venerdì 21 agosto 2015
ANNIBALE HA BUSSATO
Tutti ci scegliamo. Uomo/donna, amica/amica, amico/ amico, capo/sottoposto.
Ci scegliamo per esclusione, per caso, per ripiego, per compagnia, per associazione, per merito, per simpatia, per antipatia, per comodità, per vicinanza, per tolleranza, per forza, per debolezza, per rispetto, per compassione, per opportunismo, per stanchezza, per sicurezza, per istituzione, per geografia, per odori, per mezzi, per concorso, per malinconia, per calcolo, per miseria, per povertà. Qualunque sia il caso qui elencato e non, siamo una serie fortuita di caso/scelta. Il caso dell'individuo, la scelta della circostanza.
Quasi mai ci si sceglie per volere, per elezione, per consapevolezza. Tutto accade ad interim, senza avere il tempo di un rewind, per valutare come, quando o perché. Ci si trova in mezzo a situazioni, relazioni, posizioni e ruoli, in contumacia, condannati anche se il fatto non sussiste, gravati di figure e situazioni non corrispondenti alla realtà di ognuno, ma assorbiti per vicinanza, per consumo, per legame. Ti trovi con Annibale alle porte, e non sai come ci è arrivato, non lo hai scelto, ma una serie di circostanze/caso, lo hanno condotto al tuo uscio.
Ci si dovrebbe scegliere solo per elezione, la preferenza è una scelta vagliata fra tante, è cercare ciò che fa per te, che assume le tue sembianze, il tuo mondo, e il tuo modo.
Eleggersi e mantenere la reggenza per merito e scelta, invece che franarsi addosso e subire la paralisi del caso ha voluto.
Ma Annibale ha già bussato, e si salvi chi può.
lunedì 17 agosto 2015
ESSEN
I genitori si sentono sotto accusa. Che sorpresa è? Ho la netta sensazione che, noi genitori di questi tempi moderni, non abbiamo ben chiara l'assegnazione del ruolo. Se tuoi figlio va in coma etilico a 14 anni, secondo te, chi è il diretto interessato? Sempre colpa degli altri. Cosa manca ai ragazzi? Tutto. Apparentemente non manca loro nulla, ma in realtà, sono foderati di apatia, noia, disinteresse, depressione. Non sono pensanti, e badate bene, sono tutti uguali, perché i genitori che dicono il mio è diverso, hanno già la situazione fuori portata. Sono gli adulti che devono riempire l'anima dei ragazzi, scegliere le doti da coltivare. Alla nascita sono dei contenitori, i contenuti vengono poi, in base all'ambiente e alle persone che lo formano. Siamo adulti distratti, e i ragazzi rimangono senza contenuti, o meglio, pieni di vanità. Non si misurano con nulla, non si temprano con niente, non hanno fame e non hanno sete, non sono stanchi, pieni di diritti senza doveri. Abbiamo creato leggi per la loro tutela, e li facciamo sballare in Pre adolescenza. E la Colpa? Sempre degli altri. Lo stato, il pusher, gli amici: i genitori mai. Assenza di concorso di colpa. Ci fosse Primo Levi, ad osservare questa generazione di soli, ce ne direbbe, a ragione, di tutti i colori. Quando il tuo obiettivo è: non morire di fame, non morire di freddo, e non morire di lavoro, la voglia di sballarti ti si passa. Quando il tuo scopo è riuscire a prendere il fondo della zuppa perché non è solo acqua, e riesci a mangiare come un "essen", come un uomo, e non come un "fressen" come le bestie, queste priorità ti fanno passare la noia del troppo.
Ma è possibile che si debba arrivare a tanto, per fermarsi in Tempo? Possibile che non abbiamo la misura del vivere dignitosamente, senza diventate "fressen" ne a causa della mancanza di cibo, ne a accusa dell'eccesso di Vizi?
Da " Se questo è un uomo"
" Alberto dice che la fame e il pane in tasca sono addendi di segni contrario, che si elidono automaticamente a vicenda e non possono coesistere nello stesso individuo"
Così come l'adolescenza e la mancanza di attenzione, di vigilanza, di interesse.
A volte la scusa di lasciare loro la libertà, è un lasciapassare timbrato per genitori interessati ad altro.
Quando arrivi alla sbarra è già tardi; bisogna essere sulla torre della sentinella per evitare il banco degli imputati.
Voglio crescere dei figli con lo scopo di "essen",
E che Dio mi aiuti a non scaricare le colpe.
Naomi Tolentinati
martedì 11 agosto 2015
SE LO SAPESSE MIO NONNO...
