venerdì 23 maggio 2014
Bianco e nero
La macchina a casa mia è l'attimo, o di liti furiose fra i miei tre figli, o riflessioni che ti mettono seduta.
Qualche giorno fa, in un contesto di cui non ho memoria ho detto ai grandi: "il bianco e il nero in natura non esistono."
Basta, non ho aggiunto altro, o almeno non me lo ricordo, certo avrei potuto essere meno sintetica, dicendo che questa è stata una dichiarazione di Renoir il quale disse che "la natura conosce solo colori, e il bianco ed il nero non sono colori, il bianco li assorbe tutti, il nero neanche uno quindi sono dei non colori.
Tutta questa spiegazione ed oltre, perche ci sarebbe da dire tantissimo, non l'ho data.
Stamattina mio figlio piccolo, mi chiama e mi dice: "vieni un po' che ti faccio vedere una cosa". Lo seguo mi fa vedere un albero, in cima una gazza ladra e mi fa:
Vedi che il bianco e nero in natura esiste?
Lapo ha 5 anni, e una percezione fedele alla realtà. Ha visto la gazza ladra e ha interpretato fedelmente quello che io pensavo di aver detto in modo banale, con la sua prova scientifica.
Ora non sto a farvi la tirata ancora sui colori perché il punto non è questo; il concetto che mi ha fatto pensare è stato che, a volte ci sbattiamo per far capire una cosa ad un figlio e quello non ascolta neanche per pietà, poi un giorno, dici una cosa fra i denti, in modo sintetico, senza dare tante spiegazioni, e quella cosa "Detta tanto Per", è ciò di cui si ricordano, e quello per cui poi osservano il mondo con curiosità ! per essere sicuri che mamma abbia ragione o meno.
Non sappiamo mai, che effetto sortiranno le nostre parole su chi le ascolta, e non sappiamp con che interesse e con che interpretazione le accoglierà, sono dette senza sapere su che superficie atterreranno: duro, soffice, assorbente, rimbalzare, vuoto, pieno, non si sa, e non c'è modo di scoprirlo se non con il tempo.
A volte delle amiche mi dicono: ma ti ricordi quando mi hai detto.. Io rimango sempre basita,perché non mi ricordo mai di niente e penso che cio che dico non sia mai così importante da meritare il posto del ricordo, invece magari a distanza di anni qualcuno ancora mi dice: ma ti ricordi cosa mi avevi suggerito? Io mi dico : wow.
Non si può parlare a vanvera, si perde di credibilità con grandi e piccoli, e se i grandi ti prendono per cazzone, con i figli perdere di credibilità è una mezza tragedia.
Allora, Tu parli ed io penso, tu enunci una metafora ed io ci rifletto sopra, tu fai una citazione ed io imparo, tu reciti una regola ed io so una cosa in più.
L'accuratezza del dire, diventa capacità di apprendere e talento del fare.
Nella parola è racchiusa un'idea,e se l'idea è ben suggerita diventa sapere.
Quindi, il bianco ed il nero non esistono in natura e se volete saperne di più cercate.. e raccontate..
Ciao a tutti
giovedì 22 maggio 2014
Dimentica
Sapete cosa dice De Carlo?
"Il rapporto più sano col passato è dimenticarselo".
Dimenticare d'altro canto significa: perdere la memoria delle cose, togliersi di mente, considerare con indulgenza perdonare, omettere, tralasciare, non menzionare.
Ecco perché la sanità mentale è dei matti; non si ricordano niente e vivono felici. Meglio un pazzo di spirito che uno spirito da strapazzo.
Se le infili tutte nei circuiti, e le passi in rassegna ogni mattino, come un appello scolastico, e segni, e segni, e segni, alla fine pensi sempre e solo a quello che non c'è più con rancore, ti avviti su questi appunti fino a spanarti come una vite, invece di apprezzare chi c'è, e cosa c'è, ora nella tua vita di bello.
Ieri ho fatto pulizia negli armadi, ho buttato 14 sacchi di panni. Mi sento leggera, non mi serviva più quella roba , ma era lì a prendere spazio, come i rancori, sono nelle scatole polverose a prendere spazio fra le nostre virtù.
Bisogna buttare via quando è ora, sia i brutti ricordi, che i torti. Omettere, tralasciare è sintomo di maturità.
Mi hai fatto male, bene allora? Detto una volta basta; perché continuare a salmodiarlo è continuare a rinnovare un dolore, che se continuamente sollecitato, alla fine va in necrosi, e sapete cosa ci va in Necrosi? La vita, la voglia di fare, di sperimentare, la qualità dell'essere. Tutto per cosa? Per l'appello a noi stessi. Presente? Assente?
Tutti assenti! Tutti nuovi, tutto nuovo.
Tutto dimenticato!
Galleri
mercoledì 21 maggio 2014
Bella? Non basta
Se avete letto qua e là, qualche giornale di gossip avrete letto la dichiarazione di Buffon, che finalmente ammette di aver scoppiato, come Chris Martin che lascia la bella Gwyneth, tutte donne bellissime, famose, desiderabili, e ...mollate.
Quello che gli altri anelano per qualche altro diventa un peso.
Mia madre mi diceva da piccola: è bella ma non balla. Io ci ho messo una ventina di anni buoni a capire che cavolo volesse dire sta bella che stava seduta e non ne voleva sapere di ballare, non stava al gioco, alla festa, e faceva la statuina, la bella statuina.
Non è di sicuro il caso della Paltrow e della Seredova questo, ma comunque nel giro di pochi giorni, coppie celebri sono scoppiate. I motivi? E chi li sa! Forse non lo sanno neanche loro, sono scoppiati perché le cose accadono così, a tutti con le stesse dinamiche a prescindere dalla faccia che ti ha dato madre natura. La bellezza, quando ti alzi, quando cucini, quando corri dietro ai figli, va a farsi benedire, e rimane la donna che cerca la via migliore come fanno Tutte.
Non è la moglie bella, che fa la famiglia felice, deve esserci molto di più.
Portarsi dietro una bella faccia, è come portarsi dietro un bel corredo, si, lo metti in mostra sul letto, ma altro non fa, non è che ti allevia semmai dai pensieri di una notte insonne.
Così la moglie Bella, giorno dopo giorno, diventa la solita coperta a cui alla fine ti abitui, ci fai l'occhio.
Arriva una più bella e ciao.
Perché c'è sempre una più bella, e se non è più bella, di sicuro è più nuova...e la novità attrae di più che la bellezza, perché più stimolante, più avventurosa.. e allora eccola la bella che non balla.
Gallery
venerdì 16 maggio 2014
La Peste Nera
Nel 1300, oltre alle guerre interne in seno ad un territorio tormentato da vassalli, signori, nobili, potestà, feudatari e chiesa; a completare le sciagure, ci si mette la peste. Uno dei flagelli più incisivi del mondo moderno. La popolazione mondiale scende da 72milioni a 40 o giù di lì.
Un flagello: i topi. O meglio i pidocchi sul pelo dei topi. Sembra assurdo vero? Eppure quella cimice è stata capace di fare una strage.
Il segreto sarebbe stata la pulizia, ma lì, in quella circostanza nuova, nessuno ebbe la capacità e la conoscenza, di collegare l'epidemia ai pidocchi. Così la gente si fece prendere dall'isteria, dalla credulità, dalla convinzione che il flagello fosse causato dal cielo, conseguenza della loro cattiva condotta. E via, altro corso a riti senza senso e senza soluzione di continuità. Nuove credenze e superstizioni pur di placare la punizione divina.
La peste è cessata, e il mondo è cambiato. Inizia una nuova alba il 500, il rinascimento, stesse lotte, ma nuovo spirito, sempre un'Italia incapace di essere unità, ma con degli intelletti che segnano l'umanità, non solo la storia italiana.
Oggi mentre leggevo il solito sped che va in orbita e il PIL che va sotto al mare, l'Expo, e tutte le zozzerie da cui i giornali ci vogliono distrarre, mi è venuta in mente la peste nera.
Stesse difficoltà, lotte interne, problemi di occupazione, fame per i poveri e ricchezza sempre per i soliti 4.
La storia si ripete, la peste questa volta non ce la portano i pidocchi, ma i pidocchiosi, i problemi sono gli stessi, uguali, uguali, e per la soluzione ci vuole un nuovo risorgimento, un nuovo Da Vinci che ispiri un uomo libero, vitruviano, con una mente eccelsa.
