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La cialtroneria

giovedì 27 novembre 2014

SARCOFAGO

Leggo il dizionario. Lo sanno tutti ormai. Ognuno ha le sue di stranezze, No? Leggo il dizionario perché voglio sapere quello che dico, e voglio che quello che dico sia esatto. Il linguaggio è l'unico campo in cui sono pignola. Per il resto non me ne frega niente, della serie fate quello che vi pare, basta che non facciate rumore. Sarcofago: pietra che divora le carni. Interessante, non è la deposizione di un corpo, piuttosto il termine ha un significato attivo, cioè la pietra che mangia la carne. Ovviamente un corpo morto fa il suo decorso ovunque, ma l'idea del sarcofago, mi ha fatto pensare a delle menti che volontariamente si ripongo in contenitori chiusi, stagni, adatti a farsi mangiare idee e sentimenti. Ognuno ha il suo di sarcofago. Per alcuni è l'ambiente, per altri un pregiudizio, lo status sociale, un vizio, o qualsiasi altra cosa vi venga in mente, che sia in grado di riporre ed inibire con perizia un cervello attivo, funzionante, in uno passivo, e privo di idee; o come per il sarcofago, capace di farselo mangiare. Il surmenage di stimoli, di lavoro, di convenzioni, ob torto collo diventa il sarcofago dove seppellire vive le proprie facoltà intellettive, nei miei incubi peggiori c'è la tatofobia, la paura di essere sepolta viva, vedo cervelli sepolti e i legittimi proprietari tranquilli, senza farsi prendere dal panico. Probabilmente non sanno il significato di sarcofago e tatofobia, altrimenti non si farebbero mangiare il cervello vermi sociali, diffusi, comunissimi, ma comunque letali.

martedì 25 novembre 2014

PENSIERO SNELLO

Mi sono alzata alle 4.30. Caffè silenzioso, doccia, e via in stazione. Treno direzione Milano. Silenzio, torpore. Libro da leggere, agenda per appunti, pensieri sparsi, buona musica nelle orecchie, quella colta per essere chiari, non alternativa, colta, la musica del sapere. Debussy e Mozart. Un avvicendarsi di parole ben disposte, e note saggiamente allineate su un rigo, che ai più sembrerebbe un una scrittura Braile. A volte il giorno inizia così, senza banalità, ma con un carattere già deciso, corposo, che non dà spazio a pensieri pigri, o indolenti. Quando la mente viaggia in linea retta, senza pensieri circolari, concentrici, o avvitati, da corso ad un moto a luogo sensato e pertinente. Quando invece la stessa, per natura voluttuosa , inizia a percorre le sue stesse caverne, e traversie ribattute da sempre, ecco che il pensiero diventa cupo; fa il giro tondo attorno al mondo, (ma solo al proprio), fino a cadere tutti giù per terra. Girare su stessi fa perdere l'equilibrio, come girare ossessivamente attorno ai propri pensieri concentrici, fa germinare mancanza di equilibrio e stabilità. La fisica vale sempre, le scorie tossiche di pensieri latenti, se rimesse costantemente in circolo, attivano una sorta di viadotto autodistruttivo. Pensieri in linea retta, che facciano defluire scorie e residui inutili ed inquinanti. Via auguro una buona giornata..ecco Mozart e Le Nozze di Figaro, esaltante, come un pensiero snello, veloce, vincente. A domani.

lunedì 24 novembre 2014

DIVAGANDO

Settimana intensa. Tanti incontri, tanta gente, tanti modi di fare e pensare. Alcuni simili, altri opposti, alcuni ammirevoli, altri da evitare. Gente a confronto. Il confronto si fonda sul principio di comparazione, rispetto ad un modello, o ad una unità di misura per lo più arbitraria. L'università di modi, e fare, non può essere ponderata; ogni zona geografica, ed ogni persona ha un tribunale e una giurisdizione nella testa. Dunque sulla base di cosa, giudichiamo coloro che possiamo incontrare ogni giorno? Il giudizio nasce dalla propria esperienza: riduttivo se l'età e le esperienza sono poche, articolato e più strutturato,se l'età e l'esperienza sono maggiori. Spesso ci sono sfumature, e modi, che non possiamo capire a cagione della nostra limitata vita. La cultura e la geografia, incidono assai a capire quale emisfero mentale sia abitato. Ma a volte gli individui, pur parlando la stessa lingua, e pur vivendo nella stessa latitudine, non si comprendono comunque. E' la dimostrazione che siamo poco tolleranti, o poco propensi ad accettare una diversità di modi e di pensieri. Il nostro tribunale mentale, ha già sancito un editto universale che debba andar bene a tutti. Nella legalità presunta della nostra costituzione, comdanniamo o assolviamo persone loro malgrado. Nessuno che dica: scelgo di non giudicare. Non riusciamo a lasciare una data circostanza, o persona, senza la circonferenza netta della sentenza. Nel perimetro del caso si genera giudizio. Quello che non lascia scampo e non tiene conto delle attenuanti. Un tribunale arbitrario, che poco compara e molto condanna. Forse una ripassata al libro del buon senso non sarebbe male. Buona settimana.

