcun' altro ci pone ad esponente: sottotitolo di stimolo, aiuto, supporto, amore; l'accezione è varia, il risultato maggiorato. Siamo tutti dei logaritmi inconsapevoli. A ben vedere, se circondati dalle persone giuste, si può capire che alcuni risultati li si è ottenuti grazie ad esponenti che ci hanno potenziato. Nessuno di noi può fare alcunché da solo...siamo tanti logaritmi, con coefficienti funzionali, e non solo. Quell'esponente/espediente della matematica che serve a velocizzare un'operazione, o a renderla più snella, è la funzione di tanti di noi, che hanno bisogno di essere potenziati, incentivati, nelle loro doti ed abilità per arrivare all'ottimo, al risultato sperato, risultato esatto, non da solisti, ma da logaritmi umani. Nulla di male. Insieme equipotente. Insieme per essere più potenti.

giovedì 27 novembre 2014

SARCOFAGO

Leggo il dizionario. Lo sanno tutti ormai. Ognuno ha le sue di stranezze, No? Leggo il dizionario perché voglio sapere quello che dico, e voglio che quello che dico sia esatto. Il linguaggio è l'unico campo in cui sono pignola. Per il resto non me ne frega niente, della serie fate quello che vi pare, basta che non facciate rumore. Sarcofago: pietra che divora le carni. Interessante, non è la deposizione di un corpo, piuttosto il termine ha un significato attivo, cioè la pietra che mangia la carne. Ovviamente un corpo morto fa il suo decorso ovunque, ma l'idea del sarcofago, mi ha fatto pensare a delle menti che volontariamente si ripongo in contenitori chiusi, stagni, adatti a farsi mangiare idee e sentimenti. Ognuno ha il suo di sarcofago. Per alcuni è l'ambiente, per altri un pregiudizio, lo status sociale, un vizio, o qualsiasi altra cosa vi venga in mente, che sia in grado di riporre ed inibire con perizia un cervello attivo, funzionante, in uno passivo, e privo di idee; o come per il sarcofago, capace di farselo mangiare. Il surmenage di stimoli, di lavoro, di convenzioni, ob torto collo diventa il sarcofago dove seppellire vive le proprie facoltà intellettive, nei miei incubi peggiori c'è la tatofobia, la paura di essere sepolta viva, vedo cervelli sepolti e i legittimi proprietari tranquilli, senza farsi prendere dal panico. Probabilmente non sanno il significato di sarcofago e tatofobia, altrimenti non si farebbero mangiare il cervello vermi sociali, diffusi, comunissimi, ma comunque letali.

martedì 25 novembre 2014

PENSIERO SNELLO

Mi sono alzata alle 4.30. Caffè silenzioso, doccia, e via in stazione. Treno direzione Milano. Silenzio, torpore. Libro da leggere, agenda per appunti, pensieri sparsi, buona musica nelle orecchie, quella colta per essere chiari, non alternativa, colta, la musica del sapere. Debussy e Mozart. Un avvicendarsi di parole ben disposte, e note saggiamente allineate su un rigo, che ai più sembrerebbe un una scrittura Braile. A volte il giorno inizia così, senza banalità, ma con un carattere già deciso, corposo, che non dà spazio a pensieri pigri, o indolenti. Quando la mente viaggia in linea retta, senza pensieri circolari, concentrici, o avvitati, da corso ad un moto a luogo sensato e pertinente. Quando invece la stessa, per natura voluttuosa , inizia a percorre le sue stesse caverne, e traversie ribattute da sempre, ecco che il pensiero diventa cupo; fa il giro tondo attorno al mondo, (ma solo al proprio), fino a cadere tutti giù per terra. Girare su stessi fa perdere l'equilibrio, come girare ossessivamente attorno ai propri pensieri concentrici, fa germinare mancanza di equilibrio e stabilità. La fisica vale sempre, le scorie tossiche di pensieri latenti, se rimesse costantemente in circolo, attivano una sorta di viadotto autodistruttivo. Pensieri in linea retta, che facciano defluire scorie e residui inutili ed inquinanti. Via auguro una buona giornata..ecco Mozart e Le Nozze di Figaro, esaltante, come un pensiero snello, veloce, vincente. A domani.