Nascerà di nuovo un altro genio?
Se non è genio almeno sia geniale..speriamo.
La galleria fotografica
giovedì 15 maggio 2014
Capita
Capita che ti alzi, ti butti addosso un plaid e porti i figli a scuola. (Ogni mattino) Poi capita che ti vesti per un appuntamento di lavoro e ti conci come si deve, mettendo un abito rigorosamente made in Italy.
Poi capita mentre risali in macchina, che un ragazzo ti venga incontro (un addetto ai lavori) e ti dica:
"Porti un abito di Gioia, di Rose a Pois", e capita che quel ragazzo ci abbia azzeccato, e che gli si facciano i complimenti per cotanta competenza. Si in realtà oggi portavo un abito di Gioia, e quando qualcuno mi ferma per farmi complimenti sui miei outfit (come li chiamano le Blogger moderne), mi fanno piacere, non per i complimenti in se, quanto si riconosca il fatto che, indossare made in Italy, faccia ancora la differenza.
Questa differenza che gli altri notano, è il nostro fiore all'occhiello. Dovrebbe essere la nostra salvezza. Io conosco tante artigiane bravissime e giovani stilisti che fanno prodotti fantastici, ma la poca visibilità li penalizza.
Un peccato un grande peccato. Comprate di meno e scegliete prodotti italiani. Sponsorizziamoci, facciamo del bene al nostro artigianato e alle nostre eccellenze.
W il made in Italy.
mercoledì 14 maggio 2014
25 Maggio
Il 25 Maggio è il compleanno di mio figlio, questa per me è l'unica cosa che conta, ma so che per tutta l'Italia non è questa la questione. Elezione, eleggere, scegliere fra..
Fra chi si sceglie? E chi lo sa! Si sceglie fra slogan, promesse, e programmi del tutto bislacchi, come le menti di coloro che li partoriscono.
Anche nel nostro comune si deve assolvere l'impegno di scegliere a chi affidare ancora anni di amministrazioni,che sino a questo momento, sono state a dir poco vergognose, o imbarazzanti; ecco imbarazzante mi piace di più, perché l'imbarazzo vuole la capacità di dissimulare, ma di fondo anche se fai finta di nulla, sei rosso dalla vergogna. Ecco questo è imbarazzo, io sono imbarazzata quando parlo del mio paese, quindi cosa cambierà?
Devo dire che pur essendo apolitica, oggi credo fortemente che, per chi fa politica servono due sole credenziali: Crederci ed essere Competente. Poi, destra sinistra, in mezzo di sotto, di sopra, non interessa più, per la gravità della situazione in cui ci siamo impiastricciati, ciò che suggerisce una scelta è l'uomo, non lo schieramento. La fazione, di io qua e tu la, adesso non risolve, è un modo obsoleto di pensare, io ho ragione e tu hai torto, ma dai...hanno tutti ragione diceva Sorrentino. Ci vuole la passione, e la capacità.
Uno dei candidati sindaci di qui è un ragazzo che stimo, perché lui ci crede, è uno che fa politica per passione, come Renzi, anche diversi,entrambi ci credono, hanno la giovinezza, la convinzione, la motivazione, la voglia di fare, poi la lateralita che seguono non mi interessa, mi interessa che si facciano le cose con serietà, senza inciucci all'italiana, senza quelle strade sotterranee come percorsi metropolitani, sui cui binari passano accordi di comodo; ecco almeno nelle piccole amministrazioni dove tutti sanno tutto, iniziamo a fare bene, a cielo aperto. Francesco ci mette una passione che è travolgente, quasi romantica, se lo sente davvero farà bene. Mi piace la sua conunicazione diretta, il suo parlare con gli occhi, indicano convinzione, coerenza.
Nel suo discorso all'umanità Chaplin disse: pensiamo troppo e sentiamo poco. La politica di oggi, quella che ci deve salvare, è una politica che deve pensare di meno e sentire di più, se senti fai, se pensi stai fermo.
Il mio augurio a Francesco è di sentire sempre e pensare il giusto, Le critiche restano agli stupidi, a chi ha voglie disfattiste, bisogna andare avanti! E soprattutto senza dejavu.
La mia gallery
martedì 13 maggio 2014
Oggi
Dopo aver avuto un periodo infernale con la tecnologia ho finalmente una roba spaziale, che mi permette di fare un sacco di cose, di quelle che mi rendono pericolosa.Nonostante il freddo, la politica, l'Expo che ci ha fatto fare di nuovo la figura dei bischeri, io sono contenta. E si sapete, la contentezza, perché per la felicità non siamo attrezzati, è una questione di condizioni.la Tua condizione ti rende contento a prescindere, per il resto possiamo fare ben poco, il mondo non vuole essere cambiato, inutile fare tante politiche. E noi italiani siamo destinati a fare sempre la figura dei fessi, come nella migliore tradizione partenopea. Questo non ci fa contenti, ma si da il caso,che non c'è la possiamo prendere con nessuno, visto che facciamo tutto fra di noi no!?
venerdì 14 marzo 2014
A VOLTE RITORNA
A volte ritorna …
Fra la stesura del mio nuovo libro, il lavoro, e Peppa Pig, eccomi. Ho fatto una sana dieta dalla rete in questo periodo, mi son affacciata solo per vedere le sfilate della prossima f/w 14-15, da cui ho evinto che Parigi è numero uno, come una bella donna: come lei nessuna; ma ne parleremo.
Ho letto una cifra impressionante di libri, e parlato con una cifra altrettanto impressionante di gente. Ho fatto qualche viaggio, mi sono guardata intorno per cercare di capire dove andiamo. Analisi non facile da fare, visto quanto siamo nevrotici ultimamente … siamo pieni di tic … e un po’ toc, tutti sclerotici, ma non sclerotici come gli anziani affetti da demenza, quanto sclerotici come effetto narcotizzante intellettivo. A volte sembriamo avere il cervello paralizzato, figurarsi la volontà. Altaleniamo fra Renzi e Papa Bergoglio non capendo a chi dei due vogliamo ispirarci e nell’indecisione, twittiamo delle vere stronzate. Sclerotici e pure poco fantasiosi, almeno un po’ originali, neanche quello. Mi rimangono “ La Grande Bellezza”, e Peppa Pig in dialetto marchigiano che mi fa schiantare dalle risate, mi butto per terra e mi sporco tutta.
Voto Peppa.
venerdì 29 novembre 2013
IN SCENA
Siamo un popolo di commedianti non c’è verso, fare la parte ci piace. O la tragedia, o la satira, o quello che volete, comunque siamo attori nati. Facciamo la commedia anche sulle cose serie, che dovrebbero essere trattate con estrema serietà e rispetto. Anche sul, non si scherza,lì ci troviamo il copione da inscenare. Sapete però qual è il brutto dei commedianti? È che non sono presi sul serio, e questo è il nostro male, non ci prendiamo sul serio, e non ci prendono sul serio, così facciamo universalmente la figura dei coglioni.
giovedì 28 novembre 2013
OBLIO
C’è un tempo che non ha tempo, non ha cognizione e contenimento, non ha coscienza né conoscenza, si estende in latitudine e longitudine, ignorante e incurante, non ha bisogno di sapere perché, è padrone, signore e despota. Regna sovrano senza conoscere i sui sudditi, eppure li visita tutti, si fa beffe di mode e modi, rimuove sentimenti e virtù note.
Alberga, soggiorna, svanisce, in un insieme di chiaro e oscuro. Sfugge la sua veste e sfugge il suo tratto, non da avvisi ne concessioni, non porta parole e tanto meno doni.
È un passaggio senza tempo, senza ricordo, senza memoria.
È l’oblio.
mercoledì 27 novembre 2013
LA VERITA'
Dico sempre ciò che penso … e questo rende frequenti i malintesi.