lunedì 17 novembre 2014

CAVIALE

'Era caviale offerto a gente rozza' dice Amleto. Qualcuno più famoso ancora disse che non si danno perle ai porci. Stessa sostanza, a volte la preziosità di un gesto, di una riflessione, di un un modo di fare, se fatto alle persone sbagliate, diventa caviale non apprezzato, e perle andate a male. Parto sempre dalla convinzione che tutti siano importanti, preziosi; il livello di maturità emotivo di ognuno, però, non viaggia sempre di pari passo con la misura cui possiamo essere arrivati noi. A volte mi trovo in situazioni, o conversazioni, per le quali mi sento completamente estranea, lontana in termini di affinità ed intesa. Le vite diverse, e le diverse esperienze, riempiono il nostro spazio emotivo di materiale eterogeneo, circa la qualità dello spazio riempito, è l'arcano di tutto il discorso. C'è chi si riempie di aria, chi di oggetti, chi di hobby, chi di lavoro, chi di soldi, accumulatori seriali di qualcosa che debba colmare il vuoto che ci portiamo dentro. Siamo alla nascita tutti sacchi grandi, vuoti, da riempire; la natura è così democratica da farci scegliere ad ognuno da quale dispensa servirci. Le opzioni sono infinite,ma le scelte verso cui siamo diretti le medesime, le più facili, le meno avventurose. Da questa poca propensione alla sperimentazione,nasce l'incapacità di apprezzare il caviale o le perle. La misurata propensione a riempirci di materiali preziosi, inibisce la capacità di discernere il prezioso, dallo scarto. Così ci si ritrova a giudicare con poca bontà un comportamento virtuoso, o ad interpretare male un discorso troppo raffinato nel contenuto, la gente a volte manca completamente degli strumenti per arrivare a comprendere motivi e parole, e non capendo disprezzano, ciò che invece è un tesoro. È la cosiddetta ignoranza. La mancanza di conoscenza, senza la quale non si sanno relegare cose e persone, genera figli Zoppi, ciechi, e sordi, Che non apprezzano il caviale e non sanno indossare le perle.

lunedì 10 novembre 2014

ORDINE E DISORDINE

Il bene è uno stato ordinato dell'anima. Chi non riesce a voler bene ha l'anima in disordine. Ho questa idea fissa. Che significa voler bene? Interpretazioni multiple di un concetto universale travisato, vessato, distorto, sottovalutato, e spesso mal interpretato. "L'ho fatto per il tuo bene." Un disastro. Avere chiaro il concetto di bene, dovrebbe servire ad evitare ferite cocenti a terzi. Conoscete uno, che non sia stato ferito, più e più volte!???? Il bene è soggettivo, ed anche molto capzioso. Ognuno lo assegna in circostanza e virtù, della propria esperienza e bontà di cuore, la qual maestria può essere discutibile. Tutti si definiscono buoni, può essere? La bontà è una qualità autoproclamata e autoassegnata urbi et orbi, pur essendone totalmente sprovvisti: figlia di Napoleone . È liturgica, un pubblico atto cerimoniale, che promuove l'individuo fra la casta delle brave persone. Fra la parata del disordine, e la realtà dell'anima in ordine però, c'è un sistema solare: uno fatto di equilibri biologici, morali, sentimentali, e l'altro di plastici balocchi finti, che non interagiscono fra di loro, se non sollecitati da una mano. Il vero bene attiva sistemi, è una cartina tornasole che si chiama altruismo, e quella non sbaglia, non bleffa, non patteggia. Il giocare al bene invece, è giocare da soli, in un ambiente costruito in disordine, dove nessuno chiede niente, perché è un gioco individuale che si chiama: egoismo. È la differenza fra ordine e disordine.

