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La cialtroneria

venerdì 30 ottobre 2015

UN RITO

Ogni casa ha il suo "lever" e "coucher" . Da me, il lever, è sempre più difficile del coucher. I ragazzi appena mettono il naso fuori dal letto, si chiudono in bagno e, seduti per terra a gambe incrociate, si mettono davanti alla stufetta ad uso totem; potrebbe essere un santo, o un Budda, la cosa non cambierebbe, a vederli da dietro sembrano in uno stato meditativo subcosciente, quando invece si stanno solo svegliando. Uno dei tre mi dice che lui al mattino ha bisogno di pensare, l'altro mi dice che ha solo bisogno di calore, l'ultimo che vuole compagnia. Ognuno lega all'oggetto, il proprio bisogno. Quando diamo vita ad un rito personale, tutti andiamo cercando la soddisfazione di un bisogno, o desiderio. Il rito è un gesto che ti scegli, lo scegli per necessita, per trovare un bilanciamento anche temporaneo, ma efficace. Qualcuno ha il pensiero che affiora, qualche altro che affonda; cioè ad alcuni i pensieri salgono dell'inconscio come oggetti che galleggiano sulle acque, altri invece devono immergersi nelle correnti dell'io, ed andarseli e cercare fra mari bui. Sono modi diversi di essere, ma ciò che lega queste dinamiche sono i riti. Sia che aspetti il salire del pensiero che ti serve, o che tu lo vada a cercare con la muta, quasi sempre il momento in cui questo accade, è un momento legato ad un rito quotidiano, ad un uso che inconsapevolmente ti rassicura e protegge; la ricerca di una quiete che favorisca il pensiero, qualunque esso sia. Un rito per pensare, pensare per vivere.

mercoledì 14 ottobre 2015

ALMENO

Se Veronesi, nel suo ultimo libro, vuole sparare ai "secondini", non intesi come guardie, ma come a porzioni di tempo dette impropriamente, io voglio sparare agli "almeno", od ogni almeno un plotone di esecuzione. Di tante parole che destano la mia stizza, almeno è la numero uno, anche peggio di "te lo avevo detto". Dietro ad ogni almeno c'è un rimprovero, una recriminazione, un sermone, o una falsa consolazione. "ALMENO potevi dirmelo" (se uno non dice di solito ha le proprie motivazioni) "ALMENO potevi farlo" (se non lo hai fatto non avrai potuto) "ALMENO non ha sofferto"(falla tu la prova) "ALMENO hai un figlio" (ma che è una questione di numeri? Non di individui?) Almeno.....pum, pum, pum...morto, mortissimo, insieme alle consolazioni che non hanno ne sesto, ne vigilia, diceva nonna. "Almeno state zitti", ecco cosa i vuole. Di rimbrotti, rimproveri, constatazioni ovvie, e lesinazioni poco intelligenti di consolazioni che non consolano è pieno il mondo, se dovete scendere in luoghi comuni, "almeno" tenete...pum, pum. Perché sia udibile un consiglio deve essere applicabile, e perché sia consolante un discorso, deve volgere al pensiero positivo, la rassicurazione non è un modo di dire, è un modo di essere. "Almeno" è un modo di sparare alle speranze, alle gratificazioni, al "quello che fai non è abbastanza", al tanto sei come gli altri, al ringrazia che hai il male minore. Ma che uno ha sempre voglia di consolarsi con i mali degli Altri? A volte bisogna prendere coraggio da se stessi, senza attingere alle disgrazie altrui, che allo stato pratico non consolano davvero e non risolvono le proprie. Se non sapete cosa dire in certe circostanze, o pensate di stare per pronunciare il vostro "Almeno", pum, pum, pum.. di certo chi vi ascolta preferira' il vostro silenziose che vorrà dire: " non so cosa dire, mi mancano le parole, perché non è sempre tutto esprimibile, dicibile, e sentibile. Almeno però ti sono vicino"...Almeno provateci Naomi Tolentinati