Sembrerebbe assurdo ma è proprio così. La gente si vuole sentir dire delle belle, e sane bugie per intrattenere rapporti, finti ma costanti. Se ti affacci a dire una cosa vera, o sarà capita male, e molto spesso tacciata come una bugia, oppure quello che hai davanti si offenderà. Nessuno più sa gestire la verità, nessuna maturità affettiva, tutti troppo elementari nella struttura emotiva, permalosi rispetto a mancanze che colgono tutti. Sentire la verità qual’ è offende, come ai bambini piccoli quando dici loro, che sono ancora troppo piccoli per arrivare ad aprire un’anta, o qualche altra cosa che è posta in alto. Però se è vero che i bambini hanno la speranza di crescere, gli adulti che speranze hanno? La gente vuole essere portata per i fondelli, perché non vuole crescere, non si vuole misurare con un deficit che potrebbe essere superato, solo dopo aver avuto la sincerità di ammetterlo, ogni ammissione è un passo da gigante verso la maturità. Dici una cosa vera, per il bene, e quello capisce che lo dici per invidia, gelosia o altro, le bugie si dicono con questo fine, ma la verità, chi ha il coraggio di dirla, la dice per farti un favore. E su, arriviamoci all’antina.
martedì 26 novembre 2013
LETTO - PENSATO
Ognuno di noi passa la vita ricercandone il segreto. Ebbene il segreto della vita è l’arte. Wilde.
Ecco, semplice come fare due più due. Il segreto della vita riposa nell’arte, ed è vero. È vero. È vero.
Quella sensibilità che ti fa esprimere con un mezzo che sia musica, dipinto, scultura, parola, è ciò che da senso alla vita, cura l‘anima. La sensatezza è il criterio, il discernimento, il giudizio, connesso alla realtà, e ai sentimenti, con cui si attribuisce una ragione, un motivo, una logica. Solo l’arte appaga, riempie, giustifica e comunica. L’arte e la natura il resto come dice un mio amico è spazzatura.
lunedì 25 novembre 2013
DICONO
-Devo andare ad un funerale.
-A sì? E chi è morto?
-Ma niente un anziano, aveva 89 anni.
-Ah bè allora era la sua ora.
-Si funerale alle tre, ma io devo andare dal medico.
-Che hai fatto?
-Ho una specie di eritema che mi assilla.
-Speriamo non sia nulla.
-Basta non sia un cancro, ce l’hanno tutti.
-Ma va scema.
-Rapinata la banca sotto casa mia.
-Non si vive più
-Si troppi stranieri che non hanno di che mangiare.
-Perché noi ne abbiamo?
-No, ma non sappiamo fare le rapine.
-Hai sentito chi si è separato?
-Si, ma aveva l’amante?
-E certo, tutti ce l’hanno.
-A sì? Ma io no, non ancora almeno.
-E i figli?
-Ma un po’ qua e un po’ là.
-Il grande si fa le canne a scuola.
-Davvero?
-Sì, ci sono giorni in cui me la farei anche io una bella canna.
-No, meglio sballarsi di alcool, più economico, sai la crisi.
-Già la crisi, tutti in crisi, tutto in crisi.
-Vado al funerale, sennò faccio tardi.
-Ma è morto, aspetta.
-Sì ma il medico no, quello è vivo e sempre pieno.
-Ciao
-Ciao
venerdì 22 novembre 2013
BAMBINI
Oggi scrive mio figlio. Tema: Descrivi te stesso.
“Penso che sia educato, carino divertente, ma volte diciamo che mi surriscaldo.
In certi momenti esagero e in altri sto molto calmo. Mi piace il mio corpo e come sono fatto. A volte però penso di essere zero, perché non so fare altro che dare fastidio, ma altre volte sono un mito. Mi capita di fare il bullo perché sono stanco di prendere le botte e le vorrei dare io, ma poi capisco che è sbagliato.
Spesso mi pongo la domanda: perché lo sto facendo?
E a volte rispondo anche: Perché ho preso un dito e porto via tutta la mano.
Ma la domanda è: è giusto ciò che faccio?”
A questo ha aggiunto: “mamma devo andare negli angoli più remoti della mia coscienza a cercarmi”.
Allora se mio figlio a nove anni, sa già farsi un’analisi così introspettiva, gli adulti che cavolo fanno?
Perché nessuno si va a scandagliare le pieghe della coscienza per vedere quante ulcere ha???
Tutto da imparare dai bambini però e non il contrario.
giovedì 21 novembre 2013
TIC-TAC
Qualcuno nasce polemico. Qualche altro provocatore. Qualcuno ottuso, qualche altro scaltro. Poi c’è quello che crede di essere sempre il fenomeno, ancora ci sono gli scollegati, quelli lenti, quelli che non ascoltano, quelli che aprono la bocca e innescano le trombe chi c’è, c’è. Un sacco di tipi,un sacco di modi, questa è la puzza di cristianità, diceva un mio amico. La varietà. Ieri sera ho visto un sacco di cristiani insieme, tutti con le suddette credenziali. Non è che sia venuto fuori uno spettacolo di quelli da applausi … però i cristiani sono fatti così, è la specie variegata. Da grandi menti, a mentine nel giro di un passa voce, così da mi illumino di immenso, passano a: mi infilo nel tubetto delle mentine insieme a tutti gli altri Tic-Tac. Che tristezza.
mercoledì 20 novembre 2013
PI
Avete letto “Vita di Pi”?
Ci sono giorni in cui mi sento Pi. Sulla zattera, con gli squali che mi girano attorno, e anche la tigre da tenere a bada. Siamo tutti naufraghi, alle prese con una quotidianità che mette alla prova di continuo, sia per le situazioni che crea, sia per gli attori che propone. Dobbiamo far fronte ad emergenze, necessità, problemi di salute, individui loschi o nella maggioranza dei casi opportunisti, ed arrampicatori sociali. Oltre tutto Pi, doveva pensare solo alla sua di sopravvivenza, noi anche a quella della nostra prole, un’incombenza sull’altra, a complicare una già precaria stabilità, perché il mare ha i suoi demoni forti: il vento, la pioggia, il sole a picco, le tenebre. Adattarsi agli eventi, ed evitare gli squali: è l’unico modo per sopravvivere … E riuscire a raccontarla.
lunedì 18 novembre 2013
TRAFFICO
C’ho un po’ di traffico nell’anima, dice Liga.
Anche io sostengo un bel traffico dentro. A volte vorrei avere tanti sensi unici dove convogliare emozioni e sensazione, invece mi trovo piena di doppi sensi congestionati, collassati, che si sovrappongono, e creano ingorghi, con tanto di clacson spiegati per chi debba passare prima.
È così, quando i sentimenti, le emozioni, gli ideali, e i pensieri forti si accavallano uno sull’altro, generano conflitti all’interno di percorsi già esistenti, ma che in alcuni frangenti non sono più attendibili. A volte le strade mentali che abbiamo percorso da tutta una vita, diventano inadatte all’uso, scomode, sconnesse, vecchie, usurate. C’è un’evoluzione e crescita di pensieri. Da qui il bisogno di creare e generare nuovi percorsi, i quali però danno vita a traffico pesante, perché sono convogliati in reticolati stradali non ancora collaudati, non sperimentati e da mettere a punto.
Un traffico da gestire, ma comunque fondamentale per trovare nuovi sistemi, nuovi stimoli, nuove strade e nuovi orizzonti.
Il traffico dell’evoluzione dell’io.
sabato 16 novembre 2013
PALLONCINI
Una categoria di gente non sopporto, quelli che ti guardano dall’alto della loro ignoranza, pensando di sapere. Tutto sbagliato, la gente che sa, è quella che scava, quindi sta per terra, anzi, a volte sotto-terra; se scavi scendi, ti cali nei meandri della mente, della conoscenza, sicuramente non vai su come un pallone gonfiato, perché il sapere ti carica di pesi, di responsabilità, di realismo. Quelli invece, che ti guardano dall’alto, sono ignoranti e senza pensieri, come palloncini gonfi di elio, che vagano senza meta da una parte all’altra, asseconda di dove il vento spinge. La leggerezza a cui si deve aspirare, è la leggerezza non dell’idiota, ma di colui che appurata e usata la sua conoscenza, ne diventa depositario per sè, e da corso alla coscienza, riuscendo a volare verso un pensiero ancora più alto, di cui egli stesso è fautore, e non grazie all’elio che lo alza. Non si deve offendere l’intelligenza di nessuno, spesso però quelli che pensano di stare lassù grazie al gas, e non grazie alla loro mente, non sanno discernere il vero intelletto, visto che non hanno scavato la terra per trovarlo, e lo deridono, diventano beffardi verso individui il cui pensiero è raffinato, sublime.