mercoledì 5 novembre 2014

DELFINI AVVIZZITI

Suscettivita': capacità di ricevere influenze esterne. Attitudine di un corpo a magnetizzarsi, espressa dal rapporto fra l' intensità di magnetizzazione,e quella del campo magnetico che la produce.- Sembra difficile ma non lo è. Quanto più un campo magnetico è forte, tanto più influenza il corpo che gli sta vicino. Assorbiamo forze nonostante tutto. Al principio di Suscettivita', si compara gran parte della vita di tutti. Elenco? La cattiva informazione, il piu grande campo magnetico, che genera ignoranti. Modelli insani, che generano eserciti di ragazzi insicuri, o meglio, sicuri di essere prepotenti. Coppie con un campo magnetico talmente negativo, da neutralizzare completamente l'altro, sino a far perdere l' autonomia e l'autostima. Calamitati verso modelli distorti. Potere della pubblicità. Dire che non pensiamo con la nostra testa è banale, ormai non sappiamo più neanche quale dovrebbe essere l' altro modo di pensare. Tutto è fatto, è scritto, "ad usum delfhini", cioè spurgato, adattato, privato di contenuti, adeguato a questi bambini grandi,ai quali non si può dire tutto, altrimenti se ne potrebbero contrariare. Poverini, tutti Delfini, tutti figli del Re Sole,viziati, capricciosi. Assuefatti dalle forze magnetiche di plagio, diciamo tutti di si, tutti a leggere, e ad adottare comportamenti semplificati per non contrariarci. Un argomento alla volta, e magari il meno importante.Trattati da stupidi senza accorgersene. Suscettivita, che diventa suscettibilità, ci si offende con un nulla, ci si risente di tutto. Alterati nell'umore dall'incapacita' di fare gli adulti. Delfini avvizziti.

domenica 2 novembre 2014

FALCIATORI

Sto rileggendo con grande calma la Karenina. Sono alla descrizione del rito di falciare l'erba. La falce. Questa scena mi ha fatto tornare in mente la mia infanzia, quando mio nonno, con una falce rossa, tagliava l'erba medica. Il movimento dolce e regolare di questo esercizio, sembra metterti in pace col mondo. Le braccia quasi non si muovono, il lavoro lo fa la torsione del torace. Cadenzato, preciso, regolare:zaan, zaan, zann. Stancante. Quella fatica la puoi capire solo, se almeno una volta, hai preso in mano una falce ed hai provato. Forse la maggioranza non sa neanche come è fatta una falce: impugnatura, curvatura della lama, altezza. Oggetto suppellettile. Il lavoro fisico non esiste più, c'è solo un frustrante lavoro meccanico. La vera stanchezza che mette fame, che scarica l'adrenalina, che massacra le mani, che fa sudare, non lo fa più nessuno, e questo è il male peggiore del nostro secolo. Non ci si stanca piu, il lavoro del corpo ha lasciato il posto alla noia, e la noia genera insoddisfazione, frustrazione, nevrosi, uomini matti, uomini che sfogano sulle donne, o sui bambini i loro eccessi di testosterone. Mio nonno dopo aver lavorato nei campi era azzerato, non aveva le forze di pensare alle idiozie: era stanco. A quanti metterei una falce in mano, non come punizione, ma come scuola di vita. Che ne sa qualcuno del vero lavoro, se non ha mai avuto da scontrarsi con il "padrone" più esigente: madre natura? Tolstoj è un genio nel descrivere la fatica istruttiva che la terra impartisce. È correzione, lezione, saggezza. Prevenzione di azioni mal sane. E di questi tempi... avremmo bisogno di tanti falciatori.

giovedì 30 ottobre 2014

SONO LE 23?