lunedì 24 novembre 2014

DIVAGANDO

Settimana intensa. Tanti incontri, tanta gente, tanti modi di fare e pensare. Alcuni simili, altri opposti, alcuni ammirevoli, altri da evitare. Gente a confronto. Il confronto si fonda sul principio di comparazione, rispetto ad un modello, o ad una unità di misura per lo più arbitraria. L'università di modi, e fare, non può essere ponderata; ogni zona geografica, ed ogni persona ha un tribunale e una giurisdizione nella testa. Dunque sulla base di cosa, giudichiamo coloro che possiamo incontrare ogni giorno? Il giudizio nasce dalla propria esperienza: riduttivo se l'età e le esperienza sono poche, articolato e più strutturato,se l'età e l'esperienza sono maggiori. Spesso ci sono sfumature, e modi, che non possiamo capire a cagione della nostra limitata vita. La cultura e la geografia, incidono assai a capire quale emisfero mentale sia abitato. Ma a volte gli individui, pur parlando la stessa lingua, e pur vivendo nella stessa latitudine, non si comprendono comunque. E' la dimostrazione che siamo poco tolleranti, o poco propensi ad accettare una diversità di modi e di pensieri. Il nostro tribunale mentale, ha già sancito un editto universale che debba andar bene a tutti. Nella legalità presunta della nostra costituzione, comdanniamo o assolviamo persone loro malgrado. Nessuno che dica: scelgo di non giudicare. Non riusciamo a lasciare una data circostanza, o persona, senza la circonferenza netta della sentenza. Nel perimetro del caso si genera giudizio. Quello che non lascia scampo e non tiene conto delle attenuanti. Un tribunale arbitrario, che poco compara e molto condanna. Forse una ripassata al libro del buon senso non sarebbe male. Buona settimana.

lunedì 17 novembre 2014

CAVIALE

'Era caviale offerto a gente rozza' dice Amleto. Qualcuno più famoso ancora disse che non si danno perle ai porci. Stessa sostanza, a volte la preziosità di un gesto, di una riflessione, di un un modo di fare, se fatto alle persone sbagliate, diventa caviale non apprezzato, e perle andate a male. Parto sempre dalla convinzione che tutti siano importanti, preziosi; il livello di maturità emotivo di ognuno, però, non viaggia sempre di pari passo con la misura cui possiamo essere arrivati noi. A volte mi trovo in situazioni, o conversazioni, per le quali mi sento completamente estranea, lontana in termini di affinità ed intesa. Le vite diverse, e le diverse esperienze, riempiono il nostro spazio emotivo di materiale eterogeneo, circa la qualità dello spazio riempito, è l'arcano di tutto il discorso. C'è chi si riempie di aria, chi di oggetti, chi di hobby, chi di lavoro, chi di soldi, accumulatori seriali di qualcosa che debba colmare il vuoto che ci portiamo dentro. Siamo alla nascita tutti sacchi grandi, vuoti, da riempire; la natura è così democratica da farci scegliere ad ognuno da quale dispensa servirci. Le opzioni sono infinite,ma le scelte verso cui siamo diretti le medesime, le più facili, le meno avventurose. Da questa poca propensione alla sperimentazione,nasce l'incapacità di apprezzare il caviale o le perle. La misurata propensione a riempirci di materiali preziosi, inibisce la capacità di discernere il prezioso, dallo scarto. Così ci si ritrova a giudicare con poca bontà un comportamento virtuoso, o ad interpretare male un discorso troppo raffinato nel contenuto, la gente a volte manca completamente degli strumenti per arrivare a comprendere motivi e parole, e non capendo disprezzano, ciò che invece è un tesoro. È la cosiddetta ignoranza. La mancanza di conoscenza, senza la quale non si sanno relegare cose e persone, genera figli Zoppi, ciechi, e sordi, Che non apprezzano il caviale e non sanno indossare le perle.

lunedì 10 novembre 2014

ORDINE E DISORDINE

Il bene è uno stato ordinato dell'anima. Chi non riesce a voler bene ha l'anima in disordine. Ho questa idea fissa. Che significa voler bene? Interpretazioni multiple di un concetto universale travisato, vessato, distorto, sottovalutato, e spesso mal interpretato. "L'ho fatto per il tuo bene." Un disastro. Avere chiaro il concetto di bene, dovrebbe servire ad evitare ferite cocenti a terzi. Conoscete uno, che non sia stato ferito, più e più volte!???? Il bene è soggettivo, ed anche molto capzioso. Ognuno lo assegna in circostanza e virtù, della propria esperienza e bontà di cuore, la qual maestria può essere discutibile. Tutti si definiscono buoni, può essere? La bontà è una qualità autoproclamata e autoassegnata urbi et orbi, pur essendone totalmente sprovvisti: figlia di Napoleone . È liturgica, un pubblico atto cerimoniale, che promuove l'individuo fra la casta delle brave persone. Fra la parata del disordine, e la realtà dell'anima in ordine però, c'è un sistema solare: uno fatto di equilibri biologici, morali, sentimentali, e l'altro di plastici balocchi finti, che non interagiscono fra di loro, se non sollecitati da una mano. Il vero bene attiva sistemi, è una cartina tornasole che si chiama altruismo, e quella non sbaglia, non bleffa, non patteggia. Il giocare al bene invece, è giocare da soli, in un ambiente costruito in disordine, dove nessuno chiede niente, perché è un gioco individuale che si chiama: egoismo. È la differenza fra ordine e disordine.