Il millennio ha la stessa età di un adolescente, e da tale si comporta. Pieno di entusiasmo, ma senza esperienza; giovane nelle idee, ma senza i soldi per attuarle; colto ma distratto, "potrebbe fare meglio però non si impegna"; senza rughe, e senza cuore. Deve maturare, maturare e prendere le misure con la modernità e le sue declinazioni. La figura dei dilettanti allo sbaraglio, la fanno anche i vecchi che sembrano aver perso la cognizione di come, quando e perché. Il loro sapere andava bene per il novecento, ora, per il nuovo, servono altre informazioni ed altri registri, ma nessun annuario che li ponderi. Insieme all'incoscienza dei giorni, passano fatti gravi e sistemi deformati, tutto prende una piega incognita, una marcia che non ha collaudo. Che generazione sarà la generazione Y? Quanta parte di cervello neutralizzera' l'entusiasmo del cyberspazio e cyberterra? Quante misurate in piena fronte dovrà prendere il giovane millennio per Imparare? Dice Shakespeare: "Per vie traverse, puntate oblique e con mezzi indiretti scopriamo la giusta direzione che ci occorre."
E noi, insieme al nostro millennio, così faremo, diventeremo grandi facendo tentativi, approssimazioni, ed esperimenti, tutto giocando. Abbiamo la sindrome del secolo che viviamo: l'adolescenza incauta perpetua. Adolescenti con capelli bianchi e denti da latte. Se lo sapesse mio nonno...
venerdì 31 luglio 2015
MA L'AMORE NON ERA VOLONTARIO?
Domani iniziano ufficialmente le vacanze. Un periodo pericoloso. Vacanza significa rompere il ritmo, fare cose diverse, e nelle cose diverse ci sono implicati comparenti e dinamiche che durante l anno sono collaudate. Le coppie litigano a bomba perché stanno troppo tempo insieme, i figli sbottano perché i genitori pretendono quello che durante l anno non oserrebbero. I fidanzati vorrebbero il lasciapassare per fare... fare...
Insomma un gran casino, le vacanze diventano uno stress. Alla base c'è l'esigenza, per qualche giorno all'anno, di fare quello che ti passa per la testa senza doveri, ricoveri, rimproveri, e rimbrotti. La libertà di dire, fare, andare. Ogni forma di libertà porta con sé delle conseguenze, ovvio, se non sei libero per condizione o stato, poi paghi l obolo di azioni non autorizzate dal tuo impegno sociale o affettivo. Tutto è lecito, ma non tutto è vantaggioso. Si può fare tutto, a patto di accollarsi la propria responsabilità, qualunque essa sia. Siccome siamo un mondo di furbi, vogliamo la botte piena e la moglie ubriaca. "E non se po' ffa", diceva un mio amico, oltre al diritto, alla libertà, esiste il dovere di scegliere, se tu scegli, scelgono anche quelli che ti sono vicini, conseguentemente al diritto e al dovere. Insomma tutto questo per dire che la nostra presunta libertà, è governata del decreto di rispettare chi ci è vicino, il che annulla qualsiasi stratagemma per fugare la legge di libertà temporanea. Ma l amore non era Volontario?
lunedì 27 luglio 2015
LE MERINGHE NON SÌ INDOSSANO
Nonostante tutte sappiano tutto, non imparano niente. Fantastico. Si è sposata un'altra Borromeo; il mood? Senza eccessi, sposa compresa. Vedo donne scegliere, convinte, mise improbabili, di un gusto orrido, certe di essere le più belle. Una bocciatura dietro l'altra. C'è qualcuna che non paga di tessuti carichi, ci mette anche gli accessori da tesoretto, qualche altra si lancia addosso sai da pastore sotto abiti di pizzo, e la Casiraghi, da gran signora quale è, va al matrimonio del fratello con il sandalo di corda. Tie'.
Signore, ai matrimoni ci si va fornite di tanto gusto, e se non avete tutti i precetti giusti, fatevi aiutare, non c'è nulla di male, e soprattutto seguite i consigli di chi ne sa, per lavoro, più di voi. Non vi ostinate a diventare attrazione. Un altro suggerimento, vestitevi tutti i giorni con un dettaglio speciale, e vedrete che non sentirete l esigenza di sparare tutte le vostre cartucce in un giorno solo, come la batteria dei fuochi d'artificio di paese. Non fate: Regina x 24h e Cenerentola x 364 g, è una pessima equazione, porta una schifezza, e a voi la fata non comparirà.
Less in more.
Preghiera, fate riposare gli occhi di chi vi guarda, e sfogliate le gallery dei matrimoni VIP, c'è da imparare. Un mood semplice, naturale, raffinato, poco vistoso. Il gusto non urla, sussurra, se mette un abito che non potete domare siete già OUT....e se proprio volete fare le principesse l'imperativo è: semplicità.