Ma voi al mattino come uscite da casa? Io inabile. Una lotta col sonno, una lotta con i figli, una lotta con i capelli, una lotta con la faccia che sorge già lottata. -Non voglio andare a scuola- la scuola fa schifo-i professori sono una tortura,- sono le tre affermazioni senza le quali il sole non se la sentirebbe di sorgere. Scavallate quelle, intimato a tutti di darsi una lavata per non puzzare come vassalli di batteri, sommariamente vestiti, le uniche certezze sono pantaloni e felpa il resto è in divenire: si esce. E uno dice, esci e sali in macchina, no,ci vuole il rito propiziatorio intorno alla Macchina come gli indiani, ma senza kostoweh.- Sali tu, no io, qui non ci voglio stare.. ecc; il tutto si risolve con un: mammaaaaaa lui mi da fastidio. Questa A tenuta come fossero dei vocal di prim'ordine, mi fa effetto gong sul cervello. - Mamma vogliamo la pizza per merenda- avete il panino- eh ma dai sempre il panino. Vai a comperare la pizza, e che trovi? Chiuso per turno. Sei già alla terza mandata di parolacce. Finalmente Vai a scuola: il parcheggio una lotta, è tardi, corri, il piu piccolo ha le gambe corte; il grande invece, che le avrebbe idonee, le usa di traverso per guadagnare aria; arrivi alla porta di "lasciate ogni speranza o voi che entrate" e trovi la bidella che inizia le sue filippiche sull'orario:incenerita. Seconda campanella. A spinta, ma tutti dentro. Sono le 23? No? Lo speravo.

mercoledì 29 ottobre 2014

SQUALLIDO

Fra i miei autori preferiti c'è sicuramente Andrea De Carlo. In uno dei suoi passaggi più azzeccati dice: "Se le donne sapessero con chi escono davvero a cena, con chi si infilano a letto, con chi fanno colazione la mattina. Chi è davvero l'abomimevole fissato con cui convivono, il maniaco delle proprie cose, il bambino cresciuto sempre in cerca di nuovi giocattoli, il guardone masturbatore, che si consuma gli occhi in siti pornografici, il russatore abbuffone svaccato e incurante in cui si è trasformato nel giro di qualche mese o anno, l'uomo che le aveva assediate con sorrisi e frasi fatte e gesti stereotipati e pura insistenza martellante, fino a convincerle di essere il migliore che potessero mai incontrare." Se avete più di 40 anni sapete che è tutto vero. Mi accusano di averla sempre su con gli uomini, allora ogni tanto sto zitta. Ma questa De Carlo me l'ha servita come un dritto che non si può sbagliare, è game. Ci diventano, niente da fare. Provano a partire vincenti, ma poi, la loro natura triviale, prende la piega del letto e si sbragano. Avallo ogni virgola. Incuranti, si profondono in canti che diventano suoni, echi ritardati. E tu, che ti sei fondata su quelle insistenze assedianti, ti trovi assediata dai suoi difetti. I messaggi del primo periodo, sono il dubbio delle carte dei baci Perugina copiati. Il dopo sono amnesie irreversibili, con tanto di abiura del primo periodo. Maniaci, vero. Dominati dai loro giochini costosi, le loro fissazioni, le loro macchine, le loro tavolette, i loro sci, la loro carriera,non si tocca niente, vanno in fissa con gli oggetti, con gli status,o con le donne che si spogliano on Line. Sembrano nevrotici. Svaccati, ecco il termine giusto che raccoglie l'atteggiamento della maggioranza degli uomini, senza mantenere il fascino che dura giusto il tempo di una scoraggia. Eccoli qua, fra rumori che escono dalla bocca e dall'ano, o ubriachi di alcool o ubriachi di sé stessi. E una dovrebbe anche continuare ad esserne affascinata. Che coraggio, che missione impossibile. Abominevole dice De Carlo, squallido aggiungo io.

lunedì 27 ottobre 2014

CAST AWAY

Ci sono andata; ieri ho visto il film su Leopardi. Sapete che vi Dico? Per tutelare un genio è meglio non andarne a cercare tante. Sono uscita dalla sala cinematografica spossata. Ho fatto una fatica pazzesca. Mi sono sentita tutti i dolori e le miserie della sua malattia. Fra il genio della mente, e la meschinità del corpo non c'è convergenza, siccome le due non si possono incontrare, perché di natura troppo diversa, e sorti disparate, io preferisco tenere l'infinito nella mente non riducendolo alle sue incontinenze. Spesso, il corpo e la voce , non sono all'altezza del pensiero, specialmente se geniale. La natura non ha un vaso adorno tanto quanto il contenuto, quindi se il corpo svilisce l'anima, meglio non conoscerne le vergogne, e mantenere il distillato di tanta profonda conoscenza e saggezza, come fossero di natura extracorporea. Mi piace pensare all'opera di Leopardi, come dettata da un oracolo incosustanziale. Una sorta di anemofilia letteraria, impollinazione ventosa di poesia, che corre per la terra senza la limitazione di un corpo finito, chiuso a se stesso, dilaniato da una sorte avversa. Egli stesso non volle mai far considerare la sua opera quale prodotto della sua malattia, ma della sua mente. Non si sbagliava quando diceva che una massa di incapaci, non poteva generare una società di adatti. Qualcuno si sente di dargli Torto? Il punto è che non siamo onesti tanto quanto lui, e così ci inganniamo dentro a corpi sani, con pensieri gobbi, difettosi, ciechi, e il naufragar dolce di questo mare, mutera' in Cast Awey.