mercoledì 5 novembre 2014

DELFINI AVVIZZITI

Suscettivita': capacità di ricevere influenze esterne. Attitudine di un corpo a magnetizzarsi, espressa dal rapporto fra l' intensità di magnetizzazione,e quella del campo magnetico che la produce.- Sembra difficile ma non lo è. Quanto più un campo magnetico è forte, tanto più influenza il corpo che gli sta vicino. Assorbiamo forze nonostante tutto. Al principio di Suscettivita', si compara gran parte della vita di tutti. Elenco? La cattiva informazione, il piu grande campo magnetico, che genera ignoranti. Modelli insani, che generano eserciti di ragazzi insicuri, o meglio, sicuri di essere prepotenti. Coppie con un campo magnetico talmente negativo, da neutralizzare completamente l'altro, sino a far perdere l' autonomia e l'autostima. Calamitati verso modelli distorti. Potere della pubblicità. Dire che non pensiamo con la nostra testa è banale, ormai non sappiamo più neanche quale dovrebbe essere l' altro modo di pensare. Tutto è fatto, è scritto, "ad usum delfhini", cioè spurgato, adattato, privato di contenuti, adeguato a questi bambini grandi,ai quali non si può dire tutto, altrimenti se ne potrebbero contrariare. Poverini, tutti Delfini, tutti figli del Re Sole,viziati, capricciosi. Assuefatti dalle forze magnetiche di plagio, diciamo tutti di si, tutti a leggere, e ad adottare comportamenti semplificati per non contrariarci. Un argomento alla volta, e magari il meno importante.Trattati da stupidi senza accorgersene. Suscettivita, che diventa suscettibilità, ci si offende con un nulla, ci si risente di tutto. Alterati nell'umore dall'incapacita' di fare gli adulti. Delfini avvizziti.

domenica 2 novembre 2014

FALCIATORI

Sto rileggendo con grande calma la Karenina. Sono alla descrizione del rito di falciare l'erba. La falce. Questa scena mi ha fatto tornare in mente la mia infanzia, quando mio nonno, con una falce rossa, tagliava l'erba medica. Il movimento dolce e regolare di questo esercizio, sembra metterti in pace col mondo. Le braccia quasi non si muovono, il lavoro lo fa la torsione del torace. Cadenzato, preciso, regolare:zaan, zaan, zann. Stancante. Quella fatica la puoi capire solo, se almeno una volta, hai preso in mano una falce ed hai provato. Forse la maggioranza non sa neanche come è fatta una falce: impugnatura, curvatura della lama, altezza. Oggetto suppellettile. Il lavoro fisico non esiste più, c'è solo un frustrante lavoro meccanico. La vera stanchezza che mette fame, che scarica l'adrenalina, che massacra le mani, che fa sudare, non lo fa più nessuno, e questo è il male peggiore del nostro secolo. Non ci si stanca piu, il lavoro del corpo ha lasciato il posto alla noia, e la noia genera insoddisfazione, frustrazione, nevrosi, uomini matti, uomini che sfogano sulle donne, o sui bambini i loro eccessi di testosterone. Mio nonno dopo aver lavorato nei campi era azzerato, non aveva le forze di pensare alle idiozie: era stanco. A quanti metterei una falce in mano, non come punizione, ma come scuola di vita. Che ne sa qualcuno del vero lavoro, se non ha mai avuto da scontrarsi con il "padrone" più esigente: madre natura? Tolstoj è un genio nel descrivere la fatica istruttiva che la terra impartisce. È correzione, lezione, saggezza. Prevenzione di azioni mal sane. E di questi tempi... avremmo bisogno di tanti falciatori.

giovedì 30 ottobre 2014

SONO LE 23?

Ma voi al mattino come uscite da casa? Io inabile. Una lotta col sonno, una lotta con i figli, una lotta con i capelli, una lotta con la faccia che sorge già lottata. -Non voglio andare a scuola- la scuola fa schifo-i professori sono una tortura,- sono le tre affermazioni senza le quali il sole non se la sentirebbe di sorgere. Scavallate quelle, intimato a tutti di darsi una lavata per non puzzare come vassalli di batteri, sommariamente vestiti, le uniche certezze sono pantaloni e felpa il resto è in divenire: si esce. E uno dice, esci e sali in macchina, no,ci vuole il rito propiziatorio intorno alla Macchina come gli indiani, ma senza kostoweh.- Sali tu, no io, qui non ci voglio stare.. ecc; il tutto si risolve con un: mammaaaaaa lui mi da fastidio. Questa A tenuta come fossero dei vocal di prim'ordine, mi fa effetto gong sul cervello. - Mamma vogliamo la pizza per merenda- avete il panino- eh ma dai sempre il panino. Vai a comperare la pizza, e che trovi? Chiuso per turno. Sei già alla terza mandata di parolacce. Finalmente Vai a scuola: il parcheggio una lotta, è tardi, corri, il piu piccolo ha le gambe corte; il grande invece, che le avrebbe idonee, le usa di traverso per guadagnare aria; arrivi alla porta di "lasciate ogni speranza o voi che entrate" e trovi la bidella che inizia le sue filippiche sull'orario:incenerita. Seconda campanella. A spinta, ma tutti dentro. Sono le 23? No? Lo speravo.