Le meringhe non si indossano si mangiano...
mercoledì 15 luglio 2015
SE PARLO DI MODA
Ogni tanto provo a parlare di moda, anche se la moda non va parlata, figurarsi scritta, ma va fatta, indossata, usata. Cos'è la Moda? Dicono sia la tendenza del momento, cioè va di moda il giallo, e le vetrine sono gialle, va di moda la gonna, e tutti i negozi trabordano di gonne e così via.. Chi la fa la Moda? L'esigenza. La gente crede che siano gli stilisti a fare moda. Sbagliato. Gli stilisti sono solo furbi a capire le esigenze, e le fanno diventare moda, la moda si fa da sola, rispetta le necessità del momento. Sono Depressa? Mi vesto colorata per alzare il morale. Devo fare chilometri per arrivare in ufficio? Mi metto le runner. La moda la fa la gente, lo stile invece lo fa lo stilista, perché lo stile, a differenza della moda che sopperisce la necessità, caratterizza un tipo di donna. Questo malinteso che foraggia luoghi comuni, inscatola tutti nel medesimo contenitore dei fissati della moda. Ora da addetta ai lavori, non starò a spezzare nessuna lancia a favore, o contro, mi viene solo da dire che, tutti al mattino si vestono per esigenza, e in quella preparazione a volte sommaria, a volte accurata, viene fuori la considerazione che ognuno ha per sé stesso, e per gli altri. Diciamo che la gente, o si ama molto poco, o non gliene frega davvero niente del prossimo. Ci sono problemi più grandi, certo, ma la considerazione che hai di te stesso, e degli altri, sarebbe già un buon inizio per risolverli. Stile zero, esigenza ai minimi termini. Pazienza, lo stile cede il passo al pressapoco, e per strada è meglio che guardi il marciapiede e ti sbrighi ad arrivare dove devi.
E non dite che sono acida! Se parlo di moda....
mercoledì 8 luglio 2015
LETTERA E TESTAMENTO
Avevo vent'anni ed ero un angelo, ne ho quarantatre e sono diventata un diavolo. Avevo remore, discipline, reverenze: questo non si dice, e questo non si fa; adesso il mio imperativo è dire, fare, baciare,altrimenti mi rimangono solo lettera e testamento. Avevo le buone maniere della brava ragazza di buona famiglia, adesso mi sono rimaste le buone maniere di circostanza, e un livore verso la vita che sale ogni giorno. Sono sempre incazzata, e quelle espressioni colorite, che la mia lingua non avrebbe mai pronunciate, ora sono diventate di rigore quando mi devo far capire a chiare lettere. Non offendere, non mettere nessuno a disagio, non credenti meglio di nessuno, ho continuato a praticare questi dettami che mia madre mi scolpiva nella mente, sino ad accorgermi che la gente va avanti di offese per difendersi, ti mette a disagio quando ha insicurezze, e soprattutto tutti si credono meglio di tutti. Non ho cambiato modo di fare, mia madre morirebbe in piedi, come non sa che dico parolacce, ma ora, invece di far finta di niente, quando mi trovo davanti a qualcuno con questi atteggiamenti lo dico, e sì, lo dico altrimenti mi scotta la lingua, non me le tengo più certe cose che si pensa offendano, quando invece sono solo discorsi non concilianti che servono crescere. Tutti corretti, tutti gentili, e tutti immaturi. La maturità passa attraverso esperienze e discussioni fatte: ditegli sempre di si, così muore contento, e gli rimangono solo lettera a testamento.
Oggi mi andava così, e se non l avete capito non fa niente.
Farò la penitenza.
giovedì 2 luglio 2015
CAPIRE IL LIMITE
Ero una neonata con una targhetta sopra, un nome "strano" per 43 anni fa. Iniziamo tutti così, con una targhetta che ci porteremo fino alla fine dei nostri giorni, e tutto da scoprire. Quello che accade nel mentre è caso, volontà, arte, sentimenti, incontri, errori, scelte, compromessi; tutto e tanto altro. Dici: com'è la tua Vita? E che ne so,è questa, ingiudicata e i giudicabile, perché ognuno fa quello che può, quello che incontra, quello che vorrebbe scegliere, ma a volte non può. Niente semi dei, e neanche super eroi, siamo tutti talmente comuni, da diventare, in certi frangenti, banali. Così, dal nome che non ti scegli, vai avanti verso una serie di circostanze, che semplicemente cerchi di gestire. La gestione degli eventi è l'unica vera scelta che ci aspetta. Se pensi di potere, sei già con un piede nella fossa, speriamo di farcela, speriamo di avere una botta di culo, o una botta di lucidità vera, che è una cosa diversa dallo scegliere. Una mia amica diceva: "scelgo di non scegliere", ed in questa dichiarazione, che io credevo da perdente, poi, con gli anni, ci ho letto la vera saggezza della sua visione, e cioè la consapevolezza di sapere, che molte volte, la vita sceglie per te, ed in questa scelta in contumacia, tu dici: così sia. Questo non significa avere un atteggiamento passivo, non sarebbe nelle mie corde, ma decelerare in deliri onirici di onnipotenza, questo sì davvero. Deambulare fra volere e circostanze, potere e dovere, sogno e la realtà. A volte non c'è nulla di male nel vorrei, ma non posso, è conoscere il proprio limite, è capire la superficie della targhetta del proprio nome.