venerdì 18 settembre 2015

LE RIVOLUZIONI AL ROVESCIO

Revolution. Rivoluzione. Trasformazione. Mutazione. Cambiamento. Siamo nell'era delle rivoluzioni più veloci che la storia dell'uomo abbia vissuto. L'automazione, l'informatizzazione, la meccanizzazione, le scoperte scientifico/mediche; una serie di stravolgimenti sociologico/culturali, hanno reso le nostre vite non paragonabili neanche a quelle dei nostri nonni. Tutto muta nel giro di qualche mese.Il problema è che la velocità dei mezzi, non segue la velocità del pensiero. È come essere su di un nastro rotante che corre follemente, e tu sopra, non riesci a correre adeguatamente:cadi e cadi e cadi. Le rivoluzioni dei mezzi sono logiche, ma il nostro approccio ad esse è analogico, dunque avente bisogno di un tempo fisiologico per assimilarne gli usi e i benefici. Di fatto assimiliamo velocemente le rivoluzioni che decidiamo di fare personalmente, il resto lo subiamo, ci assoggettiamo a nuovi modi, che non abbiamo deciso;la logica di qualcuno, diventa l'analogica di un altro. Io sono una che di rivoluzioni ne ha fatte, e ne fa di continuo. Per me ogni giorno è una rivolta, ogni rivoluzione personale apporta una novità, un cambiamento, un proponimento, una decisione fatta stato. Nella rivoluzione ci trovi un motivo, uno stimolo, un mandato, un principio. Ognuno decide le sue battaglie: politiche, ambientali, sociali, culturali, familiari; l'importante è rivoluzionare qualcosa che a lungo termine potrebbe diventare conservazione o quiete dissolvente. Mutare l'asse di rotazione di situazioni o modalità, che potrebbero diventare dannose. La faccenda seria però, è che per fare le rivoluzioni, ci vogliono un sacco di energie e tanta coerenza, cioè ci vogliono le palle, presupposto non prontamente riscontrabile nel maggiore dei casi. Le rivoluzioni logiche quasi sempre sono più facili, perché sono la consequenzialita di scoperte che ti portano a quel punto tuo malgrado. Le rivoluzioni analogiche invece, non ti portano alla soluzione grazie ai numeri, ma grazie alla determinazione e congruenza morale di un pensiero onesto, risorsa che non ti propone un PC, ma che devi attingere dalla tua forza di volontà o.... due palle quadrate. Lascio a voi le conclusioni del caso, vi lascio confrontare le fiorenti rivoluzioni tecnologiche, e le non parificate rivoluzioni sociali. Di come sia più facile mettere in mano un telefono ad un profugo, anziché educarlo ad una democrazia più equa. W le rivoluzioni al rovescio.

mercoledì 9 settembre 2015

DEDICATO A CATERINA

Ieri una mia cara amica mi ha detto: Tutti abbiamo dei sogni. Questa È una dichiarazione che credo di aver sentito tante volte quanto il mio nome. Fra la frase fatta, e la frase che abbia un senso però, c'è una differenza che non credereste.  Se uno vi dicesse OGGI, ADESSO, qual'è il tuo sogno, dimmelo e si avvererà subito. Ma attento,  perché accadrà davvero, quindi attento a ciò che chiedi. Finché le cose rimangono parole, siccome non costano, e non pesano, si pronunciano a cuor leggero, ma siete sicuri che, avendo la certezza che una cosa accadrà, chiedereste proprio Quella? Io, da ieri che la mia amica mi ha posto la questione, sono andata in tilt. E dire che sono una con un humus mentale abbastanza prospero, eppure ad ora non sono sicura di niente, avendo la certezza di ottenerlo. La casa Bella? Viaggiare Tanto? Avere un armadio pieno di Lanvin? La pace nel Mondo? Debellare il Cancro? La casa bella va pulita e mi serve la colf,  ma se non sta nel patto del desiderio (casa +colf),  diventerei schiava dei pavimenti, e Jefferson avrebbe fatto una battaglia vana. Viaggiare tanto sarebbe fantastico, ma quando sono fuori, non vedo l'ora di tornare a casa, perché sono una piena di radici culturali e affettive. Avere un armadio pieno di Lanvin mi piacerebbe, ma se poi la collezione più bella la fa Chanel mi incazzo. La pace nel mondo ho capito che la voglio solo io, visto che i nostri nonni hanno combattuto regimi totalitari con la vita, e noi idioti e coglioni stiamo cedendo la cultura e i diritti ottenuti,agli islamisti integralisti. Gli stiamo facendo colonizzare l'Eurabia,  senza mettere i puntini sulle I, cioè siete benvenuti solo se ci rispettare, e vi rispetteremo solo con la contropartita di un profondo rispetto per la cultura occidentale, sennò rimaniamo ognuno a casa nostra e potete lapidare chi vi pare sulle vostre piazzette. Non mettere in chiaro questa cosa  significa che della pace e della libertà ottenuta a nostra volta col sangue, non ce ne frega proprio niente, e i partigiani sono morti invano. Debellare il cancro mi piacerebbe, a patto che una volta sconfitto, il beota che viene salvato non si va a fracidare il fegato con droghe o alcool, altrimenti lo faccio secco io di mia volontà, la gente li cerca arbitrariamente spesso i modi per sconocchiarsi la salute. Allora che Rimane? La Felicità?  Si, questa è l'unica aspirazione che ho, ma la felicità deve essere condivisa, se tu sei felice e i componenti della tua famiglia , le tue amiche, i tuoi affetti non lo sono a che Serve? Dunque, il tuo sogno, non è mai una questione solo tua, per ogni sogno sono coinvolti gli altri, e questi altri, a volte, vogliono cose diverse anche se assurde. E il cerchio non si chiude. Allora io faccio così,  cioè faccio quello che posso, cerco di mantenere la mia integrità di pensiero, di mantenere le mie passioni,  e di essere un sostegno per quelli che mi sono  cari, e continuare a fare delle mie battaglie di pensiero un modo di essere. Non sarà proprio un gran sogno, ma è quello che mi posso permettere... Dedicato a Caterina Naomi Tolentinati