Fu detto: “non dare perle ai porci” il punto è che a volte i porci pensano di averne un cofanetto pieno … ma farlocco, chi glielo spiega?
venerdì 15 novembre 2013
VERGOGNA
Da sempre vivo a Potenza Picena. Sono madre di tre figli, a cui sto instillando l’amore per il sapere, il pensiero libero, aperto, pensiero di uomo universale come filosofia di vita. In questo momento temporale però, credo che il mio insegnamento sia in assoluta controtendenza con la realtà del paese in cui vivono.
La scuola che frequenta il mio primogenito, ha gravi deficit strutturali accertati, la situazione grave, è già stata portata all’attenzione di chi ha il potere e gli strumenti per fare, e risolvere il problema. Ho sempre odiato la demagogia, mi sono sempre tenuta fuori da schieramenti politici, io credo fermamente nell’essere, non nelle fazioni, eppure mio malgrado, mi trovo costretta a convenire con luoghi comuni, che mutano i Responsabili in degli Irresponsabili. A questo devo aggiungere l’insensibilità di alcuni genitori, che oltre a non far valere il diritto all’istruzione sicura dei propri figli, fanno ostruzionismo a chi invece si prende il carico di lottare per una cosa giusta, e che è a beneficio della comunità tutta. Il senso civico, il senso di responsabilità, la maturità, che i docenti chiedono ai genitori di insegnare ai figli, manca alla base della struttura sociale che ha l’obbligo di farla Essere realtà sociale e comune.
I capo saldi della civiltà che dovrebbero essere pilastri, si sono ridotti a poco più di maglie consunte, sgualcite, piene di buchi con cui ormai non si potrebbe più praticare neanche una pesca da dilettanti.
Circoli autoreferenziali si alimentano di un lassismo vergognoso, a discapito di un’istituzione principe della nostra società evoluta. Come possiamo insegnare ai nostri figli il senso di responsabilità, verso i loro compagni e il rispetto verso l’autorità, se chi la esercita è esso stesso un cattivo esempio? Come instillare la fiducia e la stima verso chi non pensa al bene comune? Verso chi non ci mette la faccia, nella difesa di un diritto? Un gioco superato e poco virtuoso, di passa la palla, fino a far fare la figura degli idioti a chi invece la causa la sostiene, la vive, la sente. Pavidi. Non convinti, che quando una cosa è giusta, “Va Fatta”. Il mio grande rammarico, è la constatazione, che genitori da cui ci si aspetta l’appoggio, perché si combatte tutti per la stessa causa, la salvaguardia dei nostri figli,del futuro di questa società zoppa, taccino altri genitori accusandoli di essere invasati, o frustrati. Gravissimo.
Ecco nel nostro Bel Paese del “lascia fa’”, come vanno a finire le cose, se qualcuno si prende la briga di dire, ti fanno passare da matto. E allora va bene che ogni tanto accada qualcosa di grave, affinché ci si possa poi solo lamentare a posteriori con i “lascia fa’”. Lasciamo il carro senza guida, e schiantiamoci dove ci porterà la sorte, visto che meglio sembriamo non saper fare. Io chiedo a Tutti, Genitori e Autorità competenti, di guardarsi allo specchio prima di chiedere rispetto ai ragazzi, perché spesso siamo noi i primi a non rispettarli.
E questo in una società civile è scandaloso.
mercoledì 13 novembre 2013
DICE OSCAR..
“Le cose vere della vita, non si studiano, non si imparano, ma si incontrano” dice Oscar Wilde. È così, non si studia come si può far crescere un’amicizia, e neanche come ci si innamora, o come si diventa genitori. Uno incontra quello che diventerà l’amico, quello che diventerà l’amore, e ti trovi in braccio quelli che saranno i tuoi figli.
Se è una questione di incontri, questi non si possono evitare, non puoi svoltare un attimo prima perché non lo sai.
Non si può evitare di essere amici di qualcuno, se la vita ti ha chiamato vicino a lui, o non si può decidere di non essere genitore, e reclamare un figlio diverso. Non si può neanche evitare un amore se è quello vero, puoi provare a dire: Ma io ne volevo un altro. Se quello hai incontrato, quello ti serviva.
Le cose vere, non si imparano e studiano. Non se ha il bisogno di studiarci o di conoscerle, le riconosce a priori, sono innate, istintive, la verità è palese, non va spiegata o svelata, te la trovi in mano e basta. Poi che la nostra mente si voglia ingannare, per evitare un percorso più complesso, questo è un altro discorso.
Ma la verità è semplice. È chiara. Forse le condizioni sono complesse, il contesto confuso, ma questo nulla ha a che vedere con l’essenza di ciò che è naturalmente vero, ed a cui per nostro capriccio o ostinazione sottoponiamo un artifizio.
Il non vero ha vita corta, subito prende la piega del: non ne vale la pena. Si autodistrugge nel giro di pochissimo. Ma se vale, dunque se è vero, magari con volte, volute, giravolte, il modo l’esistenza te lo trova per farti ricondurre al vero della vita.
È solo una questione di pazienza. Di far maturare situazioni, caratteri, aspettative, aspirazioni. Se ti nutri di frottole le devi alimentare di continuo, se ti attieni alla verità essa si mantiene da sola, è autotrofa, si crea la linfa necessaria per rimanere in piedi, e senza nascondersi dietro a scuse. Allora forse nella vita più spesso il binomio giusto è che per vivere le cose vere che si incontrano, ci vuole il coraggio di accoglierle.
A domani!
martedì 12 novembre 2013
E' COSI'...NON PENSANO
“A un certo punto per voi donne il silenzio diventa troppo lungo (circa trenta secondi) e allora guardate lui, lo studiate proprio, e poi sparate la vostra domanda più assassina: A cosa stai pensando?
E siete pronte a qualsiasi risposta tranne all’unica sincera, e cioè che lui non sta pensando a niente. Questo per voi non è fisicamente possibile. Voi infatti pensate sempre, il vostro cervello è in costante movimento. Come gli squali che non possono fermarsi mai o muoiono affogati, così la vostra testa non stacca nemmeno per un secondo, e pur di lavorare rimugina su brandelli di avvenimenti e sfumature di frasi. Ecco perché quando vedete quell’espressione assorta sulla faccia del maschio, tendete ad attribuirgli la stessa attività della vostra officina mentale.
Ma dovete sapere che, se la vostra mente è come uno squalo che non può star fermo, quella dell’uomo è come una cozza che vive aggrappata su uno scoglio. Quell’espressione un po’ distante indica in realtà solo una digestione lenta o un colpo di sonno… se accetterete questo fatto sarete salve. … quelli misteriosi enigmatici e intriganti in realtà hanno solo nella testa il motivetto in testa di Meu Amigo Charlie Brown..
… questo pezzo non porta la mia firma, ma quella di Fabio Genovesi, che vorrei baciare e abbracciate. Non potete immaginare quanto abbia goduto scorrendo queste righe scritte da un uomo onesto e colto. La domanda esistenziale che mi insegue da 41 anni, e della cui ipotesi ero certa ma non provata scientificamente, ha preso consistenza: A cosa pensano gli uomini? A Niente! Discorso chiuso, archiviato. Niente! C’è il nulla in quella caverna nera, altro che pensieri profondi, pozzi artesiani e pure vuoti.
Cozze … bellissimo, cozze attaccate allo scoglio, e se non avete il coltellino non riuscite neanche a tirarli via tanto sono ben ancorati al loro scoglio quei molluschi. Quindi amiche mie, non vi preoccupate, non è niente, non parla perché non pensa. Amen! E così sia! Risolto.
A domani.
lunedì 11 novembre 2013
UN LIBRO
Lunedì. Penso. Scrivo. Una pila di libri alla mia destra, una pila di libri alla mia sinistra, come sempre. Un libro di mio figlio Lapo sopra a tutto, un libro di quelli cartonati con cinque pagine e solo figure, elementare, visivo. Vicino Proust, 2500 pagine scritte in caratteri piccoli e dai contenuti complessi.
Mi è venuto in mente che la gente è così, come questi due libri, uguali nel genere, ma abissali nel contenuto. Libro uno, e libro l’altro, hanno in comune solo la definizione grammaticale, basta.