È la forma di umanità che preferisco, capire il limite.
martedì 23 giugno 2015
TUTTE MELE GOLD
Prima ci voglio inculcare la teoria gender, poi ci fanno vedere in sfilata, gli uomini con lo smalto rosso ai piedi, Ancora? Le donne che urinano con una specie di pisello di plastica. Basta. Non sono chiusa, non sono razzista, non sono intollerante, ma odio chi non chiama le cose con il loro nome. Ci vogliono confondere le idee, e questo è plagio. Accetto le differenze, ma non me le devono far passare per dogmi universali. Rispetto, ma non condivido tutto; o dobbiamo tutti ormai appiattirci alle idee della massa? È possibile che la differenze di opinione, in un verso o nell'altro, debbano etichettare chi ha un suo pensiero, come razzista o diverso,con accezione Negativa? Chi non rispetta Chi? Il fatto che ognuno scelga per sé, non è già una forma di autarchia.
Sapete quante varietà di mela esistono? 7000, non 7, non 70, ma 7000, se le mele, pur essendo dello stesso genere, convivono in migliaia di diverse forme, sapori, colori e paesi di origine, per quale motivo noi, che comunque dello stesso genere siamo divisi solo in due sottospeci,dobbiamo fare tutta questa Confusione? Il problema è uno solo: il rispetto. Avere rispetto è un azione complessa; implica stima, considerazione, riguardo, premura, virtù che non hanno sesso, ma solo maturità emotiva. Ci voglio indottrinare in questa idea dell'assenza di genere, per diventare tutti tabule rase senza differenze, senza patrimoni personali dovuti invece al genere, e alla natura. Non è eliminando le differenze che si accresce il rispetto, perché le discrepanze sono una palestra per esercitare il vero rispetto. La facilità di rispettare chi ti dà ragione, è come fare le operazioni con la calcolatrice, bello sforzo che hai fatto brutto scemo. Se fai lavorare la testa, e metti alla prova la tua tempra, impari che tutto ha ragione di essere. Invece andiamo verso il minimo sforzo, tutte strade spianate, niente di difficile, tutto uguale. Questa politica dell'eliminazione della virtù, perché di questo si tratta, ci porterà Sì, ad essere senza genere, ma anche senza più etica, colore, anima, emozione, varietà, peculiarità, e soprattutto senza rispetto, perché non ci sarà più nulla da rispettare.
Tutte mele Golden.
Tenetevele, io provo altro.
mercoledì 10 giugno 2015
.....E TORNA L'ESTATE
C'è sempre un'altra estate, e per fortuna! A settembre, sembriamo tanti cubani prestati che tornano ognuno alla propria cava di pietre da spaccare; per tutto l'inverno rimaniamo in assetto da lavoro forzato, perdendo colore ed entusiasmo. Poi torna l'estate, e tutto cambia, tutto si vivacizza, dinamizza, colora, spera. Ecco , l'estate è la stagione della speranza, del "ce la posso fare ad avere un posto al sole", "ce la posso fare a vivere col sole in faccia". La luce, il caldo, i ritmi diversi, il mare, fanno dì una vita comune, una vita diversa:cosa Cambia? Tutto e niente, cambia l'atteggiamento mentale, stimolato da condizioni favorevoli. Io che non sopporto il freddo in estate divento un'altra;l estate è congeniale alla mia vera natura, e in questi mesi mi viene fuori il meglio. La testa mi cammina ad una velocità impressionante, e la voglia di fare è folgorante. Mi carico di energia inesauribile dalla mattina presto. Wilde dice che, non è saggio trovare simboli in tutto ciò che l uomo vede, perché il simbolo fa la vita piena di terrori. L'estate è esente da simboli, è libera. I simbolismi, di cui ci carichiamo durante l anno, diventano pesi da trascinare che generano ansie. Ci creiamo da soli le forche, pronti anche a donargli il collo, quando tutto ciò che serve è la luce dentro e fuori, la libertà di alzarsi all'alba e salutare un altro giorno. Far sorgere l energia di passioni ogni giorno, esattamente come fa il mare col sole quando lo rivela...e torna l'estate
lunedì 18 maggio 2015
Grazie