domenica 26 ottobre 2014

BUONA DOMENICA

Domenica lenta. Orario che cambia. Stagione che muta. Luce diversa che filtra senza invasioni. Ciondolare, bighellonare fra le stanze, leggere, ascoltare musica, passare per qualche film di primo mattino. Parlare poco, lasciare che la mente faccia i suoi voli, e i conseguenti atterraggi, planare. Tutto ha un senso nella lentezza della domenica. È la reminiscenza dei desideri incompiuti dei giorni caotici. Siamo al servizio di doveri mal interpretati e selvaggiamente disposti. Una desinenza sbagliata demandata al verbo del saper vivere. Fra tutto quello che si deve fare, e ciò che si vorrebbe, ci può essere la mediazione del compromesso assistito. La ragione che assiste le inclinazioni. Una giusta via di mezzo fra, l'inevitabile e l'accoglibile. Non mi piacciono le imposizioni. Non sopporto le privazioni. Chi sponsorizza la vita come uno stoico sacrificio, mi mette tristezza. Il piacere del profumo di una domenica ben vissuta non ha nulla di rigido, è un piacevole che scivola su quel che voglio, basta, nulla più. Pensieri disciolti in essenze che hanno una sola nota di testa: la libertà di ottimi pensieri. Buona domenica

venerdì 24 ottobre 2014

LA TERRA DEI CECI

Oggi vado col vento. Tempestosa. Raffiche mi muovono i neuroni facendomi fare strani contatti, o forse terribili cortocircuiti. Quando hai tre figli alla scuola dell'obbligo, non puoi non essere un genitore incazzato. Ci sono giorni in cui fai finta di niente, altri invece, in cui il niente diventa tutto, e si leva la tramontana. Distratti. Non comprensivi, a volte prevenuti. Ecco la definizione di alcuni insegnanti. Faccio una premessa, ci insegnanti eccellenti, il problema è che quelli eccellenti sono troppo pochi rispetto al mare magnum. Mio figlio mi ha detto: -Mamma io non sono stupido, il problema è che la scuola è noiosa. E lo è sempre. - Sapete cosa penso? Che ha ragione. La scuola, o questo modello di scuola, è primitivo, primordiale, anacronistico, non stimolante, rema al contrario rispetto all'ordine di marcia della società. I professori non hanno dialettica, mancano di trasversalità,di flessibilità, non sono accattivanti, non sono curiosi, lavorano le lezioni come su di un nastro rotante. Rigidi. Stanziali. Legnosi.Affidiamo menti vergini, materiale di prima mano con cui fare faville, a gente disinteressata. Se voi chiedeste al professore di vostro figlio di dirvi una dote per ciascun componente della sua classe, lui non ve la saprebbe dire. Non conoscono l'individuo. Parlano solo di classe, perdendo di vista il singolo.Sanno solo dire che sono caotici. Non SANNO essere INTETESSANTI. Ha ragione mio figlio, la noia genera insoddisfazionele, la quale sfocia in comportamenti insubordinati. Di chi è la colpa, dei ragazzi? No di adulti stanchi, di adulti che non traggono più la stessa curiosità originaria dal piacere di sapere. Così la scuola invece di essere un giardino di incanti, grazie alla presenza della parte più preziosa della società, cioè i bambini ed i ragazzi, diventa la terra dei ceci. Avvizziti e pure un po indigesti. E pretendiamo che i figli ci vadano contenti. Tutto da risolvere. Prima che altre generazioni di ragazzini, siano paralizzati dalla scuola dei paleolitici.