Qualcuno è davvero come un libro cartonato, lo sfogli, trovi un po’ di figure, e dopo due pagine è finito, allora ricominci da capo, nel dubbio ti sia sfuggito qualcosa, niente, non c’è nulla da scoprire sono semplici, elementari, disarmanti, ti chiedi ma tutto qui? Può essere? E sì, senza sorprese, senza lati oscuri, senza ponderazioni, perché l’imponderabile non è ponderato, neanche intuito.
Poi ci sono altri individui (pochi), che invece sono davvero come il libro di Proust, 2500 pagine scritte, piene di contenuti per cui non ti basta una vita per conoscerli, e per capirne la natura profonda. Sfogli e leggi, e vai avanti, e prendi appunti, e si creano apparenti contrasti e incoerenze, che servono solo a farti arrivare al passo successivo di una personalità più complessa, non elementare. Interessanti, ricchissimi, pieni di sfaccettature.
Ho conosciuto libri elementari, e libri complessi, io adoro quelli complessi, ma non giudico gli elementari, sono più semplici, comprensibili, ma sono affascinata dai contrasti, dall’apparente incoerenza, che vuole tempo per comprendere una visione più alta dell’esistenza, perché non è sempre tutto elementare.
Fine del pensiero del lunedì, e oggi (inizio settimana)spero di parlare con una persona che valga 2500 pagine.
A domani.
venerdì 8 novembre 2013
PENSO....E DICO
Ci sono istanti nell’esistenza, in cui perdiamo il contatto con la realtà oggettiva, quella reale dell’essere, quella che quadra con il senso della vita.
Qual è il senso della vita? Ogni esistenza è vissuta con un fine diverso, c’è chi la vota ad una causa, chi ad un vizio, chi ad una persona, chi ad un dio, ognuno si orienta e dedica verso qualcosa o qualcuno.
È soddisfacente? Per alcuni sì, per altri no. Qualcuno non riesce davvero a trovare il bandolo della matassa, e cerca un intreccio ancora peggiore fino a confondersi completamente e perdersi.
Perdersi. Non trovare l’orientamento, la strada del ritorno, il nostos. Per perdersi bisogna partire da un luogo conosciuto, ed avventurarsi verso una meta sconosciuta, ignota, senza punti di riferimento, carte geografiche o simili.
Perché sfidare la sorte, perché lasciarsi trasportare dall’oblio? Che bisogno ha qualcuno di ripudiare il posto che il mondo ha assegnato loro compresi gli affetti? Quale peso non riescono a sostenere? Ci può essere sollievo nell’inesistenza?
Evidentemente qualcuno conduce l’esistenza con somma gravità, tanto da essere disposto a rinunciare all’aria pur di disfarsi del carico.
giovedì 7 novembre 2013
IL COLERA
Ho ripreso in mano di nuovo il libro di Marquez “L’amore ai tempi del colera”.
Un capolavoro lento, inesorabile, scritto da una penna precisa, meticolosa.
Florentino e Fermina, 53 anni, 7 mesi, 11 giorni notti comprese,
tanto è durata l’attesa di Florentino, con fede incrollabile e paziente, deviante, verso la sua Fermina, la più bella ragazza della Colombia.
La storia di un desiderio che non si sopisce mai, anzi si rafforza nel corso di 53 anni, 7 mesi, e 11 giorni, notti comprese
Marquez dice:
“Nel corso degli anni entrambi arrivarono, seguendo vie diverse, alla conclusione saggia che, non era possibile vivere altrimenti, ne amarsi altrimenti: nulla a questo mondo era più difficile dell’amore.”
Niente è davvero più complicato dei rapporti d’affetto, che siano non solo quelli fra uomo e donna, ma anche fra amici veri, figli, o genitori. L’amore è il rischio dei rischi.
Lo è perché lascia scoperta la parte più vulnerabile dell’essere: l’anima.
Quella che non si può difendere. E se l’anima viene ferita, non ci sono bende da applicarci in nessun modo per lenire l’ulcera. La dinamica dell’amore è dare corso all’io, essere capaci, come dice Marquez, di avere conversazioni senza inciampi.
L’inciampo, causa il malinteso, ed il malinteso la ferita, la ferita l’irrigidimento, il dolore agli arti, e il male inconsulto allo stomaco, il vomito, la diarrea, come conviene il grande poeta:
“I sintomi dell’amore sono gli stessi del colera”.
Brutto male. Ma peggio non averlo.
mercoledì 6 novembre 2013
PENSIERO BISLACCO
Quando qualcosa ci fa stare male, o ci preoccupa, o ci logora,
il corpo per sua difesa sviluppa delle tossine,
che l'organismo deve trovare il modo di metabolizzare.
L’organismo si deve bonificare, come l'anima ha bisogno di bonificarsi.
Il problema di questo processo è la comprensione del come fare.
Come si bonifica un'anima? Non come si bonifica un cuore.
Come si bonifica una mente? Non come si bonifica un sentimento.
E un sentimento come si bonifica? Non come si tratterebbe la messa in sicurezza di un'area scoperta. Modalità e procedimenti diversi.
Ogni situazione ha la sua autocura, che però non garantisce la purificazione o la vera guarigione.
Dipende da quanto profondamente è arrivato il male.
O da quanto incisiva è la cura.
RISCHIO.
Sono avvolta in mezzo a questo concetto.
Bislacco ma mi andava di dirlo così … a caso
martedì 5 novembre 2013
PROVOCAZIONI
Ieri ho rimproverato mio figlio, perché non fa che provocare i suoi fratelli, i quali ovviamente da bambini, rispondo male alle provocazioni. Le colgono tutte e fanno guerre perenni. Poi però, pensandoci bene, siccome la genetica non è acqua e lui ha raccolto in dote un atteggiamento tipicamente mio, mi sono specchiata dentro tanta somiglianza. Io sono una provocatrice nata, innesco conversazioni e situazioni volte sempre a vedere ed osservare la reazione dell’altro. Un giorno un mio caro amico mi ha detto: Non mettermi sempre alla prova. Aveva ragione, sono sempre li a tastare il polso, a monitorare un cambio un modo. Ma sapete io sono molto curiosa, e una dichiarazione fatta, o una domanda posta, provocano sempre una reazione, a volte prevista a volte assolutamente imprevista: comunque generano un moto di risoluzione o rivoluzione, e questo mi affascina in modo unico. Il movente innesca fini multipli, i quali necessariamente porteranno l’interlocutore a scoprirsi, o coprirsi ancora di più rispetto alla questione. È pacifico comunque che per far arrivare l’individuo ad una reazione bisogna provocare, o porre l’argomento. Ci sono persone intime, le quali non sanno reciprocamente cosa pensa l’altro rispetto a problematiche, opinioni, divagazioni, o anche perversioni. Come fai a dire di conoscerlo, se non chiedi, se non lo spingi vicino al gradino e osservi se è pronto a buttarsi o a fare un passo indietro? Se non testi la fibra, come fai a sapere la natura? E la natura rivela l’essere, con chi hai a che fare … quindi? Qual è il modo? C’è? Cosa ne pensate?
domenica 3 novembre 2013
OFELIA
Buon giorno!!! Come state? Avete passato un buon ponte lungo? Io non ho quasi messo il naso fuori da casa. Ho letto come una furiosa.
Leggo, leggo, leggo … Quando leggi pensi. E quando pensi trai conclusioni.
Su cosa? Su tutto. La lettura va per collegamenti, una parola te ne fa venire in mante altre dieci, e da quelle dieci nasce un pensiero, un’applicazione, un modo. Le mie letture di sempre, tolti i libri che leggo nuovi, o a rotazione per essere aggiornata, sono: Proust e Shakespeare.
Ormai siamo amici intimi, li conosco meglio di tanta gente che supponevo di conoscere e dalle quali invece ho preso cantonate grazie alle quali ancora rimbombo dentro.. sapete come le campane enormi, che ad ogni colpo vibrano per tutta la loro superficie, fino a diffondere lontanissimo il loro suono? Ecco una cosa del genere.
Comunque nel leggere, ieri Learte dice ad Ofelia:
“Quanto ad Amleto e allo scherzo del suo pegno d’amore, ricordati ch’esso è solo il capriccio di una moda galante, una violetta troppo precoce per durare, dolce ma effimera, profumo e distrazione di un minuto, ma niente di più.”
Ci è mancato a tutte un fratello come Learte: Amen. Che poi Ofelia, da donna canonica, non gli ha dato retta è un altro conto. Praticamente Learte le ha detto: Amleto è matto e stagli lontano perché quello ti rovina. E c’aveva ragione! Ancora a distanza di secoli siamo tutte fesse come Ofelia!