Voglio conoscere una belleapersona. Sapete da quanto non mi capita di conoscere qualcuno di nuovo e rimanerne Affascinata? Ogni giorno abbiamo rapporti, conoscenze approcciate, eppure in questa risacca continua di umanità, pochi riescono a catturare la nostra attenzione. Quei primi trenta secondi, tanto importanti nella conoscenza di un estraneo, ultimamente non mi sono stati così incisivi da lasciare un segno. Cosa vi aspettate quando conoscete Qualcuno? Un buon lessico, una mimica corporale avvincente, argomentazioni chiare, sorriso aperto, un modo di fare affabile, ma non adulatore, conversazione non banale, insomma qualcosa di cui ricordarsi. Perché pochi si sforzano di mostrarsi migliori, se non dietro fini Speculativi? Ma non è bello essere una bella persona per stato? Oggi una mamma mi ha detto: grazie, ma un grazie vero, di quelli che ti arrivano dritto al cuore, e ti fanno capire che c'è apprezzamento in lei. Mi sono sorpresa del fatto che raramente qualcuno mi ringrazia, e mi è sembrato così strano che lei mi avesse ringraziato, tanto da esternare la mia sorpresa. Ma non dovrebbe essere il Contrario? Non ci dovremmo sorprendere quando qualcuno non ringrazia, e reputare tutto sommato abbastanza normale che gli altri lo Facciano? Ovviamente scambievolmente. L'attrenza nei modi e nelle maniere sono un salto nell'oblio, denti che digrignano stentati saluti, e grazie morti in gola sono la realtà. Ne 30 secondi ne 3 ore per capire di non essere alle prese con una bella persona.
Ma ancora qualcuna ce n'è...allora Grazie
giovedì 7 maggio 2015
SEMBRA UGUALE...MA NON È
L'ottimismo è l'oppio del genere umano, dice Kundera, Cinico? Sono una sostenitrice della maniera ottimista, ma la maniera ottimista realista, quella che tralascia l'utopia. Sono convinta che per qualcuno, non avere tarata la misura VERO, diventi un tranello nel quale cadere. Non tutto si risolve sempre, e non tutto va come aneliamo, anzi.... L'ottimismo che genera illusi, è un oppiaceo dal quale si può essere traditi amaramente. La visione ottimista di una realtà, che pur con delle difficoltà può essere migliorata, è un altra cosa. Almeno un piede a terra, va mantenuto, serve ad evitare di perdere il ricordo di quanto dura possa essere la terra. L'ottimismo credulone, aspirato su nessuna base certa, genera masse di incoscienti ottusi, i quali pensano che tutto si sistemi senza prendere contromisure, basta crederci. Ottuso, è ciò che non ha punta, quindi non è aguzzo, o non tagliente come invece certe menti che trovano soluzioni grazie alla perspicacia, al taglio. Leopardi diceva che la conoscenza degli effetti e l'ignoranza delle cause produssero l'astrologia, questo concetto non dista molto da quello di Kundera; ci si sollazza dietro false speranze, omettendo azioni necessarie, tentativi di soluzioni e risoluzioni che, se intraprese, generano ottimismo cosciente, attivo, sottile, sagace, lontano da ogni ingenuità, o realtà distorta.
Ottimismo tagliente, non quello che inibisce. Sembra uguale..ma non è!
sabato 2 maggio 2015
NON VOGLIO MICA LA LUNA
Avete mai la sensazione di parlare a qualcuno, ed avere l'assoluta certezza che, di quello che state dicendo, non ha capito niente? Sono sicura sia successo a tutti. Questo accade non perché l'altro sia stupido, o poco colto, di solito accade fra persone che hanno avuto vite molto diverse, con esperienze dissimili, di conseguenza i rispettivi racconti, o le rispettive sensazioni non sono accompagnate da quella che si può definire: comunione. Perché esistono le Affinità? Perché ci sono persone che si capiscono senza spiegarsi, e ce ne sono altre che non si capiscono neanche con giorni, mesi, e settimane di spiegazioni. È così, un canone inverso per qualcuno, e un canone muto per qualche altro. Nessuno ha torto, e nessuno ha ragione, è così, non ci si può fare nulla, le esperienze non si possono trasferire, come le sensibilità, o le intuizioni, o le hai o non le hai. E di solito coloro che le hanno simili sono quelli che si capiscono. È un po come parlare con la Cristoforetti, tu la puoi ascoltare per settimane, ma non capirai mai, cosa si provi davvero a vivere per settimane nello spazio, puoi lavorare di fantasia, ma non arrivare alla comunione con le sue sensazioni, un limite dovuto ad esperienze diverse. Così spesso, siamo ascoltatori, spettatori; ci lasciamo scorrere addosso fiumi di parole, senza capire quanto invece quel discorso possa essere pregnante perché le esperienze ci hanno fatto assorbire altro, e di alcuni argomenti siamo solo curiosi, ma non pieni.