mercoledì 22 ottobre 2014

CON UN FIORE ALL'OCCHIELLO

Ci sono giorni in cui mi sento appena sospesa da terra. Non per aria, ma neanche schiacciata, così, appena un po più su; come se fra i piedi e il suolo, si insinuasse un intercapedine di atmosfera vuota, che mi fa appena veleggiare. Sono sensazioni che mi durano molto poco purtroppo, perché si sa, la quotidianità non lascia grande scampo, la forza di attrazione che la contingenza esercita sulla materia umana, è quasi corrosiva, coatta. Però, quella elevazione che si riesce a rubare in pochi istanti di lucida visione, diventa la trasfigurazione di un rigoglioso giardino mentale, arredato e corredato di semenze, che attecchiscono in animi floridi: sono le visioni ottimistiche, e i concetti astratti. Proust, il mio primo ed immenso amore, dice che l'abitudine è fra le piante umane, quella che ha meno bisogno di un suolo nutritivo per vivere, e la prima a spuntare sulla roccia apparentemente più desolata. Sembrerebbe la prima forma di vita comparsa sulla terra, elementare, ma tenace. È dunque essenziale, vista la natura continua e regolare, della ripetizione alienante degli stessi atti, fino quasi all' assuefazione, creare una sorta di pneuma a salvagente, capace di evitare la desolazione del terreno brullo dell'abitudine. La semenza del "solito", dovrebbe essere innestata con un po di insolito, così da creare , in un ambiente contiguo, un fiore non elementare, non primitivo: un fiore esotico. Viaggiare un po più su, solcare il solito con un fiore all'occhiello.

martedì 21 ottobre 2014

CIAO OSCAR

Morto De La Renta. Il Valentino d'America se ne va, con lui una grande eredità di stile e gusto, lasciata a donne di ogni età. Non voglio parlare di lui, ma dello stile. Lo stile si compone di due parti: lo stilista che genera i capi, e la donna che li sa interpretare. A volte la parte zoppa è la seconda. lo stile rivela una personalità. Iris la grande disse: -quando non ti vesti come chiunque altro, non devi pensare come fanno tutti gli altri. Precetto stanziale, non omologarsi per non pensare come una qualsiasi, difficile nei tempi dei grandi magazzini. Oscar era grande amico di Anna (Piaggi), altra stratosferica icona di stile, la quale era assolutamente convinta che vivendo di visioni, l'immaginazione avrebbe dovuto porci costantemente dentro ad una polaroid, la quale sottoposta ad attenta osservazione avrebbe sortito canoni diversi di valutazione. Le donne che hanno stile e personalità, spesso, sembrano personificare il concetto di intelligenza che crea la bellezza. Non ho mai visto una donna brillante essere brutta, non nei tratti, ma nell'allure. L'eleganza, che non suscita soggezione, è la vera eleganza, diversa dall'ostentare, sia il buono, che il cattivo gusto: è un modo di essere. A me danno dell'eccentrica, una definizione che davvero non capisco. Che significa? Io non mi vesto per categorie, mi vesti per ispirazione, per ritmi miei. Sono eccentrici? No, sono personali. Lo stile è inimitabile. E la moda un gioco di intelligenza. Ciao Oscar ci mancherai.

domenica 19 ottobre 2014

SPESSORE TRIDIMENSIONALE

Pensare è l'attività innata della mente. Tutti pensano; sul come, e a cosa, questo è un discettare di cui oggi non mi avvalgo. Il mio accento è solo posto sul tipo di pensiero che tutti generiamo. Ci sono pensieri sviluppati in piano, che non hanno tridimensionalità. Il pensiero piano è di solito legato alla quotidianità, alle cose semplici che non hanno bisogno di una visione globale: è il pensiero dell'azione, del lavoro. Poi c'è il pensiero profondo,o tridimensionale, è un pensiero per certi versi onirico, che collega concetti, non azioni, stratificazioni di idiomi personali che edificano un modo di pensare e generano un modo di essere: l'anima individuale. Il pensiero verticale dunque, è il pensiero di costruzione, al contrario di quello piano che è di servizio. Per pensare in verticale, serve terreno da scavare; significa affondare il cervello su visioni, letture, culture, che permettano alla mente di usare informazioni oneste, per creare un pensiero altrettanto integro. La resistenza al pensiero verticale, può indicare solo: il non voler essere onesti, o la testa vuota. Mancanza di maturità, o di interesse per il mondo. Il pensiero piano è facile, funzionale, poco pericoloso. Assomiglia alla pittura primitiva, priva di prospettiva, piatta. La vera rivoluzione però, è stata la profondità, nell'arte, come nell'anima, sortisce lo stesso effetto, compiuto, sorprendente, non piatto, non banale, non superficiale. È spessore tridimensionale.