martedì 8 settembre 2015

DOMANI È MERCOLEDÌ

Oggi è martedì, una di quelle giornate di mezzo. Il martedì non lo sopporto, mi toglie dal mondo, non riesco mai a caratterizzarlo, o connaturarlo con qualcosa che mi piaccia. Io sono una che ambisce a vivere ogni giorno, con una frase scelta, e una foto ricordo. È dura lo so. Però non posso non pensare che ogni giorno debba avere sia il suo male, che il suo bene, e nel mezzo un ricordo. Non posso pensare, di chiudere una giornata, senza essermi incazzata, o senza essermi fatta una risata. Sento tutte le emozioni, passo dall'ansia al menefreghismo nel giro di una frase, e dagli sguardi indemoniati a quelli dolci nel tempo di un bacio. Mi dicono che sono lunatica, ma quale luna. La luna ha da fare di meglio che regolare il mio umore. No, la verità è che ognuno di noi attraversa i piani della propria emotività,a volte in ascensore, a volte usando le scale, ed altre facendo paracadutismo. Modi di andare su, e tornare giù, dettati delle circostanze e delle necessità, maniere di sentirsi vivi con i mezzi che ognuno ha a propria disposizione. Il modo in cui ti sposti nei piani della tua mente, indicano la fretta, la necessità, la rabbia, il tempo, l'azzardo o semplicemente il bisogno di modulare pensieri e parole. Non tutto si muove con puntuale armonia come una scala melodica, a volte i passaggi gracchiano, saltano, cigolano, respingono suoni ed idee, quello è il martedì. La giornata delle cose che passano e non le trattieni, delle frasi dette e non scolpite. Domani però è mercoledì

giovedì 3 settembre 2015

PRETENDIAMO UOMINI VERI

Vado su una montagna, sono arrivata a questa conclusione, non sono adatta alla comunità, siccome la clausura è il concatenamento di troppi cicli mestruali che si incrociano, opto per l'eremo. Ci sono giorni in cui gli uomini mi stanno sulle palle. Vivono di autocelebrazioni, la storia è la testimonianza delle loro follie all'apoteosi, se così non fosse, non avremmo né le Piramidi, né il Colosseo; abbiamo perso i Giardini Pensili per mala gestione cameratesca. Si gongolano sul loro ego cigolante, perdendo di vista le priorità: fanno la fine dei conigli. I nostri uomini italici sono progettisti di piramidi ologramma, in compenso però ci stiamo riempiendo di uomini di culture a noi distanti, che popolano tavoli di bar nelle ore in cui si dovrebbe essere produttivi, i quali sfidano con sdegno e dispregio le donne europee; il mio disappunto è come per le mosche. Divento furiosa, da una parte abbiamo uomini rincoglioniti dalle loro piramidi giocattolo, oratori assidui di gesta prive di ogni interesse o eroicita'; dall'altra, stanno prendendo piede uomini, che le nostre madri hanno combattuto e vinto con guerre ideoligiche estreme, che a casa nostra ci considerano con spregio, irrispettosi negli sguardi e nei modi. Entrambe i tipi non sono uomini veri, sono uomini che colmano dei deficit infimi. Oriana diceva che ci sono momenti in cui tacere diventa una colpa; mi pare di capire che questo è uno di quelli. Che gli uomini diventino veri uomini, e che le donne li pretendano! Ditelo!

martedì 1 settembre 2015

BUON LAVORO A TUTTE

È già settembre. Il primo settembre è universalmente riconosciuto da tutti come l'anno di lavoro che inizia: nuovi programmi da sviluppare, buoni propositi da mantenere, lavori da cercare. Settembre è il mese dell'organizzazione, della proposta, dei business da proporre o da fare. Vogue fa il suo September Issue, una vera istituzione; il guardaroba declina in favore di colori e pezzi più impegnativi. L'imperativo di questa stagione che verrà, sarà una gonna di media lunghezza, portata quanto più alternativa possibile. Colori chiari, calibrati alla stagione fredda, e tanti mix, tante trasversalità, tante inspiegabili atonie che ci piacciono un mondo. Improvvisate, sia nel guardaroba che nella vita. L'improvvisazione richiede fantasia, pensiero, filosofia, capacità di domare la scena e la situazione. Il mio istruttore mi dice sempre: "non lavorare in apnea, ricordati di respirare." Sembra una cosa stupida da dire Vero? Eppure è così, a volte iniziamo dei percorsi, dei progetti, delle esperienze, senza aver preso fiato, senza aver aperto il diaframma ed ossigenato la testa, in apnea, sottovuoto, finché non ti accorgi che sei senza fiato e panci, e boccheggi alla ricerca di un filo d'aria che rigonfi i polmoni. È settembre, l'ora di prendere fiato e darci dentro, non dimenticando Mai di continuare a respirare, mentre improvvisiamo a noi stesse, e alla vita, con una dose massiccia di glamour. Abbiate cura di essere belle ed ossigenate, sarà più facile. Buon lavoro a tutte.