Capirsi è come andare sulla luna..un viaggio da fare insieme, oppure il raccontarsi assume le forma di immagini didascaliche sequenziali che diventano informazione, ma questo col capirsi non ha nulla a che vedere...qualcuno cantava: non voglio mica la luna..se non la luna almeno il riflesso.
mercoledì 22 aprile 2015
PAROLE..PAROLE..PAROLE
Non si conversa più. L'arte della conversazione, come la intendeva Flaubert, o Proust è estinta, i reperti sono solo libri. Il vocabolario al termine conversare scrive: discorrere trattando argomenti vari, in atmosfera garbata, amabile, discreta. Tutto lontano secoli: il garbo, la discrezione, l'amabilita' sono termini esauriti dal linguaggio di largo consumo, rimangono a buon mercato solo le dispute e i pettegolezzi, che nulla concorrono alla garbata conversazione. Nell'arte della conversazione c'è un fascino che si è perso, è l'arte di mondare, affinare, emendare pensieri, renderli vividi, renderli brillanti, e metterli a confronto con qualcuno che abbia la stessa capacità. Conversazioni raminghe a milioni, i dialoghi vanno errando di idee, concetti, raffinazioni, e mai garbate parole. Si disputa su chi ha ragione,chi la dice più grossa, chi fa stare zitto l'altro:questo è conversare? Azzittire l'altro perché si senta stupido, o non Compreso? L'amabilita e la discrezione non hanno questo fine, piuttosto puntano a creare un intimità emotiva difficile da offendere. Questo sottolinea la discrepanza enorme fra le parole urlate al vento, che chiamano dialogo, e le frasi ben costruite pronunciate garbatamente, che si definiscino conversazione.
Non rivaleggiare, non pettegolare, non cadere nel banale proponendo frasi da T9, noiose, prevedibili, non pensate. La buona conversazione viene: Ab imo pectore, cioè dal cuore. Se così non è,sono solo...PAROLE..PAROLE..PAROLE..
lunedì 20 aprile 2015
A TV SPENTA
Non guardo più la TV, basta mi innervosisce. L'informazione dei tempi moderni, fa scendere diversi scalini, rispetto al grado di civilizzazione cui presumibilmente siamo arrivati, allora, se devo guardare la TV per peggiore, non la guardo. Informazione di massa. Mi ricordo, in uno dei miei studi su Freud, di aver letto che lo scienziato definiva la massa impulsiva, mobile, irritabile, credula, influenzabile, assente di senso critico. È così, e siccome chi fa comunicazione lo sa, punta su questa debolezza per vincere. La massa può essere portata ad ogni eccesso, senza che l'individuo facente parte, se ne accorga, si generano effetti domino come onde giganti di eccitazione che montano sino alla follia. Freud diceva che alla folla, non si devono dare argomenti logici, ma immagini forti, esagerate, condite da uno slogan incessante. Ecco come si plagia la gente, ecco come i mass media ci rincoglioniscono a suon di crisi, intolleranze e tecnologia. Questi sono i tre messaggi di fondo, siamo in crisi, consolati con la tecnologia e diventa razzista perché tu sei meglio. Messaggi negativi che generano esaltati da ogni fronte, contraddizioni abnormi che non trovano soluzione di continuità nel fare civile, e diventano follie quotidiane. Suggestionata da slogan deliranti, la massa si muove per istinto, con danni immani nei confronti dei diritti umani. La pubblicità è si, l'anima del commercio, oltre ad essere il kaiser di folle compiacenti, che perdono ogni identità di buon senso.
Allora meglio sola, e a TV spenta.
venerdì 17 aprile 2015
HEGEL SEI UNA FREGATURA
A volte, convivere con i maschi, è una prova di forza, e pazienza. A giorni esco mirata, per andare a cercare qualche donna con cui dialogare, perché gli uomini ti rincretiniscono.
Se parli, parli sempre, non parli, e che hai, perché non parli, quali siano le frasi giuste da dire, e quando, ancora non l'ho capito.
Ti vesti male, dove vai combinata così, ti vesti bene, dove vai conciata così, risultato una deve uscire nuda, per eliminare sia il poco che il troppo. Ti telefona un'amica, e sei sempre al telefono, ti telefona un cliente sei sempre al telefono, ma il telefono a che serve scusate, buttiamoli al rogo se non si possono usare.