Gli uomini sono Tutti Matti ma noi ci crediamo, e si, crediamo che la violetta non sia prematura e durerà, e che quelle promesse non siano una moda del momento, o il capriccio di un uomo “matto”, ma promesse di uomo (abbiamo dimenticato che gli uomini sono tutti marinai dentro).
Learte lo chiama scherzo del suo pegno d’amore. Quando è stata l’ultima volte che un uomo vi ha teso il suo scherzetto? Altro che dolcetto scherzetto. scherzetti che ti mandano al manicomio se non sei pronta con un bel paracadute a non sfracellarti al suolo. Profumo e distrazione d’un minuto è per gli uomini l’amore, e se tu, Ofelia, ci credi invece, che Il è vero amore, farai la finaccia paventata da Learte, che la esorta:
Temilo Ofelia.
Niente, credi che tuo fratello si sbagli, e che il matto, sia matto d’amore, quando invece è matto vero. È matto e passerai attraverso la sua follia: uno perché vede gli spettri, un altro perché vede donne e corre dietro a tutte, un altro perché non vede l’importanza di un impegno e parla a vanvera, e qualche altro perché è davvero a livello uno, e da lì non si muoverà neanche con un lift.
Adottate Learte e fatevi dire: Temilo … e dategli retta per favore, è fratello vero, l’unico uomo di cui fidarsi!
sabato 2 novembre 2013
ECCOMI!!!!
Eccomi!!! Sono tornata dopo un lungo silenzio!
Non crediate che non abbia fatto nulla è, anzi, tanto, troppo come sempre.
Ogni tanto se togliessi il piede dall’acceleratore non sarebbe male, invece mai. Sempre a tutto. Vado fino al fondo di me stessa, e poi rimango esausta , senza riserve. Visto quanto disperdo rimango svuotata sia parlando di energie che di esperienze e sentimenti. Fino laggiù. È indole, non si può fare nulla, devo sentire tutto addosso, sulla pelle, altrimenti significa che non vale, non conta. Non faccio mai nulla con distacco, sono intrisa di quello che mi interessa. Se scrivo ci metto l’anima, se mi occupo di moda ci metto tutta la passione, se mi occupo di sociale mi incazzo, se amo di dilanio. Insomma non riesco a farmi scivolare nulla addosso. La tuta ignifuga, a me la natura non l’ha fornita, allora ogni tanto mi incendio, e devo correre ai ripari con un sacco di estintori. Scotta. Ustioni a gogo..
Poi però, guardandomi intorno, vedo quelli che non mettono mai ne la faccia, ne il cuore da nessuna parte, hanno sempre la stessa espressione. Oh mai una ruga o un capello bianco in più. Tutto è rapportato ad una sorta di conteggio matematico dove porre un segno fra più e meno. Nella vita ci vuole metodo, quello che io non ho acquisito. Devo andare a ripetizione da qualche cinico o passista, della serie: ma come fai???
Sapete cosa dice Flaubert? Quando urla, come la voce, il cuore diventa rauco. Io sono sempre rauca, ho il cuore che urla perennemente, che sente tanto, e che lo deve manifestare con forza, con determinazione. Sentire è vivere, è rendersi parte attiva della propria esistenza, percepirsi come dentro se stessi con l’esistenza appagliata ai sentimenti e agli interessi. A volte qualcuno sembra avere la mimica dissociata, ride con gli occhi tristi, o è serio con gli occhi che brillano. Ma come si fa? Ho delle rughe furiose frutto del mio pensare e del mio urlare, la mia mimica è raccordata allo stato, sempre troppo. Avrei bisogno di litri di botx ma poi? Sarei io? No, mi tengo le rughe e la raucedine ma voglio sentire tutto, coscientemente, ed interamente ….
A lunedì!
venerdì 14 giugno 2013
BRAD.........PITT.......
Oggi folgorata da Brad ho comperato Vanity… è una roba grossa st’omo, e la natura è ingiusta per principio! Ma che si da tutto a uno e solo per una? E a noi povere donne comuni che ci deve toccare? No! Lo voglio anche io Brad! Bello e mi pare riduttivo, bravo, talentuoso, impegnato socialmente, innamorato della moglie. Lo hanno eletto uomo ideale. Mi associo, per una volta voglio seguire la massa e omologarmi al pensiero comune che come lui non c’è nessuno. Vostro marito è bello? Biondo? Un fisico mostruoso? Attenzioni infinite? E rinuncia a guardare le altre perché pensa solo a voi? (Brad ha deciso di non fare più scene di sesso per rispetto di Angelina). Non ce l’avete lo so… e non sentiatevi sole. Io vi capisco.
giovedì 13 giugno 2013
DIGNITA'
Vivere con dignità, morire con dignità. Aspirazione di tutti.
Cos’è la dignità? È il rispetto che l’uomo, conscio del proprio valore sul piano morale, deve sentire nei confronti di se stesso e tradurre in comportamento e contegno adeguati. Sulla carta tutto chiaro. La definizione da adito a delle domande essenziali. Chi è davvero conscio del proprio valore? Chi realmente rispettando la propria natura riesce a comportarsi conseguentemente? Quale contegno è decoroso alla propria dignità? La risposta a queste domande rende palese il perché spesso non si riesce a mantenere la dignità che la vita chiede. Non ci sappiamo comportare come conoscendo il nostro valore, ci svendiamo, e svendiamo azioni nobili con azioni frugali, poco pensate e spesso volgari. Il decoro e la presentabilità a volte non arrivano neanche alla decenza, la sufficienza strappata alla dignità. Il contegno che coinvolge un forte autocontrollo non è una pratica usata, si dice che bisogna far fluire le proprie emozioni anche quando sono sconvenienti ed indecenti, dando vita a modi animaleschi. Questo non rientra nell’idea di dignità. È la fibra morale che manca, i proponimenti ad essere migliori, e non dar corso solo agli istinti anche i più bassi, non sono neanche momentanei. Quando si fanno questi discorsi si è tacciati di mentalità ristretta. Si vuole mettere nella stessa bottiglia due liquidi diversi con la pretesa che ognuno mantenga inalterato il proprio sapore. Impossibile, perché un sapore sia integro non deve essere mescolato, e questo non è moralismo è fisica. Le miscele casuali nella maggioranza dei casi danno vita a sapori peggiori quasi imbevibili. Così sono coloro che pretendono di vivere con dignità perseguendola sulla base della viltà, meschinità, vigliaccheria. Vi sembra possibile? Quanti cocktail venuti male…
Vivere con dignità, morire con dignità. Aspirazione di tutti.
Cos’è la dignità? È il rispetto che l’uomo, conscio del proprio valore sul piano morale, deve sentire nei confronti di se stesso e tradurre in comportamento e contegno adeguati. Sulla carta tutto chiaro. La definizione da adito a delle domande essenziali. Chi è davvero conscio del proprio valore? Chi realmente rispettando la propria natura riesce a comportarsi conseguentemente? Quale contegno è decoroso alla propria dignità? La risposta a queste domande rende palese il perché spesso non si riesce a mantenere la dignità che la vita chiede. Non ci sappiamo comportare come conoscendo il nostro valore, ci svendiamo, e svendiamo azioni nobili con azioni frugali, poco pensate e spesso volgari. Il decoro e la presentabilità a volte non arrivano neanche alla decenza, la sufficienza strappata alla dignità. Il contegno che coinvolge un forte autocontrollo non è una pratica usata, si dice che bisogna far fluire le proprie emozioni anche quando sono sconvenienti ed indecenti, dando vita a modi animaleschi. Questo non rientra nell’idea di dignità. È la fibra morale che manca, i proponimenti ad essere migliori, e non dar corso solo agli istinti anche i più bassi, non sono neanche momentanei. Quando si fanno questi discorsi si è tacciati di mentalità ristretta. Si vuole mettere nella stessa bottiglia due liquidi diversi con la pretesa che ognuno mantenga inalterato il proprio sapore. Impossibile, perché un sapore sia integro non deve essere mescolato, e questo non è moralismo è fisica. Le miscele casuali nella maggioranza dei casi danno vita a sapori peggiori quasi imbevibili. Così sono coloro che pretendono di vivere con dignità perseguendola sulla base della viltà, meschinità, vigliaccheria. Vi sembra possibile? Quanti cocktail venuti male…
mercoledì 12 giugno 2013
LENTAMENTE MUORE
Lentamente muore
chi diventa schiavo dell'abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco
e i puntini sulle "i"
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore
davanti all'errore e ai sentimenti.