venerdì 21 agosto 2015

ANNIBALE HA BUSSATO

Tutti ci scegliamo. Uomo/donna, amica/amica, amico/ amico, capo/sottoposto. Ci scegliamo per esclusione, per caso, per ripiego, per compagnia, per associazione, per merito, per simpatia, per antipatia, per comodità, per vicinanza, per tolleranza, per forza, per debolezza, per rispetto, per compassione, per opportunismo, per stanchezza, per sicurezza, per istituzione, per geografia, per odori, per mezzi, per concorso, per malinconia, per calcolo, per miseria, per povertà. Qualunque sia il caso qui elencato e non, siamo una serie fortuita di caso/scelta. Il caso dell'individuo, la scelta della circostanza. Quasi mai ci si sceglie per volere, per elezione, per consapevolezza. Tutto accade ad interim, senza avere il tempo di un rewind, per valutare come, quando o perché. Ci si trova in mezzo a situazioni, relazioni, posizioni e ruoli, in contumacia, condannati anche se il fatto non sussiste, gravati di figure e situazioni non corrispondenti alla realtà di ognuno, ma assorbiti per vicinanza, per consumo, per legame. Ti trovi con Annibale alle porte, e non sai come ci è arrivato, non lo hai scelto, ma una serie di circostanze/caso, lo hanno condotto al tuo uscio. Ci si dovrebbe scegliere solo per elezione, la preferenza è una scelta vagliata fra tante, è cercare ciò che fa per te, che assume le tue sembianze, il tuo mondo, e il tuo modo. Eleggersi e mantenere la reggenza per merito e scelta, invece che franarsi addosso e subire la paralisi del caso ha voluto. Ma Annibale ha già bussato, e si salvi chi può.

lunedì 17 agosto 2015

ESSEN

I genitori si sentono sotto accusa. Che sorpresa è? Ho la netta sensazione che, noi genitori di questi tempi moderni, non abbiamo ben chiara l'assegnazione del ruolo. Se tuoi figlio va in coma etilico a 14 anni, secondo te, chi è il diretto interessato? Sempre colpa degli altri. Cosa manca ai ragazzi? Tutto. Apparentemente non manca loro nulla, ma in realtà, sono foderati di apatia, noia, disinteresse, depressione. Non sono pensanti, e badate bene, sono tutti uguali, perché i genitori che dicono il mio è diverso, hanno già la situazione fuori portata. Sono gli adulti che devono riempire l'anima dei ragazzi, scegliere le doti da coltivare. Alla nascita sono dei contenitori, i contenuti vengono poi, in base all'ambiente e alle persone che lo formano. Siamo adulti distratti, e i ragazzi rimangono senza contenuti, o meglio, pieni di vanità. Non si misurano con nulla, non si temprano con niente, non hanno fame e non hanno sete, non sono stanchi, pieni di diritti senza doveri. Abbiamo creato leggi per la loro tutela, e li facciamo sballare in Pre adolescenza. E la Colpa? Sempre degli altri. Lo stato, il pusher, gli amici: i genitori mai. Assenza di concorso di colpa. Ci fosse Primo Levi, ad osservare questa generazione di soli, ce ne direbbe, a ragione, di tutti i colori. Quando il tuo obiettivo è: non morire di fame, non morire di freddo, e non morire di lavoro, la voglia di sballarti ti si passa. Quando il tuo scopo è riuscire a prendere il fondo della zuppa perché non è solo acqua, e riesci a mangiare come un "essen", come un uomo, e non come un "fressen" come le bestie, queste priorità ti fanno passare la noia del troppo. Ma è possibile che si debba arrivare a tanto, per fermarsi in Tempo? Possibile che non abbiamo la misura del vivere dignitosamente, senza diventate "fressen" ne a causa della mancanza di cibo, ne a accusa dell'eccesso di Vizi? Da " Se questo è un uomo" " Alberto dice che la fame e il pane in tasca sono addendi di segni contrario, che si elidono automaticamente a vicenda e non possono coesistere nello stesso individuo" Così come l'adolescenza e la mancanza di attenzione, di vigilanza, di interesse. A volte la scusa di lasciare loro la libertà, è un lasciapassare timbrato per genitori interessati ad altro. Quando arrivi alla sbarra è già tardi; bisogna essere sulla torre della sentinella per evitare il banco degli imputati. Voglio crescere dei figli con lo scopo di "essen", E che Dio mi aiuti a non scaricare le colpe. Naomi Tolentinati

martedì 11 agosto 2015

SE LO SAPESSE MIO NONNO...