Non metti in ordine, guarda che casino, metti in ordine, ecco non si trova più niente. Sei a dieta e perché non mangi, ingrassi guarda che sei diventata. Non ti trucchi, fai paura, ti trucchi, guardati sei una maschera, il segreto è non guardarsi e fregarsene. Fai da sola, e perché non chiedi, chiedi, e perché non fai da sola. Chiami, significa che vuoi controllare, non chiami, non te ne frega niente, un piccione viaggiatore ogni Tanto è la soluzione? Escono loro e tutto ok, esci tu, un dramma greco, con tanto di parte fatta recitare ai figli, per rendere la scena multimediale, tu non hai gli occhiali in 3D, ed esci lo stesso. I tuoi compiti sono doveri, i loro opzioni. Lavori lo stesso monte di ore, e loro hanno bisogno di almeno 3 h di riposo, tu 3 h di ferro da stiro. I compiti dei Figli? Questi sconosciuti, incapaci di leggere il diario, colpa della maestra che non li mandano via @ nei loro tablet.
Sei nervosa, ecco non ti si può parlare non ti manca niente. Lo sono loro, hanno problemi mondiali, tu che ne sai, i tuoi sono esistenziali, te li crei, i loro sono veri; di solito migrano fra il calcio, le riunioni in cui non si dicono nulla, o gli affari che sono comuni, come quelli che fai tu in gonnella, ma il fatto che loro ci vadano incravattati li rende di natura superiore. Non puoi capire dai, rassegnati.
Non sono razionali nelle valutazioni, e siccome Hegel diceva, che ciò che è reale è razionale, e ciò che è razionale è reale, vuoi vedere che non sono Reali? Mi chiamano i figli, Hegel sei una fregatura.
sabato 11 aprile 2015
TEOREMA DELL'ANIMA
Alla fine ci arrivi a capire che esiste un teorema dell'anima. Dopo salite, discese, fermate, urti, ripartenze, incidenti gravi, e lesioni quasi mortali, arrivi a capire il teorema che regola sistemi emotivi bislacchi. L'osservazione speculativa dell'esistenza di tutti, recita pochi precetti, ma fedeli. In testa a tutto: Il coraggio. L'ardimento che conduce a decisioni importanti e azioni coerenti, il coraggio quale moto di rinascita e risarcimento a se stessi, la concordanza fra pensare e agire, l'audacia di decidere e assumersi le proprie responsabilità, senza giustificazioni. Il teorema vuole che al coraggio si aggiunga la prontezza a non tirarsi indietro da viaggi emotivi faticosi, essenziali ad attraversare se stessi e i propri demoni. Quando valichi i tuoi confini, non ti rimane che fare pace con realtà personali che non si possono cambiare, ma solo accettare attivamente; e capisci che era tutto come doveva essere, che Sì qualcosa l'hai subita, ma tanto hai scelto, anche se in quel momento non lo sapevi. Capisci, che durante il percorso, hai avuto insegnanti improbabili, ma fondamentali. Capisci che da quegli insegnanti hai imparato il mestiere, e se vuoi campare devi applicare il teorema: coraggio sta ad azione, come volontà sta a coerenza. Il risultato è un originarsi chiaro ed onesto di sé. Un teorema facile a recitarsi, complesso una vita ad applicarsi. Ma si sa, la matematica vuole ordine e disciplina...esattamente come la vita non sprecata. Ripetizioni.
giovedì 9 aprile 2015
AI MIEI FIGLI GRAZIE
"Cosa vuol dire Addomesticare? - Vuol dire creare legami. "Creare legami?"- Certo, tu fino ad ora per me non sei che un ragazzino uguale agli altri, io non ho bisogno di te e tu di me. Io sono per te una volpe uguale a centomila, ma se mi addomestichi, noi avremo bisogno l'uno dell'altra. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo. - Addomesticare: togliere da uno stato selvatico. Creare veri legami dunque, necessita di modificare modi di fare selvaggi, respingenti, istintivi. Ho capito pienamente questo concetto ieri. Ero a Milano, nel corso del giorno, mi ha chiamato mio figlio grande per dirmi Cosa? Non lo sapeva, mi ha chiamato e basta, necessità di legame. Poi mi ha chiamato mio figlio medio, per chiedermi in analisi grammaticale cosa fosse la parola "talvolta", altra necessità di legame. In fine ieri sera, quando ho aperto la porta, mi aspettava l'ultimo: -ti devo parlare in privato. Il privato a casa nostra è il bagno: -mamma ti devo dire che ho la fidanzata (6 anni).
Necessità, legame.
I miei figli mi hanno Addomesticato, loro hanno tolto me, dallo stato selvaggio in cui si trovano gli adulti, mediamente presi da se stessi, e in balia dei loro desideri. I miei figli mi hanno reso domestica, indispensabile, come loro lo sono per me; mi hanno tolto dalla selva dell'egocentrismo fisiologico, insegnandomi il codice di adattamento costruttivo e fattivo verso gli altri.