Lentamente muore
chi non capovolge il tavolo,
chi è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l'incertezza per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita, di fuggire ai consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in se stesso.
Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio,
chi non si lascia aiutare
chi passa i giorni a lamentarsi
della propria sfortuna o della pioggia incessante.
Lentamente muore
chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.
Soltanto l'ardente pazienza
porterà al raggiungimento
di una splendida felicità.
chi diventa schiavo dell'abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco
e i puntini sulle "i"
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore
davanti all'errore e ai sentimenti.
Lentamente muore
chi non capovolge il tavolo,
chi è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l'incertezza per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita, di fuggire ai consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in se stesso.
Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio,
chi non si lascia aiutare
chi passa i giorni a lamentarsi
della propria sfortuna o della pioggia incessante.
Lentamente muore
chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.
Soltanto l'ardente pazienza
porterà al raggiungimento
di una splendida felicità.
Lentamente muore
chi diventa schiavo dell'abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco
e i puntini sulle "i"
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore
davanti all'errore e ai sentimenti.
Lentamente muore
chi non capovolge il tavolo,
chi è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l'incertezza per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita, di fuggire ai consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in se stesso.
Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio,
chi non si lascia aiutare
chi passa i giorni a lamentarsi
della propria sfortuna o della pioggia incessante.
Lentamente muore
chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.
Soltanto l'ardente pazienza
porterà al raggiungimento
di una splendida felicità.
chi diventa schiavo dell'abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco
e i puntini sulle "i"
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore
davanti all'errore e ai sentimenti.
Lentamente muore
chi non capovolge il tavolo,
chi è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l'incertezza per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita, di fuggire ai consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in se stesso.
Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio,
chi non si lascia aiutare
chi passa i giorni a lamentarsi
della propria sfortuna o della pioggia incessante.
Lentamente muore
chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.
Soltanto l'ardente pazienza
porterà al raggiungimento
di una splendida felicità.
lunedì 10 giugno 2013
PENSO......E DICO
Buon giorno!!
Oggi parto da una dichiarazione di Shakespeare: “Non sai che sono donna? Quando penso devo parlare.” Che parlasse con me non ci voglio credere, ma certo che una dichiarazione tanto vera capita raramente di ascoltarla. Perché le donne hanno bisogno di pensare a voce alta? Perché i loro pensieri hanno l’istinto naturale di condividerli. La donna naturalmente è predisposta verso rapporti interpersonali molto più di un uomo. La capacità di linguaggio e di comunicazione sono un bisogno, non tanto una buona capacità. Questo spiega perché le donne hanno molte amiche e gli uomini invece nella maggioranza dei casi sono circondati da conoscenti. La necessità di condividere le idee saldano i rapporti. Se analizzate un gruppo di vere amiche affiatate, difficilmente noterete che quelle donne non si conoscono bene, anzi si conoscono alla perfezione perché avranno parlato così tante volte dei loro pensieri che difficilmente qualche cosa sarà sfuggito alle loro conversazioni. Gli uomini quando, pensano lo fanno in silenzio e il loro pensieri rimangono imprigionati talmente bene nella loro mente che hai l’impressione siano senza materia grigia; ovviamente c’è qualcuno che davvero non pensa, e anche quello è istintivo, naturale, ad ognuno il suo. Il vero problema fra questi due modi di fare tanto distanti, è quando un uomo e una donna devono relazionarsi fra di loro. Un incubo. Davvero, con modalità tanto diverse cercare una via di mezzo è difficile, perché noi sappiamo pensare solo a voce a alta e loro solo in silenzio. Il risultato è che noi risultiamo pesanti e loro inconsistenti. Oggi la soluzione non ce l’ho, so solo che questo fare tanto diverso ci mette in grande difficoltà, tanto che quando noi abbiamo un problema corriamo sempre e solo dalla nostra grande amica, e quando lo hanno loro se lo tengono dentro, quindi in soldoni la nostra amica ci conoscerà sempre di più, e lui rimarrà un mistero di Indiana Jones… a non aver conosciuto Shakespeare …
Buon giorno!!
Oggi parto da una dichiarazione di Shakespeare: “Non sai che sono donna? Quando penso devo parlare.” Che parlasse con me non ci voglio credere, ma certo che una dichiarazione tanto vera capita raramente di ascoltarla. Perché le donne hanno bisogno di pensare a voce alta? Perché i loro pensieri hanno l’istinto naturale di condividerli. La donna naturalmente è predisposta verso rapporti interpersonali molto più di un uomo. La capacità di linguaggio e di comunicazione sono un bisogno, non tanto una buona capacità. Questo spiega perché le donne hanno molte amiche e gli uomini invece nella maggioranza dei casi sono circondati da conoscenti. La necessità di condividere le idee saldano i rapporti. Se analizzate un gruppo di vere amiche affiatate, difficilmente noterete che quelle donne non si conoscono bene, anzi si conoscono alla perfezione perché avranno parlato così tante volte dei loro pensieri che difficilmente qualche cosa sarà sfuggito alle loro conversazioni. Gli uomini quando, pensano lo fanno in silenzio e il loro pensieri rimangono imprigionati talmente bene nella loro mente che hai l’impressione siano senza materia grigia; ovviamente c’è qualcuno che davvero non pensa, e anche quello è istintivo, naturale, ad ognuno il suo. Il vero problema fra questi due modi di fare tanto distanti, è quando un uomo e una donna devono relazionarsi fra di loro. Un incubo. Davvero, con modalità tanto diverse cercare una via di mezzo è difficile, perché noi sappiamo pensare solo a voce a alta e loro solo in silenzio. Il risultato è che noi risultiamo pesanti e loro inconsistenti. Oggi la soluzione non ce l’ho, so solo che questo fare tanto diverso ci mette in grande difficoltà, tanto che quando noi abbiamo un problema corriamo sempre e solo dalla nostra grande amica, e quando lo hanno loro se lo tengono dentro, quindi in soldoni la nostra amica ci conoscerà sempre di più, e lui rimarrà un mistero di Indiana Jones… a non aver conosciuto Shakespeare …
A DOMANI!
ECCOMI!
Buon giorno a tutti e ben ritrovati.
Sono stata redarguita piacevolmente sul perché non scrivo più regolarmente. Non ho scritto il blog perché sto lavorando a due nuovi lavori, e credevo di non avere energie sufficienti per portare avanti tante righe di parole e di idee ogni giorno. Mi sbagliavo. Scrivere ogni giorno è terapeutico. Se scrivo quotidianamente, ogni giorno qualcosa di mezzo o parzialmente buono viene fuori. Se non scrivo non viene fuori nulla, i pensieri mi fluttuano nella mente senza fissa dimora. I pensieri devono albergare in una stanza ben precisa affinché siano utili, altrimenti sono solo inutili divagazioni. Non pensiate che in questo periodo di silenzio non abbia fatto nulla… assolutamente. Ho studiato e letto come una pazza, preso appunti, cercato fonti, e fatto considerazioni..tante..troppe. Ho scritto la traccia per il mio secondo libro e messo giù le idee per il terzo. Ho conosciuto gente interessante e scoperto cose che mi hanno affascinato. Io vivo di innamoramenti, mi appassiono ad argomenti, temi, questioni e arti. Sono una che deve mettere il naso ovunque perché tutto mi interessa. A volte mi chiedo cosa faccio nella vita, e la risposta più immediata che mi viene da darmi è: PENSO.
Dal pensiero nasce di nuovo l’esigenza di condividere con voi mie care lettrici poche righe giornaliere che ci permetteranno di non perderci di vista..mentre continuo a far venire alla luce un altro figlio di carta.
A domani!
Buon giorno a tutti e ben ritrovati.