Il millennio ha la stessa età di un adolescente, e da tale si comporta. Pieno di entusiasmo, ma senza esperienza; giovane nelle idee, ma senza i soldi per attuarle; colto ma distratto, "potrebbe fare meglio però non si impegna"; senza rughe, e senza cuore. Deve maturare, maturare e prendere le misure con la modernità e le sue declinazioni. La figura dei dilettanti allo sbaraglio, la fanno anche i vecchi che sembrano aver perso la cognizione di come, quando e perché. Il loro sapere andava bene per il novecento, ora, per il nuovo, servono altre informazioni ed altri registri, ma nessun annuario che li ponderi. Insieme all'incoscienza dei giorni, passano fatti gravi e sistemi deformati, tutto prende una piega incognita, una marcia che non ha collaudo. Che generazione sarà la generazione Y? Quanta parte di cervello neutralizzera' l'entusiasmo del cyberspazio e cyberterra? Quante misurate in piena fronte dovrà prendere il giovane millennio per Imparare? Dice Shakespeare: "Per vie traverse, puntate oblique e con mezzi indiretti scopriamo la giusta direzione che ci occorre." E noi, insieme al nostro millennio, così faremo, diventeremo grandi facendo tentativi, approssimazioni, ed esperimenti, tutto giocando. Abbiamo la sindrome del secolo che viviamo: l'adolescenza incauta perpetua. Adolescenti con capelli bianchi e denti da latte. Se lo sapesse mio nonno...

venerdì 31 luglio 2015

MA L'AMORE NON ERA VOLONTARIO?

Domani iniziano ufficialmente le vacanze. Un periodo pericoloso. Vacanza significa rompere il ritmo, fare cose diverse, e nelle cose diverse ci sono implicati comparenti e dinamiche che durante l anno sono collaudate. Le coppie litigano a bomba perché stanno troppo tempo insieme, i figli sbottano perché i genitori pretendono quello che durante l anno non oserrebbero. I fidanzati vorrebbero il lasciapassare per fare... fare... Insomma un gran casino, le vacanze diventano uno stress. Alla base c'è l'esigenza, per qualche giorno all'anno, di fare quello che ti passa per la testa senza doveri, ricoveri, rimproveri, e rimbrotti. La libertà di dire, fare, andare. Ogni forma di libertà porta con sé delle conseguenze, ovvio, se non sei libero per condizione o stato, poi paghi l obolo di azioni non autorizzate dal tuo impegno sociale o affettivo. Tutto è lecito, ma non tutto è vantaggioso. Si può fare tutto, a patto di accollarsi la propria responsabilità, qualunque essa sia. Siccome siamo un mondo di furbi, vogliamo la botte piena e la moglie ubriaca. "E non se po' ffa", diceva un mio amico, oltre al diritto, alla libertà, esiste il dovere di scegliere, se tu scegli, scelgono anche quelli che ti sono vicini, conseguentemente al diritto e al dovere. Insomma tutto questo per dire che la nostra presunta libertà, è governata del decreto di rispettare chi ci è vicino, il che annulla qualsiasi stratagemma per fugare la legge di libertà temporanea. Ma l amore non era Volontario?

lunedì 27 luglio 2015

LE MERINGHE NON SÌ INDOSSANO

Nonostante tutte sappiano tutto, non imparano niente. Fantastico. Si è sposata un'altra Borromeo; il mood? Senza eccessi, sposa compresa. Vedo donne scegliere, convinte, mise improbabili, di un gusto orrido, certe di essere le più belle. Una bocciatura dietro l'altra. C'è qualcuna che non paga di tessuti carichi, ci mette anche gli accessori da tesoretto, qualche altra si lancia addosso sai da pastore sotto abiti di pizzo, e la Casiraghi, da gran signora quale è, va al matrimonio del fratello con il sandalo di corda. Tie'. Signore, ai matrimoni ci si va fornite di tanto gusto, e se non avete tutti i precetti giusti, fatevi aiutare, non c'è nulla di male, e soprattutto seguite i consigli di chi ne sa, per lavoro, più di voi. Non vi ostinate a diventare attrazione. Un altro suggerimento, vestitevi tutti i giorni con un dettaglio speciale, e vedrete che non sentirete l esigenza di sparare tutte le vostre cartucce in un giorno solo, come la batteria dei fuochi d'artificio di paese. Non fate: Regina x 24h e Cenerentola x 364 g, è una pessima equazione, porta una schifezza, e a voi la fata non comparirà. Less in more. Preghiera, fate riposare gli occhi di chi vi guarda, e sfogliate le gallery dei matrimoni VIP, c'è da imparare. Un mood semplice, naturale, raffinato, poco vistoso. Il gusto non urla, sussurra, se mette un abito che non potete domare siete già OUT....e se proprio volete fare le principesse l'imperativo è: semplicità. Le meringhe non si indossano si mangiano...