mercoledì 29 ottobre 2014

SQUALLIDO

Fra i miei autori preferiti c'è sicuramente Andrea De Carlo. In uno dei suoi passaggi più azzeccati dice: "Se le donne sapessero con chi escono davvero a cena, con chi si infilano a letto, con chi fanno colazione la mattina. Chi è davvero l'abomimevole fissato con cui convivono, il maniaco delle proprie cose, il bambino cresciuto sempre in cerca di nuovi giocattoli, il guardone masturbatore, che si consuma gli occhi in siti pornografici, il russatore abbuffone svaccato e incurante in cui si è trasformato nel giro di qualche mese o anno, l'uomo che le aveva assediate con sorrisi e frasi fatte e gesti stereotipati e pura insistenza martellante, fino a convincerle di essere il migliore che potessero mai incontrare." Se avete più di 40 anni sapete che è tutto vero. Mi accusano di averla sempre su con gli uomini, allora ogni tanto sto zitta. Ma questa De Carlo me l'ha servita come un dritto che non si può sbagliare, è game. Ci diventano, niente da fare. Provano a partire vincenti, ma poi, la loro natura triviale, prende la piega del letto e si sbragano. Avallo ogni virgola. Incuranti, si profondono in canti che diventano suoni, echi ritardati. E tu, che ti sei fondata su quelle insistenze assedianti, ti trovi assediata dai suoi difetti. I messaggi del primo periodo, sono il dubbio delle carte dei baci Perugina copiati. Il dopo sono amnesie irreversibili, con tanto di abiura del primo periodo. Maniaci, vero. Dominati dai loro giochini costosi, le loro fissazioni, le loro macchine, le loro tavolette, i loro sci, la loro carriera,non si tocca niente, vanno in fissa con gli oggetti, con gli status,o con le donne che si spogliano on Line. Sembrano nevrotici. Svaccati, ecco il termine giusto che raccoglie l'atteggiamento della maggioranza degli uomini, senza mantenere il fascino che dura giusto il tempo di una scoraggia. Eccoli qua, fra rumori che escono dalla bocca e dall'ano, o ubriachi di alcool o ubriachi di sé stessi. E una dovrebbe anche continuare ad esserne affascinata. Che coraggio, che missione impossibile. Abominevole dice De Carlo, squallido aggiungo io.

lunedì 27 ottobre 2014

CAST AWAY

Ci sono andata; ieri ho visto il film su Leopardi. Sapete che vi Dico? Per tutelare un genio è meglio non andarne a cercare tante. Sono uscita dalla sala cinematografica spossata. Ho fatto una fatica pazzesca. Mi sono sentita tutti i dolori e le miserie della sua malattia. Fra il genio della mente, e la meschinità del corpo non c'è convergenza, siccome le due non si possono incontrare, perché di natura troppo diversa, e sorti disparate, io preferisco tenere l'infinito nella mente non riducendolo alle sue incontinenze. Spesso, il corpo e la voce , non sono all'altezza del pensiero, specialmente se geniale. La natura non ha un vaso adorno tanto quanto il contenuto, quindi se il corpo svilisce l'anima, meglio non conoscerne le vergogne, e mantenere il distillato di tanta profonda conoscenza e saggezza, come fossero di natura extracorporea. Mi piace pensare all'opera di Leopardi, come dettata da un oracolo incosustanziale. Una sorta di anemofilia letteraria, impollinazione ventosa di poesia, che corre per la terra senza la limitazione di un corpo finito, chiuso a se stesso, dilaniato da una sorte avversa. Egli stesso non volle mai far considerare la sua opera quale prodotto della sua malattia, ma della sua mente. Non si sbagliava quando diceva che una massa di incapaci, non poteva generare una società di adatti. Qualcuno si sente di dargli Torto? Il punto è che non siamo onesti tanto quanto lui, e così ci inganniamo dentro a corpi sani, con pensieri gobbi, difettosi, ciechi, e il naufragar dolce di questo mare, mutera' in Cast Awey.