Domus: la casa, la rappresentazione onirica più fedele di fiducia, riparo, sentimenti, intimità che l'umanità abbia creato. Addomesticati dai legami che ci creiamo, e che ci rendono migliori, più maturi, più forti, più attraenti, indispensabili.
I miei figli mi hanno Addomesticata, non nel modo circense che siamo stati abituati a conoscere e che dà l'accezione negativa a questo termine, ma nel modo piu sublime che si possa pensare, la loro maestria è stata di farmi diventare indispensabile in un ambiente irripetibile. Essere loro, talmente meravigliosi, da farci diventare un po anche me. L'evoluzione della civiltà, è stata possibile grazie all'essersi tolti dallo stato selvaggio, e la raffinatezza di certi sentimenti cui siamo approdati ora, è il lento levigare di modi domestici, che ci hanno migliorato fino a divenire, a volte, accoglienti anziché respingenti. Si genera, nell'essere Addomesticati diligentemente e con amore, un clima di comunione di sentimenti ed intenti, mossi da maturità e consapevolezza, che nessun altra relazione potrebbe innescare. Tutti abbiamo bisogno di essere Addomesticati, nessuno escluso, perché tutti nasciamo dalla selva, e chi non lo riconosce è il primo dei barbari. Io ho trovato chi mi ha reso domestica: ai miei figli, GRAZIE.
mercoledì 8 aprile 2015
BUONA GIORNATA DIGNITOSA
Sto rileggendo "Se questo è un uomo", un libro semplice come la verità. La verità delle cose è sempre semplice; complicarle è lo strumento dei truffatori. Levi fa un trattato sulla dignità violata, l'unico valore vero e intoccabile dell'esistenza umana.
Dice: "siamo arrivati al fondo, condizione umana più misera non c'è, e non è pensabile. Ci toglieranno anche il nome: e se vorremo conservarlo, dovremo trovare noi la forza di farlo, di far si che dietro a quel nome qualcosa rimanga, qualcosa di noi, di quelli che eravamo." La dignità che un nome racchiude, il diritto alla vita e al rispetto che ogni nome, una volta imposto, ha diritto di preservare. Quando un tuo simile, o una malattia grave, si permette di toglierti il nome, ti rendi conto che di te non rimane più nulla, non un'ombra, non un ricordo dell'essenza di quel nome che diceva tutto. Il fondo è la dignità violata. Il fondo è il diritto al nome negato. Oltre quello nessuno ti potrà fare più male, perché ti hanno già annientato. Arti, organi eclissati, lingue inascoltate ed occhi ignorati, ombre cui nessuno presta attenzione. Dice Levi: si comprenderà allora il duplice significato del termine" campo di annientamento", giacere sul fondo. Non conservare più nulla di sé.
È un pensiero libero, fatene oggi ciò che volete.
Buona giornata Dignitosa.
venerdì 3 aprile 2015
ESPERIENZA
Quando ero giovane, ero come tutte le ragazze della mia età: impostata. Modulata in sequenze convenzionali, e ritmata su diagrammi correnti, anche se sempre un po sopra le righe. Avevamo tutte la faccia da salvare, la posizione da mantenere, costasse la vita. L'immagine da preservare per la società, che fosse vincente, di successo, non da sfigate; un modello che ti poni davanti, quando inesperta, non sai che razza di pesce vorrai diventare. Poi, per fortuna, la vita inizia a fare il suo lavoro su di te, e tutte le intemperie a cui vieni sottoposta, fanno lavorare lo scalpellino dell'esperienza tuo malgrado. Cio' che incontri nel corso, e percorso della tua esistenza, è esattamente ciò che ci vuole per smussare gli angoli del primo abbozzo informe, e anche sommario, del tuo essere. Il segreto per rivelare il meglio di sé è: sgretolarsi. Quando la vita ti fa polverizzare, ed inizi ad andare giù, giù, giù, e la sabbia, la polvere, le scorie, i ciotti, scorrono, e tutto si disintegra sotto i colpi di scalpello che l'esistenza ti assesta, e tu ti senti nudo, quello è il momento in cui, o migliori e diventi una vera opera d'arte, o ti schianti al suolo e rimani fra la sabbia a fare qualche castello, che puntualmente ti verrà sfasciato. Partiamo impostati, compatti come blocchi di marmo, senza sapere che per diventare veri, autentici, saggi, vivi, ci dobbiamo sgretolare completamente.
La vera forma che è nascosta dentro ognuno, ha bisogno di martello e scalpello:la rivelazione che ha nome Esperienza.
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