mercoledì 15 luglio 2015

SE PARLO DI MODA

Ogni tanto provo a parlare di moda, anche se la moda non va parlata, figurarsi scritta, ma va fatta, indossata, usata. Cos'è la Moda? Dicono sia la tendenza del momento, cioè va di moda il giallo, e le vetrine sono gialle, va di moda la gonna, e tutti i negozi trabordano di gonne e così via.. Chi la fa la Moda? L'esigenza. La gente crede che siano gli stilisti a fare moda. Sbagliato. Gli stilisti sono solo furbi a capire le esigenze, e le fanno diventare moda, la moda si fa da sola, rispetta le necessità del momento. Sono Depressa? Mi vesto colorata per alzare il morale. Devo fare chilometri per arrivare in ufficio? Mi metto le runner. La moda la fa la gente, lo stile invece lo fa lo stilista, perché lo stile, a differenza della moda che sopperisce la necessità, caratterizza un tipo di donna. Questo malinteso che foraggia luoghi comuni, inscatola tutti nel medesimo contenitore dei fissati della moda. Ora da addetta ai lavori, non starò a spezzare nessuna lancia a favore, o contro, mi viene solo da dire che, tutti al mattino si vestono per esigenza, e in quella preparazione a volte sommaria, a volte accurata, viene fuori la considerazione che ognuno ha per sé stesso, e per gli altri. Diciamo che la gente, o si ama molto poco, o non gliene frega davvero niente del prossimo. Ci sono problemi più grandi, certo, ma la considerazione che hai di te stesso, e degli altri, sarebbe già un buon inizio per risolverli. Stile zero, esigenza ai minimi termini. Pazienza, lo stile cede il passo al pressapoco, e per strada è meglio che guardi il marciapiede e ti sbrighi ad arrivare dove devi. E non dite che sono acida! Se parlo di moda....

mercoledì 8 luglio 2015

LETTERA E TESTAMENTO

Avevo vent'anni ed ero un angelo, ne ho quarantatre e sono diventata un diavolo. Avevo remore, discipline, reverenze: questo non si dice, e questo non si fa; adesso il mio imperativo è dire, fare, baciare,altrimenti mi rimangono solo lettera e testamento. Avevo le buone maniere della brava ragazza di buona famiglia, adesso mi sono rimaste le buone maniere di circostanza, e un livore verso la vita che sale ogni giorno. Sono sempre incazzata, e quelle espressioni colorite, che la mia lingua non avrebbe mai pronunciate, ora sono diventate di rigore quando mi devo far capire a chiare lettere. Non offendere, non mettere nessuno a disagio, non credenti meglio di nessuno, ho continuato a praticare questi dettami che mia madre mi scolpiva nella mente, sino ad accorgermi che la gente va avanti di offese per difendersi, ti mette a disagio quando ha insicurezze, e soprattutto tutti si credono meglio di tutti. Non ho cambiato modo di fare, mia madre morirebbe in piedi, come non sa che dico parolacce, ma ora, invece di far finta di niente, quando mi trovo davanti a qualcuno con questi atteggiamenti lo dico, e sì, lo dico altrimenti mi scotta la lingua, non me le tengo più certe cose che si pensa offendano, quando invece sono solo discorsi non concilianti che servono crescere. Tutti corretti, tutti gentili, e tutti immaturi. La maturità passa attraverso esperienze e discussioni fatte: ditegli sempre di si, così muore contento, e gli rimangono solo lettera a testamento. Oggi mi andava così, e se non l avete capito non fa niente. Farò la penitenza.

giovedì 2 luglio 2015

CAPIRE IL LIMITE

Ero una neonata con una targhetta sopra, un nome "strano" per 43 anni fa. Iniziamo tutti così, con una targhetta che ci porteremo fino alla fine dei nostri giorni, e tutto da scoprire. Quello che accade nel mentre è caso, volontà, arte, sentimenti, incontri, errori, scelte, compromessi; tutto e tanto altro. Dici: com'è la tua Vita? E che ne so,è questa, ingiudicata e i giudicabile, perché ognuno fa quello che può, quello che incontra, quello che vorrebbe scegliere, ma a volte non può. Niente semi dei, e neanche super eroi, siamo tutti talmente comuni, da diventare, in certi frangenti, banali. Così, dal nome che non ti scegli, vai avanti verso una serie di circostanze, che semplicemente cerchi di gestire. La gestione degli eventi è l'unica vera scelta che ci aspetta. Se pensi di potere, sei già con un piede nella fossa, speriamo di farcela, speriamo di avere una botta di culo, o una botta di lucidità vera, che è una cosa diversa dallo scegliere. Una mia amica diceva: "scelgo di non scegliere", ed in questa dichiarazione, che io credevo da perdente, poi, con gli anni, ci ho letto la vera saggezza della sua visione, e cioè la consapevolezza di sapere, che molte volte, la vita sceglie per te, ed in questa scelta in contumacia, tu dici: così sia. Questo non significa avere un atteggiamento passivo, non sarebbe nelle mie corde, ma decelerare in deliri onirici di onnipotenza, questo sì davvero. Deambulare fra volere e circostanze, potere e dovere, sogno e la realtà. A volte non c'è nulla di male nel vorrei, ma non posso, è conoscere il proprio limite, è capire la superficie della targhetta del proprio nome. È la forma di umanità che preferisco, capire il limite.