Sono stata redarguita piacevolmente sul perché non scrivo più regolarmente. Non ho scritto il blog perché sto lavorando a due nuovi lavori, e credevo di non avere energie sufficienti per portare avanti tante righe di parole e di idee ogni giorno. Mi sbagliavo. Scrivere ogni giorno è terapeutico. Se scrivo quotidianamente, ogni giorno qualcosa di mezzo o parzialmente buono viene fuori. Se non scrivo non viene fuori nulla, i pensieri mi fluttuano nella mente senza fissa dimora. I pensieri devono albergare in una stanza ben precisa affinché siano utili, altrimenti sono solo inutili divagazioni. Non pensiate che in questo periodo di silenzio non abbia fatto nulla… assolutamente. Ho studiato e letto come una pazza, preso appunti, cercato fonti, e fatto considerazioni..tante..troppe. Ho scritto la traccia per il mio secondo libro e messo giù le idee per il terzo. Ho conosciuto gente interessante e scoperto cose che mi hanno affascinato. Io vivo di innamoramenti, mi appassiono ad argomenti, temi, questioni e arti. Sono una che deve mettere il naso ovunque perché tutto mi interessa. A volte mi chiedo cosa faccio nella vita, e la risposta più immediata che mi viene da darmi è: PENSO.
Dal pensiero nasce di nuovo l’esigenza di condividere con voi mie care lettrici poche righe giornaliere che ci permetteranno di non perderci di vista..mentre continuo a far venire alla luce un altro figlio di carta.
A domani!!!
giovedì 28 marzo 2013
SORPRESA!
Oggi vacanza. Ai fatti non cambia nulla a parte che non devo mettermi la mia copertina per portare i figli a scuola … sveglia alle 7… cartoni a manetta e litigio libero. Sciala mamma!
Però stamattina mi è venuta una riflessione,le mie peggiori del mattino alle 7, pensavo che è da tanto che nessuno riesce a sorprendermi, nessuno mi sorprende tranne un uomo, un fenomeno, mio figlio che ha iniziato a farlo alle 7 in punto. Mio figlio è l’unico uomo che riesce a lasciarmi a bocca aperta, sempre, sia per ciò che dice, sia per ciò che fa, mio figlio è imprevedibile, stamane l’ho guardato mentre me ne faceva una delle sue pensando che è l’unico vero uomo che io conosca, ed ha solo 9 anni.
È l’uomo ideale. Folle quanto basta, dolce quanto basta, intelligente quanto basta, e soprattutto imprevedibile. Io adoro gli uomini che mi sorprendo e soprattutto mi anticipano. Quelli che ti sanno non solo leggere nella testa, ma sono capaci di arrivare primi su un pensiero che stai germinando: fantastici. Niente, mi sono rassegnata, con me non ce la fa nessuno, io mi trovo sempre nella posizione (figlio a parte) di dover stimolare un pensiero, figurarsi trovare chi me lo anticipa. Ma perché pochi uomini hanno questa capacità? Io credo che ci siano due ragioni fondamentali: la prima è collegata al carattere dell’individuo, c’è qualcuno che non è abbastanza curioso, o non ha un pensiero talmente veloce da riuscire a pensare per lui in corrispondenza a te. Un secondo fattore non meno importante però, è l’interesse per l’altra, credo che se un uomo è davvero interessato un po’ ci si impegna a capire la donna che ha davanti, se invece è uno di passaggio o tu sei la liana di turno, prende quello che di più facile hai da offrire e tanti saluti; quella è davvero la cosa meno sorprendente che si possa immaginare: prevedibile e pure triste.
Capisco che sto facendo una lirica all’utopia, della serie rassegnati è così e non rompere, è lo so, ma quello che penso lo devo dire, o no? Una con pensiero veloce come il mio, ha bisogno di continuo nutrimento, e per me lo scambio mentale con chiunque deve avvenire come quando la maestra ti interroga sulle tabelline, al tre la risposta non vale più, troppo tardi, sono già passata ad altro , o meglio tu non mi sei stato abbastanza dietro e ciao, adesso mi interessa un’altra cosa ancora, non sei stato capace di cogliere l’attimo, che per me corrisponde all’oblio.
Sorprendersi è bellissimo, ti fa tornare bambina e incantata, e che qualcuno sia capace di anticipare i tuoi pensieri ti fa sentire compresa fino nelle intenzioni. Niente su tutta la linea ragazze, le sorprese te le fanno al rovescio facendoti incazzare e facendoti diventare disincantata, e per quanto riguarda la lettura del pensiero … non riescono a leggere i loro di pensieri, che sono anche un sacco semplici, figurarsi spingersi oltre.. ho capito mi dovrò godere mio figlio finché qualcuna non lo scoprirà e rimarrà … sorpresa …
lunedì 4 marzo 2013
CIAO!
Eccomi! È da un po’ che non ci si sente vero? Ma vi ho pensato sapete! Io sono sempre quella che crede che se hai qualcosa di interessante da dire dilla, altrimenti taci. Ecco diciamo che in questi giorni non ho brillato … e quindi ho taciuto i miei pensieri funesti. Perché quando non parlo non è che io non pensi…ANZI..è che è meglio che mi tengo quello che il mio cervello bacato feconda..
Comunque oggi parliamo di moda … e vai..dopo un mese di passerelle, tutte guardate e riguardate al microscopio, volete che non dica nulla? Non sia mai!!! Io è da un po’ che vado farneticando da sola che la moda prima o poi si sarebbe ridimensionata e così è stato. C’è dentro di noi un retaggio primordiale o meglio quasi istintivo a volerci sentire donne, e quando ciò che indossi non ti fa sentire donna, ti senti a disagio. Faccio una distinzione. Ci sono donne a cui della moda non interessa un fico secco, e qualunque calzone indossino per loro va bene, ma le donne attente all’apparato moda, ecco per loro la questione è diversa, un pantalone non è un pantalone che si imbraca..o una gonna non è una zip da allacciare, come un abito non è un sacco da infilare. Ma per carità! In ogni capo c’è una storia, un modo, e un personaggio. Inutile voler fare le futuriste alternative, non ci siamo, le donne vogliono sentirsi femmine. Ma vi siete mai chieste come mai ci sono stilisti che non vengono scalzati da nulla e da nessuno? Non parlo solo di potere economico e lobby, ma di contemplazione. Non vengono scalzati perché interpretano ed impersonano la donna che tutte vorrebbero essere. Non ci sono demagogie e supposizioni astrofisiche da fare. Quando ti specchi vuoi che l’abito che hai scelto parli di te, del tuo mondo, della tua testa e anche del tuo gusto. Basta, questo è. La sperimentazione che tanto piace alle giornaliste, piace come officina di Fidia, ma l’armadio dei desideri non è quello degli esperimenti, ma dei tagli, dei tessuti, della pelle, delle borse e degli accessori. Intendo sempre parlando di donne interessate alla moda. Perché il tubino di Dolce & Gabbana funziona sempre? Perché è un simbolo di femminilità! Perché la giacca in tweed di Chanel è un must? Perché con quella puoi sentirti una Regina! Perché un cappotto di Celinè è una garanzia? Perché sai che quando ti specchi non smetteresti più di guardarti. Ci sono capi che corrispondono perfettamente alle aspettative … e quei capi non sono mai sperimentali, ma sono “normali” delle normalissime cose belle! Perché se una collezione è bella, è bella, il termine basta a se stesso. È bella. Perché? Perché sì, e basta, come rispondono i bambini che la sanno lunga a risposte vere e candide. Allora se mi chiedete cosa mi sia piaciuto non vi posso non parlare dei magnifici cappotto di Prada, come non posso non parlare delle nuove forme di Marni, e delle commistioni di n.21, i dettagli sensazionali di Fendi. Come non posso omettere la collezione pensata di Alexander Wang per Balenciaga che riparte dal taglio sbieco per ricreare il nuovo; e come non menzionare Dries Van Noten pieno di Tutto, o il capolavoro la Celinè di questa stagione, un portento di donna, e il Valli più raffinato che abbia mai visto; ed ultimo ma non ultimo, geniale, meraviglioso, femminile, desiderio di tutte pensanti: Lanvin… un sogno per tutta la sfilata. W la moda!
La moda con i suoi corsi e ricorsi alla femminilità, al portabile, al gusto, di vestirsi per scoprirsi, e per sorprendersi … e gli esperimenti li possiamo anche guardare, ammirare ma passo … in quanto ad indossarli… ditemi la vostra raccontatemi!!!
ciao!
Iscriviti a:
Post (Atom)















