martedì 23 giugno 2015

TUTTE MELE GOLD

Prima ci voglio inculcare la teoria gender, poi ci fanno vedere in sfilata, gli uomini con lo smalto rosso ai piedi, Ancora? Le donne che urinano con una specie di pisello di plastica. Basta. Non sono chiusa, non sono razzista, non sono intollerante, ma odio chi non chiama le cose con il loro nome. Ci vogliono confondere le idee, e questo è plagio. Accetto le differenze, ma non me le devono far passare per dogmi universali. Rispetto, ma non condivido tutto; o dobbiamo tutti ormai appiattirci alle idee della massa? È possibile che la differenze di opinione, in un verso o nell'altro, debbano etichettare chi ha un suo pensiero, come razzista o diverso,con accezione Negativa? Chi non rispetta Chi? Il fatto che ognuno scelga per sé, non è già una forma di autarchia. Sapete quante varietà di mela esistono? 7000, non 7, non 70, ma 7000, se le mele, pur essendo dello stesso genere, convivono in migliaia di diverse forme, sapori, colori e paesi di origine, per quale motivo noi, che comunque dello stesso genere siamo divisi solo in due sottospeci,dobbiamo fare tutta questa Confusione? Il problema è uno solo: il rispetto. Avere rispetto è un azione complessa; implica stima, considerazione, riguardo, premura, virtù che non hanno sesso, ma solo maturità emotiva. Ci voglio indottrinare in questa idea dell'assenza di genere, per diventare tutti tabule rase senza differenze, senza patrimoni personali dovuti invece al genere, e alla natura. Non è eliminando le differenze che si accresce il rispetto, perché le discrepanze sono una palestra per esercitare il vero rispetto. La facilità di rispettare chi ti dà ragione, è come fare le operazioni con la calcolatrice, bello sforzo che hai fatto brutto scemo. Se fai lavorare la testa, e metti alla prova la tua tempra, impari che tutto ha ragione di essere. Invece andiamo verso il minimo sforzo, tutte strade spianate, niente di difficile, tutto uguale. Questa politica dell'eliminazione della virtù, perché di questo si tratta, ci porterà Sì, ad essere senza genere, ma anche senza più etica, colore, anima, emozione, varietà, peculiarità, e soprattutto senza rispetto, perché non ci sarà più nulla da rispettare. Tutte mele Golden. Tenetevele, io provo altro.

mercoledì 10 giugno 2015

.....E TORNA L'ESTATE

C'è sempre un'altra estate, e per fortuna! A settembre, sembriamo tanti cubani prestati che tornano ognuno alla propria cava di pietre da spaccare; per tutto l'inverno rimaniamo in assetto da lavoro forzato, perdendo colore ed entusiasmo. Poi torna l'estate, e tutto cambia, tutto si vivacizza, dinamizza, colora, spera. Ecco , l'estate è la stagione della speranza, del "ce la posso fare ad avere un posto al sole", "ce la posso fare a vivere col sole in faccia". La luce, il caldo, i ritmi diversi, il mare, fanno dì una vita comune, una vita diversa:cosa Cambia? Tutto e niente, cambia l'atteggiamento mentale, stimolato da condizioni favorevoli. Io che non sopporto il freddo in estate divento un'altra;l estate è congeniale alla mia vera natura, e in questi mesi mi viene fuori il meglio. La testa mi cammina ad una velocità impressionante, e la voglia di fare è folgorante. Mi carico di energia inesauribile dalla mattina presto. Wilde dice che, non è saggio trovare simboli in tutto ciò che l uomo vede, perché il simbolo fa la vita piena di terrori. L'estate è esente da simboli, è libera. I simbolismi, di cui ci carichiamo durante l anno, diventano pesi da trascinare che generano ansie. Ci creiamo da soli le forche, pronti anche a donargli il collo, quando tutto ciò che serve è la luce dentro e fuori, la libertà di alzarsi all'alba e salutare un altro giorno. Far sorgere l energia di passioni ogni giorno, esattamente come fa il mare col sole quando lo rivela...e torna l'estate

lunedì 18 maggio 2015

Grazie

Voglio conoscere una belleapersona. Sapete da quanto non mi capita di conoscere qualcuno di nuovo e rimanerne Affascinata? Ogni giorno abbiamo rapporti, conoscenze approcciate, eppure in questa risacca continua di umanità, pochi riescono a catturare la nostra attenzione. Quei primi trenta secondi, tanto importanti nella conoscenza di un estraneo, ultimamente non mi sono stati così incisivi da lasciare un segno. Cosa vi aspettate quando conoscete Qualcuno? Un buon lessico, una mimica corporale avvincente, argomentazioni chiare, sorriso aperto, un modo di fare affabile, ma non adulatore, conversazione non banale, insomma qualcosa di cui ricordarsi. Perché pochi si sforzano di mostrarsi migliori, se non dietro fini Speculativi? Ma non è bello essere una bella persona per stato? Oggi una mamma mi ha detto: grazie, ma un grazie vero, di quelli che ti arrivano dritto al cuore, e ti fanno capire che c'è apprezzamento in lei. Mi sono sorpresa del fatto che raramente qualcuno mi ringrazia, e mi è sembrato così strano che lei mi avesse ringraziato, tanto da esternare la mia sorpresa. Ma non dovrebbe essere il Contrario? Non ci dovremmo sorprendere quando qualcuno non ringrazia, e reputare tutto sommato abbastanza normale che gli altri lo Facciano? Ovviamente scambievolmente. L'attrenza nei modi e nelle maniere sono un salto nell'oblio, denti che digrignano stentati saluti, e grazie morti in gola sono la realtà. Ne 30 secondi ne 3 ore per capire di non essere alle prese con una bella persona. Ma ancora qualcuna ce n'è...allora Grazie

giovedì 7 maggio 2015

SEMBRA UGUALE...MA NON È

L'ottimismo è l'oppio del genere umano, dice Kundera, Cinico? Sono una sostenitrice della maniera ottimista, ma la maniera ottimista realista, quella che tralascia l'utopia. Sono convinta che per qualcuno, non avere tarata la misura VERO, diventi un tranello nel quale cadere. Non tutto si risolve sempre, e non tutto va come aneliamo, anzi.... L'ottimismo che genera illusi, è un oppiaceo dal quale si può essere traditi amaramente. La visione ottimista di una realtà, che pur con delle difficoltà può essere migliorata, è un altra cosa. Almeno un piede a terra, va mantenuto, serve ad evitare di perdere il ricordo di quanto dura possa essere la terra. L'ottimismo credulone, aspirato su nessuna base certa, genera masse di incoscienti ottusi, i quali pensano che tutto si sistemi senza prendere contromisure, basta crederci. Ottuso, è ciò che non ha punta, quindi non è aguzzo, o non tagliente come invece certe menti che trovano soluzioni grazie alla perspicacia, al taglio. Leopardi diceva che la conoscenza degli effetti e l'ignoranza delle cause produssero l'astrologia, questo concetto non dista molto da quello di Kundera; ci si sollazza dietro false speranze, omettendo azioni necessarie, tentativi di soluzioni e risoluzioni che, se intraprese, generano ottimismo cosciente, attivo, sottile, sagace, lontano da ogni ingenuità, o realtà distorta. Ottimismo tagliente, non quello che inibisce. Sembra uguale..ma non è!

sabato 2 maggio 2015

NON VOGLIO MICA LA LUNA

Avete mai la sensazione di parlare a qualcuno, ed avere l'assoluta certezza che, di quello che state dicendo, non ha capito niente? Sono sicura sia successo a tutti. Questo accade non perché l'altro sia stupido, o poco colto, di solito accade fra persone che hanno avuto vite molto diverse, con esperienze dissimili, di conseguenza i rispettivi racconti, o le rispettive sensazioni non sono accompagnate da quella che si può definire: comunione. Perché esistono le Affinità? Perché ci sono persone che si capiscono senza spiegarsi, e ce ne sono altre che non si capiscono neanche con giorni, mesi, e settimane di spiegazioni. È così, un canone inverso per qualcuno, e un canone muto per qualche altro. Nessuno ha torto, e nessuno ha ragione, è così, non ci si può fare nulla, le esperienze non si possono trasferire, come le sensibilità, o le intuizioni, o le hai o non le hai. E di solito coloro che le hanno simili sono quelli che si capiscono. È un po come parlare con la Cristoforetti, tu la puoi ascoltare per settimane, ma non capirai mai, cosa si provi davvero a vivere per settimane nello spazio, puoi lavorare di fantasia, ma non arrivare alla comunione con le sue sensazioni, un limite dovuto ad esperienze diverse. Così spesso, siamo ascoltatori, spettatori; ci lasciamo scorrere addosso fiumi di parole, senza capire quanto invece quel discorso possa essere pregnante perché le esperienze ci hanno fatto assorbire altro, e di alcuni argomenti siamo solo curiosi, ma non pieni. Capirsi è come andare sulla luna..un viaggio da fare insieme, oppure il raccontarsi assume le forma di immagini didascaliche sequenziali che diventano informazione, ma questo col capirsi non ha nulla a che vedere...qualcuno cantava: non voglio mica la luna..se non la luna almeno il riflesso.